giovedì 7 marzo 2013

Part XXII: Frontera Ecuador - Colombia - Neiva (15/02/13 - 06/03/13)

Arf arf... vi scrivo da un posto super caldo, vicino ad un deserto... tanto per farvi venire un po' d'invidia, voi che state al freddo di marzo!
Allora, l'entrata alla Colombia giá ha comportato dei problemi sin dall'inizio: in Ecuador non volevano farmi uscire, perché la mia entrata nel paese non era stata registrata due mesi addietro, ma dopo una mezz'oretta aspettando, mi hanno fatto passare, per pietá piú che altro, visto che era giá sera tardi... All'arrivo in Colombia chiamo il tipo di Ipiales che doveva ospitarmi ma, simpaticamente, mi dice che stava viaggiando verso un'altra cittá (e mi aveva perfettamente scritto di venire quel giorno li...) e quindi non mi poteva ospitare. Grazie tante! Visto che le cittá di frontiera sono malfamate, mi reco all'unico posto, giá testato, che é piú o meno sicuro, e con luce, con sempre qualcuno appostato li, la mitica stazione di servizio! E, dopo qualche chiacchiera con i benzinai, mi fanno dormire in uno degli uffici spogli della stazione, freddissimo tra l'altro, peró almeno si ha dormito! Il giorno dopo, con i nuovi soldi in tasca (che sembrano le vecchie e buone lire, cioé sono da 1000, 2000 ecc...) vado a vedere una delle piú belle chiese del viaggio, il Santuario de Lajas, costruito in una gola verdeggiante, in stile neogotico, una bellezza! E li ne approfitto anche per provare le prime arepas della mia vita, gustosissime! A Ipiales non mi interessa rimanere, e quindi me ne vado subito a cercare un autostop verso Pasto, che raggiungo dopo qualche ora di sali-scendi, in paesaggi bellissimi e costellati di cascate (tra l'altro l'autostop é stato di un auto che giá mi aveva superato e che dopo qualche minuto era ritornata indietro perché... il tipo voleva quacuno con cui parlare per andare a Pasto!). A Pasto, cittá non granché bella, é Guicel che mi ospita (in veritá mi ospita in un paesello vicino): conosco tutta la sua enorme familia, tra zii, zie, cugini, nonne e nipoti non ci capisco piú un tubo, e i simpatici amici suoi (Ana e Nico), ed é con la familia di Ana che un giorno ci cimentiamo in una giornata tra gnocchi, panzerotti e gita alla vicina cascata di Florida. Tra le top attrazioni di Pasto c'é la vicina laguna de la Cocha (laguna della laguna???? cocha in quechua é laguna...), in veritá un po' deludente, abbastanza commerciale, anche perché mi sono abituato bene con le lagune ecuatoriane, qualitativamente una spanna sopra. Alla laguna, tra l'altro, incontro degli argentini del Mar del Plata che viaggiavano da nove mesi... in bus! Un bus proprio, un Mercedes degli anni 70, con dentro letti, cucina, bagno... una figata insomma! A Pasto é anche d'obbligo provare tutte le cose buone del luogo, tra le quali la mitica patita de res, una specie di gelatina fatta facendo bollire tantissimo la zampa di vitello con la panela (una specie di zucchero), e poi mescolarla sempre facendola diventare una gelatina deliziosa; oltre a questo, tantissime arepas di diversi tipi e i chancaduros, strani frutti bolliti e che dicono tengano prorprietá vigorose a letto...mah! 
Da Pasto, un poco stanco della pioggia e del clima non certo caldo, vado a Popayan, la cittá bianca della Colombia, della quale ho un alta aspettativa: arrivarci é una sofferenza, 4 ore e mezza a fare autostop in una stazione di servizio, per poi essere tirato su da un camion, prima nella parte dietro, e poi in cabina con lui, attraversando una zona montagnosa assai affascinante. A Popayan mi ospita Maria Paula e la sua familia: Popayan é, in effetti, una cittá molto carina, tranquilla, con un centro storico fatto di stradine e vicoli contornati da case bianchissime (e credo che le dipingano molto spesso...), chiese di un certo livello (la semana santa di Popayan é la piú importante della Colombia) e tanti studenti. Comunque tutto molto tranquillo, forse un po' troppo, anche perché se la sera non esce tanta gente, non si puó lavorare con la chitarra, ma é nel bar Wipala (il Wipala é la bandiera delle Ande), che faccio il mio esordio in terra Colombiana: all'inizio dovevo suonare solo 4-5 canzoni, ma visto che li doveva suonare un gruppo che poi non é venuto, ho suonato fino all'una e mezza di notte, con il proprietario del bar, lo scozzese Colin, a suonare qualche pezzo con il violino con me, tra le quali una riuscita "Il Pescatore" eheh... Anche a  Popayan arriva il momento della prova del cuoco, e faccio felice la familia di Maria Paula con semplici spaghetti aglio olio e peperoncino, carbonare e, ancora una volta, i mitici panzerotti (che in Colombia sono conosciuti, pero' al forno... e che sono, calzoni?). Ah, per la vendita di braccialetti, in Colombia ricevo piú occhiate dolci e complimenti che soldi... e vabbé, anche di quello si vive!
Dopo un carino festival di rock in Popayan, approfitto di un passaggio in macchina della mamma di Maria Paula, che va verso i monti con degli studenti suoi (é profe universitaria), per avvicinarmi verso la tappa successiva, il paesino archeologico di San Agustin. L'autostop é duro qua, oltre al fatto che passano normalmente poche macchine, é pure domenica, ma con fortuna arrivo a destinazione, grazie un paio di passaggi, del quale il piú lungo é a opera di due tizi che cercano di informarsi il piú possibile della possibilitá di portare droga in Europa... mah... le mie risposte sono rimaste molto vaghe eheh... Comunque, arrivo a San Agustin, paesetto in mezzo al verde e alle montagne, e trovo alloggio presso la mitica Doña Berta, una vecchietta in una casa di campo, che ospita sempre artigiani, che prima devo convincere per farmi accampare per un prezzo ridotto, e che poi, intenerita perché sta piovendo, mi fa dormire in una stanza, allo stesso prezzo. E quella rimarrá la mia stanza per dieci giorni... E perché??? Perché inizia lo sciopero dei produttori di caffé! Che mi terrá imprigionato nel paesetto per molto piú del tempo programmato. I caffettari hanno pure ragione, perché il governo ha alzato il prezzo di fertilizzanti ecc... e ha abbassato il costo del caffé, quindi praticamente lavoravano guadagnando molto poco. E questi qua in tre mesi si sono organizzati benissimo e hanno bloccato quasi tutte le strade, non facendo passare nessuno, con accampamenti di persone di 10000, 15000 persone, alberi e massi in strada ecc... E tutto rimane bloccato. Beh, i primi giorni ne approfitto per visitare tutti i siti archeologi circostanti, che sono famosi per statue minacciose dai denti vampireschi, e i bei paesaggi che circondano il paese, tra i quali l'estrecho del Magdalena, dove il fiume piú grande della Colombia passa in uno stretto di poco piú di due metri. Tra l'altro faccio conoscenza di italiani, tra i quali Ugo, ristoratore addirittura di Verona, e Giovanni e Roberto, due simpatici viaggiatori di Ravenna, che incontro casualmente tutti i giorni, al ristorante suonando o passeggiando, e con i quali passo un tot di tempo (anche perché hanno interessanti storie da raccontare sui loro numerosi viaggi asiatici), oltre alla moltitudine di artigiani che popolano il paese, un po' troppi in veritá... Le notti le passo suonando nei bar, e mi va pure bene, piú o meno, almeno mi regalano cibo e riesco a pagarmi le spese dell'alloggio: il repertorio si assesta su Horizons dei Genesis, Ojalá e Playa Giron di Silvio Rodriguez, Yesterday e Michelle dei Beatles, Esa Noche dei Café Tacuba, Tears in Heaven di Eric Clapton e Dust in the Wind dei Kansas (Che riesco a cantare visto che abbasso la chitarra di mezzo tono, tié!). Fino a che, stufo di aspettare che finisca lo sciopero, decido di incamminarmi io stesso verso la libertá, la strada, in direzione di Neiva.
Beh, fino a Neiva sono 250 km, camminando sono 10 giorni, pero' qua non si capisce quanto tempo duri ancora lo sciopero dei caffettari, ai quali si sono aggiunti nel frattempo i produttori di cacao e i camionisti, e allora meglio partire. Tra l'altro Ugo mi dice che il giorno successivo alla mia partenza ci sarebbe stata una marcia a Bogotá dei caffettari, e che magari mi avrebbero potuto dare uno strappo in chiva (un autobus locale supercolorato). Parto un pomeriggio di un lunedí, accompagnato da Margi, una ragazzina alla quale insegnavo chitarra nel parco e che ha i genitori che stanno facendo lo sciopero giú a valle, e arrivo al primo blocco, e passo la notte con i contadini, suonando chitarra e facendo palloncini, conquistandomi il pubblico ahah, che mi ripaga con un sacco di cibo. Il giorno dopo mi incammino, arrivando al grandissimo accampamento di Mataderos, lungo un km e mezzo, con un sacco di gente, che esige i miei servigi musicali, e mi riempie di cibo... In tutta la giornata, alla fine, suonero' almeno 12 volte, berró secchiate di caffé e guarapo, e mangeró spiattate di cibo. Da Mataderos, trovo una macchina che fanno passare (urgenza medica) e che mi da un passaggio fino a Pitalito, 20 km piú in giú, e da Pitalito sono sulla strada principale per Neiva, a 220 km. Cammino, mi faccio amico quelli del primo sciopero del luogo, e mi portano in moto fino al posto di blocco successivo, quelli di Aguas Dulces, anche questo enorme, e dopo le suonate di rito, supero l'enorme accampamento e mi incontro con il buon David, californiano diretto camminando a Bogotá, per incontrarsi con la morosa. Bon, un compañero di viaggio non fa male, e camminiamo e camminiamo, con un piccolo autostop di mezzo, arriviamo e superiamo Timana e arriamo al piccolo posto di blocco di Las Palmas, dove accampiamo con i campesinos. La notte, due ore suonando (David ha pure un ukulele), e la mattina ci svegliamo assai presto, perché c'é il rischio che arrivi la simpatica polizia colombiana a rompere tutto, e allora alle 4 facciamo gli zaini e aspettiamo la polizia, per poter possibilmente ritirarci verso la montagna. Alla fine non vengono, e alle prime luci del giorno incominciamo a camminare. La strada sale e scende, fa caldo, la fatica si fa sentire, la gente ci regala cibo e caffé, fino a che, in una salita, una moto si offre di portare uno di noi due. Io dico a David che vada lui, Bogotá é molto piú distante, ma ci accordiamo di trovarci nel seguente paesetto di Altamira. Io cammino un altro po', e con l'aiuto della moto arrivo ad Altamira piú o meno velocemente. Di David non c'é l'ombra, probabilmente il tipo della sua moto lo ha portato molto piú avanti, e dopo averlo aspettato un oretta ed aver suonato nella piazza, vado a mangiare nella mensa comunitaria per i camionisti bloccati (e per i viaggiatori disperati come me), suono e poi mi sento chiamare: uno dei tipi della piazza ha detto ad un tipo che andava verso Garzon che io sarei stato sulla strada, e quindi mi tira su fino alla cittá, a mezza via tra Pitalito e Neiva. Da li cammino, e arrivo al blocco della cittá, uno dei piú duri e grandi  della Colombia, sede di alcuni infrentamenti violenti con la polizia, lo supero e, con un culo gigante, una macchina dei diritti umanitari, che quindi puo' passare tutti i blocchi, mi da un passaggio fino alla mia meta Neiva, non prima di vedere il buon David a fare autostop vicino al paese di Gigante, e allora allegramente arriviamo a Neiva. Da li lui puó arrivare in bus a Bogotá, visto che le proteste in quella parte del paese non sono cosi' forti e non ci sono blocchi, e io me ne rimango in casa di Tania. E adesso, in un posto caldissimo, mi dovró programmare un po' il viaggio... alla prossima!

Ah, io appoggio senza ombra di dubbio lo sciopero dei caffettari, il governo di destra colombiano fa solo gli interessi dei piú grandi e dei piú ricchi. Anche se lo sciopero mi ha creato attese, mi ha fatto camminare tanti km, sudare mille magliette, i campesinos colombiani sono gente buona, che mi ha appoggiato tanto nel trasferimento, e c'hanno ragione a protestare cosí, dopo anni e anni di prezzi bassi del caffé. Colpa sempre del solito neocolonialismo, come spesso in Sudamerica, che non permette a questo continente di non trovare una maniera di svilupparsi in maniera indipendente.

martedì 19 febbraio 2013

Las Fotos!


Tramonto dalla spiaggetta


Il bosco che arriva fino alla spiaggia, con la tenda mia e dei colombiani


Il paesetto dei pescatori


Il pollo Paul rapito dalla bellezza del luogo


E anche il pollo Paul si riposa sull'amaca...


Dall'altra parte della spiaggia


Tramonto con i pescatori che spingono la barchetta per andare a pescare


Le verdi valli attraversando la regione per andare a Ibarra


E' tempo di carnevale... e tra le maschere tipiche anche il sacro pollo



L'Imbabura e il misterioso cartello


Un tuffo carnevalesco!


Maledetto! Anche quando mi faccio una foto mi colpiscono a tradimento...


La laguna Cuicocha

Laguna Cuicocha part II


Con l'amico peruviano e il suo cappello a punta



Il pollo Paul ha trovato l'autostop ideale, con il camioncino che porta polli!

Part XXI: Quito - Frontera Ecuador - Colombia (02-02-13 / 15-02-13)

Come sempre, uscire da una cittá grande in autostop é un delirio, e per uscire da Quito ci metto un'ora e mezza... e vabbé! Per arrivare a Esmeralda ci metto un sacco, tipo 8 macchine, camioncini e camion diversi, e l'ultimo passaggio é quasi epico: il 4x4 ha giá 4 persone dentro, giá belli brilli, tutti neri (andando verso la costa, la popolazione é moolto afro), con birrette e frutta locale, e il tipo mi dice che mi da un passaggio solo perché ho la chitarra (evviva!), e che devo suonare! Ahah, il 4x4 ha anche il sedile al fianco del conduttore girevole, cosí tra una birretta e una suonatina, uno stop di una ora nella casa di un amico dei tipi a ballare salsa, mangiare buonissime banane e altre birrette, arrivo la sera alla playa di Esmeralda, e mi dirigo verso la casa di Ruben, che mi ospita... Poi vengono altri due colombiani, Camilo e Sofia, la morosa svizzera Sara e due amici svizzeri di Sara, un casin de gente insomma... Il giorno dopo parto per una spiaggetta consigliata da Ruben, che mi dice che é assolutamente non turistica e tranquillissima, e in effetti Esteros del Platano é un piccolo paradiso, con un paesetto di 150 abitanti, o pescatori o coltivatori di avocado e banane, sperduto e affascinante: tra l'altro, c'é una specie di mezza selva, che arriva fino alla spiaggia praticamente, quindi alberi, sabbia e poi mare, non tanto moviementato ma con delle onde medie. I primi due giorni li passo con i ragazzi colombiani, i pescatori ci regalano pesce (che ovviamente non mangio), e avocados, poi i colombiani se ne vanno e mi passo altri 4 giorni da solo, regolando la mia dieta con insalata di avocados, i mitici patacones (banana verde bollita, poi schiacciata e fritta), barattata con braccialetti, e altra frutta, che mi regalando o scambio con appunto braccialetti, e poi leggo, cavalco le onde, passeggio, dormo in amaca, suono la chitarra, insomma, relax assoluto! Conosco anche un vicino di casa, Sturar, sculture inglese che ha anche fatto delle statue nel museo delle cere di Londra, con il quale faccio interessanti chiacchierate di fronte ai fuochi notturni. Il tempo in spiaggia passa in fretta, e visto che voglio andare a vedere i Mago de Oz a Cali, dopo 6 giorni me ne torno sulla sierra, a Ibarra: a parte un coglione che voleva farmi pagare il passaggio in macchina, mi godo il viaggio, anche perché il territorio é verdissimo e le valli molto belle...
A Ibarra é Gaby e la sua famiglia ad accogliermi: Ibarra é una cittá abbastanza grande, che chiamano la ciudad blanca, anche se non e' assolutamente al livello di Sucre o Arequipa (la ciudades blancas di Boliva e Perú), peró é attorniata da monti e vulcani: ovviamente il vulcano Imbabura me lo scalo quando c'é un nebbione da fogo, tanto che ad un certo punto decido che é meglio tornare indietro sennó avrei potuto perdermi (tra l'altro arrivo tutto contento ad un cartello che spunta dalla nebbia, per capire dove sono, ma... non c'é scritto niente!). A Ibarra é anche tempo di carnevale, e con Gaby, Javier, il fratello Juan Carlos e altri amici ce ne andiamo nel Valle del Chota ad un caratteristico carnevale locale (nella valle tra l'altro c'é un'altra comunitá afro): io speravo di vendere braccialetti e palloncini per bambini, ma arrivando mi accorgo che sará ben difficile... Il carnevale é una battaglia di acqua, fango, pittura, farina e di tutto ció che puó sporcare e bagnare, e per ore intraprendo una battaglia contro tutti, difendendomi e attaccando, a ritmo di salsa, cumbia, bomba e altre diavolerie musicali, con migliaia di persone mezze mbriaghe ahahah, comunque giornata epica. Tra le cose piú belle intorno a Ibarra, la laguna Cuicocha, una laguna che a me é quasi piaciuta di piú di Quilotoa, con un paio di isole in mezzo e un percorso intorno alla laguna di 14 km tra vulcani (il Cotacachi) e vegetazione rigogliosa. La notte me la voglio passare li, il primo guardiaparco mi dice che sí, posso campeggiare, poi ritornando, il secondo mi dice di no, e allora la notte la passo praticamente sotto il casotto del guardiano, con un freddo cane e pioggia, ma mi dico: almeno domani mattina mi sveglio e vedo tutta la laguna stupenda e senza nuvole (visto che il giorno era stato parecchio nuvoloso e anche un po' piovoso). Col cavolo, la mattina un nebbione padano non mi ha permesso neanche vedere l'acqua della laguna...
Lo stesso giorno vado verso Otavalo, sede del mercato artigianale piú grande dell'Ecuador (famosi i ponchos), almeno mi sembra: comunque buuuu, a me non é piaciuto, sará che ormai sono stufo di vedere le stesse cose vendute dalla Bolivia fino all'Ecuador, ma la cittá mi é sembrata assai commerciale e poco interessante... Meno male che conosco un peruviano artigiano simpatico, Giancarlo, e me ne vado a passeggiare verso la vicina laguna di San Pablo, in veritá non molto bella (sará che il giorno prima ho visto la Cuicocha!). La sera ritorno a Ibarra, ed é calcio spettacolo: l'Ecuador ha ammirato ancora un'altra volta i miei prodigi calcistici, una lezione di calcio italiano insomma.
Ah, ad Ibarra ci sono delle delizie deliziose, quali i gelati di crema, tra i piú buoni dell'Ecuador (gustosissimo quello con Ron y uva passa) e i mitici pan de leche, fatti con farina di mais, uovo e formaggio, ai quali sopra si spalma marmellata di more slurp!
Ed é cosí che un 15 di febbraio decido che é l'ora di lasciare l'Ecuador, un paese che mi ha sorpreso, e che rimarrá nel mio cuore. L'autostop per la frontiera non é per niente semplice, arrivo ad aspettare fino ad un'ora e mezza (incredibile in Ecuador), pero' arrivo a Tulcan la sera, e da li sono altri 10 km dalla linea immaginaria che mi porterá verso la Colombia. Il paese del narcotraffico, delle belle donne, della salsa, di Valderrama e soprattutto de las Arepas, con le quali sogno da Buenos Aires...

venerdì 1 febbraio 2013

Las Fotos!

Bueno, questa volta le foto sono un sacco, e che ci posso fare, era tutto strabello...



Rio Tenense dall'acqua cristallina


Il povero Pollo Paul intrappolato in una prigione naturale, salvato da Tommi e Pippo


Il nemico serpente!


Coltivazioni intorno a Tena, poco grandi...


Ancora una volta, noto la poca rigogliosità della selva.


L'Eldorado! I cercatori d'oro sono anche nella selva ecuatoriana!


Il vecchio areoporto di Tena, dove un sacco di gente va a correre e passeggiare adesso


Una delle cascate che hanno rinfrescato, oltre che me, anche il Pollo Paul? Lo vedete??


N'altro fiume, questo vicino alla Laguna Azul


Il Pichon Amarillo, ovviamente il liquore preferito del Pollo Paul!


Notti tenensi...


Puerto Misahualli e la spiaggia


... barchetta nel fiume... devo scriverlo?


Le antipaticissime scimmie di Puerto Misahualli


Il povero Pippo all'uscire dalla caverna dell'Altar con Tommi


Impauriti dopo interminabili minuti nella semi oscurità ed umidità della caverna dell'Elefante


Canyon vicino a Quilotoa


Le mie alunne impegnate nella produzione


La laguna Quilotoa


Il mitico Cotopaxi, part I, all'arrivo


Il povero signore vecchietto che trasporta l'immondizia da sotto la laguna al bordo del cratere


La pendice cenerosa del Cotopaxi, full salita


E per la seconda volta il Pollo Paul tocca la neve!


Cima innevata del Cotopaxi (in verità la cima è ben più in su...)

E da lassù si vedono altri vulcani in lontananza


Cotopaxi part III, la mattina appena svegliato


Cotopaxi part II, la sera, andando verso la laguna


Cotopaxi part V, il cono perfetto

Cotopaxi part IV, la mattina alla laguna


Con il Pollo Paul nelle acque termali dell'Ilinizas


La chiesa del Sacro Corazon de Jesus a Quito, moderna ma supergotica


Calle a Quito


Il Pollo Paul nella sala del banchetto del palazzo del governo, ovviamente non come pietanza ma come invitato speciale


La bellissima chiesa della Compania, l'interno è anche meglio


Calle de la Ronda (della carità?), con i giochi tradizionali...


Interno della chiesa di San Francisco, la Compania è ancora più sfarzosa


Le parti periferiche di Quito, con il quartiere Bellavista su, e Guapulo giù


Il mitico presidente Correa! Hasta la victoria!


Un maledetto bambino di Quito, una faccia di bronzo, cerca di sgozzare il povero Pollo Paul. Per vendetta l'ho fuso, letteralmente.


Gioiello d'oro della cultura Torita nella bella casa della cultura di Quito