sabato 20 ottobre 2012

Un giorno triste...


Oggi é un giorno triste… Dopo centinaia di km camminati, calpestato qualsiasi tipo di suolo, dai laghi salati della Bolivia e Chile alle terre rosse di Paraguay e Argentina, pestato decine di cacche di cane, giocato svariate partite di calcio e puzzato per molte ore, i miei cari sandali mi abbandonano, per il paradiso dei sandali, dopo una lunga agonia causata dai buchi nelle suole. Vi ricorderó sempre con affetto, o miei cari e affezionati compagni di viaggio, avete compiuto bene il vostro dovere! Adios sandalias, hicieron bien su trabajo, ahora descansen en paz! Amén.



… si aggiungono alla lista dei morti, ovvero due cuffiette per lettore mp3, la voce di due polli, diversi files mp3, due sottopiedi di scarpe, mentre ricordo con affetto il salvataggio in extremis dalla morte per ben due volte delle scarpe (prodigi dei scarpaioli peruviani e boliviani) e la macchinetta digitale (salvata da un tecnico boliviano), mentre vivi con lesioni permanenti rimangono la maglietta dell’Italia, bucata dall’acido della batteria, e tutte le calze, ormai irrimediabilmente perforate... la pace stia con loro, e anche la forza.

mercoledì 17 ottobre 2012

Part XV: Lima part 3 (20/09/12 - 17/10/12)

Dopo qualche millennio ritorno a scrivere su questo blog abbandonato al proprio destino, alla deriva nell’immensitá del web, dove voi state perdendo il vostro tempo in questo momento, invece di approfittare della bella giornata di sole splendente che esiste al di fuori della vostra oscura cameretta. Nel frattempo, tra il vecchio post e questo, é successo di tutto, dalla caduta del Muro di Berlino all’invenzione del frigorifero, dall’atterraggio sulla Luna alla riforma della Gelmini, e  altre cose piú amene che vi racconteró in maniera piú o meno svaccata. Eh si, perché é passato piú di un mese, e la mia vecchia mente sta perdendo colpi! Ma non si fará mai intrappolare dal lato oscuro della forza, miei giovani Jedi! L’avvenimento piú importante, a proposito di Jedi, é stata ovviamente la visione, per sei domeniche consecutive, di Guerre Stellari, tutti e sei gli episodi! Che emozione! Beh dai no, é successo di meglio...
Innanzitutto, c’é stato l’anniversario della casetta, che ha compiuto ben 7 anni! Cioé praticamente sta in seconda elementare. L’anniversario, che per essere organizzato ha richiesto un sacco di tempo (beh una settimana...), é venuto bene, con una settantina/ottantina di invitati (tra i quali vecchie conoscenze della casa, ragazzi che non vedevo da tempo e che mi ha fatto superpiacere incontrare di nuovo), torneo di calcetto (arbitrato da me stesso, che dopo un sacco di tempo riprendevo in mano un fischietto, nostalgia canaglia...), ottimo cibo (una deliziosa carapulcra, ovvero riso con una salsa fatta con arachidi, patata essicata e maiale, e inoltre un’ottima torta preparata dal nostro pasticciere Victor), molta musica e divertimento, che ha lasciato molto soddisfatti i nostri ragazzi.
Ah, il post precedente vi parlavo dello sciopero dei professori, beh é durato piú di un mese! Sti tamarri hanno praticamente lasciato i ragazzi al loro destino per un sacco di giorni, e adesso devono recuperare tutto in poco tempo, visto che le scuole qua finiscono a fine dicembre (comincia l’estate, e il Natale si passa in mezzo alle palme con un ghiacciolo in mano praticamente), con la conseguenza che adesso si studia fino alle cinque del pomeriggio tutti i giorni. Ma si puó?
La vita in casa scorre piú o meno regolare, tra alti e bassi dei ragazzi, e con sempre un sacco di cose da fare. Tra un corso di pasticcieria, l’orto, i compiti, le trottole (gioco super di moda qua...) , adesso i ragazzi sono super presi con il campionato Lima Kid: all’inizio é stato un flop totale, con una sconfitta per 9 a 1 (e in mezz’ora di gioco!) contro la casa famiglia Cima, pero’ poi le cose sono migliorate con una vittoria a tavolino per mancanza della squadra avversaria, un’altra sconfitta (ahah! ma per 5 a 2, contro Juan Pablo II), fino ad un’importante vittoria per 5 a 1 contro la casa tedesca Westfalia (tié! I tedeschi non vinceranno mai!)... Tra due settimane lo scontro decisivo per vedere se si passa di turno. Per conto mio, meno male riesco a giocare a calcio regolarmente, cosí incontro la pace interiore, mostrando a tutto il popolo peruviano le destrezze calcistiche e prodezze balistiche in mio possesso (ah si?).
L’altro giorno sono andato in Cile, perché ridendo e scherzando, sono passati quasi 3 mesi dal mio ingresso in Perú, e visto che all’entrata al paese mi avevano dato 90 giorni di permanenza, questi stavano scadendo, e per non prendere la multa e aver problemi con l’ufficio di immigrazione peruviana (clandestino!), sono dovuto uscire dal confine nazionale. Dovete sapere che se esci dal paese, poi se entri di nuovo ti danno nuovamente 90 giorni (o 180, o 30, o 60, a discrezione del tipo che fa la pratica, che segue un non ben chiaro metodo...). Beh dovevo scegliere se andare a nord o a sud, ma visto che a nord non mi piace per niente la frontiera con Ecuador (quattro anni fa la maledetta polizia di frontiera peruviana voleva che li pagassi, che abusivi...), allora ho scelto di ritornarmene a sud, verso il nord del Cile, alla cittá di Arica, che giá conoscevo. Il viaggio é stato giusto un po’ lungo, 22 ore andata, dormita nella stazione degli autobus la notte, e poi ritorno per altre 22 ore, 3 giorni giusto un po’ pesanti. Che sono stati seguiti da una intera notte a ballare salsa! Incredibile vero? Un pezzo di legno in mezzo a ballerini bravissimi (e diciamolo, in mezzo a un mare di donzelle decisamente gnocche, da mal di testa...), ma ci sono dei miglioramenti dai...
Che altro raccontarvi? I braccialetti vanno bene, adesso do’ anche lezioni di chitarra a un giovane del paesetto dove sto (una specie di evangelista convinto, al quale, prima di sapere che lo fosse, avevo consigliato l’ascolto di Black Sabbath e Iron Maiden tra gli esempi di buoni chitarristi che doveva conoscere... si sará traumatizzato...), la gatta Nieve ha ripreso a cacciare piccioni dopo l’operazione, le galline sono al 65% della produzione (come si aumenta la produzione delle galline, qualcuno lo sa?), c’é una superproduzione di erba cipollina nell’orto della casa (ah si? Interessante...), il tempo é sempre grigio (nell’ultimo mese avro´ visto il sole 5 volte...), Ugo Chavez ha di nuovo vinto le elezioni in Colombia, il Perú ha pareggiato contro l’Argentina, le mie scarpe sono ormai piú buchi che scarpe (ma verranno riparate dai miracolosi scarpaioli peruviani spero, come successe giá a Cochabamba), e poi boh, non mi vien in mente altro che non sia meno noioso di giá quanto scritto fino ad ora, quindi meglio che terminiamo qua!
Hasta luego!

mercoledì 19 settembre 2012

Part XIV: Lima part 2 (20/08/12 - 20/09/12)


Dopo alcuni millenni, migliaia di accadimenti, rivoluzioni, guerre, amori ed ere glaciali, ritorno a scrivere qualcosa. E nessuno ne sentiva la mancanza! Bon, che vi racconto... Sono sempre a Lima e l’accadimento piú importante che é successo in questo lasso di tempo indefinito é che oggi é terminata finalmente la Saga della Gatta! Cioé, é stata messa la parola fine al problema dei gatti! Beh non é la cosa piú importante che é successa peró io sono contento eheh! La gatta Nieve é rimasta orfana di figli, visto che dopo innumerevoli tentativi per regalare i gattini, tutti sono stati dati via, la maggiorparte ai parenti, vicini, zii e quant’altro, dei ragazzi della casa (che siano finiti in qualche pentola? Tirati sotto da un mototaxi? Mangiati da un cane? Chi lo sa! Il problema non é piú nostro!). E oggi la gatta Nieve é rimasta orfana pure del suo organo riproduttore, visto che l’ho portata a sterilizzare all’universitá di veterinaria, dopo giorni di terrore con la preoccupazione che sfornasse altri duemila gattini. Ah, siamo rimasti orfani anche di 9 galline: visto che non producevano piú, sono state vendute, adesso staranno al caduccio nello stomaco di qualche fortunato, sotto forma di delizioso caldo de gallina! E adesso é l’ora di comprare i pulcini!
A parte questo, molto altro é successo, ma diciamo che piú o meno la vita in casa ha una certa routine, con un sacco di cose da fare, soprattutto dopo che l’assistente sociale Judith ci ha lasciato per ritornarsene tra le montagne: con la sua mancanza adesso c’é molto di piú da fare, soprattutto con la spesa e tutto il materiale che i ragazzi necessitano. Beh, la quantitá di materiale per scuola, laboratori e altre varie attivitá alle quali partecipano é enorme, ogni giorno si spendono un sacco di soldi, cavolo ci credo che Ale fa di tutto per risparmiare e far quadrare i conti della casetta. A proposito, anche Ale ha lasciato la casa un po’ di tempo fa, per tornare in Italia... I ragazzi sono sempre dediti alle loro attivitá, Victor si impegna un sacco con il corso di pasticceria, con ottimi risultati (le sue torte sono una delizia), José Luis costriusce i suoi mobili ed Esaú fabbrica pantaloni e altri capi, mentre tutti gli altri sono impegnati soprattutto con la scuola. Scuola che da due settimane e mezza praticamente non vedono, visto che gli insegnanti sono in sciopero! Bene, va bene protestare, ma sti insegnanti peruviani per me non c’hanno ragione, il livello di educazione in Perú fa schifo e parte della colpa é anche loro. Tempo fa scioperavano perché lo stato aveva “osato” dire ad una parte di loro che non potevano continuare a insegnare perché non avevano passato l’esame per essere professore, e nonostante ció loro volevano continuare ad insegnare. Cioé asini che insegnano ai ragazzi a diventare asini. Come se io a fine anno avessi 5-6 materie giú, ed ugualmente voglio passare l’anno... Adesso scioperano per il livello degli stipendi, che é sí basso, ma é basso come il loro livello di educazione (tipo profe di inglese che commettono errori da livello base di lingua...). Vabbé, che ci vuoi fare... Per ora i ragazzi sono super presi dal campionato Lima Kids che comincerá la prossima settimana, un campionato che si gioca tra varie case famiglia e di accoglienza di Lima. Hasta la victoria!
Una mattina a settimana vado sempre al preventivo ad insegnare a fare i braccialetti con Martin ai ragazzi che vengono rinchiusi in queste specie di mini-carceri giovanili. A parte insegnare i braccialetti, l’obiettivo di tutto ció é anche “monitorare” il preventivo, conoscere i ragazzi e vedere se si possono aiutare in qualche maniera, e purtroppo anche qua si scoprono casi di abuso della polizia: giusto qualche giorno fa, un paio di ragazzi non potevano stringere troppo i nodi dei braccialetti perché dicevano  che gli facevano male le dita, e alla fine Martin é venuto a sapere che uno della polizia li aveva picchiati con il manganello sulle dita, solo perché si erano svegliati troppo lentamente. La denuncia é stata fatta, ma come altre mille cose, il tutto é finito con un nulla di fatto, con solo una specie di richiamo e nessun organo é andato a vedere direttamente la situazione dei ragazzi.
Tra gli accadimenti top di questo lasso spazio temporale indefinito, c’é stata la partecipazione alla mezza maratona di Lima, cioé 21 km: l’obiettivo era quello di migliorare il tempo della Maratona di Santiago de Chile, raggiunto con successo, con un tempo di 1h40m (secondo il mio orologio), o 1h38m (secondo l’orologio ufficiale). Soddisfazione! Tra l’altro la maratona é stata baciata dalla presenza del sole, cosa rara nell’inverno limeño, e dal concerto finale del mitico gruppo de La Sarita, band che si dedica ad un “rock andino”, ovvero rock influenzato dalla musica andina, con strumenti tipici e ballerini tradizionali, un ottimo spettacolo. A proposito di concerti, mi sono gustato anche un bel festival di metal peruviano, anche qua c’é metal di qualitá, solo che fa strano ascoltarlo in questo contesto, in pratica é come andare a ballare salsa in Norvegia no?
Bon, a parte questo, non ho nient’altro da raccontare, o meglio, ci sarebbe altro da raccontare ma ho voglia di andare a letto, quindi accontentatevi!  Hasta luego!

venerdì 7 settembre 2012

La musica!

Tanto per completare l'atmosfera sudamericana, oltre ai racconti e alle foto, manca la fondamentale e onnipresente musica del Sudamerica: ecco a voi alcune canzoni che hanno accompagnato fino ad adesso il mio viaggio... non tutte di buona qualità, alcune veramente pessime, altre degne di nota! Buon ascolto!



Calle 13 - Latinoamerica: beh normalemente non è il mio sound, pero' questa è ottima!


Pappo - Rute 66: il mitico Pappo, idolo hard blues argentino


Silvio Rodriguez - Playa Giron: maestro della trova cubana, chitarra, voce e temi sociali


Gustavo Lima - Balada Boa: purtroppo questa canzone mi perseguita...


Almafuerte - Las aguas turbias: ovviamente argentini (il rock argentino è il top in Sudamerica), ho sentito commenti che il chitarrista nel suo momento era meglio di Van Halen e Battencourt..mah...


Chico Trujillo - Loca: gran gruppo cazzaro chileno! idolo!


La Mano Ajena - Favella: altra banda chilena dai ritmi...balcanici!


Rata Blanca - La leyenda de la hada y el mago: il meglio del metal argentino, tra Rainbow, Deep Purple e Malmsteen!


Purtroppo esistono anche i Wachiturros e il Ragetton...


Cafe Tacuba - Ingrata: i grandi Cafe Tacuba, messicani! olè!


La Renga - A tu lado: rooooook argentino!

Purtroppo in Peru imperversa la cumbia...


La Sarita - Carnaval: però in Perù c'è anche La Sarita, rock & folk!


Camila Moreno - Cae y Calla: la brava cilena, solo chitarra e voce...


Astor Piazzolla - Libertango: immancabile!

sabato 25 agosto 2012

Part XIII: Lima part 1 (26/07/12 - 20/08/12)


Oplà, rieccomi qua (che per voi è là, ma per me è qua)! Dove sono? A Lima! Beh, non proprio a Lima, non nel centro almeno, bensì nella “lontana” Pachacamac, ultimo quartiere a Sud della città, nella “lussureggiante” valle di Lurìn... Lussureggiante tra virgolette, perchè a confronto della brulla, trafficata, contaminata, smoggheggiata e incasinata Lima almeno qua si vedono quattro alberi, un po’ di erba e tanti campi... Il perchè di questo isolamento agreste è il mio ritorno tra mura conosciute, ovvero (tra l’altro, ovvero usato così non va bene, in verità vi dico esso ha la stessa funzione di un “o”... cose da esame della patente...) quelle della casa famiglia Rayitos de Luz, che, per chi non lo sapesse (ignoranti!), mi ospita per la quarta volta e dove faccio volontariato con ragazzi di strada con problemi di consumo di droghe (il più delle volte colla da scarpe).
Nella casetta, al mio arrivo a Lima (dopo una notte passata in casa di Martin), ritrovo le facce conosciute dei ragazzi che lì vivono: Anthony, un bassetto che un giorno diventerà famoso con il calcio, appena imparerà a passare la palla; Esaù, montanaro amante delle galline; Angel, giocherellone della selva; Johnatan, il più piccoletto della casa, che non vedevo da 3 anni e che è cresciuto a dismisura; Josè Luis, il falegname riservato; Victor, il pasticcere della casa (ottime le sue torte!) e Kervin, anche lui cresciuto un bel tot.E poi gli animatori Edi, Eli e Nilo, oltre alle new entry (almeno per me) Silvia e Judith, la psicologa e l’assistente sociale, Freddy (educatore di strada), la signora Rosa, la cuoca della casa (yuppiiii!), e ovviamente Martin (educatore di strada) e Ale (...mmm la direttrice della casa? Il super capo? ahah), già trovati a Cochabamba con Pepe. I ragazzi della casa sono tutti cresciuti un sacco, già non sono bambini, ma adolescenti (Esaù quasi ha 18 anni...), e al vederli mi sorprendono un bel po’. Dopo pochi minuti sono già ri-ambientato ai ritmi della casetta, in clima vacanziero, visto che qua ci sono le vacanze invernali per un paio di settimane, mentre lì da voi c’è un caldo cane! Comunque sia, sarà inverno, ma mica fa tanto freddo, più o meno 15 gradi di media: la cosa che più rende triste, talmente tanto che anche il pupazzo Gnappo sarebbe triste, è il grigio cielo di Lima, che in inverno è SEMPRE, e dico SEMPRE, dello stesso colore. E questo succede solo qua, appena vai fuori da Lima splende il sole porco cane! Per effetto di una non so che questione atmosferica, per il fatto che le nuvole del Pacifico devono fermarsi proprio qua, alla quale si aggiunge l’inquinamento a mille della città, e allora tombola, grigio forever: in tre settimane di Lima, vi giuro che ho visto il cielo azzurro solo una mattina. E vabbè...
Comunque, in questo tempo a Lima, di cose ne ho fatte un tot, andando per ordine, il mitico campeggio con i ragazzi, per me il numero 3. Anche questa volta si va a Chosica, paesetto collinare a 30 km da Lima, dove incredibilmente splende il sole e fa caldo (cosa che ci permette di andare in piscina!). Come la volta scorsa, anche quest’anno mi occupo dei giochi, per tre giorni di divertimento e spettacolari partite di calcio, ruba bandiera, super quizzoni, prove al limite della resistenza umana, fuochi notturni e notti umide in tenda: ah, al campeggio ci sono anche Flor, ragazza della quale Martin è padrino, e Andrea, ragazza che ha passato 4-5 anni nella casa e che ormai ha raggiunto la indipendenza, con un lavoro e un appartamento, che soddisfazione!
Tra le novità della casa è da segnalare l’apparizione di una cagnolina, Negra, e di sei, e dico sei, gatti malefici, una gatta mamma, Nieve, e cinque gattini... O erano sei? Beh, il fatto è che tutti sti animali, anzi, sti gatti, li spedirei tranquillamente, e senza rimorsi, sulla luna, e con una bombola piena di arsenico per assicurarmi il loro decesso ahahah. Il fatto è che, oltre ad essere allergico ai gatti, ma questo è un problema mio, sti gatti si infilano ovunque per entrare in cucina e magnarsi quello che incontrano... eh no! Io ho fame! Una mattina mi sono svegliato e ho trovato una mattonella di burro in mezzo al giardino: qualcuno si era dimenticato la porta aperta e la gatta ne ha approfittato per rubarsi il burro per la colazione, sta maledetta... Tra l’altro, è una battaglia persa, perchè i ragazzi lasciano sempre la porta aperta: ogni due minuti e 45 devo urlare “la puertaaaaaaaaaa!!!!” con la potenza di 25 Marshall  perchè si ricordino di chiuderla... E vabbè, comunque il problema si sta risolvendo, e adesso siamo rimasti con una gatta grande e 2 gattini, il resto, cane compreso, tutti regalati! Dai tanto di animali ne abbiamo a sufficienza, nel gallinaio ci sono ben 30 galline, che ci danno un bel tot di uova, che riusciamo pure a vendere. Anzi, oggi il numero si è abbassato, 8 di loro, le galline vecchie, hanno intrapreso il loro ultimo viaggio verso la pentola: è proprio vero che gallina vecchia fa buon brodo (eh oh, non producevano più...).
A parte tutte queste belle cose, sono quasi stato vittima di un’assalto di ladri. Un bel giorno, una domenica pomeriggio, me ne andai con Victor a correre, destinazione il Cerro de la Cruz, una collinetta con una croce sulla cima, a 20 minuti di corsa dalla casetta. Beh, al scendere dalla collinetta, dove c’è un paesetto, vediamo che ci sono 6-7 ragazzi al fondo della lunga scalinata: vedo Victor con una faccia strana e gli chiedo “Ma secondo te sono dei ladri?”, e lui è in dubbio, ma poi vediamo che si stanno facendo delle foto e allora decidiamo di proseguire. Peccato che avvicinandoci, si rendono conto che Victor ha in mano il suo lettore mp3 e lo bloccano, gli tirano un paio di calci e glielo rubano: io, che ero un paio di metri più avanti, mi accorgo un paio di secondi dopo che l’hanno fermato, e mi blocco non sapendo che fare, 6-7 ragazzi sono un bel po’... Dopo un attimo, si accorgono che anch’io ho le cuffiette, mi indicano e mi dicono qualcosa, Victor intanto scappa, e cominciano a inseguirmi. Io me ne scappo a gambe levate, mi tirano delle pietre, mancandomi, scendo dalla collinetta a mille all’ora passando tra le baracche, vedo Victor che scappa per un’altra via, e poi lo perdo di vista. I maledetti ladri li riesco a distanziare, e mi incontrerò dopo qualche minuto con Victor, poverello, scosso ma tutto intero... E vabbè, cose che succedono a Lima...
Con Martin tutti i martedì ci dedichiamo a insegnare a fare braccialetti ai ragazzi del preventivo, una specie di “prigione” per ragazzi di strada che la polizia raccatta su con delle retate, e che serve come luogo di “smistamento” degli stessi, verso case di accoglienza (spesso di dubbia qualità) o verso le famiglie (se si degnano di apparire). Questa è una delle poche attività che si organizzano per questi ragazzi, e che almeno potrebbe essergli utile, una maniera di guadagnarsi la vita in maniera onesta: inoltre, avvicinandoci in questa maniera a loro, si intendono le loro esigenze, parlano, e si capisce anche che trattamento ricevono dalla polizia che tanto amabilmente li accoglie sotto la sua ala protettiva, eh si... Con Martin colgo l’occasione anche si passare una giornata a fare lavoro in strada, incontrandomi con un paio di ex ragazzi della casa, Jonel e Lourdes, già mamma da più di un anno, e di visitare altri ragazzi che vivono in case fatiscenti nei quartieri più poveri di Lima: la situazione di degrado, sia dei ragazzi (vita in strada, droga, botte e quant’altro...) che del luogo (igiene zero, catapecchie...) è sempre impattante, ma qualcosa bisogna pur fare...
Domenica scorsa ho avuto l’occasione di ritornare a fare una visita alla prigione di San Juan de Lurigancho (dopo 4 anni), la più grande del Perù, ubicata in un quartiere di un milione e mezzo di persone, molte delle quali si sono trasferite dalla provincia alla città una decina di anni fa in maniera molto disordinata, ed è per questo che il quartiere è tra i più poveri della capitale. Beh, la situazione rispetto a 4 anni fa non è per niente cambiata, e uscendo dalla prigione mi è rimasta la stessa sensazione di odio, frustrazione e impotenza di fronte alla condizione e al trattamento che ricevono i carcerati, la maggior parte proveniente dalla sezione più povera della società. A confronto, le carceri italiane sono l’Hilton e i prigionieri italiani sono trattati con la stessa grazia della regina d’Inghilterra. Con Martin e Freddy ci organizziamo per bene prima di entrare nella carcere, perchè sono proibite un bel po’ di cose, come cellulari (ovvio), magliette nere, scarpe con lacci, bibite gasate di colore nero, yogurt (perchè puo’ fermentare), non si puo’ entrare con i capelli sciolti, e un sacco di altre cose assurde... Vabbe’, se è per la sicurezza della prigione ci puo’ anche stare... Il fatto è che è assurdo quello che poi si vedrà... Ci dividiamo le borse con i prodotti che porteremo ai ragazzi che andremo a visitare (che normalmente non ricevono visite nemmeno dai familiari), con banane, mandarini, sapone, carta igenica, scarpe, dolci ecc..., e per noi una quantità enorme di monetine. Perchè? Per la polizia, corrotta a livelli assurdi! Al primo controllo tutto ok, ma già dal secondo e tutti i successivi è un continuo richiedere di soldi o prodotti per lasciarti passare: il primo voleva le scarpe nella borsa, fottiti, il secondo voleva la mancetta per comprarsi la coca cola, ma va in mona, il terzo voleva i dolcetti che portavamo perchè “sto lavorando eh” (e allora comprateli porco due), il quarto ci ha lasciati in disparte per cinque minuti, timbrando tutti i documenti di quelli che stavano dopo di noi, perchè loro gli pagavano quello che lui richiedeva e noi no, fino a che ha visto che non mollavamo l’osso, e così via per un ora e mezza di coda, fino ad arrivare all’ultimo controllo, che ci ha fregato le scarpe nelle borse. Solamente pagando una mancetta ad un detenuto siamo riusciti a recuperarle... Mancetta al detenuto? Eh si, perchè dentro l’ambiente è totalmente tutto quello che non dovrebbe essere una prigione, una specie di enorme mercato dove tutto si può, tutto entra, e succede anche di tutto. Per gli oltre 20 padiglioni si vede gente che si prodiga in qualsiasi tipo di attività, dalla cucina alla vendita di sigarette, chiodi, verdura, droga, oltre a gioco d’azzardo o spettacoli di acrobazia o comici, il tutto per guadagnare qualche soldo per sopravvivere li dentro. Perchè se hai i soldi mangi, sennò muori di fame: la “paila”, il piatto base, una zuppa che danno solo a pranzo, per una settimana vale 3 soles (1 euro), ma bisogna guadagnarli quei tre soles. I detenuti con più soldi possono permettersi mole più cose, possono mangiare nei “ristoranti” della carcere, possono permettersi delle celle con televisione, dvd, stereo ecc... mentre gli altri dormono fuori al freddo. Non mi sorprende che quando c’è sciopero della polizia, i detenuti ne approfittano per mangiarsi i cani... In un sistema così, una persona che entra nella carcere ne esce sicuramente peggio, infatti molti sono quelli che questa carcere l’ha visitata 3-4-5 volte, perchè li dentro si impara a essere delinquenti. Le attività educative-ricreative che vengono organizzate sono pari a zero, e molte volte l’unica cosa che resta al detenuto è aggrapparsi alla religione: uno dei ragazzi che abbiamo visitato, Mancha, dentro da quattro anni e con altri sette da scontare, infatti era diventato una specie di “pastore” li dentro, con solo la bibbia a dargli conforto e a tenerlo lontano da un padiglione, il numero 4, dove l’80% per cento dei detenuti si drogava (dentro la prigione intendo...). I racconti dei detenuti che abbiamo visitato sono tristi, in pratica la loro condizione era decisamente migliore in strada che in carcere. Tutto ciò sotto la supervisione della polizia, che acconsente e promoziona tutto questo, perchè alla fine nelle loro tasche entra un sacco di denaro illecito, tra quello dei visitanti e dei detenuti che vogliono farsi passare qualcosa. Ultima goccia che fa traboccare il vaso, la coda di oltre due ore per USCIRE dalla carcere (perchè ovviamente il tuo documento ce l’hanno loro in custodia): tra i detenuti che cercano di venderti caramelle, fette di torta e sigarette, spettacolini comici, lustrascarpe e artigiani, passano ogni tanto dei poliziotti con la mano a cucchiaio dicendo “chi vuole saltare la coda paghi qua...”. Ma si può? Proprio senza vergogna... E vabbè, che ci vuoi fare? Niente praticamente, ce l’hanno loro il coltello dalla parte del manico.
Ecco, questo, e molto altro, è quello che ho passato nelle prime settiame di permanenza a Lima, a risentirci in queste stesse pagine virtuali tra un tot di tempo!
Hasta luego!


Ah, un paio condiderazioni: il centro di Lima è nettamente migliorato rispetto ad un anno e mezzo fa, si vede che il Perù sta “avanzando”. L’altra considerazione è che da La Paz ho un certo timore dei cani, e visto che in zona ce ne sono tipo un centinaio, viaggio sempre con le tasche piene di sassi. Oh, sti cani son aggressivi eh... Terza ed ultima considerazione: la cucina peruviana è la migliore del Sudamerica che conosco, tra Aji de Gallina, Arroz con Pollo, Papa a la Huancayina, Locro, Lomo Saltado, Tamales, Anticuchos ecc... mi sto proprio leccando i baffi!

mercoledì 15 agosto 2012

Las Fotos!


 Simpatici feti di lama nella Strada delle Streghe a La Paz


 Panorama di La Paz con l'Illimani sullo sfondo


 Il pollo Paul sorpreso dal bel paesaggio, nella collinetta famosa per il cane che sta sotto e che mi ha morso, ma ne è valsa la pena dai...


 Le mitiche zebre di La Paz!!! Il lavoro ideale...


 Viette coloniali a La Paz


 I boliviani seguono attentamente ciò che dicono i cartelli


 Tempio nella Isla del Sol


 Isla del Sol e Cordillera Real sullo sfondo


 La vista mattutina dall'hoteletto che mi ha accolto per una notte con gli amici dell'isola


Brasile e Argentina insieme in una bella colazione e charangata


 Sti paesaggi mi ricordano un po' la costa croata... che tentazione per il bagnetto!



Lago y cholitas


 Nave quasi vichinga sul lago


 Las Islas Flotantes vicino a Puno, Perù


 Isla Taquile


 Fruttaaaaa del mercato! Per un super succo!!


 Plaza de Armas a Cuzco


 La famosa pietra a 12 angoli!


 Plaza de Armas a Cuzco, dopo dei buoni affari con i braccialetti...


 La valle sacra degli Inca e il Rio Urubamba


 Classico lama tra le rovine!


 Tre polli


 Le Saline di Maras


 Scendendo verso le nuvole, da Cuzco a Ica


 Le famose Linee de Nazca dal mio jet personale, si puo' vedere l'uccello sulla destra e il Pollo, somma divinità per gli abitanti di quelle regioni


 Oh no! L'enorme Paulzilla vuole prosciugare l'oasi de Huacachina


 Beduino nel deserto


 Beduino terrorista nel deserto


 I mitici mototaxi!!!!


 Stradine di Cuzco, con mura incaiche




Il bel campanile di una chiesa di Cuzco...

mercoledì 1 agosto 2012

Part XII: Cochabamba - Lima (14/07/12 - 26/07/12)

Dopo le medie altitudini di Cochabamba e il tempo passato con Martin, Ale, Pepe e tutti gli altri conosciuti nella città, il viaggio è continuato verso La Paz, posizionata ben più in alto, a quasi 4000 metri. Attraversando le brulle e sconfinate regioni andine boliviane, la città, che ricordiamolo, NON è la capitale della Bolivia (infatti è Sucre, se non mi credete andate a vedere sull’enciclopedia), mi ha accolto in maniera ben diversa rispetto all’anno scorso: la volta scorsa infatti aveva piovuto quasi sempre, anche se era estate, mentre adesso, in inverno, il sole splendeva sulla regione, con caldo di giorno (da stare in maniche corte) e freddo becco di notte (eh, comunque non erano i -10 di Verona, forse arrivava a 0...). E di conseguenza la città mi è piaciuta molto di più! Beh, non è che in se la città sia bellissima, però è stata costruita in posizione spettacolare, in una specie di buco tra le montagne, e tutte le stradine di La Paz o salgono o scendono, con zone tipiche, chiese coloniali, mercati e casino. Ad accogliermi è Liz, mamma con due figli di 6 e 4 anni, che mi hanno tenuto parecchio impegnato, praticamente ho dovuto fare l’animatore per quattro giorni, e vabbè... tra l’altro in casa erano vegetariani, per lo meno ho mangiato sano per un periodo... In La Paz ho la prima mazzata economica dopo tanto tempo: la macchinetta fotografica, dopo giorni di estrema sofferenza e con un obiettivo ormai fuori uso, ha bisogno o dell’estrema unzione o di una riparazione semiprofessinale e soprattutto economica. 120 bolivianos è la cosa meno costosa che trovo, ma almeno il lavoro è fatto bene. I giorni a La Paz trascorrono tranquillamente, tra una visita alla Valle della Luna (più o meno è il centocinquantesimo luogo in Sudamerica che si chiama così, e tutti sti posti sono costituiti da paesaggi semidesertici con formazioni bizzarre con nomi altrettanto bizzarri) e numerose passeggiate nelle viuzze di La Paz (memorabile la Calle de las Brujas, ovvero delle streghe, dove nei vari negozi si possono trovare simpatici feti di lama per i rituali), per raggiungere i vari miradores, da dove si può apprezzare la bella vista della città da varie posizioni, lontani dal casino del centro, piccole oasi di tranquillità accompagnate da un buon mate (quello argentino eh...). La casa di Liz è posizionata di fronte ad una strana collina-montagnetta, simile alla Valle della Luna, e quindi un giorno decido di scalarla, ma non sarà facile. Infatti, l’amico numero uno dell’uomo, il cane, decise quel giorno che la relazione umano-canina non era più tanto idilliaca, ed è così che mi son preso un bel morso sulla gamba destra, da parte di un cane bello grandicello pure: simpatica la reazione del padrone, che, a meno di cinquanta metri dall’accaduto (e senza alzare un dito per evitare che il cane mi mordesse), mi rassicura dicendomi che è vaccinato (senza tra l’altro chiedermi scusa...). Bene, e che cavolo, intanto sono qua sanguinante e con i pantaloni strappati, tonto! E vabbè, comunque la passeggiata sulla collinetta la voglio fare, e passando per vie secondarie arrivo sulla cima, da dove si può vedere un ottimo paesaggio. A La Paz ho la “fortuna” di arrivare durante i giorni della festa per la fondazione della città, quindi mi sorbisco la super marcia serale, con il passaggio di tutte le autorità e un sacco di istituzioni pubbliche noiose: unico momento divertente, il passaggio delle zebre! Zebre? A La Paz? Certo: il lavoro di zebra a La Paz è importante e ben pagato, praticamente sono delle persone travestite da zebra che “istruiscono” la gente a passare sulle strisce pedonali, visto che in Bolivia nessuno rispetta niente (auto e pedoni): da grande voglio essere zebra. Mi incontro la stessa sera anche con Maria Josè di Cochabamba, con la quale mi metto a vendere braccialetti in strada (gli affari si fanno solo con i mezzi ubriachi) e il giorno dopo la nonna mi invita a casa sua a mangiare, mitica nonna!
I giorni boliviani volgono al termine, l’ultima tappa nel paese andino è Copacabana e il lago Titicaca, già conosciuti quattro anni fa, ma meritevoli di un’altra capatina. Nell’autobus per Copacabana conosco tre brasiliani matti (Flavia, Dogo e Giuliana), che, assieme alle argentine Anahì e Aldana saranno i miei compagni nel viaggio sulla Isla del Sol, meravigliosa isoletta nel lago, centro energetico e spirituale, oltre che sito storico aymara ed incaico. Con l’allegra brigata passo alcuni tra i momenti più emozionanti del viaggio, il tramonto e l’alba dall’isola, con l’acqua, l’isola e le montagne della Cordillera Real sullo sfondo che assumono colori stupendi, con una sensazione di pace e tranquillità fuori dal normale. Il giorno dopo, tra una suonata di charango, una cantatina, e la ricerca infruttuosa del pane per la colazione, lo dedichiamo alla scoperta della parte interiore dell’isola, camminando dalla parte nord (dove eravamo noi, molto tranquilla e poco turistica) fino alla parte sud (dove il rapporto ristoranti-abitanti è 1:1): bellissimi i paesaggi, peccato che gli abitanti dell’isola si dimostrano dei veri succhiasoldi, chiedendoci soldi ogni 25 metri di suolo calpestato praticamente... Ah, tra l’altro l’alloggio sulla isola del Sol segna la fine della serie positiva di notti senza pagare, che durava da quattro mesi: purtroppo non si può campeggiare con un freddo cane a 4000 metri.
Ed è con l’immagine del bel lago Titicaca che lascio la Bolivia, per entrare, finalmente, nel “mio” Perù. La prima destinazione è Puno, sempre sul lago Titicaca (la parte peruviana, cioè quella del Titi, mentre quella boliviana è ovviamente la caca...). Qua la tipa che doveva ospitarmi mi lascia appiedato: praticamente si era dimenticata che doveva ospitarmi e se n’era andata in viaggio. Però risolve d’emergenza, e passo la notte nell’hotel di un amico di lei, nella sala colazioni, fredda come un frigo, e tra l’altro dormendo poco, perchè si svegliavano presto per le colazioni. L’obiettivo del giorno è visitare la isola Taquile: il passaggio in barca prevede anche la visita delle famose Islas Flotantes (Islas de los Uros), isole galleggianti fatte di paglia (totora), adesso una mezza commercialata turistica che anche quattro anni fa mi aveva lasciato un po’ perplesso, sebbene siano assai affascinanti. Come perplesso mi lascia la visita alla Isla di Taquile, visto che il tipo della barca pare più una guida turista di un villaggio turistico e ci “obbliga” ad una specie di tour organizzato: ma zio lupo, io voglio fare le cose per me, non voglio un animatore da quattro soldi che mi dica dove mangiare e che fare... Vabbè, almeno l’isola è carina, ma non ai livelli della Isola del Sol. Al ritorno scopro che il giorno dopo ci sarebbe stato sciopero dei trasporti, e ne approfitto per comprare un biglietto notturno per Cuzco, capitale del regno Inca e ombelico del mondo (beh secondo loro...).
Cuzco è una meraviglia, la città più bella del Sudamerica (almeno del Sudamerica che conosco io...), antica ed affascinante, un miscuglio tra architettura inca e coloniale, con edifici che poggiano ancora sulle antiche e perfette mura incaiche, sulle quali sono state costruite addirittura chiese (il tempio principale incaico, per esempio, è adesso la chiesa di Santo Domingo). Nei cinque giorni che trascorrerò a Cuzco mi dedicherò ai siti che non avevo visitato quattro anni fa, quindi niente Machu Picchu! Che tra l’altro costa un sacco. Ah, l’invasione turistica in questo periodo è enorme, europei, israeliani e americani sono decisamente troppi (anche se non vedo italiani). Tra i motivi che mi portano di nuovo a Cuzco c’è anche, e soprattutto, l’arrivo di Elisa, detta Carru, che nella regione passerà un paio di settimane per volontariato: rivedere una faccia amica veronese dopo quasi sei mesi fa molto piacere, e con lei passo un pomeriggio e una serata tra chiacchierate, progetti e storie di viaggio. Peccato che l’ho vista solo un giorno, ma si sa, il viaggiatore deve seguire il cammino. Tra le visite top, quella della sconosciuta rovina di Huchuyqosqo, raggiunta dopo 3 ore di camminata con stupenda vista sulla valle del Rio Urubamba, invasa da ben 6 turisti in totale (nessuno, in pratica), tra i quali una coppia svizzera-peruviana, con l’intenzione di passare la notte li (li avranno trovati congelati...) e farsi un bel tazzone di San Pedro (una specie di Ayahuasca, ma in cambio questa droga proviene da un cactus), e le saline di Maras, raggiunte con un’altra lunga camminata, per pascoli, montagne e scoperte archeologiche personali di grande valore (pezzi di vasi incaici, almeno secondo me), con la visita anche del tranquillissimo pasetto di Maras, dove mi bagno la gola con secchiate di chicha (tra l’altro i tipi che preparavano la chicha mi smontano la mia scoperta archeologica, dicendomi che quei cocci avranno si o no cent’anni, uff...).
Bon, e anche i giorni di Cuzco hanno avuto un limite: la prossima tappa è Ica, ad un miliardo di km dalla capitale Inca, che raggiungerò dopo ore di spettacolari paesaggi andini e più di 3000 metri di dislivello (Ica sarà più o meno a 300 mt sul livello del mare). L’unica attrazione di Ica di un certo livello è la famosa Oasi de Huacachina, una vera e propria oasi, come quelle che raccontano le storie, tra dune di sabbia enormi e palme! Tra l’altro nell’oasi, invasa da gringos, è possibile fare sandboard, ma io per stavolta passo, tanto l’avevo già fatto a Santa Cruz, e ne approfitto per una rilassante passeggiata nel deserto, che figata! Sabbia, sabbia e solo sabbia (e stavolta sto attento che la macchinetta digitale non ne riceva neanche un granello)!. Due giorni in Ica sono più che sufficienti, e il pomeriggio mi dirigo verso la ben da me conosciuta Lima, orrida enorme e grigia città che per me rappresenterà il primo pit stop di un certo periodo in questo viaggio: ad attendermi ci saranno Ale, Martin e i ragazzi della casa famiglia Rayitos de Luz, che non vedevo l’ora di abbracciare di nuovo. Saranno cambiati i ragazzi dopo un anno e mezzo di distanza dall’ultima volta che li ho visti? Come staranno gli educatori? Come sarà la vita nella casetta in mezzo al campo nella zona di Pachacamac??? Mille domande, alle quali ho già risposta, visto che come sempre vi parlo dal futuro ahahah! Ma neanche tanto dal futuro eh....
Hasta luego!