Dopo le medie altitudini di Cochabamba e il tempo passato con Martin, Ale, Pepe e tutti gli altri conosciuti nella città, il viaggio è continuato verso La Paz , posizionata ben più in alto, a quasi 4000 metri. Attraversando le brulle e sconfinate regioni andine boliviane, la città, che ricordiamolo, NON è la capitale della Bolivia (infatti è Sucre, se non mi credete andate a vedere sull’enciclopedia), mi ha accolto in maniera ben diversa rispetto all’anno scorso: la volta scorsa infatti aveva piovuto quasi sempre, anche se era estate, mentre adesso, in inverno, il sole splendeva sulla regione, con caldo di giorno (da stare in maniche corte) e freddo becco di notte (eh, comunque non erano i -10 di Verona, forse arrivava a 0...). E di conseguenza la città mi è piaciuta molto di più! Beh, non è che in se la città sia bellissima, però è stata costruita in posizione spettacolare, in una specie di buco tra le montagne, e tutte le stradine di La Paz o salgono o scendono, con zone tipiche, chiese coloniali, mercati e casino. Ad accogliermi è Liz, mamma con due figli di 6 e 4 anni, che mi hanno tenuto parecchio impegnato, praticamente ho dovuto fare l’animatore per quattro giorni, e vabbè... tra l’altro in casa erano vegetariani, per lo meno ho mangiato sano per un periodo... In La Paz ho la prima mazzata economica dopo tanto tempo: la macchinetta fotografica, dopo giorni di estrema sofferenza e con un obiettivo ormai fuori uso, ha bisogno o dell’estrema unzione o di una riparazione semiprofessinale e soprattutto economica. 120 bolivianos è la cosa meno costosa che trovo, ma almeno il lavoro è fatto bene. I giorni a La Paz trascorrono tranquillamente, tra una visita alla Valle della Luna (più o meno è il centocinquantesimo luogo in Sudamerica che si chiama così, e tutti sti posti sono costituiti da paesaggi semidesertici con formazioni bizzarre con nomi altrettanto bizzarri) e numerose passeggiate nelle viuzze di La Paz (memorabile la Calle de las Brujas, ovvero delle streghe, dove nei vari negozi si possono trovare simpatici feti di lama per i rituali), per raggiungere i vari miradores, da dove si può apprezzare la bella vista della città da varie posizioni, lontani dal casino del centro, piccole oasi di tranquillità accompagnate da un buon mate (quello argentino eh...). La casa di Liz è posizionata di fronte ad una strana collina-montagnetta, simile alla Valle della Luna, e quindi un giorno decido di scalarla, ma non sarà facile. Infatti, l’amico numero uno dell’uomo, il cane, decise quel giorno che la relazione umano-canina non era più tanto idilliaca, ed è così che mi son preso un bel morso sulla gamba destra, da parte di un cane bello grandicello pure: simpatica la reazione del padrone, che, a meno di cinquanta metri dall’accaduto (e senza alzare un dito per evitare che il cane mi mordesse), mi rassicura dicendomi che è vaccinato (senza tra l’altro chiedermi scusa...). Bene, e che cavolo, intanto sono qua sanguinante e con i pantaloni strappati, tonto! E vabbè, comunque la passeggiata sulla collinetta la voglio fare, e passando per vie secondarie arrivo sulla cima, da dove si può vedere un ottimo paesaggio. A La Paz ho la “fortuna” di arrivare durante i giorni della festa per la fondazione della città, quindi mi sorbisco la super marcia serale, con il passaggio di tutte le autorità e un sacco di istituzioni pubbliche noiose: unico momento divertente, il passaggio delle zebre! Zebre? A La Paz ? Certo: il lavoro di zebra a La Paz è importante e ben pagato, praticamente sono delle persone travestite da zebra che “istruiscono” la gente a passare sulle strisce pedonali, visto che in Bolivia nessuno rispetta niente (auto e pedoni): da grande voglio essere zebra. Mi incontro la stessa sera anche con Maria Josè di Cochabamba, con la quale mi metto a vendere braccialetti in strada (gli affari si fanno solo con i mezzi ubriachi) e il giorno dopo la nonna mi invita a casa sua a mangiare, mitica nonna!
I giorni boliviani volgono al termine, l’ultima tappa nel paese andino è Copacabana e il lago Titicaca, già conosciuti quattro anni fa, ma meritevoli di un’altra capatina. Nell’autobus per Copacabana conosco tre brasiliani matti (Flavia, Dogo e Giuliana), che, assieme alle argentine Anahì e Aldana saranno i miei compagni nel viaggio sulla Isla del Sol, meravigliosa isoletta nel lago, centro energetico e spirituale, oltre che sito storico aymara ed incaico. Con l’allegra brigata passo alcuni tra i momenti più emozionanti del viaggio, il tramonto e l’alba dall’isola, con l’acqua, l’isola e le montagne della Cordillera Real sullo sfondo che assumono colori stupendi, con una sensazione di pace e tranquillità fuori dal normale. Il giorno dopo, tra una suonata di charango, una cantatina, e la ricerca infruttuosa del pane per la colazione, lo dedichiamo alla scoperta della parte interiore dell’isola, camminando dalla parte nord (dove eravamo noi, molto tranquilla e poco turistica) fino alla parte sud (dove il rapporto ristoranti-abitanti è 1:1): bellissimi i paesaggi, peccato che gli abitanti dell’isola si dimostrano dei veri succhiasoldi, chiedendoci soldi ogni 25 metri di suolo calpestato praticamente... Ah, tra l’altro l’alloggio sulla isola del Sol segna la fine della serie positiva di notti senza pagare, che durava da quattro mesi: purtroppo non si può campeggiare con un freddo cane a 4000 metri.
Ed è con l’immagine del bel lago Titicaca che lascio la Bolivia , per entrare, finalmente, nel “mio” Perù. La prima destinazione è Puno, sempre sul lago Titicaca (la parte peruviana, cioè quella del Titi, mentre quella boliviana è ovviamente la caca...). Qua la tipa che doveva ospitarmi mi lascia appiedato: praticamente si era dimenticata che doveva ospitarmi e se n’era andata in viaggio. Però risolve d’emergenza, e passo la notte nell’hotel di un amico di lei, nella sala colazioni, fredda come un frigo, e tra l’altro dormendo poco, perchè si svegliavano presto per le colazioni. L’obiettivo del giorno è visitare la isola Taquile: il passaggio in barca prevede anche la visita delle famose Islas Flotantes (Islas de los Uros), isole galleggianti fatte di paglia (totora), adesso una mezza commercialata turistica che anche quattro anni fa mi aveva lasciato un po’ perplesso, sebbene siano assai affascinanti. Come perplesso mi lascia la visita alla Isla di Taquile, visto che il tipo della barca pare più una guida turista di un villaggio turistico e ci “obbliga” ad una specie di tour organizzato: ma zio lupo, io voglio fare le cose per me, non voglio un animatore da quattro soldi che mi dica dove mangiare e che fare... Vabbè, almeno l’isola è carina, ma non ai livelli della Isola del Sol. Al ritorno scopro che il giorno dopo ci sarebbe stato sciopero dei trasporti, e ne approfitto per comprare un biglietto notturno per Cuzco, capitale del regno Inca e ombelico del mondo (beh secondo loro...).
Cuzco è una meraviglia, la città più bella del Sudamerica (almeno del Sudamerica che conosco io...), antica ed affascinante, un miscuglio tra architettura inca e coloniale, con edifici che poggiano ancora sulle antiche e perfette mura incaiche, sulle quali sono state costruite addirittura chiese (il tempio principale incaico, per esempio, è adesso la chiesa di Santo Domingo). Nei cinque giorni che trascorrerò a Cuzco mi dedicherò ai siti che non avevo visitato quattro anni fa, quindi niente Machu Picchu! Che tra l’altro costa un sacco. Ah, l’invasione turistica in questo periodo è enorme, europei, israeliani e americani sono decisamente troppi (anche se non vedo italiani). Tra i motivi che mi portano di nuovo a Cuzco c’è anche, e soprattutto, l’arrivo di Elisa, detta Carru, che nella regione passerà un paio di settimane per volontariato: rivedere una faccia amica veronese dopo quasi sei mesi fa molto piacere, e con lei passo un pomeriggio e una serata tra chiacchierate, progetti e storie di viaggio. Peccato che l’ho vista solo un giorno, ma si sa, il viaggiatore deve seguire il cammino. Tra le visite top, quella della sconosciuta rovina di Huchuyqosqo, raggiunta dopo 3 ore di camminata con stupenda vista sulla valle del Rio Urubamba, invasa da ben 6 turisti in totale (nessuno, in pratica), tra i quali una coppia svizzera-peruviana, con l’intenzione di passare la notte li (li avranno trovati congelati...) e farsi un bel tazzone di San Pedro (una specie di Ayahuasca, ma in cambio questa droga proviene da un cactus), e le saline di Maras, raggiunte con un’altra lunga camminata, per pascoli, montagne e scoperte archeologiche personali di grande valore (pezzi di vasi incaici, almeno secondo me), con la visita anche del tranquillissimo pasetto di Maras, dove mi bagno la gola con secchiate di chicha (tra l’altro i tipi che preparavano la chicha mi smontano la mia scoperta archeologica, dicendomi che quei cocci avranno si o no cent’anni, uff...).
Bon, e anche i giorni di Cuzco hanno avuto un limite: la prossima tappa è Ica, ad un miliardo di km dalla capitale Inca, che raggiungerò dopo ore di spettacolari paesaggi andini e più di 3000 metri di dislivello (Ica sarà più o meno a 300 mt sul livello del mare). L’unica attrazione di Ica di un certo livello è la famosa Oasi de Huacachina, una vera e propria oasi, come quelle che raccontano le storie, tra dune di sabbia enormi e palme! Tra l’altro nell’oasi, invasa da gringos, è possibile fare sandboard, ma io per stavolta passo, tanto l’avevo già fatto a Santa Cruz, e ne approfitto per una rilassante passeggiata nel deserto, che figata! Sabbia, sabbia e solo sabbia (e stavolta sto attento che la macchinetta digitale non ne riceva neanche un granello)!. Due giorni in Ica sono più che sufficienti, e il pomeriggio mi dirigo verso la ben da me conosciuta Lima, orrida enorme e grigia città che per me rappresenterà il primo pit stop di un certo periodo in questo viaggio: ad attendermi ci saranno Ale, Martin e i ragazzi della casa famiglia Rayitos de Luz, che non vedevo l’ora di abbracciare di nuovo. Saranno cambiati i ragazzi dopo un anno e mezzo di distanza dall’ultima volta che li ho visti? Come staranno gli educatori? Come sarà la vita nella casetta in mezzo al campo nella zona di Pachacamac??? Mille domande, alle quali ho già risposta, visto che come sempre vi parlo dal futuro ahahah! Ma neanche tanto dal futuro eh....
Hasta luego!
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