lunedì 28 maggio 2012

Part VIII: Buenos Aires / Misiones / Encarnacion (15/05/12 ; 27/05/12)

Detto addio alla capitale, mi inoltrai in una selva oscura. Nel mezzo del cammino della mia vita, mi fermai a Zarate, non il giocatore! Perche' li arrivava il treno, e anche perché da li avrei potuto facilemente proseguire in autostop il viaggio. Tra l'altro in treno mi é andata di lusso con la vendita di braccialetti, grandi affari! Ad accogliermi a Zarate, Pamela, ragazza simpatica con una famiglia di giudici civili e cose del genere e Critianisti (nel senso che appoggiavano la Cristina, la presidentessa argentina). Di Zarate praticamente non conosco niente, se non il ponte che attraversa il fiume Paraná, vecchia conoscenza di Rosario, e che rivedró spesso in questa parte di viaggio, che avviene al principio nella regione di Entre Rios, cosí chiamata perché si trova appunto tra due fiumi, il Paraná e l'Uruguay, che divide appunto con l'Uruguay. Tutto é diverso da Buenos Aires, finalmente si vedono alberi e campi, animali e trattori! La destinazione é San José, paesino di quattro gatti vicino a Colon, porto sull'Uruguay abbastanza famoso per la vicinanza (beh, 45 km) del Palmar, una riserva enorme di Palme. Ad accogliermi a San José sono Silvio e Fabiana, per mia fortuna due ciclisti! Ed é ovvio che ho chiesto di viaggiare in bici per un paio di giorni! Tra l'altro Silvio era appassionato delle colonie della zona, delle specie di paesetti immersi nella campagna, roba alla Castiglione praticamente, e mi ha fatto una bella mappetta con i paesini che dovevo conoscere.
Con in corpo la risottata alla zucca del giorno precedente, comincia il mio viaggio in bicicletta, con clima caldo, vento contro (ovviamente), salitine spaccaritmo e zaino e tenda sul portapacchi....che gioia pedalare di nuovo! La giornata sará lunga... il Palmar viene raggiunto dopo due ore e passa: il parco é molto bello, una foresta di palme, del tipo alto e stretto, che termina sul fiume Uruguay,con delle rovine gesuitiche e una spiaggia dove mi sono assaporato uno dei migliori mate del viaggio, rilassandomi dalla fatica della bici, prendendo il sole e godendomi la natura e soprattutto la mancanza di gente e turisti nei dintorni, praticamente ero l'unico del parco (a parte la compagnia del Pollo Paul ovviamente)! Dopo un paio di orette nel parco la direzione e' La Clarita, una delle colonie che aveva detto Silvio, che raggiungo praticamente con l'oscuritá, dopo kilometri di sterrato, fatica e fame: in totale i km della giornata sono 100, abbastanza per essere senza allenamento! Nella Clarita metto la tenda vicino ad un negozio di alimentari, che saccheggio per la fame, e la mia giornata finisce prestissimo alle 9, ronfando sotto le stelle...
Il giorno dopo posso godermi il paesello, che si visita in 5 minuti, praticamente tutto ruota intorno alla piazza principale, dove un tempo passava il treno. Il viaggio prosegue verso Colonia Carmen, una localitá di tre, e forse esagero dicendo tre, case: li parlo con gli unici esseri umani viventi, due vecchietti con i quali affronto una piacevolissima chiacchierata e che alla fine mi regalano pane, marmellata e tonno, che si aggiunge al formaggio che un'altro indigeno locale mi regaló poco prima. La pedalata nella ruralitá piú rurale é godibilissima, passo anche per una colonia fondata da svizzeri, fino all'incontro con un camionista che portava legname del luogo, al quale chiedo informazioni e con il quale termino a mangiare a casa sua! Che ospitali questi contadinotti di Entre Rios! La giornata si chiude con un'immensa e deliziosa lasagna al forno, cucinata piu' da me per me che per gli altri, visto che mi sono mangiato mezza pirofila...
Concordia é tappa successiva, cittadina sempre sul fiume Uruguay, presa piu' come punto di appoggio verso Misiones che per altro, ma la mia permanenza nella cittá si fa interessante grazie ad Angel, il ragazzo che mi ospitava, chitarrista e compositore con quattro dischi all'attivo. Yeah con lui ho ritrovato il gusto di suonare la chitarra elettrica, e i due giorni in Concordia sono passati tra relax, film, rock, Black Sabbath, asado e gnocchi, che volere di piú?
Il destino seguente é Misiones, la mia amata Misiones, regione dai colori incantevoli, terra rossa, cielo azzurrissimo e vegetazione (mooooolta vegetazione) ben verde, ed il viaggio per raggiungerla si rivelerá un odissea. Da Concordia, giusto di fronte alla casa dove stavo, una camionetta mi portó fino alla stazione di servizio sulla ruta principale, e da li, dopo un'oretta, un camionista cileno mi diede un passaggio fino a Paso de los Libres, paesetto in confine con il Brasile... Dalle tre e mezza l'attesa di protrae fino alle nove e mezza della sera, ore interminabili di attesa, non c'era nessuno in strada, e tra l'altro mi si ruppe anche il termos per il mate, porco cane! Con quello che costano... Meno male che il creatore guardó in basso, e mi invió due spagnoli, da due gionri arrivati in Argentina, che andavano a Iguazú: bene, Posadas, capitale di Misiones, e' sulla strada, aggiudicato! Ma alla fine decido di non andare a Posadas (tanto non c'é nulla di interessante), ma a Puerto Rico, paesino dove ho ben due persone che mi potrebbero ospitare, una couchsurfer e un amico della mamma di Pamela di Zarate. All'una di notte arriviamo a Posadas, i due spagnoli vogliono fermarsi a dormire un pochino, entriamo in un garage a pagamento, loro dormono fino alle cinque e io rimango fuori dall'auto sveglio a fare braccialetti (e dormire 15 minuti), fino a che arrivo alle sette di mattina a Puerto Rico. Fine del viaggio infinito in autostop, paragonabile solo all'Arica / Santiago in Cile.
La cosa che mi sorprende é che in inverno a Misiones fa freddo la mattina e c'é pure la nebbia! Peró poi le giornate sono calde... Julio, l'amico di Pamela, mi accoglie bene in casa sua, mi sfama e io ne approfitto per una siesta decisamente utile, e il pomeriggio mi incontro con Azucena, la ragazza di couch che il giorno dopo mi avrebbe ospitato. Beh Azucena, oltre a guadagnare la mia stima per essere la proprietaria di un paio di gelaterie, e' super gentile e mi offre addirittura la sua moto perché io possa viaggiare a Misiones! Ovviooooo!
La mia gita a Misiones prevede varie cascate, ma non quelle dell'Iguazú, che ho visitato l'anno scorso, e pure le miniere di Wanda, con capatina a Ciudad del Este in Paraguay. In moto, per due giorni, mi organizzo per visitare il Salto del Moconá, il Salto Encantado e del Tabay. Viaggiare in moto a Misiones mi ha regalato due tra i giorni piú belli del viaggio, tra saliscendi infiniti (poveri ciclisti!), vegetazione lussureggiante, villaggi sperduti e molta libertá. Il Salto del Moconá, sul rio Uruguay (che divide in questo caso Argentina con Brasile) é stupendo, praticamente si tratta di una cascata che cade in laterale, l'acqua non cade frontalmente come nella maggiorpate dei casi, ma di lato! Incredibile... Il primo giorno termina li vicino, in una comuna (dove aveva lavorato il fratello di Cali, uno dei modelli di Buenos Aires) dispersa nella foresta, una capanna di legno tra fiumiciattoli ed alberi, abitata per il momento da uno svizzero, che sembrava aspettare il mio arrivo, infatti sul fuoco stavano due polli, doppia razione di pane e doppia di pasta! Ramuun era contentissimo di ricevere visite, non passano molti per di li, e tra Led Zeppelin e Iron Maiden, terminiamo la serata giocando a briscola e scopa nella foresta, che roba!
Il giorno successivo é dedicato alle altre due cascate, meno affascinanti e piú piccole del Moconá, pero' carine assai. Da li decido che per me Misiones e' sufficente per il momento, la voglia di andare in Paraguay é molta, cosí decido di abortire l'idea di andare a Wanda e Ciudad del Este, anche perché Azucena ha dovuto andare a Cordoba, lasciandomi tutta la casa a disposizione... L'ultimo giorno in Misiones l'ho passato con Carlos, en Jardin America, per un sabato di rock n roll di pessima qualitá, con una cover band che posso classificare tra le peggiori tre mai viste in circolazione da me stesso. Cose che ti fanno apprezzare i Vin Disel!
La domenica piove, i cieli argentini sono tristi e piangono per la mia partenza (ahahahahaahah che poetico! e che scemo...), ho la fortuna di incontrare un camionista che mi regala il suo termos (e mi compra braccialetti!), a Posadas passo giusto un paio di ore, passate ad assaporare il mio ultimo mate in terra argentina, di fronte al rio Paraná e al Paraguay. Alla mia entrata ad Encarnación il cielo si schiarisce e il sole ricomincia a battere sulla terra. Il Paraguay mi accoglie ridendo! (ahahahah che idiota!)

domenica 20 maggio 2012

Las Fotos!

Inimpuntuali come sempre, direttamente dal Sudamerica e dalla cittá di Buenos Aires (anzi no, visto che vi sto scrivendo dal futuro, cioé da Concordia), le foto della permanenza nella capitale!


Gnocchi in casa di Pati! Ogni 29 del mese é usanza mangiare gnocchi in Argentina...


La torre inglese vicino alla stazione di Retiro


Il famoso obelisco, simbolo di Buenos Aires


La Casa Rosada, con dentro qualcosa di politico...


Il Congreso, anche questo con qualcosa di politico dentro...


Passeggiata a Tigre con gli amici colombiani!


Modellando per le foto delle borse per le biciclette, notare l'eleganza...


Il fiore di Buenos Aires, che si chiude quando non c'é sole e si apre quando c'é


Con Bea e Giovi, ultimi abbracci per non vederle mai piuuuuuu! Ma no...


Super palazzo delle fate a Tigre

mercoledì 16 maggio 2012

Part VII: The Buenos Aires Days (24/04/12 - 15/05/12)

Tre settimane a Buenos Aires: questo il tempo passato in totale nella capitale argentina. Molti? Pochi? Troppi? Abbastanza??? Mah, un po´ di tutto cio´ in veritá... Molti, perché non mi ero ancora fermato per un tempo cosí lungo nello stesso posto senza spostarmi in questo viaggio. Pochi, perché Buenos Aires é cosí piena di vita che si potrebbero fare cose interessanti tutti i giorni. Troppi, perché é una cittá di piú di 10 milioni di persone, che sebbene abbia parchi ed un fiume enorme é comunque circondata da edifici e casino, e per uno che é nato nella  ´´provinciale´´ Verona é decisamente troppo. Abbastanza, perché alla fine me li sono goduti questi giorni, ed il tempo trascorso nella cittá credo sia stato giusto.
E che ho fatto in tre settimane? In effetti me lo chiedo anch'io! Beh, innanzitutto, a casa di Patricia mi sono trovato super bene: oltre ad essere una buona amica, la casa (in veritá un hotel non ancora in funzione), é decisamente piena di vita, con tre giovani studenti colombiani (Juan, Camilo e Sasha), una fotografa cilena (Vero) ed una psicologa cinquantenne, oltre agli amici di Pati che ogni giorno venivano per la casa... Ad accogliermi il primo giorno di permanenza sono le borse per bicicletta Tilo, il nuovo prodotto artigianale che Pati sta fabbricando, assieme alla onnipresente Carolina e a Candelaria (che giá conoscevo dall'anno scorso). Le tre settimane in casa sono state caratterizzate dal ritmo delle borse praticamente, con un momento iniziale di pura fabbricazione, e poi di organizzazione e di pubblicitá, nella quale pure io ho dovuto dare del mio: infatti, finalmente il momento della fama, del successo, del lancio globale della mia immagine é avvenuto, il mio corpo é stato usato come modello per le immagini pubblicitarie del prodotto! Ahahah! Siamo messi male... Ebbene no, non sto scherzando, uno degli ultimi giorni in Buenos Aires, assieme ad altri 2 modelli, 5 modelle, 4 fotografi, un produttore, le ragazze di Tilo e alcuni fan (cioé alcuni morosi, sorelle e amici...), abbiamo fatto un'intera mattinata e buona parte del pomeriggio a posare per le strade di un quartiere ´´in´´ della capitale e in un parco! Tra l'altro vestiti bene, sullo stile 70/80, con le biciclette e borse, con super picnic chiccoso finale (per le foto, ma anche vero), preparato il giorno prima con ore di duro lavoro (muffin dolci e salati, torte e un sacco di delizie varie). Che spasso!! Adesso la strada per Hollywood é vicina, la mia destinazione finale é finalmente rivelata, non il Messico ma la cittá dei film!
A parte ció, Buenos Aires é servita per rilassarmi, per godermi la vita con un ritmo normale, quasi domestico, e cosí le giornate passavano tra allenamenti con le clave, braccialetti, film (record di 4 film in un giorno con Pati, irrepetibile, mai piú! oltre a i film animati di un giapponese nella casa di Agustin, amico di Pati), passeggiate e piccole visite alla cittá (che giá conoscevo, con gita fuoriporta a Tigre e il delta del Paraná con i ragazzi colombiani...), ´´competizioni di cucina´´ con la Pati (grande cuoca che mi ha riempito la pancia con deliziositá deliziose), asado a casa dei genitori di Pati, vendere palloncini nei parchi, corsette e partite di calcio con il mitico Santiago, il simpaticissimo couchsurfer di Bariloche (e ho messo i miei goal, gli argentini non sono poi cosí forti a giocare...). Tra l'altro ho avuto la fortuna che nel periodo in cui ero li c'é stato il Festival del Circo, con spettacoli nazionali gratuiti, cosí che ad un paio sono potuto andare, veramente ben fatti, soprattutto ¨La Pista Tango¨, che mescolava musica da tango in vivo, ballo, disegno, acrobazie e giocoleria in maniera molto fluida.
Oltre  a questo, un poco di volontariato, nel comedor y juegoteca (mensa e ludoteca) Grillitos, in una villa (una specie di favela) nella periferia di Buenos Aires. Il comedor me l´ha fatto conoscere Giuseppina, una bravissima ragazza sarda che avevo conosciuto l'anno scorso nel Salar de Uyuni, che lí aveva passato alcuni giorni... La responsabile del comedor é Laura, una ragazza che ha passato la gioventú in strada, e che quindi conosce bene le necessitá dei bambini e ragazzi che ogni giorni vengono li a mangiare e giocare, piú o meno vengono serviti 200 pasti (tra colazioni, pranzi, cene e merende, o forse di piú). La villa non é poi cosí male, cioé, é messa male, ma in Perú ho visto di peggio, ma comunque lagente vive in situazione di estrema povertá, con il problema della droga onnipresente, il paco, prodotto dalla coca. Il comedor é un posto dove i ragazzi possono rifugiarsi, anche se si trova a due isolati dai posti dove viene venduta la droga, e a volte gli stessi ragazzi arrivano drogati al comedor, con la possibilitá di influenzare altri ragazzi a consumare: inoltre, é abbastanza incasinato, le attivitá potrebbero funzionare molto meglio se ci fosse piú organizzazione. Ma e´ difficile, perché é l'unico posto della villa dove i bambini e giovani possono svagarsi in maniera sana, e l'intero comedor é in mano alla sola Laura, che deve fare tutto da sola, anche se aiutata dal marito la sera. Laura ha dato tutto per il comedor, rinunciando a quasi tutto, anche del tempo con sua figlia (che infatti passa tutto il tempo li): diciamo che il comedor l'ha ereditato dalla mamma, che l'ha fondato 20 anni fa, dopo essere riuscita ad essere uscita dalla vita di strada. A parte portare il materiale vario e di cancelleria che la Stefi aveva dato a me e Bea, nel comedor ho insegnato a fare un po´ di braccialetti e atrapasueños, un casino infernale, ma i bambini si sono divertiti, e questo é l'importante! Il tempo a Buenos Aires é servito anche per visitare il Circo Sociale del Sur, un circo che avevo visto in un festival a Siena assieme a Bea, Carru e i Pi, che si occupa dei ragazzi de las villas, ai quali insegna il circo, una maniera utile per uscire dai problemi della strada e per imparare una professione: il loro lavoro e´ interessante, visitero´ altri circhi sociali in altri paesi del sudamerica...
Gli ultimi giorni in Buenos Aires sono baciati dalla presenza di Bea e Giovi, che dopo aver cambiato itinerario e date un paio di volte, sono venute nella capitale con qualche giorno di anticipo, cosi´ ho potuto abbracciarle nuovamente. Il poco tempo passato con loro é stato comunque bellissimo, un paio di giorni (anche meno, dormiglione!) passati a raccontarci le nostre esperienze di viaggio e del loro volontariato in Bolivia, e a compartire gli ultimi attimi con persone stupende che rivedro´ tra tanto tempo... Nonostante cercassero di convincermi a rimanere in capitale qualche giorno in piú, fino alla loro partenza in Italia, i tentativi sono falliti, la voglia di ripartire era troppo forte, basta con sta vita casalinga e cittadina! Voglio vedere gli alberi, le cascate, voglio muovermi, voglio il caldo del nord, Misiones e Paraguay! E cosí sono partito, un martedí di sole e calore, con il treno verso Zarate, a tre ore dalla capitale, punto da dove il mio viaggio sarebbe potuto ricominciare in autostop...
Hasta luego! Un abrazo a todos los amigos de Buenos Aires (Pati, Caro y novio, Cande y Guille, Gaby, Juan, Camilo, Sasha, Vero, Marisa, Ariel, todos los modelos y modelas, Agustin, Juanita, Santiago y los jugadores de futbol, Laura y los niños del comedor ecc...)

lunedì 30 aprile 2012

Las Fotos!

Attesissime, tornano sui vostri schermi virtuali le foto sudamericane! Rock n roll!


Sulle Ande a girare il videoclip


La diga di Potrero


Le belle montagne di San Luis, aaah se avessi la bici...


Con Belen e Weris nei monti di Cordoba


Con i cileni matti ad animare la piazza di Mina Clavero!


La Playa de los Hippies


Con Leo tra i canyon del fiume di Mina Clavero


Cucinando chapati alla playa


Il diario della motocicletta... in 3!


Belen e i suoi orecchini in piazza di Mina Clavero


Rata Blanca!


Rosario e il Parana', un attimo prima di tuffarmi


Il monumento alla bandiera di Rosario dopo un terremoto, infatti e' storto, e non ho voglia di sistemarlo


San Martin verso l'indipendenza, che non sarebbe mai stata raggiunta senza il fondamentale apporto del... Pollo Paul!


Quattro umani VS un serpente velenoso!

martedì 24 aprile 2012

Part VI: Santiago - Buenos Aires (02/04/12 - 23/04/12)

Bueno... eravamo rimasti a un secolo fa, quando stavo per attraversare il Cile per tornare in Argentina... un po' mi e' dispiaciuto, i cileni sono simpatici e mi stavo abituando al loro buffo modo di parlare, huevon! Si po! Beh comunque bisogna andare avanti con il viaggio, e in questo caso lo faccio io direttamente, guidando l'auto per le Ande fino a Mendoza! Yeah, che bello, mi mancava un po' guidare un mezzo, ma anche un intero... In auto con me stanno Valentina, l'amica di Claudia, e Boris, il "boss" del videoclip, mentre nell'altra macchina seguono Nelson, l'attore, Francisca, che aiutava con le riprese e le foto, Eduardo e Victor, che guidavano e un sacco di altre cose che non ho completamente compreso eheh... Comunque sia, partire la notte per attraversare le Ande, con i suoi tornanti (fatti con la luce eh), le nubi, e il freddo e' stata una bella esperienza! I ragazzi si fermavano ogni tanto a fare le riprese nei posti pie' suggestivi (la canzone del videoclip parlava di un viaggiatore errante), ma il momento piu' intenso del viaggio e' quando la macchina che guidavo ha deciso di non ripartire piu'! Dopo un ora a provare e riprovare (a meta' via tra la frontiera cilena ed argentina, tra l'altro...), e chiedendo aiuto ai camionisti, Victor scopre che un fusibile e' partito, e provando a cambiarlo con altri la macchina e' potuta ripartire! Mai si e' scoperto che fusibile e' stato tolto... Le strade sono da me ben conosciute (beh, ben...), pausa pic nic a Uspallata, con deliziosa pasta di Valentina (mmm vero Vale??? ahahah), e da li a Mendoza il cammino e' breve, con arrivo alla citta' il tardo pomeriggio. Da li ci separiamo, io non servo piu' (avrebbero bisogno di un semi/hippy per le riprese, ma lo volevano di capelli e pelle scura, ero troppo ariano per loro...), devo dire che mi e' dispiaciuto lasciarli, era proprio una bella compagnia! Ma avevo voglia di tornare a Cordoba, il viaggio doveva continuare! A Mendoza sono ospitato di nuovo da Martin, e' un piacere ritrovare amici, ma solo per una notte, ed il giorno seguente mi muovo in direzione di San Luis.
Fare autostop per San Luis e' stato un fallimento, quattro ore ad aspettare con il pollice in aria e nessuno che si e' fermato! Da li ho issato bandiera blanca e ho preso il vecchio e costoso autobus argentino, dopo un secolo che non lo facevo... che bota de schei... Fortuna vuole che Ana Belen, la ragazza che mi ospitava, viveva a 100 metri dalla terminal, quindi facile facile! Lei e' simpaticissima, e quindi decido di fermarmi a San Luis un giorno in piu', cosi' visito un po' la citta'... Con i suoi amici passo una serata memorabile a giocare a Guitar Hero, io che mai avevo giocato con quella chitarrina plasticosa che ho odiato per tempo... Ma si puo' suonare una chitarra giocattolo? / diceva il mio ego chitarristico... ebbene si! Ed e' super divertente! E tra una canzone e l'altra e pizza casereccia me la sono goduta alla grande! E per ben due serate consecutive ahah! Nel mezzo, una visita alle verdeggianti zone che circondavano la citta', che sicuramente merita piu' tursti di quelli che accoglie. La diga di Potrero, le cascate (nelle quali mi sono immerso piu' che volentieri), e le montagne (da fare assolutamente in bicicletta, ma anche in skate, qui vengono organizzate alcune tra le competizioni di discesa in skate piu' importanti del Sudamerica) sono state una lieta sorpresa per me, tanto che mi hanno rapito fino a tardi, cosi' che non ho avuto neanche il tempo di visitare il centro di San Luis (che comunque non mi immagino molto affascinante, come gran parte delle citta' argentine...).
Il dito per andare a Cordoba si e' rivelato molto piu' fortunato del viaggio precedente, e in 3 passaggi arrivo nella accogliente Cordoba, per me la citta' piu' vivibile di tutta l'Argentina, con un centro pieno di vita giovanile e un intorno montagnoso. A Cordoba mi incontro con Jose', amico di Mariano, compagno di lunghe nottate e risate in Ronda, e come lui si rivela un tipo gentile e divertente, e mi accoglie nella sua casa di Alta Gracia, il paese dove ha abitato il Che. Prima di andare a casa sua mi trovo con Belen, un amica che avevo conosciuto un'anno fa in un camping hippy a Puerto Iguazu'. Il ricordo suo piu' bello, anzi, piu' buono, erano i deliziosi pani alle cipolle, pomodori e altre verdurine che preparava nel forno a legna del campeggio. Purtroppo in Cordoba era sprovvista di forno e allora vendeva solamente orecchini e braccialetti, pero' igualmente incontrarmi con lei mi ha dato molto piacere, e' una ragazza sempre con il sorriso in faccia, che sa vivere tutte le cose con estrema semplicita'. Compagno di vendite di fronte al centro commerciale Patio Olmo e' Weris, di Jujuy, un ragazzo tranquillo che fa dei braccialetti stupendi, ed e' con lui che decidiamo di andare ai monti di Cordoba, precisamente a Mina Clavero (dove Belen aveva vissuto l'anno precedente), il giorno dopo, per approfittare dei turisti che vogliono passare la Settimana Santa nei monti. Decisione azzeccata, con loro ho passato una decina di giorni molto intensa e divertente!
A Mina Clavero, paesino pieno zeppo di turisti, ma immerso nel verde delle montagne, incontriamo un gruppo di cileni con i quali passeremo i segueni giorni: tutti sono artigiani, musicisti, pazzi e giocolieri, che vivono la vita alla giornata e si prendono tutto con calma. Il Negro, il Zorro, Ana, Goofy e Nico sono la fine del mondo, che risate con loro! Il top e' il sabato: io facevo palloncini in piazza, il Zorro suonava folklore con chitarra e flauto di pan, con il Negro alla quena, Goofy faceva il giocoliere, Nico vendeva fiori di gomma e in fil di ferro, mentre Belen, Ana e Weris vendevano artigianato, praticamente abbiamo animato la piazza per svariate ore, si respirava proprio una bella atmosfera e la gente si fermava per guardarci mentre facevamo le nostre follie eheh... Per conto mio ho guadagnato un sacco di soldi in una sera, un triplo gelato direi che me lo sono guadagnato! Con i cileni ci lasciamo il lunedi', dopo tre giorni a dormire poco e a divertirci tanto, a cantare e ballare per strada, speriamo di ritrovarli in futuro! Anche noi dobbiamo fare i turisti, e una giornata la passiamo ad ammirare le montagne e il fiume della zona, che ha creato una specie di canyon, modellando la roccia e creando formazioni bizzarre: ad accompagnarci il buon Leo, rocker e motociclista amico di Belen, che ci accoglie nella sua casetta, benedetta da una salsa per la pasta che devo dire mi e' venuta deliziosamente buona.
Il nostro viaggio per le montagne prosegue a Costa Blanca, un paesino che non merita essere chiamato cosi', essendo solamente una zona con delle case sparse qua e la', e da buoni hippy ci dirigiamo verso la Playa de los Hippies, un luogo incantevole a parecchio tempo dalla strada principale, isolato e in mezzo alle montagne, un camping free dove addirittura vive un eremita (beh, ne ha di compagnia comunque...), assolutamente in linea con il nome del posto. Il luogo e' rilassante, in mezzo al niente, e i tre giorni che passiamo li sono in contatto con la natura, con un bel fiume e le cascate dove fare il bagno, passati in compagnia i due Nico, il picapiedras e il picalianas (che facevano oggetti in pietra e cestini con le liane), il rocker ciclista venuto dall'Uruguay (che ci ha deliziato le serate di fronte al fuoco cantando canzoni degli Almafuerte) e gli altri giovani viaggiatori. L'ultimo giorno veniamo visitati anche da un serpente velenoso, che viene prima cacciato via, ma che poi e' tornato per reclamare il territorio, e quindi annientato da bastoni e pietre da noi eroici salvatori della Playa de los Hippies ahahah... Weris e Belen si fermano una notte in piu', mentre io me ne ritorno a Cordoba, anzi prima ad Alta Gracia da Jose', e poi da Gaston e Nicolas, i due ragazzi di Salta che avevo ospitato nella festa di addio prima di partire, che ebbene fossero pieni di lavoro e studio mi hanno accolto calorosamente.
L'evento del fine settimana e' il concerto dei Rata Blanca!!! La band metallara argentina piu' famosa dell'universo e' imperdibile, quando mai avro' l'oppurtinita' di vederli dal vivo?? E cosi' parto in direzione di Laspiur, un sconosciuto paesetto nella campagna cordobese. Per arrivare li 4 passaggi in macchina e un bus, per soli 200 km, un'eternita'. Al concerto entro gratis, facendo finta di nulla: a dir la verita' non e' un concerto vero e proprio, e' un motoraduno, il mio primo motoraduno! Anche perche' non ho mai avuto una moto... Al motoraduno pianto la tenda con una familia di motociclisti, che si era portata via anche la bimba di 8 anni, e tutti i fratelli, cugini, nipoti...praticamente una quindicina di persone, delizose, con le quali abbiamo mangiato un delizioso asado e choripan in attesa del concerto. Dopo quattro band e spettacoli ehm hot, diciamo, per far contenti i barbuti motociclisti, i Rata Blanca cominciano a suonare tipo alle 2 di notte: altroche' i concertini in Italia che iniziano alle 10! Ottimo il concerto, con Walter Giardino a macinare note su note come il miglior Malmsteen, e Barilari a cantare con una voce di un ventenne! E che pogo nel pubblico quando la band suonava i brani piu' famosi... Alla fine, al giornata e' terminata con l'alba, in tenda a dormire per un paio d'ore con in bocca le ultime salsicce e a fianco la bottiglia di Fernet, con le gare dei motociclisti per chi faceva piu' rumore con le moto mentre tutti dormivano ahahah. Il ritorno a Cordoba e' ancora piu' complicato dell'andata, 6 passaggi in macchina, uno in moto (!!!) e un bus, con arrivo alle 8 della sera...Uff...
I giorni seguenti sono dedicati al cazzeggio nel parco universitario con Weris e Belem, tornati dalle montagne, producendo braccialetti e allenandomi con le clave. Dopo una decina di giorni cordobesi e' l'ora di proseguire il viaggio, mi e' diapiaciuto molto separarmi da Weris e Belem, due ottimi compagni di viaggio: con Belem mi ritrovero' probabilmente a Buenos Aires, con Weris speriamo da qualche parte! L'ultima sera a Cordoba tra l'altro ritroviamo gli amici cileni, gioia per alcuni minuti...
Tra Buenos Aires e Cordoba mi fermo a Rosario (autostop facile), citta' attraversata dal Parana' che ha dato i natali a Messi e Che Guevara e dove e' stata creata la bandiera argentina. La citta', bella grande, e' molto vivibile, possiede un enorme monumento alla bandiera (tipo altare della patria a Roma) ed in generale l'atmosfera e' buona: il clima e' ancora caldo nei primi due giorni di permanenza, e mi tuffo pure nel Parana', fiume che nasce addirittura in Brasile e che qua e' proprio grandicello. Dei quattro giorni a Rosario, due li passo in casa di un rocker e della sua compagna paraguayana, mentre gli ultimi due giorni nella casa di una ragazza innamorata della Grecia, meno della cucina, ed e' per qusto che nella festa fernet del sabato sera mi ritrovo a cucinare per 10 persone... Purtroppo il clima cambia, si fa piu' freddo, ormai devo ammettere che l'autunno e' arrivato (mentre li in Italia arriva la primavera!), cosi' ne approfittiamo per vedere degli spettacoli di danza tradizionale e passeggiare per i mercatini della domenica.
Ed e' cosi' che con un paio di passaggi in macchina arrivo a Buenos Aires, ormai a me familiare, dove ad accogliermi sara' nuovamente l'amica Patricia! Che succedera' nella capitale argentina?? E chi lo sa! Nemmeno io lo so! Perche' per la prima volta mi ritrovo a scrivere in tempo reale, cioe' il blog e' attualizzato, incredibile! Quindi non parlo piu' dal futuro! Beh, dopo questo papiro, dove ho inserito centomila punti esclamativi, vi lascio al vostro destino,
hasta luego!

martedì 17 aprile 2012

Las Fotos!

Per chi non è mai sazio di foto, per chi non puo' vivere senza mie notizie, per chi non ha niente da fare che non sbirciare i blog e gli affari altrui, ecco qua un po' di immagini del tramo Arica - Santiago.

 Le lunga, immensa ed infinita Ruta 5, più di 4000 km di strada dal nord al sud del Cile

 Quartiere Bellavista a Santiago, mi pare eh... tutto colorato!

 Lo smog di Santiago con sotto la città

 Il Museo della Memoria

 La bandiera più grande che abbia mai visto!

Birretta con Pablo (e la sua ragazza Florencia), amico cileno conosciuto l'anno scorso in Bolivia mentre si scendeva in bicicletta per la Strada della Morte 

 A lavorare nel parco!

Rosso in faccia dopo aver terminato la Maratona di Santiago

Claudia, grande aiuto cucina per le lasagne

venerdì 13 aprile 2012

Part V: Arica - Santiago

E fu così che l'errante Francesco si trovò da solo a vagare per l'immensamente lungo Cile.
Da Arica l'obiettivo è tornare a Santiago ed in teoria l'operazione è abbastanza facile, devo andare giù, è tutta discesa insomma... Sarà così? Lo scoprirete leggendo queste righe, ma attenzione! Una profezia si nasconde tra i pixel di queste pagine! Siate cauti, il vostro destino è scritto proprio tra queste parole! Anche Nostradamus lo profetizzò! Una parola per cogliere l'attenzione, un'altra per rapirli, un'altra per intontirli, così mi rivelò il Pollo Paul... Ah, vi sarete chiesti chi è... E' il mio unico compagno di viaggio perpetuo, l'unico che mi sopporta sempre e che mi accompagna con i suoi CO CO CO CO...
Ebbene, la discesa verso Santiago si è rivelata abbastanza lunga, ma è normale, 2000 e più kilometri non si fanno in un giorno! Il primo giorno di autostop è lungo: dopo essermi preparato dei panini con fagioli (eh si, era l'unico che c'era in frigo, a parte uno con cioccolata), mi ci son volute appena 3 ore e mezza per trovare un camion che mi portasse (nel frattempo un bus mi fa la carità e mi regala due panini enormi con carne, avocado e pomodoro). E ci credo, da Arica i camion partono il pomeriggio, la mattina nessuno! Appuntatevelo, nel caso vogliate fare autostop ad Arica... Lo scontroso camionista (ma alla fine gentile, visto che mi offre il pranzo) mi porta fino a Iquique, e da li aspetto un pochino per il camion successivo, un simpatico giovane che mi lascia alla dogana nel deserto (per il controllo droga...) e mi riprende, accompagnandomi fino all'incrocio di Antofagasta, in mezzo al deserto.
E' l'una e mezza di notte e due opzioni si stagliano di fronte a me: continuare o dormire. Visto che è meglio fare compagnia ad un camionista, decido dormire nel parcheggio dei camionisti e pianto la tenda vicino al benzinaio, per poi svegliarmi di primissima mattina per scegliere il camion che più mi gustava (eh, c'erano tipo 30 camionisti ansiosi di avermi per compagno). La scelta si rivela buonissima, infatti il tipo è un vecchio rocker che per tutto il viaggio passa da Led Zeppelin a Van Halen, con enorme soddisfazione del sottoscritto. Il destino finale della giornata è La Serena, dove vengo ospitato nuovamente dal buon vecchio Jaime e famiglia, che nuovamente mi accolgono divinamente con una serata a base di choripan e birrette!
Il giorno successivo è segnato dall'autostop più memorabile della mia breve carriera di autostoppista. Dopo un'oretta di attesa mi prende su un tipo, un quarantenne bonaccione che alla terza domanda mi chiede se fumo maria, e alla mia negazione un velo di tristezza cala sul suo viso, e dichiara "sei l'unico hippy che non fuma". Quello che fuma è lui, e il viaggio prosegue tra le nubi nell'abitacolo ahah... Il tipo è proprio un furbacchione, e dopo una cinquantina di km nasconde il camion sotto un ponte, fa una chiamata misteriosa e dopo un po' arriva un furgoncino con una pompa. Dopo una decina di minuti a trafficare nella parte posteriore, vedo che il nuovo arrivato da soldi al mio camionista: praticamente il camionista gli ha venduto una cinquantina di litri di benzina dal serbatoio del camion, tanto quelli dell'impresa di trasporti non se ne accorgeranno mai, il serbatoio tiene 700 litri! Ahahahah mitico! Beh... comunque il viaggio prosegue con numerose pause, tra le quali una fermata a comprare maria da un indigeno locale di un villaggio, che poi devo repartire in due pacchetti, uno dei quali, viene nascosto dopo un centinaio di km sotto il palo che segna tipo il km 150 della ruta 5, destinato al fratello camionista, che ci segue una mezzoretta più indietro. Che trafficante il tipo! L'operazione di profumazione dell'abitacolo (visto che potrebbero esserci dei cani antidroga al controllo della polizia) e' assai complicata, tra vari deodoranti e incenso, ma il top arriva quando devo tenergli il volante del camion mentre lui si arrotola la maria con la cartina... Che roba... Comunque il tipo guida bene anche se fumato, e risulta parecchio divertente, con un sacco di storie da raccontare fino al mio arrivo a Santiago.
Ad accogliermi a Santiago è Claudia, amica di Giovi (che incontro' a Barcelona) che avevo già conosciuto quando era venuta a Verona. A Santiago ho trascorso ben 8 giorni in sua compagnia e della sua gentilissima famiglia: perchè così tanti? Perchè volevo correre la Maratona di Santiago!! Così nel frattempo ne ho approfittato per rilassarmi e godermi i numerosi parchi di Santiago. La famiglia di Claudia è peruviana, cosi' ho potuto riassaporare nuovamente Aji' de Gallina e Arroz Con Pollo, slurp che delizia! In otto giorni ho avuto il tempo di finire di visitare (finalmente!) il museo della memoria, musei, scalare il Cerro san Cristobal (con buona vista sulla città), andare allo stadio nacional (dove furono incarcerati un sacco di contestatori di Pinochet) e visitare un sacco di parchi, oltre che conoscere gli amici di Claudia, passare un pomeriggio a fare volontariato alla Teleton di Santiago con lei e soprattutto giocare a calcetto! La prestazione è stata decisamente sopra le righe, con 4 goals del sottoscritto, e da qua nasce spontanea la domanda: ma i cileni sanno giocare a calcio??? Beh, la partita e qualche corsetta sono serviti per allenarmi per la maratona di 21 km: i primi 10 km li passo in compagnia con un signore di andatura medio-bassa (eh, meglio non bruciarsi subito con più di due mesi di non allenamento...), ma poi al km 10 lo lascio per aumentare l'andatura. Wow mi sentivo proprio bene e le gambe giravano, e mi lasciavo dietro un tot di gente pure! Le gambe però diventarono di pietra verso il km 17, ma cavolo, ormai mancava poco, e a forza di stringere i denti, e grazie anche alle urla e agli applausi della gente, sono arrivato fino alla fine con un 1 ora, 42 minuti e 25 secondi... Il nigeriano che ha vinto la 42 km ha terminato il tragitto con 2 ore e 15 più o meno... Che roba. Comunque ero stra contento, morto ma felice. Le gambe sono rimaste dure per due giorni. Il giorno prima della maratona è stato un giorno dedicato al guadagno: assieme alla cuginetta di Claudia sono andato al parco a vendere palloncini ahahah! Vestito da pagliaccio e urlando tra la gente tutti i tipi di palloncini che potevo fare, mi son divertito eheh, e tra l'altro ho tirato su un sufficiente gruzzoletto. Tra le amiche di Claudia che ho conosciuto c'e' stata anche Valentina, una brava ragazza che ho visto la prima volta il secondo giorno a Santiago, in una specie di festival di film-documentari nel quale lei presentava un suo lavoro che parlava della sua familia per la parte della mamma, una familia matriarcale con 13 fratelli in un ambiente prima rurale e poi cittadino, molto interessante. Poi l'ho rivista in una festa e parlando vengo a sapere che il giorno dopo la maratona andava a Mendoza in auto con altre persone per girare un videoclip, e allora perchè non cogliere l'occasione??? E sia! Il mio ritorno in Argentina sarà in auto, che avro' l'onore di guidare in mezzo alle Ande! L'ultimo giorno a Santiago è segnato da una colossale lasagna al forno, che non mangiavo da troppo tempo, per ringraziare Claudia e la familia che mi hanno ospitato con tanta gentilezza.
Hasta luego Chile! Hasta pronto Argentina!