venerdì 26 aprile 2013

Las Fotos!

Un tuffo, letteralmente un tuffo, nelle spiaggie colombiane!


L´Arena di Verona a Cabo de la Vela, con l´imperatore Paulus Maxium


Cabo de la Vela


Tramonto dal faro, con il Pollo Paul emozionato


Cabo de la Vela part II


Cabo de la Vela part III


Ma che e´? la savana in Africa?


Palomino, che brutto posto dove campeggiare! A parte il pericolo dei cocchi che cadono, uno ha rischiato di cadermi proprio sui miei cocchi mentre leggevo...


Palomino part II


Taganga


Finalmente un po´ di fresco in Minca...


L´orribile Rodadero


Due idoli! Il pollo Paul e il Pibe Valderrama


Bonito Gordo


Cammino verso Playa Concha


Playa Concha


Taganga al tramonto



giovedì 25 aprile 2013

Part XXV: Albania - Santa Marta (11-04-13 / 24-04-13)

Avete mai scritto per piu' di cinque minuti su un IPad? Io no, fino ad adesso, e meno male, le mie dita  sembrano delle lumache, ma senza bava, che strisciano sulla tastiera digitale... La salivazione eccessiva me la provoca semmai la fauna locale, ma lasciamo perdere va! Comunque, eravamo rimasti che ero in Albania in bicicletta... Ah no, questo e' stato un'altro viaggio! Dal paesello di Albania, con sei litri di acqua nello zaino, vado in direzione della Guajira Alta, verso lo sperduto caseggiato di Cabo de la Vela, una specie di Santa Maria di Leuca colombiana, visto che si trova quasi ad un estremo del paese (quello nord), posizionato sulla costa del deserto della regione. Beh, il deserto in verita' e' assai stepposo, non e' il Sahara e neanche la costa peruviana, c'e' vegetazione ma super secca e un sacco di cactus, che apprezzo dalla parte anteriore di un camion in una strada pochissimo trafficata, fiancheggiata dalle migliaia di cactus e dalla linea ferroviaria per trasportare carbone da Albania a Puerto Bolivar. Cabo de la Vela e' in effetti un luogo molto isolato, che i turisti di massa normalmente tralasciano, ma che merita un sacco, vuoi per la tranquillita', per il deserto, o per il mare piattissimo (anche se fa un sacco di vento, che rende l'atmosfera di 35 gradi e piu' decisamente piu' fresca), che gli amanti del surf con l'aquilone (e come diavolo si chiama?) ameranno, e per l'acqua del mare bassissima, tanto che si puo' camminare quasi per 100 metri dalla spiaggia senza difficolta'. Anche i colori sono una figata, con i toni viola dell'alba dal deserto, nel quale ho campeggiato nell'ultimo dei tre giorni di permanenza, vedendo un sacco di stelle, le scale di rosso e arancione del tramonto dal faro, i forti toni rossi roventi delle due del pomeriggio, gli azzurri e blu cangianti del mare. La presenza indigena e' forte, gli wayuu si vedono un po' ovunque, pascolando le capre, che non so di che si nutrano, e nemmeno so che acqua posasano bere, o vendendo prodotti artigianali a prezzi ridicoli, poveretti... Pochi turisti quindi fatto che apprezzo molto, alcuni colleghi artigiani con i quali comparto alcuni ubriacanti momenti: leggendaria la signora, che viaggia con figlia di 4 anni e marito, che una sera mi vede e vuole che le racconti del mio viaggio e pure vuole un paio di canzoni alla chitarra, mentre comincia a stapparmi birrette (lei gia' evidentemente alticcia); si aggiungono poi i 3 artigiani, gli amici ciclisti e quant'altri, e sta qua sempre a stappare, con un finale allegrotto e la signora ciucchissima rintanata nel suo ostello con noi a continuare la festa in spiaggia.. Con le sue birrette, ovvio.
Tre giorni sono abbastanza, e me ne ritorno in Albania, dove addirittura mi cimento in una partita di squash con Andrei nel villaggio post nucleare, chi l'avrebbe mai detto in Colombia? La prossima tappa e' Palomino, piccolo villaggio della Guajira, stessa regione di Cabo de la Vela ma tutt'altro mondo! Qua la vegetazione e' rigogliosa ed arriva quasi a toccare il mare, con un sacco di alberi di cocco, che entreranno a far parte della mia dieta per alcuni giorni (fino a darmi noia quasi, cioe' la polpa si, mentre l'acquetta e' sempre deliziosa!), un mare mossissimo (astutamente la prima cosa che ho fatto e' stata buttarmi in acqua e nuotare per allontanarmi dalla spiaggia, con un risultato semi tragico, con le correnti che mi trascinavano via e una lotta di dieci minuti con il mare per tornare alla terra....poi non mi son mai piu' allontanato per piu' di 5 metri...), e spiaggia lunghissima e bianca. Tra i personaggi conosciuti, il bizzarro signore spagnolo di mezza eta' Juanma, specie di naufrago dell'isola, scappato terrorizzato dall'Ecuador perche' gli era scaduto il visto, direttamente fino alla costa nord senza mai fermandosi e posizionandosi sotto una palma per quasi un mese, e il genoano Chicco, cinque anni viaggiando in Sudamerica con l'artigianato...finiro' anch'io cosi?? Ma la spiaggia di Palomino me la ricordero' per il primo furto da me subito in questo continente! Ebbene si, mi hanno derubato! Perche' sono un mona, diciamolo... visto che lo zaino grande lo lasciavo custodito in un ostello, lo zainetto piccolo e altre cose li avevo in tenda, e visto che la spiaggia pareva sicura le cose le lasciavo li anche se io andavo via (meno la chitarra e il marsupio, ovviamente), e al ritornomdamuna passeggiata mi son trovato tutte le cose che avevo nello zainetto sparse nella tenda (tra le quali il pollo Paul e i braccialetti) mentre mancava lo zainetto...beh almeno le robe di vero valore, braccialettome pollo, il ladro le ha lasciate li! Se fossi come Goku e potessi localizzare l'aurea delle persone, avrei riconosciuto il ladro e lo avrei poi annientato con un'onda energetica, ma purtroppo non e' cosi' e quindi mi sono dovuto accontentare delle parole di conforto dello spagnolo che dice che la saccoccia indigena che mi sono poi comprato mi dona di piu' quindi meglio cosi'...ah si? Datemi il ladro...
visto che amo la spiaggia tanto quanto una stella alpina, ripartomdi nuovo, in direzione di Taganga, un villaggetto sempre piu' gringo vicino a Santa Marta, capitale balnearia della Colombia, dove mi ospita il buon Cyril, francese istruttore marino con il quale faccio delle interessanti chiacchierate, prima di rifugiarmi per un paio di giorni a Minca, villaggio nella Sierra Nevada di Santa Marta, carino ma nulla di piu', ma che serve per rinfrescarmi e scappare dalla spiaggia. Perche' dalla spiaggia solo puoi vedere un 50 per cento del mondo, il resto e' acqua, ma dalla montagna hai una visione di 360 gradi! Un paio di cascate, una bella passeggiata, un paio di acquazzoni e soprattutto qualche quintalata di mango me la faranno comunque ricordare con piacere. Tra l'altro e' il paradiso dei ciclisti, e cio' mi fa venire molta voglia di pedalre...
Torno a Taganga passando per Santa Marta, dotata di un minuscolo e discreto centro coloniale, oltre a la mitica statua di Valderrama vicino allo stadio, e per il Rodadero, orribile villaggio superturistico, una spiaggia formicaio e un mare che e' una zuppa umana. Il giorno dopo mi addentro nelmparque Tayrona mezzo illegalmente, visto che l'entrata costamun botto, passando per sentieri spinosissimi e soprattutto caldissimi, su e giu, passando per un paio di baie quasi incontaminate fino a playa Concha, che non sara' forse la piu' bella del parco ma e' abbastanza isolata dopo le quattro, praticamente io e un paio di pescatori. Al ritorno, nella casa di Cyril, trovo un'altra italiana, la pugliese Antonella, semplice e sciolta, e cosi', tra Elio e le Storie Tese, canti degli alpini,una frittura notturna a base di tutto, e tanta avena, dico addio alla zona di Santa Marta. E per qualche giorno, basta spiaggia!!! Anca massa...
Hasta luego!

mercoledì 10 aprile 2013

Las Fotos!

Ecco la nuova, attesissima, manciata di foto latine! Per i pornointernettari, mi dispiace, non ci sono foto di Shakira nuda...


Il mitico anello del potere apparso in Zipaquira'


Sculture nelle gallerie della Catedral de Sal, con il pollo Paul a far compagnia al gufo!


La navata centrale della Catedral de Sal


I minacciosi incappucciati scalzi nella Semana Santa di Tunja


Villa de Leyva


Villa de Leyva, l'enorme piazza...


Monastero Ecce Homo vicino a Villa de Leyva


Il labirinto della casa in Villa de Leyva


Noooooo di nuovo gli incappucciati di Tunja!


Una minaccia per l'umanita'...


I proprietari saranno veneti!


Ebbene si, nella regione di Santander si mangiano le formiche! Culone oltretutto!


Barichara a Pasqua


La maledetta formica culona di Barichara vuole mangiarsi il pollo Paul! Tie', ti schiaccio!


Barichara part II


Nel camino real per Guane si incontra il mitico albero barbuto, che mi sta accompagnando per tutto il viaggio colombiano


Guane, tranquillissimo, con la gente che non ha nulla da fare


Piazza di Guane


Strada guanense


Missione compiuta! L'acqua benedetta e' stata sparsa per l'hotel maledetto!


Barichara part III


Barichara part IV


Facciata della chiesa di Curiti', ed in effetti e' solo una facciata, la chiesa vera e' piu' dentro, ed e' moderna e per nulla interessante!


Gli amici dell'autostop, durante un duro e faticoso momento della giornata


Il bel fiume di Curiti'


A San Gil con Paola y Lore y el pollo Paul, particolarmente contento



Vietta di Giron


El Cristo Petrolero de Barrancabermeja e la zona petrolera al fondo


Un nuovo problema per il pollo Paul, un diplodoco! Ma fortunatamente e' un dinosauro erbivoro, e i due fanno presto amicizia...


La mototreno, meraviglioso e ingenioso mezzo di trasporto a Barrancabermeja!


Mompox


La chiesa di Santa Barbara, in Mompox, by night


In Mompox le droghe sono in offerta!!! Aprofittatene, drogati!


Mompox part II


Mompox part III


Azz che iguane che si trovano in strada...


La barchetta della colazione, ananas a sbadilate


Mompox part IV, con il tipico mezzo di trasporto del paesetto


Di nuovo Santa Barbara... e il pollo Paul! Lo vedete?!?!

Part XXIV: Bogota' - Albania (25/03/13 - 10/04/13)

Questo mio peregrinare per il Sudamerica mi ha portato addirittura in Albania! Come no, direte voi! Ebbene si, leggete e capirete, poveri illusi, miscredenti della mia sacra figura!
Per uscire da Bogota' mi tocca prendere il primo bus colombiano: come ogni capitale, e' un casino uscire. La direzione e' Zipaquira', primo di molti paesetti coloniali che visitero' in questi giorni. In Zipaquira' e' Mario ad ospitarmi, un aficionado delle biciclette antiche, e tra i fondatori di un gruppo di bici d'epoca. Con alcuni del gruppo passo il pomeriggio a pedalare nelle zone rurali del paese, minacciati dall'alto da un misterioso anello del potere, una specie di arcobaleno che circondava il sole, una roba stranissima, che molti hanno collegato con l'inizio della settimana santa, il circolo mariano lo chiamano... chissa'! Sara' fonte di ispirazione di storie per tutta la giornata, che viene appesantita da svariati kili di carne di una grigliata e annaffiata da birrette e il refajo, birretta + malta + gaseosa colombiana. La serata degenera con grappette locali e una chitarrata maestosa, dominata da una "Oye como va" con parole improvvisate con gli amici del gruppo, tutte incentrate sul misterioso anello del potere, el arito del poder! Il giorno successivo dedico la mattinata a visitare il tranquillo centro coloniale del paesetto e soprattutto la bella cattedrale di sale, costruita nelle mine di sale della zona, uno spettacolo, con luci, via crucis, chiesa, sculture, tutto scavato nel sale, veramente molto carina, soprattutto se vista gratis, visto che uno degli amici della bicicletta era nella giunta comunale hehe...
Il giorno stesso viaggio verso Tunja, capitale di Boyaca': dopo un paio di autostop arrivo alla citta', e per passare un po' il tempo (visto che il ragazzo che mi ospita, Osmar, arrivava dopo un'oretta) vado alla terminal a vedere Bolivia - Argentina (finita 1 a 1) e mi incontro casualmente con Paola, una ragazza di couchsurfing che avevo contattato che mi ha riconosciuto, e alla fine la giornata finisce, in compagnia con Osmar, a contarcela in un bar per ore di fronte alla partita della Colombia con il Venezuela (terminata purtroppo con un due a zero per il Venezuela). Il giorno dopo parto per Villa del Leyva, altro paesetto coloniale, pero' stavolta veramente figo, con una piazza enorme e vie di pietra, casette coloniali e molta tranquillita', nonostante le centinaia di turisti colombiani in vacanza per la Semana Santa: tra l'altro, mi va super bene con la chitarra, in meno di un'ora faccio piu' di 40000 pesos, con un tipo che mi da addirittura 20000 pesos per avergli suonato un paio di canzoni di Silvio Rodriguez (tipo 8 euro!). La zona di Villa de Leyva e' un po' desertica, cioe' un tempo era desertica, adesso hanno piantato nuovamente gli alberi, e in effetti, come diceva Paolo nel suo blog, ha un'atmosfera da villaggio di Zorro! Li mi fermo a dormire a casa della zia di Osmar, che ha una casa super bella, con una piccola piantagione di cactus e un bel labirinto di pietre (una cosa spirituale per ritrovarsi con se stessi...). Con Monica e il marito Jimmy me la passo molto bene, e i due mi fanno ricordare dopo piu' di un anno la mia droga estiva del 2011, i libri di G. Martins "Game Of Thrones" e loro, da poco teledipendenti dalla serie del libro, mi rifanno ripiombare nel vizio, e passo svariate ore davanti alla tv a sorbirmi le puntate... che droga! Dopo ore di camminate (anche in un vicino convento carino), ore di tv, la sera finisce con una jam sassion nella casa di un famoso musicoista colombiano, sconosciuto fuori confine...
Il giorno dopo torno a Tunja per partire verso la regione di Santander: l'autostop funziona bene fino a che un imbecille (con tre gnocche a bordo...), mi dice che si', si dirigeva verso il paese di Socorro, dove volevo andare: alla fine mi porta in una casa, dicendo che doveva fare delle robe li, e se potevo suonare la chitarra un pochino visto che c'era una festa, e poi saremmo ripartiti, e invece poi se ne va, con le tipe che mi spiegano che in verita' mi aveva visto con la chitarra e solo voleva che animassi la festa... Colllllione! E quindi ormai era troppo tardi per fare autostop, gia' veniva scuro alle sei e mezza e allora dopo un'ora di tentativi, ho dovuto mollare e prendere un bus, che tristezza il bus! E vabbe'. A Socorro mi trovo con Nelson, buon viaggiatore, che mi ospita in casa sua: i giorni successivi li passero' nei paesetti coloniali nei dintorni. A San Gil ci arrivo in bicicletta con una gustosa pedalata su e giu' per la valle: San Gil sara' la capitale dello sport estremo in Colombia, e visto che ste robbe pericolose non mi gustano, il paesetto, piu' moderno che coloniale, non mi e' piaciuto, ma almeno ho rivisto Paola di Tunja, con la quale ho passato un bel pomeriggio in compagnia.
La prossima destinazione e' la stupenda Barichara, altro paesetto coloniale in stile Villa de Leyva, pero' ancora piu' bello, tranquillo e caldo: le viette in pietra che vanno su e giu', le case bianche ed il silenzio (ed era Pasqua!) me la fanno amare, come anche il mini paesetto di Guane, raggiungibile per un vecchio sentiero coloniale, a 6 km da Barichara. E' una Barichara in miniatura, ed e' li che mi incontro con un signore di Cali, che dopo una chiacchierata assieme ad altre due tipe, mi spiega che e' li per una missione: sta facendo una specie di esplorazione interna del suo io (e altre robe strane) e in un sogno gli e' apparso che in Guane, nel 1810, un tipo era stato ucciso da un cavallo, dove adesso c'e' un hotel (questo confermato dal diario della parrocchia locale), e quindi voleva cospargere acqua benedetta nel luogo del fattaccio. Ovviamente mi chiede di entrare con lui nell'hotel, apparentemente chiuso, e altrettanto ovviamente accetto: pero', dopo l'entrata furtiva nell'edificio e il rito dell'acqua benedetta, entra la padrona... A lui lo becca, io mi appiattisco e me la svigno: poi lui se la cavera', dicendo che stava facendo una missione spirituale e religiosa per un fatto antico che gli apparve in sogno ahah! Ah, tra l'altro, i liquori di Guane sono super buoni, fatti con latte di capra e altre cose deliziose...
Da Barichara torno a San Gil, per dirigermi verso la piccola Curiti': i due che mi prendono su saranno poi i miei compagni di viaggio di quel giorno, dato che andavano verso lo stesso posto, e mi portano in luoghi che non avrei mai potuto vedere da solo, come un fiume superfresco dove passiamo un pomeriggio tra guarapo e chitarra.
Il viaggio continua verso Bucaramanga, una citta' grande e brutta che non ha niente di interessante, a parte il bel villaggio di Giron, sempre sullo stile coloniale, e l'incontro con Diana, teatrante, viaggiatrice e maestra, che mi fa apprezzare molto di piu' la citta'. Da Bucaramanga vado a Barrancabermeja (eh sti nomi sono assassini), destinazione che raggiungo unicamente per navigare verso El Banco (un paesetto molto piu' a nord), lungo il fiume Magdalena, che vedo per la quarta volta in questo viaggio, e sempre piu' grande. Barrancabermeja ha un suo fascino industriale, e' una citta' che vive del petrolio, ci sono monumenti e parchi che richiamano sempre il petrolio (dai parco giochi al Cristo Petrolero, unico Cristo nel mondo costruito con pezzi di torri di trivellazione... non che ce ne fregasse molto che esistesse un Cristo cosi' eh...). Con il buon Danilo mi giro in bicicletta tutta la zona circostante: la citta' del petrolio, ovvero dove trivellano ecc... e' veramente enorme, quasi come la stessa citta' di Barrancabermeja. Purtroppo, i miei tentativi di convincere i capitani delle poche navi attraccate a portarmi con loro non vanno a buon fine, e il giorno dopo, biglietto alla mano, incomincio a navigare: le 6 ore in barca sono comunque godibili, avevo proprio voglia di viaggiare sull'acqua! El Banco e' un paesetto brutto, dal quale scappo, scappando pure dai venditori di passaggi in moto che mi vogliono portare a Mompox, e che mi dicono che a Mompox e' impossibile arrivare, a quell'ora, in autostop.
Tzz, per voi mortali impossibile, invece a Mompox, dopo essermi sciolto sotto il sole cocente, ci arrivo la notte stessa. Mompox e' un paesetto coloniale sperduto in mezzo ai fiumi, dove il tempo sembra essersi fermato da un paio di secoli. Difficile da raggiungere, qua ci sono ancora carretti trainati da asini che passano per le strade, l'architettura coloniale e' una figata ed e' uno dei paesi piu' tranquilli visitati nel viaggio. Il clima caldo, il vicino fiume (anch'esso caldo come un brodo), i ritmi lenti della gente, lo fanno assomigliare ad un villaggio sonnolento del 600/700, con molte chiese e le persone che si conoscono tutte. Purtroppo, gli abitanti sono degli animali, e lasciano spazzatura ovunque, soprattutto per la riva del fiume. Io ci passo tre giorni, in tenda di fronte alla chiesa piu' bella del paese, Santa Barbara, e divento quasi famoso: infatti sono l'unico braccialettaio e musicista di strada, e chiacchiero piu' o meno con meta' della popolazione locale eheh. Un po' mi ha ricordato Humaita', il paesino del Paraguay, visitato ormai un anno fa...
Da Mompox la direzione e' una, la costa! Ma la costa e' distante, ma in autostop arrivo in un giorno ben distante: dopo un passaggio in bus gratis fino a Santa Ana, un camion mi porta fino al prossimo paesino (sempre nella semi disabitata zona di Mompox) e da li un camion del latte mi da un passaggio fino a meta' cammino della strada sterrata, passando prima per ogni ranch nel percorso per raccogliere il latte, e infine arrivo alla strada principale con l'auto di tre sacerdoti di Mompox che se ne andavano in vacanza. Un camion collabora poi fino a Bosconia (il nome viene in onore di Don Bosco) e un taxi mi prende su per sbaglio (gli faccio gentilmente notare che io non voglio pagare...) fino a Valledupar: quindi, un poliziotto al quale chiedevo informazioni per dove fare autostop ferma una macchina per un finto controllo e dice al guidatore di portarmi fino a La Paz, e da la Paz un paio di contrabbandieri di benzina (la frontiera con il Venezuela e' vicina, dove non costa niente il carburante) mi porta infine al villaggio di El Molino, dopo qualche mazzetta alla corrotta polizia locale. Che viaggio! In el Molino campeggio nella piazza principale, e mi vedo anche le prove per le danze tradizionali della sagra, che cul!
Dopo una colazione con tre arepas gigantesche e una chicha de arroz, con un rapido autostop e un taxi pagato dallo stesso camionista (tante grazie!), arrivo a... Albania! Eh si, c'e' un paesetto che si chiama Albania in Colombia! Ed e' li vicino che mi fermo, in una specie di quartiere distaccato di Albania, dove ci sono Andrei e Pauline ad ospitarmi. Questo "quartiere" e' una delle robe piu' strane del viaggio: una specie di villaggio chiuso, un paese carcere, dove entri solo con un documento e un permesso che bisogna richiedere prima, dentro c'e' un bus interno (dove bisogna addirittura mettersi la cintura, non si puo' rimanere in piedi, non si puo' bere robe calde... e che e'??), in strada non c'e' un cane, nel senso che non ci sono animali, ma nemmeno persone praticamente, nessun venditore ambulante, niente, una specie di paesino post atomico, ordinato, stile USA, pieno di gringos... Questo perche' e' il villaggio di proprieta' della vicina miniera di carbone! Che roba, in verita' mi sento un po' strano qua dentro, una specie di enclave statunitense, che non assomiglia per niente al resto della Colombia. Andrei e Pauline sono professori nella scuola locale, dove si insegna in inglese. C'e' la piscina, il campo di calcio, il bar, il ristorante, ma non c'e' vita, non c'e' anima. Pero' e' estremamente sicuro vivere qua, ma se questo e' il prezzo preferisco la strada! E vabbe', io ne approfitto per lavare i panni sporchi, per rilassarmi, produrre braccialetti e fare qualche bracciata in piscina (cosa che non facevo da trillenni, e che mi ha stremato). Comunque l'ora e' arrivata. Adesso si', l'estremo nord del Sudamerica (o quasi estremo nord...) e le spiaggie saranno ben presto raggiunti. L'Atlantico, che non vedevo dai tempi dell'Argentina!
Hasta luego!