venerdì 11 gennaio 2013

Las Fotos!

Un tuffo nella sierra ecuatoriana! Cioè proprio un tuffo, visto la pioggia...


Le cupole della cattedrale di Cuenca, simbolo della città


Parque Cajas e le sue mille lagune


Il bosco del parco con l'elfa Letizia


Il mitico pranzo natalizio


Parque Cajas


Questi sono cappelli di Panamà, che in verità si producono in Ecuador!



Il vulcano Chimborazo


Le rovine di Ingapirca


Il pollo Paul boccheggiante per la mancanza d'ossigeno sul Chimborazo


Ancora lagune, di Atillo, in un raro momento di sole



A Riobamba c'è la tradizione di bruciare l'anno vecchio, un pupazzo, che spesso viene portato a spasso dalle macchine...


La padania è arrivata anche in Ecuador...


Aaaaaaarghhhh


La laguna maledettamente umida del parque Llaganates


Uno dei più belli diavoli di Pillaro


Quelli che vedete sulla sinistri sono alberi di... POMODORI! Ebbene si! In Ecuador i pomodori si trovano sugli alberi, stupefacente!


Una delle tantissime cascate di Baños


Il Pollo Paul nel Pailon del Diablo, bagnatissimo


Il pailon del Diablo


La bella valle di Baños


Oh no, il pollo Paul si affronta con un terribile drago in Baños! Ma avrà la meglio!


Baños... a Baños...


La pietra sacrificale a Ingapirca, povero Pollo Paul!




Parte XIX: Loja - Tena (23-12-12 / 08-01-13)


Forse vi interesserà sapere che sto scrivendo da un Mac, quindi non ci capisco niente, e lo sforzo per scrivere è enorme, insormontabile, più di qualsiasi cosa che abbia fino ad ora fatto. Veramente. Comunque sia, mi sottopongo a questa tortura per voi, solo per voi o miei fan, ascoltando "The Odissey" dei Symphony X, canzone più adatta non c'era per questa Odissea ahahah. Tornando alla semi-serietà di questo blog, vi narro ciò che è avvenuto nella sierra ecuadoriana, una zona dove tra dicembre e gennaio pare piovere un giorno si e un giorno si, o almeno dove l'umidità è sempre presente. Ma cavolo, e io che pensavo di trovare sempre sole cocente e giornate spettacolari... e vabbè, non si può avere tutto, mi accontento di essere estremamente bello e quindi ogni giornata comincia con il sorriso guardandomi allo specchio. Da Loja arrivo a Cuenca in bus, anche se mi hanno detto che l'autostop qua funziona da Dio: beh, a parte che il bus è assai poco caro, un dollaro la ora più o meno, e poi meglio non rischiare, si viene da una malattia quasi mortale. Cuenca è veramente carina, una delle città più belle del Sudamerica che conosco, a livello europeo diciamo, con chiese di alta qualità (la cattedrale, con le sue cupole azzurre, viene catturata più volte dalla mia sempre-più-maltrattata camera fotografica, ma anche San Blas o San Agustin), e l'atmosfera in generale è gradevole: aveva ragione Paolo nel suo blog quando diceva che Cuenca è una delle poche città sudamericane dove avrebbe volentieri vissuto. Beh, nel periodo nel quale la visito, la città è piena di turisti, il Natale è vicino, soprattutto turisti non sudamericani, ai quali sono allergico ormai, ma tant'è... Ad ospitarmi sono Patricio e Giovanny, una coppia che vive in una bella casa in un quartiere bene di Cuenca: i due sono simpatici, calzolai, e Patricio è appassionato di danza tradizionale, e mi informa che il giorno dopo il mio arrivo avrebbe ballato nella sfilata del Niño Viajero, una celebrazione/carovana per rendere omaggio ad una statua di un bimbo Gesù che è andata a Gerusalemme, Roma e altri luoghi, e allora qua ci fanno su una storia lunghissima, giusto la vigilia di Natale. Il giorno dopo me lo vedo danzare quindi, una danza della costa, sui tagliatori delle canne da zucchero, ma dopo un paio di ore a vedere la carovana enorme, mi vengono due maroni grossi come zucche, e me ne vado a visitare la città, piena zeppa di gente: tra la gente, anche Roberto e Letizia, accompagnati dall'amica Betti, con i quali mi incontro nel pomeriggio. Bello rivedere facce conosciute dopo un mesetto, e con loro ci visitiamo un po' la città e ci organizziamo per andare a passare il Natale, il giorno dopo, in compagnia nel Parque Nacional Cajas, nei monti della zona. E il giorno dopo, a parte qualche problema terminale, cioè che ci siamo diretti in terminales diverse, ce ne andiamo verso il parco, con nubi minacciose, le solite che accompagneranno questa parte di viaggio, ma saranno clementi e, a parte qualche goccia, ci fa passare una bella giornata in mezzo a lagune, boschi di quina, un'albero veramente figo, da storia delle fate, e montagne, con un pranzo natalizio spettacolare, a base di panini e soprattutto il panettone, che si trova anche qua! Beh, avrei preferito il pandoro, ma bisogna accontentarsi... Salutati i ragazzi, che andranno verso nord per passare il capodanno a Quito, il giorno dopo lo dedico a visitare bene la città, il museo principale e le modeste rovine incaiche (e preincaiche) ubicate nei dintorni di Cuenca, e soprattutto la sera mi compro il DVD de "Lo Hobbit", imperdibile per un appassionato come me, e anche se la qualità di registrazione pirata in un cinema di ottavo livello non è il massimo, io godo come un riccio alla visione del film.
Detto addio a Cuenca, mi dirigo verso la vicina Ingapirca, villaggio che possiede il patrimonio archeologico più importante dell'Ecuador, con delle rovine cañari (popolazione pre-incaica), poi diventate incaiche, interessanti e in buono stato: da li, un fortunato autostop mi porta fino a Riobamba, conosciuta come la "Sultana delle Ande", "Culla della civiltà ecuadoriana", "Città delle primizie"... e vacca bo', quante robe! Comunque, si trova proprio in mezzo all'Ecuador, ed è anche stata, nella sua vecchia versione (Santiago de Quito mi sembra), la prima città spagnola del paese: comunque non è che sia spettacolare (parecchi terremoti l'hanno trattata male...), ci sono pochi edifici degni di nota, ma è tranquilla e il tipo che mi ospita, Holguer, è simpatico, come anche suo fratello Daniel, e hanno pure un bar (in verità semi deserto a parte i soliti noti, 2-3 tipi sempre li), e ciò mi convince di rimanere li un po' di più, anche per passare Capodanno. Nei paraggi c'è l'alto Chimborazo, la montagna più alta dell'Ecuador e, attenzione attenzione, la più vicina al sole di tutto il mondo! Perché, visto che la terra ha forma ellittica e l'Ecuador è proprio sulla linea equatoriale, il Chimborazo è più vicino al sole che l'Everest, quindi ci sono andato vicinissimo al sole!!! Ma non sembrava tanto eh, freddo cane per andare su (il Chimborazo è sui 6300, anche se io sono arrivato a 5300 più o meno, dove da cento metri cominciava la neve...), anche se ho una bella dose di fortuna e me lo vedo senza nuvole. In verità il Chimborazo è un vulcano, come tantissime montagne qua in Ecuador, e giusto vicino a Riobamba ce n'è uno attivo, il Tungurahua, da qualche annetto bello nervoso. Comunque, gli ultimi cento metri sono un agonia, le scarpe, ormai più buchi che scarpe, sono super lisce, e camminare sulla neve ghiacciata mi fa sentire agile come un orso ballerino. Nei dintorni mi visito anche le lagunas de Atillo, ovviamente con un nebbione padano che me le fa apprezzare enormemente, anche se risultano alquanto affascinanti. Il capodanno lo passo con la familia di Holguer, tutti mascherati da qualcosa, con un bel lavoro pomeridiano a truccare la gente (e me stesso), e poi trasferiti al bar a giocare a giochi in scatola fino a tardi, tutto tranquillo e piacevole.
Dopo aver provato alcune specialità locali, come il ceviche de chochos, una specie di ceviche fatto senza pesce ma con dei legumi della zona, delle empanadas buonissime, el bolon de verde (una palla deliziosa, con farina di mais e carne, o formaggio) e alcune tortillitas con formaggio, e la visita di un paio di chiese nella provincia (la più antica di tutto l'Ecuador, e una pacchianata neogotica enorme in un paesello piccoletto), me ne vado in direzione di Ambato, città di passaggio, dove però mi trovo bene con il buon Juan Pablo, psicologo amante dell'Europa, dei libri, dell'arte e della musica, e soprattutto gran goloso (la Nutella e la cioccolata non mancano!), con il quale ci facciamo delle belle chiacchierate, oltre a conoscere un tot di amici, tra i quali  il fotografo Luis, che si innamora della mia linda figura e passa un pomeriggio a farmi foto in varie parti della città, mentre ne approfitto per assaggiare varie deliziosità locali, quali la colada morda (specie di api boliviano), il pan di Pinllo e soprattutto il mitico ponche suizo, una specie di frappè, però non frappè, non so la parola giusta, super dolce e cremoso, e  e fritadas (carne asada). In una giornata ancora piovosa mi avventuro per il parque Llaganates per vedere alcune lagune, con una pioggia battente e assai molestatrice, soprattutto se devi camminare sei ore, ma fortunatamente vengo preso su da un gruppo di riobambesi in macchina, e così mi risparmio un sacco di acqua e freddo, e con i quali vado anche al villaggio di Pillaro a vedere la diablado, una specie di carnevale dove i ballerini sono vestiti da diavoli, di tutti i tipi!
Ultima tappa di questa prima parte di Ecuador è la cittadina di Baños, dove il numero di turisti supera quella degli autoctoni, posizionata ben più in sotto di Ambato ma ancora non calda, sempre colpa di sta pioggia che mi perseguita (cioè, non è che piove tutto il tempo, ma almeno una pioggia al giorno la fa...). La casa di Patricio, che mi ospita, è la più figa finora incontrata, una specie di ostello dove il primo giorno siamo ben 12 viaggiatori a invadere la sua dimora! Che roba, con argentini, cileni musicisti, ecuadoriani, franco-spagnoli, belgi, statunitensi e anche un italiano piacentino, anche se i belgi e l'italiano se ne vanno la sera. Baños è incastonata in una valle verdissima con e stretta, dominata da montagne e dal vulcano Tungurahua (Baños è situata nel lato dove la lava non arriva), e grazie all'attività vulcanica sono molte le terme, sempre affollatissime, sia dai locali che da ordate di gringos caciaroni. Mi passo i giorni passeggiando per le montagne vicine, da dove tento senza successo di avvistare il vulcano attivo, purtroppo sempre coperto da nubi, e un giorno lo dedico a pedalare per la classica "Ruta de las Cascadas" (ovviamente con la pioggia), un tratto di strada di 25 km dove si trovano un sacco di cascate, la più famosa il Pailon del Diablo, in questo periodo ancora più bella grazie alla grande quantità di acqua che passa tra le rocce di una specie di canyon (a volte la pioggia serve!). La ruta, superturistica, la faccio in compagnia di un simpatico argentino di Cordoba, Ezequiel, che prova anche il canopy, una roba da sport extrema, praticamente passare da un lato all'altro della valle attaccato a un cavo di metallo volando come un uccello, cioè a pancia in giù e vedendo il tutto dall'alto. Io non provo neanche a farlo, ste cose non fanno per me, quando mi cresceranno le piume forse... Il ritorno, contrariamente a tutti i turisti sfigati, lo faccio in bicicletta, e in effetti capisco perché gli altri non lo fanno: l'andata è in discesa, ma il ritorno quasi tutto in salita, uff uff... che penosa condizione ciclistica.
Dopo qualche torneo di playstation nella casa di Patricio (incredibili e inattese vittorie a calcio virtuale con Inter e Italia, che la playstation l'ho usata 5 volte in vita), un altro paio di ponche suizo (una droga ormai) e una mattinata nelle terme per rilassare il corpo annacquato, me ne vado in direzione della selva, stufo della pioggia e del non caldo, sognando un clima migliore: sarò fortunato??? La selva mi accoglierà con più di 30 gradi, mango e cocchi come in Perù??? Speriamo!
Hasta luego!

domenica 30 dicembre 2012

Las Fotos!

Ecco, il mio duro lavoro di pubblicare le foto l'ho fatto!


Una prova della vegetazione poco lussureggiante di Tingo Maria



Una delle numerose cascate di Tingo Maria, Gloriapata


Con Jaky, mamma e Fran


Il mitico juane, con l'altrettanta mitica Inka Kola e Debora


La pizzaaaa


Cueva de las Lechuzas (Tingo Maria)



Paesaggio vicino a Tingo


Tipiche casette della selva


Harry e Pollo Paul nella Cueva de las Virgenes


Laguna de los Milagros


I mitici mototaxi della selva, senza questi non ci si muove!


Laguna Azul


Uno dei tanti fiumi attraversati...


Parte superiore della cascata Ahuashiyacu


Il pollo Paul salvato da un enorme coccodrillo!


Il delizioso maduro, con formaggio e arachidi


I sarcofagi di Karajia


La cascata del Gocta


Una delle cascate scalate (foto prestata da Fran, quel tipo non so chi sia...)


A Loja dicono che vendono frutti di mare... ma a me pare proprio di no! E la foto pare confermare i miei dubbi


Il falso castello di Loja

Parte XVIII: Huánuco - Loja (05/12/12 - 23/12/12)


Le mie profetiche parole si sono avverate, e nella selva mi hanno accolto con gustosa allegria un sacco di manghi, cocchi e juanes (specie di tamales fatti con il riso)! Che delizia! E’ come stare in un supermercato gratis, dove puoi raccogliere la frutta direttamente dagli alberi senza che nessuno ti faccia problemi, tanto ce n’é troppa ovunque! E frutta che manco avevo mai visto... A Tingo Maria, bel paesetto contornato da vegetazione fitta e colline verdissime, arrivo con un cambio di clima bello tosto, caldo assassino, e meno male, ci voleva un po’ di caldo della selva! Ad accogliermi assieme a tutta la sua bella famiglia é Jaki, una brava ragazza della selva che nello stesso momento sta accogliendo anche a Fran, una ragazza neozelandese che sta viaggiando da poco, giusto 3 anni, tra Canada, Italia, Spagna e Sudamerica, comunque gran persona, super sportiva tra l’altro (me ne accorgero’ nei giorni seguenti...). Jaki e la familia possiedono una yogurteria, delizie delle delizie, yogurt naturale con frutta tropicale, praticamente mi sono fatto una overdose di latticini per quasi una settimana: ah, inoltre, sono assai evangelici in familia, e quindi conosco anche mezza comunitá evangelica di Tingo Maria, e con qualcuno di loro (Ezequiel e Debora) nei giorni successivi andro’ a passeggiare per i dintorni del paesetto, come nella bella cascata di Gloriapata, e con i quali mi cimenteró nella prova del cuoco, preparando pizza e panzerotti in quantitá industriali. Con Fran si corre, si va in bicicletta e soprattutto andiamo a scalare le cascate, una delle cose piú belle di questo viaggio: per arrivare alla cascata Velo de la Novia passiamo per il fiume, che ha tipo 15 cascate, tutte da scalare, una figata, alcune di una decina di metri, con l’acqua che ti cade addosso, a piedi nudi sulla pietra, bellissimo! Negli stessi giorni conosco Harry, delle polizia antidroga, mentre io andavo in bicicletta e lui in moto: era triste perché aveva litigato con la ragazza, e ha pensato bene di affogare le sue pene d’amore con me... Beh con lui viaggio per un paio di giorni con la moto, prima alla caverna de las Virgenes, alta mezzo metro, strisciando nell’oscuritá e nell’acqua per raggiungere l’ultima camera (dove c’era una statutetta della Madonna), e alla Laguna de los Milagros, con un acquetta rilassante e tiepida (tra l’altro in sti giorni mi sono trasformato in uomo pesce, per tutte le cascate e fiumi che mi son fatto...) e un’altra caverna, con un sacco di uccelli strani e pappagalli, che tentiamo di salvare da un incendio nella stessa caverna (la montagna di semi che mangiano aveva preso fuoco...) . Ah, particolaritá della zona é la presenza fissa in strada della Ronda, dei civili armati a puntino, che controllano la strada, perché fino a pochi anni fa questa zona era famosa per il narcotraffico e il terrorismo, una specie di giustizia stradaiola...
I giorni in Tingo Maria terminano in fretta, con buoni affari anche con i braccialetti, e il viaggio continua verso Tarapoto, cittá ben piú a nord, con un viaggio di 12 ore e il passaggio di due fiumi in barca. Tarapoto non é bella come Tingo Maria, é piú grande e la selva é piú distante, ma comunque fa caldo assai: ad ospitarmi é Jorge, che non gioca nella mia stessa squadra (avete capito?). Nella zona rimango solo due giorni, giusto il tempo per visitare la laguna Azul, bella assai, dopo un viaggio di qualche ora nella parte dietro di un 4x4, in compagnia di altre 15 persone, e un ritorno uguale scroccato a una 4x4 di studenti, e la cascata Ahuashiyacu. Mitico il ritorno in autostop, caricato da una gip che trasportava cocona, legna e banane: aiuto i commercianti a scaricare la frutta e la legna nei vari punti di scarico, e alla fine mi danno addirittura la mancia ahah!
Da Tarapoto, con un po’ di fretta perché voglio essere a Natale a Cuenca per trovarmi con Letizia e Roberto di Huancayo, vado a Rioja, il posto meno turistico del globo, ma dove mi incontro con l’amica Monica, ex educatrice nella casa famiglia di Lima. Con lei passo tre giorni di relax e storie, e ne approfitto anche per lavare i miei panni sporchi, che erano tanti, e anche a lavare bene me stesso eheh, oltre a visitare un vicino fiumiciattolo super trasparente e super affollato di gente. Top attraction dei tre giorni il mitico maduro, una banana arrosto con arachidi e formaggio, una delizia che non mi sarei mai aspettato!
Da Rioja viaggio verso Chachapoyas, ma lo voglio fare in autostop: scelta sbagliata, visto che mi becco un bell’acquazzone amazzonico, che mi stravolgerá i giorni seguenti. Beh, l’attesa sotto l’acqua vale almeno un panettone, regalato da un autista impietosito ahahah. Chachapoyas, che si trova ben piú in alto e con un clima piú freddo, ed una vegetazione sempre rigogliosa, giá la conoscevo, c’ero andato 5 anni fa, ma ero rimasto solo un giorno, per vedere le belle rovine preincaiche di Kuelap. All’arrivo a Chachapoyas sento che qualcosa non va in me, e scelgo l’opzione ostello per potere riposare bene (tra l’altro un ostello ben figo): infatti, grazie all’acquazzone mi sono beccato la febbre, o qualcosa del genere, che mi indebolisce di un bel tot. Niente di fame (cosa incredibile), notte passata con mal di testa e a sudare l’anima, fino a inzuppare completamente la maglietta, e poi freddo polare e tremitii, che mi obbligano a coprirmi anche con il maglione (e non faceva freddo). Cosí per due notti, ma ció non mi impedisce di andare a visitare i sarcofagi di Karajia (con degli amici artigiani spagnoli e argentini), incastonati in una isolata parete in mezzo ai monti, e la cascata del Gocta, la terza piú alta del mondo, dopo una camminata di 16 km, fatta mezzo agonizzante per la salute da leone. Ritorno in autostop leggendaria, prima con un auto che trasportava pesce (bleah), e poi con una gip, con il padrone del veicolo che si rivela un riccone che alla fine mi regala 40 soles e mi offre un passaggio con un bus della sua compagnia (possedeva una compagnia di trasporti!).
Il giorno dopo é l’ora di lasciare il Perú, per entrare finalmente in Ecuador: la salute é un pochino migliorata, sará la Tachipirina, e il viaggio per Loja dura esattamente un giorno e un’ora: per arrivare alla frontiera, isolata, tra selva e monti, comincio a viaggiare alle 8, cambio 5 mezzi, per arrivare alle 7 di sera, e poi, dopo le formalitá, attraverso il fiume, entro in Ecuador e prendo uno scomodissimo camion di legno per passeggeri che va per una strada decisamente piena di buchi fino a Zumba (dove vengo assalito da due adolescenti assatanate), e poi un altro bus a mezzanotte per Loja, che raggiungo alle  9 del giorno dopo. Una crociata praticamente, anche perché non sto proprio bene. Ed infatti, due dei tre giorni a Loja passati in casa di Antonio praticamente me li dormo, como un ameba! Eh, avevo bisogno di riposare quello che non avevo riposato a Chachapoyas. Antonio tra l’altro é un neonazista appassionato di Hitler, meglio quindi che i giorni me li sono passati dormendo, senza sentire i suoi discorsi: meno male che la nonnina di Antonio e suo fratello si sono presi cura di me amorevolmente, comprandomi pure le medicine, fino a curarmi completamente. Beh, Loja non l’ho visitata molto, ma la differenza con il Perú é molta: c’é ordine e disciplina, il traffico é regolare, non c’é casino... Oddio, come potró resistere a tutto ció??? Inoltre, qua usano i dollari, che americanata... Comunque la cittá é carina, e fa pure ridere, perché ha un castello, stile europeo, peró palesemente falso!!! Che roba... I dintorni sono verdeggianti, e si respira pulizia e serenitá.
Comunque, l’avventura ecuatoriana é appena cominciata, e il viaggio continua, in direzione di Cuenca, dove mi incontreró con Roberto e Letizia!
Hasta luego!

sabato 15 dicembre 2012

Las Fotos!

Un po' di foto montanare ad alta quota! Piú o meno...


Cholita nel Cerro Torre Torre in Huancayo


Paesaggio rurale huancaino


In radio con Roberto e Mattia, con facce furbe....


Santuario di Santa Rosa di Ocopa


Mattia salva il pollo Paul da un dragone di un parco poco gaudiano di Huancayo


Peruvian Skyes, cantavano i Dream Theater...


Nelle pozze termali di Huancavelica con Mattia


Sacsamanca


Miniere abbandonate... di Moria!


Il paesello abbandonato di Santa Barbara


Martin, Pepe, il bello e Freddy in Ayacucho


Casetta sopra la casetta a Quinua


Nell'obelisco di Quinua i piú attenti noteranno che anche il pollo Paul ha combattuto per la battaglia d'indipendenza


Un uomo e il suo pollo su una montagna huacainense


La mitica casa di Huancayo!


Verdi valli huanuqueñas


L'ultima delle cinque lagune di Pigchacocha


Il pollo Paul ammira la bellezza del paesaggio di Pigchacocha