Avete mai scritto per piu' di cinque minuti su un IPad? Io no, fino ad adesso, e meno male, le mie dita sembrano delle lumache, ma senza bava, che strisciano sulla tastiera digitale... La salivazione eccessiva me la provoca semmai la fauna locale, ma lasciamo perdere va! Comunque, eravamo rimasti che ero in Albania in bicicletta... Ah no, questo e' stato un'altro viaggio! Dal paesello di Albania, con sei litri di acqua nello zaino, vado in direzione della Guajira Alta, verso lo sperduto caseggiato di Cabo de la Vela, una specie di Santa Maria di Leuca colombiana, visto che si trova quasi ad un estremo del paese (quello nord), posizionato sulla costa del deserto della regione. Beh, il deserto in verita' e' assai stepposo, non e' il Sahara e neanche la costa peruviana, c'e' vegetazione ma super secca e un sacco di cactus, che apprezzo dalla parte anteriore di un camion in una strada pochissimo trafficata, fiancheggiata dalle migliaia di cactus e dalla linea ferroviaria per trasportare carbone da Albania a Puerto Bolivar. Cabo de la Vela e' in effetti un luogo molto isolato, che i turisti di massa normalmente tralasciano, ma che merita un sacco, vuoi per la tranquillita', per il deserto, o per il mare piattissimo (anche se fa un sacco di vento, che rende l'atmosfera di 35 gradi e piu' decisamente piu' fresca), che gli amanti del surf con l'aquilone (e come diavolo si chiama?) ameranno, e per l'acqua del mare bassissima, tanto che si puo' camminare quasi per 100 metri dalla spiaggia senza difficolta'. Anche i colori sono una figata, con i toni viola dell'alba dal deserto, nel quale ho campeggiato nell'ultimo dei tre giorni di permanenza, vedendo un sacco di stelle, le scale di rosso e arancione del tramonto dal faro, i forti toni rossi roventi delle due del pomeriggio, gli azzurri e blu cangianti del mare. La presenza indigena e' forte, gli wayuu si vedono un po' ovunque, pascolando le capre, che non so di che si nutrano, e nemmeno so che acqua posasano bere, o vendendo prodotti artigianali a prezzi ridicoli, poveretti... Pochi turisti quindi fatto che apprezzo molto, alcuni colleghi artigiani con i quali comparto alcuni ubriacanti momenti: leggendaria la signora, che viaggia con figlia di 4 anni e marito, che una sera mi vede e vuole che le racconti del mio viaggio e pure vuole un paio di canzoni alla chitarra, mentre comincia a stapparmi birrette (lei gia' evidentemente alticcia); si aggiungono poi i 3 artigiani, gli amici ciclisti e quant'altri, e sta qua sempre a stappare, con un finale allegrotto e la signora ciucchissima rintanata nel suo ostello con noi a continuare la festa in spiaggia.. Con le sue birrette, ovvio.
Tre giorni sono abbastanza, e me ne ritorno in Albania, dove addirittura mi cimento in una partita di squash con Andrei nel villaggio post nucleare, chi l'avrebbe mai detto in Colombia? La prossima tappa e' Palomino, piccolo villaggio della Guajira, stessa regione di Cabo de la Vela ma tutt'altro mondo! Qua la vegetazione e' rigogliosa ed arriva quasi a toccare il mare, con un sacco di alberi di cocco, che entreranno a far parte della mia dieta per alcuni giorni (fino a darmi noia quasi, cioe' la polpa si, mentre l'acquetta e' sempre deliziosa!), un mare mossissimo (astutamente la prima cosa che ho fatto e' stata buttarmi in acqua e nuotare per allontanarmi dalla spiaggia, con un risultato semi tragico, con le correnti che mi trascinavano via e una lotta di dieci minuti con il mare per tornare alla terra....poi non mi son mai piu' allontanato per piu' di 5 metri...), e spiaggia lunghissima e bianca. Tra i personaggi conosciuti, il bizzarro signore spagnolo di mezza eta' Juanma, specie di naufrago dell'isola, scappato terrorizzato dall'Ecuador perche' gli era scaduto il visto, direttamente fino alla costa nord senza mai fermandosi e posizionandosi sotto una palma per quasi un mese, e il genoano Chicco, cinque anni viaggiando in Sudamerica con l'artigianato...finiro' anch'io cosi?? Ma la spiaggia di Palomino me la ricordero' per il primo furto da me subito in questo continente! Ebbene si, mi hanno derubato! Perche' sono un mona, diciamolo... visto che lo zaino grande lo lasciavo custodito in un ostello, lo zainetto piccolo e altre cose li avevo in tenda, e visto che la spiaggia pareva sicura le cose le lasciavo li anche se io andavo via (meno la chitarra e il marsupio, ovviamente), e al ritornomdamuna passeggiata mi son trovato tutte le cose che avevo nello zainetto sparse nella tenda (tra le quali il pollo Paul e i braccialetti) mentre mancava lo zainetto...beh almeno le robe di vero valore, braccialettome pollo, il ladro le ha lasciate li! Se fossi come Goku e potessi localizzare l'aurea delle persone, avrei riconosciuto il ladro e lo avrei poi annientato con un'onda energetica, ma purtroppo non e' cosi' e quindi mi sono dovuto accontentare delle parole di conforto dello spagnolo che dice che la saccoccia indigena che mi sono poi comprato mi dona di piu' quindi meglio cosi'...ah si? Datemi il ladro...
visto che amo la spiaggia tanto quanto una stella alpina, ripartomdi nuovo, in direzione di Taganga, un villaggetto sempre piu' gringo vicino a Santa Marta, capitale balnearia della Colombia, dove mi ospita il buon Cyril, francese istruttore marino con il quale faccio delle interessanti chiacchierate, prima di rifugiarmi per un paio di giorni a Minca, villaggio nella Sierra Nevada di Santa Marta, carino ma nulla di piu', ma che serve per rinfrescarmi e scappare dalla spiaggia. Perche' dalla spiaggia solo puoi vedere un 50 per cento del mondo, il resto e' acqua, ma dalla montagna hai una visione di 360 gradi! Un paio di cascate, una bella passeggiata, un paio di acquazzoni e soprattutto qualche quintalata di mango me la faranno comunque ricordare con piacere. Tra l'altro e' il paradiso dei ciclisti, e cio' mi fa venire molta voglia di pedalre...
Torno a Taganga passando per Santa Marta, dotata di un minuscolo e discreto centro coloniale, oltre a la mitica statua di Valderrama vicino allo stadio, e per il Rodadero, orribile villaggio superturistico, una spiaggia formicaio e un mare che e' una zuppa umana. Il giorno dopo mi addentro nelmparque Tayrona mezzo illegalmente, visto che l'entrata costamun botto, passando per sentieri spinosissimi e soprattutto caldissimi, su e giu, passando per un paio di baie quasi incontaminate fino a playa Concha, che non sara' forse la piu' bella del parco ma e' abbastanza isolata dopo le quattro, praticamente io e un paio di pescatori. Al ritorno, nella casa di Cyril, trovo un'altra italiana, la pugliese Antonella, semplice e sciolta, e cosi', tra Elio e le Storie Tese, canti degli alpini,una frittura notturna a base di tutto, e tanta avena, dico addio alla zona di Santa Marta. E per qualche giorno, basta spiaggia!!! Anca massa...
Hasta luego!
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