Arf arf... vi scrivo da un posto super caldo, vicino ad un deserto... tanto per farvi venire un po' d'invidia, voi che state al freddo di marzo!
Allora, l'entrata alla Colombia giá ha comportato dei problemi sin dall'inizio: in Ecuador non volevano farmi uscire, perché la mia entrata nel paese non era stata registrata due mesi addietro, ma dopo una mezz'oretta aspettando, mi hanno fatto passare, per pietá piú che altro, visto che era giá sera tardi... All'arrivo in Colombia chiamo il tipo di Ipiales che doveva ospitarmi ma, simpaticamente, mi dice che stava viaggiando verso un'altra cittá (e mi aveva perfettamente scritto di venire quel giorno li...) e quindi non mi poteva ospitare. Grazie tante! Visto che le cittá di frontiera sono malfamate, mi reco all'unico posto, giá testato, che é piú o meno sicuro, e con luce, con sempre qualcuno appostato li, la mitica stazione di servizio! E, dopo qualche chiacchiera con i benzinai, mi fanno dormire in uno degli uffici spogli della stazione, freddissimo tra l'altro, peró almeno si ha dormito! Il giorno dopo, con i nuovi soldi in tasca (che sembrano le vecchie e buone lire, cioé sono da 1000, 2000 ecc...) vado a vedere una delle piú belle chiese del viaggio, il Santuario de Lajas, costruito in una gola verdeggiante, in stile neogotico, una bellezza! E li ne approfitto anche per provare le prime arepas della mia vita, gustosissime! A Ipiales non mi interessa rimanere, e quindi me ne vado subito a cercare un autostop verso Pasto, che raggiungo dopo qualche ora di sali-scendi, in paesaggi bellissimi e costellati di cascate (tra l'altro l'autostop é stato di un auto che giá mi aveva superato e che dopo qualche minuto era ritornata indietro perché... il tipo voleva quacuno con cui parlare per andare a Pasto!). A Pasto, cittá non granché bella, é Guicel che mi ospita (in veritá mi ospita in un paesello vicino): conosco tutta la sua enorme familia, tra zii, zie, cugini, nonne e nipoti non ci capisco piú un tubo, e i simpatici amici suoi (Ana e Nico), ed é con la familia di Ana che un giorno ci cimentiamo in una giornata tra gnocchi, panzerotti e gita alla vicina cascata di Florida. Tra le top attrazioni di Pasto c'é la vicina laguna de la Cocha (laguna della laguna???? cocha in quechua é laguna...), in veritá un po' deludente, abbastanza commerciale, anche perché mi sono abituato bene con le lagune ecuatoriane, qualitativamente una spanna sopra. Alla laguna, tra l'altro, incontro degli argentini del Mar del Plata che viaggiavano da nove mesi... in bus! Un bus proprio, un Mercedes degli anni 70, con dentro letti, cucina, bagno... una figata insomma! A Pasto é anche d'obbligo provare tutte le cose buone del luogo, tra le quali la mitica patita de res, una specie di gelatina fatta facendo bollire tantissimo la zampa di vitello con la panela (una specie di zucchero), e poi mescolarla sempre facendola diventare una gelatina deliziosa; oltre a questo, tantissime arepas di diversi tipi e i chancaduros, strani frutti bolliti e che dicono tengano prorprietá vigorose a letto...mah!
Da Pasto, un poco stanco della pioggia e del clima non certo caldo, vado a Popayan, la cittá bianca della Colombia, della quale ho un alta aspettativa: arrivarci é una sofferenza, 4 ore e mezza a fare autostop in una stazione di servizio, per poi essere tirato su da un camion, prima nella parte dietro, e poi in cabina con lui, attraversando una zona montagnosa assai affascinante. A Popayan mi ospita Maria Paula e la sua familia: Popayan é, in effetti, una cittá molto carina, tranquilla, con un centro storico fatto di stradine e vicoli contornati da case bianchissime (e credo che le dipingano molto spesso...), chiese di un certo livello (la semana santa di Popayan é la piú importante della Colombia) e tanti studenti. Comunque tutto molto tranquillo, forse un po' troppo, anche perché se la sera non esce tanta gente, non si puó lavorare con la chitarra, ma é nel bar Wipala (il Wipala é la bandiera delle Ande), che faccio il mio esordio in terra Colombiana: all'inizio dovevo suonare solo 4-5 canzoni, ma visto che li doveva suonare un gruppo che poi non é venuto, ho suonato fino all'una e mezza di notte, con il proprietario del bar, lo scozzese Colin, a suonare qualche pezzo con il violino con me, tra le quali una riuscita "Il Pescatore" eheh... Anche a Popayan arriva il momento della prova del cuoco, e faccio felice la familia di Maria Paula con semplici spaghetti aglio olio e peperoncino, carbonare e, ancora una volta, i mitici panzerotti (che in Colombia sono conosciuti, pero' al forno... e che sono, calzoni?). Ah, per la vendita di braccialetti, in Colombia ricevo piú occhiate dolci e complimenti che soldi... e vabbé, anche di quello si vive!
Dopo un carino festival di rock in Popayan, approfitto di un passaggio in macchina della mamma di Maria Paula, che va verso i monti con degli studenti suoi (é profe universitaria), per avvicinarmi verso la tappa successiva, il paesino archeologico di San Agustin. L'autostop é duro qua, oltre al fatto che passano normalmente poche macchine, é pure domenica, ma con fortuna arrivo a destinazione, grazie un paio di passaggi, del quale il piú lungo é a opera di due tizi che cercano di informarsi il piú possibile della possibilitá di portare droga in Europa... mah... le mie risposte sono rimaste molto vaghe eheh... Comunque, arrivo a San Agustin, paesetto in mezzo al verde e alle montagne, e trovo alloggio presso la mitica Doña Berta, una vecchietta in una casa di campo, che ospita sempre artigiani, che prima devo convincere per farmi accampare per un prezzo ridotto, e che poi, intenerita perché sta piovendo, mi fa dormire in una stanza, allo stesso prezzo. E quella rimarrá la mia stanza per dieci giorni... E perché??? Perché inizia lo sciopero dei produttori di caffé! Che mi terrá imprigionato nel paesetto per molto piú del tempo programmato. I caffettari hanno pure ragione, perché il governo ha alzato il prezzo di fertilizzanti ecc... e ha abbassato il costo del caffé, quindi praticamente lavoravano guadagnando molto poco. E questi qua in tre mesi si sono organizzati benissimo e hanno bloccato quasi tutte le strade, non facendo passare nessuno, con accampamenti di persone di 10000, 15000 persone, alberi e massi in strada ecc... E tutto rimane bloccato. Beh, i primi giorni ne approfitto per visitare tutti i siti archeologi circostanti, che sono famosi per statue minacciose dai denti vampireschi, e i bei paesaggi che circondano il paese, tra i quali l'estrecho del Magdalena, dove il fiume piú grande della Colombia passa in uno stretto di poco piú di due metri. Tra l'altro faccio conoscenza di italiani, tra i quali Ugo, ristoratore addirittura di Verona, e Giovanni e Roberto, due simpatici viaggiatori di Ravenna, che incontro casualmente tutti i giorni, al ristorante suonando o passeggiando, e con i quali passo un tot di tempo (anche perché hanno interessanti storie da raccontare sui loro numerosi viaggi asiatici), oltre alla moltitudine di artigiani che popolano il paese, un po' troppi in veritá... Le notti le passo suonando nei bar, e mi va pure bene, piú o meno, almeno mi regalano cibo e riesco a pagarmi le spese dell'alloggio: il repertorio si assesta su Horizons dei Genesis, Ojalá e Playa Giron di Silvio Rodriguez, Yesterday e Michelle dei Beatles, Esa Noche dei Café Tacuba, Tears in Heaven di Eric Clapton e Dust in the Wind dei Kansas (Che riesco a cantare visto che abbasso la chitarra di mezzo tono, tié!). Fino a che, stufo di aspettare che finisca lo sciopero, decido di incamminarmi io stesso verso la libertá, la strada, in direzione di Neiva.
Beh, fino a Neiva sono 250 km, camminando sono 10 giorni, pero' qua non si capisce quanto tempo duri ancora lo sciopero dei caffettari, ai quali si sono aggiunti nel frattempo i produttori di cacao e i camionisti, e allora meglio partire. Tra l'altro Ugo mi dice che il giorno successivo alla mia partenza ci sarebbe stata una marcia a Bogotá dei caffettari, e che magari mi avrebbero potuto dare uno strappo in chiva (un autobus locale supercolorato). Parto un pomeriggio di un lunedí, accompagnato da Margi, una ragazzina alla quale insegnavo chitarra nel parco e che ha i genitori che stanno facendo lo sciopero giú a valle, e arrivo al primo blocco, e passo la notte con i contadini, suonando chitarra e facendo palloncini, conquistandomi il pubblico ahah, che mi ripaga con un sacco di cibo. Il giorno dopo mi incammino, arrivando al grandissimo accampamento di Mataderos, lungo un km e mezzo, con un sacco di gente, che esige i miei servigi musicali, e mi riempie di cibo... In tutta la giornata, alla fine, suonero' almeno 12 volte, berró secchiate di caffé e guarapo, e mangeró spiattate di cibo. Da Mataderos, trovo una macchina che fanno passare (urgenza medica) e che mi da un passaggio fino a Pitalito, 20 km piú in giú, e da Pitalito sono sulla strada principale per Neiva, a 220 km. Cammino, mi faccio amico quelli del primo sciopero del luogo, e mi portano in moto fino al posto di blocco successivo, quelli di Aguas Dulces, anche questo enorme, e dopo le suonate di rito, supero l'enorme accampamento e mi incontro con il buon David, californiano diretto camminando a Bogotá, per incontrarsi con la morosa. Bon, un compañero di viaggio non fa male, e camminiamo e camminiamo, con un piccolo autostop di mezzo, arriviamo e superiamo Timana e arriamo al piccolo posto di blocco di Las Palmas, dove accampiamo con i campesinos. La notte, due ore suonando (David ha pure un ukulele), e la mattina ci svegliamo assai presto, perché c'é il rischio che arrivi la simpatica polizia colombiana a rompere tutto, e allora alle 4 facciamo gli zaini e aspettiamo la polizia, per poter possibilmente ritirarci verso la montagna. Alla fine non vengono, e alle prime luci del giorno incominciamo a camminare. La strada sale e scende, fa caldo, la fatica si fa sentire, la gente ci regala cibo e caffé, fino a che, in una salita, una moto si offre di portare uno di noi due. Io dico a David che vada lui, Bogotá é molto piú distante, ma ci accordiamo di trovarci nel seguente paesetto di Altamira. Io cammino un altro po', e con l'aiuto della moto arrivo ad Altamira piú o meno velocemente. Di David non c'é l'ombra, probabilmente il tipo della sua moto lo ha portato molto piú avanti, e dopo averlo aspettato un oretta ed aver suonato nella piazza, vado a mangiare nella mensa comunitaria per i camionisti bloccati (e per i viaggiatori disperati come me), suono e poi mi sento chiamare: uno dei tipi della piazza ha detto ad un tipo che andava verso Garzon che io sarei stato sulla strada, e quindi mi tira su fino alla cittá, a mezza via tra Pitalito e Neiva. Da li cammino, e arrivo al blocco della cittá, uno dei piú duri e grandi della Colombia, sede di alcuni infrentamenti violenti con la polizia, lo supero e, con un culo gigante, una macchina dei diritti umanitari, che quindi puo' passare tutti i blocchi, mi da un passaggio fino alla mia meta Neiva, non prima di vedere il buon David a fare autostop vicino al paese di Gigante, e allora allegramente arriviamo a Neiva. Da li lui puó arrivare in bus a Bogotá, visto che le proteste in quella parte del paese non sono cosi' forti e non ci sono blocchi, e io me ne rimango in casa di Tania. E adesso, in un posto caldissimo, mi dovró programmare un po' il viaggio... alla prossima!
Ah, io appoggio senza ombra di dubbio lo sciopero dei caffettari, il governo di destra colombiano fa solo gli interessi dei piú grandi e dei piú ricchi. Anche se lo sciopero mi ha creato attese, mi ha fatto camminare tanti km, sudare mille magliette, i campesinos colombiani sono gente buona, che mi ha appoggiato tanto nel trasferimento, e c'hanno ragione a protestare cosí, dopo anni e anni di prezzi bassi del caffé. Colpa sempre del solito neocolonialismo, come spesso in Sudamerica, che non permette a questo continente di non trovare una maniera di svilupparsi in maniera indipendente.
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