Le mie profetiche
parole si sono avverate, e nella selva mi hanno accolto con gustosa allegria un
sacco di manghi, cocchi e juanes (specie di tamales fatti con il riso)! Che delizia!
E’ come stare in un supermercato gratis, dove puoi raccogliere la frutta
direttamente dagli alberi senza che nessuno ti faccia problemi, tanto ce n’é
troppa ovunque! E frutta che manco avevo mai visto... A Tingo Maria, bel
paesetto contornato da vegetazione fitta e colline verdissime, arrivo con un
cambio di clima bello tosto, caldo assassino, e meno male, ci voleva un po’ di
caldo della selva! Ad accogliermi assieme a tutta la sua bella famiglia é Jaki,
una brava ragazza della selva che nello stesso momento sta accogliendo anche a
Fran, una ragazza neozelandese che sta viaggiando da poco, giusto 3 anni, tra
Canada, Italia, Spagna e Sudamerica, comunque gran persona, super sportiva tra
l’altro (me ne accorgero’ nei giorni seguenti...). Jaki e la familia possiedono
una yogurteria, delizie delle delizie, yogurt naturale con frutta tropicale,
praticamente mi sono fatto una overdose di latticini per quasi una settimana:
ah, inoltre, sono assai evangelici in familia, e quindi conosco anche mezza
comunitá evangelica di Tingo Maria, e con qualcuno di loro (Ezequiel e Debora) nei
giorni successivi andro’ a passeggiare per i dintorni del paesetto, come nella
bella cascata di Gloriapata, e con i quali mi cimenteró nella prova del cuoco,
preparando pizza e panzerotti in quantitá industriali. Con Fran si corre, si va
in bicicletta e soprattutto andiamo a scalare le cascate, una delle cose piú
belle di questo viaggio: per arrivare alla cascata Velo de la Novia passiamo
per il fiume, che ha tipo 15 cascate, tutte da scalare, una figata, alcune di
una decina di metri, con l’acqua che ti cade addosso, a piedi nudi sulla
pietra, bellissimo! Negli stessi giorni conosco Harry, delle polizia antidroga,
mentre io andavo in bicicletta e lui in moto: era triste perché aveva litigato
con la ragazza, e ha pensato bene di affogare le sue pene d’amore con me... Beh
con lui viaggio per un paio di giorni con la moto, prima alla caverna de las
Virgenes, alta mezzo metro, strisciando nell’oscuritá e nell’acqua per
raggiungere l’ultima camera (dove c’era una statutetta della Madonna), e alla Laguna
de los Milagros, con un acquetta rilassante e tiepida (tra l’altro in sti
giorni mi sono trasformato in uomo pesce, per tutte le cascate e fiumi che mi
son fatto...) e un’altra caverna, con un sacco di uccelli strani e pappagalli,
che tentiamo di salvare da un incendio nella stessa caverna (la montagna di
semi che mangiano aveva preso fuoco...) . Ah, particolaritá della zona é la
presenza fissa in strada della Ronda, dei civili armati a puntino, che
controllano la strada, perché fino a pochi anni fa questa zona era famosa per
il narcotraffico e il terrorismo, una specie di giustizia stradaiola...
I giorni in Tingo
Maria terminano in fretta, con buoni affari anche con i braccialetti, e il
viaggio continua verso Tarapoto, cittá ben piú a nord, con un viaggio di 12 ore
e il passaggio di due fiumi in barca. Tarapoto non é bella come Tingo Maria, é
piú grande e la selva é piú distante, ma comunque fa caldo assai: ad ospitarmi
é Jorge, che non gioca nella mia stessa squadra (avete capito?). Nella zona rimango
solo due giorni, giusto il tempo per visitare la laguna Azul, bella assai, dopo
un viaggio di qualche ora nella parte dietro di un 4x4, in compagnia di altre
15 persone, e un ritorno uguale scroccato a una 4x4 di studenti, e la cascata
Ahuashiyacu. Mitico il ritorno in autostop, caricato da una gip che trasportava
cocona, legna e banane: aiuto i commercianti a scaricare la frutta e la legna
nei vari punti di scarico, e alla fine mi danno addirittura la mancia ahah!
Da Tarapoto, con
un po’ di fretta perché voglio essere a Natale a Cuenca per trovarmi con
Letizia e Roberto di Huancayo, vado a Rioja, il posto meno turistico del globo,
ma dove mi incontro con l’amica Monica, ex educatrice nella casa famiglia di
Lima. Con lei passo tre giorni di relax e storie, e ne approfitto anche per
lavare i miei panni sporchi, che erano tanti, e anche a lavare bene me stesso
eheh, oltre a visitare un vicino fiumiciattolo super trasparente e super
affollato di gente. Top attraction dei tre giorni il mitico maduro, una banana
arrosto con arachidi e formaggio, una delizia che non mi sarei mai aspettato!
Da Rioja viaggio
verso Chachapoyas, ma lo voglio fare in autostop: scelta sbagliata, visto che
mi becco un bell’acquazzone amazzonico, che mi stravolgerá i giorni seguenti.
Beh, l’attesa sotto l’acqua vale almeno un panettone, regalato da un autista
impietosito ahahah. Chachapoyas, che si trova ben piú in alto e con un clima
piú freddo, ed una vegetazione sempre rigogliosa, giá la conoscevo, c’ero
andato 5 anni fa, ma ero rimasto solo un giorno, per vedere le belle rovine preincaiche
di Kuelap. All’arrivo a Chachapoyas sento che qualcosa non va in me, e scelgo l’opzione
ostello per potere riposare bene (tra l’altro un ostello ben figo): infatti, grazie
all’acquazzone mi sono beccato la febbre, o qualcosa del genere, che mi
indebolisce di un bel tot. Niente di fame (cosa incredibile), notte passata con
mal di testa e a sudare l’anima, fino a inzuppare completamente la maglietta, e
poi freddo polare e tremitii, che mi obbligano a coprirmi anche con il maglione
(e non faceva freddo). Cosí per due notti, ma ció non mi impedisce di andare a
visitare i sarcofagi di Karajia (con degli amici artigiani spagnoli e argentini),
incastonati in una isolata parete in mezzo ai monti, e la cascata del Gocta, la
terza piú alta del mondo, dopo una camminata di 16 km, fatta mezzo agonizzante
per la salute da leone. Ritorno in autostop leggendaria, prima con un auto che
trasportava pesce (bleah), e poi con una gip, con il padrone del veicolo che si
rivela un riccone che alla fine mi regala 40 soles e mi offre un passaggio con
un bus della sua compagnia (possedeva una compagnia di trasporti!).
Il giorno dopo é
l’ora di lasciare il Perú, per entrare finalmente in Ecuador: la salute é un
pochino migliorata, sará la Tachipirina, e il viaggio per Loja dura esattamente
un giorno e un’ora: per arrivare alla frontiera, isolata, tra selva e monti,
comincio a viaggiare alle 8, cambio 5 mezzi, per arrivare alle 7 di sera, e
poi, dopo le formalitá, attraverso il fiume, entro in Ecuador e prendo uno
scomodissimo camion di legno per passeggeri che va per una strada decisamente
piena di buchi fino a Zumba (dove vengo assalito da due adolescenti assatanate),
e poi un altro bus a mezzanotte per Loja, che raggiungo alle 9 del giorno dopo. Una crociata praticamente,
anche perché non sto proprio bene. Ed infatti, due dei tre giorni a Loja
passati in casa di Antonio praticamente me li dormo, como un ameba! Eh, avevo
bisogno di riposare quello che non avevo riposato a Chachapoyas. Antonio tra l’altro
é un neonazista appassionato di Hitler, meglio quindi che i giorni me li sono
passati dormendo, senza sentire i suoi discorsi: meno male che la nonnina di
Antonio e suo fratello si sono presi cura di me amorevolmente, comprandomi pure
le medicine, fino a curarmi completamente. Beh, Loja non l’ho visitata molto,
ma la differenza con il Perú é molta: c’é ordine e disciplina, il traffico é
regolare, non c’é casino... Oddio, come potró resistere a tutto ció??? Inoltre,
qua usano i dollari, che americanata... Comunque la cittá é carina, e fa pure
ridere, perché ha un castello, stile europeo, peró palesemente falso!!! Che
roba... I dintorni sono verdeggianti, e si respira pulizia e serenitá.
Comunque, l’avventura
ecuatoriana é appena cominciata, e il viaggio continua, in direzione di Cuenca,
dove mi incontreró con Roberto e Letizia!
Hasta luego!
a Chacha ostello figo? quello in piazza? Potevi fermarti a Zumba una notte invece che fare la tirata fino a Loja! in termini di pulizia ed educazione, Ecuador batte Perù 6-0 6-0!! :) Goditelo!
RispondiEliminaNo a Chacha l'ostello era in calle Amazonas, a 5-6 cuadras dalla piazza, l'hanno aperto tipo ad aprile, é un backpacker's hostel...
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