mercoledì 10 aprile 2013

Part XXIV: Bogota' - Albania (25/03/13 - 10/04/13)

Questo mio peregrinare per il Sudamerica mi ha portato addirittura in Albania! Come no, direte voi! Ebbene si, leggete e capirete, poveri illusi, miscredenti della mia sacra figura!
Per uscire da Bogota' mi tocca prendere il primo bus colombiano: come ogni capitale, e' un casino uscire. La direzione e' Zipaquira', primo di molti paesetti coloniali che visitero' in questi giorni. In Zipaquira' e' Mario ad ospitarmi, un aficionado delle biciclette antiche, e tra i fondatori di un gruppo di bici d'epoca. Con alcuni del gruppo passo il pomeriggio a pedalare nelle zone rurali del paese, minacciati dall'alto da un misterioso anello del potere, una specie di arcobaleno che circondava il sole, una roba stranissima, che molti hanno collegato con l'inizio della settimana santa, il circolo mariano lo chiamano... chissa'! Sara' fonte di ispirazione di storie per tutta la giornata, che viene appesantita da svariati kili di carne di una grigliata e annaffiata da birrette e il refajo, birretta + malta + gaseosa colombiana. La serata degenera con grappette locali e una chitarrata maestosa, dominata da una "Oye como va" con parole improvvisate con gli amici del gruppo, tutte incentrate sul misterioso anello del potere, el arito del poder! Il giorno successivo dedico la mattinata a visitare il tranquillo centro coloniale del paesetto e soprattutto la bella cattedrale di sale, costruita nelle mine di sale della zona, uno spettacolo, con luci, via crucis, chiesa, sculture, tutto scavato nel sale, veramente molto carina, soprattutto se vista gratis, visto che uno degli amici della bicicletta era nella giunta comunale hehe...
Il giorno stesso viaggio verso Tunja, capitale di Boyaca': dopo un paio di autostop arrivo alla citta', e per passare un po' il tempo (visto che il ragazzo che mi ospita, Osmar, arrivava dopo un'oretta) vado alla terminal a vedere Bolivia - Argentina (finita 1 a 1) e mi incontro casualmente con Paola, una ragazza di couchsurfing che avevo contattato che mi ha riconosciuto, e alla fine la giornata finisce, in compagnia con Osmar, a contarcela in un bar per ore di fronte alla partita della Colombia con il Venezuela (terminata purtroppo con un due a zero per il Venezuela). Il giorno dopo parto per Villa del Leyva, altro paesetto coloniale, pero' stavolta veramente figo, con una piazza enorme e vie di pietra, casette coloniali e molta tranquillita', nonostante le centinaia di turisti colombiani in vacanza per la Semana Santa: tra l'altro, mi va super bene con la chitarra, in meno di un'ora faccio piu' di 40000 pesos, con un tipo che mi da addirittura 20000 pesos per avergli suonato un paio di canzoni di Silvio Rodriguez (tipo 8 euro!). La zona di Villa de Leyva e' un po' desertica, cioe' un tempo era desertica, adesso hanno piantato nuovamente gli alberi, e in effetti, come diceva Paolo nel suo blog, ha un'atmosfera da villaggio di Zorro! Li mi fermo a dormire a casa della zia di Osmar, che ha una casa super bella, con una piccola piantagione di cactus e un bel labirinto di pietre (una cosa spirituale per ritrovarsi con se stessi...). Con Monica e il marito Jimmy me la passo molto bene, e i due mi fanno ricordare dopo piu' di un anno la mia droga estiva del 2011, i libri di G. Martins "Game Of Thrones" e loro, da poco teledipendenti dalla serie del libro, mi rifanno ripiombare nel vizio, e passo svariate ore davanti alla tv a sorbirmi le puntate... che droga! Dopo ore di camminate (anche in un vicino convento carino), ore di tv, la sera finisce con una jam sassion nella casa di un famoso musicoista colombiano, sconosciuto fuori confine...
Il giorno dopo torno a Tunja per partire verso la regione di Santander: l'autostop funziona bene fino a che un imbecille (con tre gnocche a bordo...), mi dice che si', si dirigeva verso il paese di Socorro, dove volevo andare: alla fine mi porta in una casa, dicendo che doveva fare delle robe li, e se potevo suonare la chitarra un pochino visto che c'era una festa, e poi saremmo ripartiti, e invece poi se ne va, con le tipe che mi spiegano che in verita' mi aveva visto con la chitarra e solo voleva che animassi la festa... Colllllione! E quindi ormai era troppo tardi per fare autostop, gia' veniva scuro alle sei e mezza e allora dopo un'ora di tentativi, ho dovuto mollare e prendere un bus, che tristezza il bus! E vabbe'. A Socorro mi trovo con Nelson, buon viaggiatore, che mi ospita in casa sua: i giorni successivi li passero' nei paesetti coloniali nei dintorni. A San Gil ci arrivo in bicicletta con una gustosa pedalata su e giu' per la valle: San Gil sara' la capitale dello sport estremo in Colombia, e visto che ste robbe pericolose non mi gustano, il paesetto, piu' moderno che coloniale, non mi e' piaciuto, ma almeno ho rivisto Paola di Tunja, con la quale ho passato un bel pomeriggio in compagnia.
La prossima destinazione e' la stupenda Barichara, altro paesetto coloniale in stile Villa de Leyva, pero' ancora piu' bello, tranquillo e caldo: le viette in pietra che vanno su e giu', le case bianche ed il silenzio (ed era Pasqua!) me la fanno amare, come anche il mini paesetto di Guane, raggiungibile per un vecchio sentiero coloniale, a 6 km da Barichara. E' una Barichara in miniatura, ed e' li che mi incontro con un signore di Cali, che dopo una chiacchierata assieme ad altre due tipe, mi spiega che e' li per una missione: sta facendo una specie di esplorazione interna del suo io (e altre robe strane) e in un sogno gli e' apparso che in Guane, nel 1810, un tipo era stato ucciso da un cavallo, dove adesso c'e' un hotel (questo confermato dal diario della parrocchia locale), e quindi voleva cospargere acqua benedetta nel luogo del fattaccio. Ovviamente mi chiede di entrare con lui nell'hotel, apparentemente chiuso, e altrettanto ovviamente accetto: pero', dopo l'entrata furtiva nell'edificio e il rito dell'acqua benedetta, entra la padrona... A lui lo becca, io mi appiattisco e me la svigno: poi lui se la cavera', dicendo che stava facendo una missione spirituale e religiosa per un fatto antico che gli apparve in sogno ahah! Ah, tra l'altro, i liquori di Guane sono super buoni, fatti con latte di capra e altre cose deliziose...
Da Barichara torno a San Gil, per dirigermi verso la piccola Curiti': i due che mi prendono su saranno poi i miei compagni di viaggio di quel giorno, dato che andavano verso lo stesso posto, e mi portano in luoghi che non avrei mai potuto vedere da solo, come un fiume superfresco dove passiamo un pomeriggio tra guarapo e chitarra.
Il viaggio continua verso Bucaramanga, una citta' grande e brutta che non ha niente di interessante, a parte il bel villaggio di Giron, sempre sullo stile coloniale, e l'incontro con Diana, teatrante, viaggiatrice e maestra, che mi fa apprezzare molto di piu' la citta'. Da Bucaramanga vado a Barrancabermeja (eh sti nomi sono assassini), destinazione che raggiungo unicamente per navigare verso El Banco (un paesetto molto piu' a nord), lungo il fiume Magdalena, che vedo per la quarta volta in questo viaggio, e sempre piu' grande. Barrancabermeja ha un suo fascino industriale, e' una citta' che vive del petrolio, ci sono monumenti e parchi che richiamano sempre il petrolio (dai parco giochi al Cristo Petrolero, unico Cristo nel mondo costruito con pezzi di torri di trivellazione... non che ce ne fregasse molto che esistesse un Cristo cosi' eh...). Con il buon Danilo mi giro in bicicletta tutta la zona circostante: la citta' del petrolio, ovvero dove trivellano ecc... e' veramente enorme, quasi come la stessa citta' di Barrancabermeja. Purtroppo, i miei tentativi di convincere i capitani delle poche navi attraccate a portarmi con loro non vanno a buon fine, e il giorno dopo, biglietto alla mano, incomincio a navigare: le 6 ore in barca sono comunque godibili, avevo proprio voglia di viaggiare sull'acqua! El Banco e' un paesetto brutto, dal quale scappo, scappando pure dai venditori di passaggi in moto che mi vogliono portare a Mompox, e che mi dicono che a Mompox e' impossibile arrivare, a quell'ora, in autostop.
Tzz, per voi mortali impossibile, invece a Mompox, dopo essermi sciolto sotto il sole cocente, ci arrivo la notte stessa. Mompox e' un paesetto coloniale sperduto in mezzo ai fiumi, dove il tempo sembra essersi fermato da un paio di secoli. Difficile da raggiungere, qua ci sono ancora carretti trainati da asini che passano per le strade, l'architettura coloniale e' una figata ed e' uno dei paesi piu' tranquilli visitati nel viaggio. Il clima caldo, il vicino fiume (anch'esso caldo come un brodo), i ritmi lenti della gente, lo fanno assomigliare ad un villaggio sonnolento del 600/700, con molte chiese e le persone che si conoscono tutte. Purtroppo, gli abitanti sono degli animali, e lasciano spazzatura ovunque, soprattutto per la riva del fiume. Io ci passo tre giorni, in tenda di fronte alla chiesa piu' bella del paese, Santa Barbara, e divento quasi famoso: infatti sono l'unico braccialettaio e musicista di strada, e chiacchiero piu' o meno con meta' della popolazione locale eheh. Un po' mi ha ricordato Humaita', il paesino del Paraguay, visitato ormai un anno fa...
Da Mompox la direzione e' una, la costa! Ma la costa e' distante, ma in autostop arrivo in un giorno ben distante: dopo un passaggio in bus gratis fino a Santa Ana, un camion mi porta fino al prossimo paesino (sempre nella semi disabitata zona di Mompox) e da li un camion del latte mi da un passaggio fino a meta' cammino della strada sterrata, passando prima per ogni ranch nel percorso per raccogliere il latte, e infine arrivo alla strada principale con l'auto di tre sacerdoti di Mompox che se ne andavano in vacanza. Un camion collabora poi fino a Bosconia (il nome viene in onore di Don Bosco) e un taxi mi prende su per sbaglio (gli faccio gentilmente notare che io non voglio pagare...) fino a Valledupar: quindi, un poliziotto al quale chiedevo informazioni per dove fare autostop ferma una macchina per un finto controllo e dice al guidatore di portarmi fino a La Paz, e da la Paz un paio di contrabbandieri di benzina (la frontiera con il Venezuela e' vicina, dove non costa niente il carburante) mi porta infine al villaggio di El Molino, dopo qualche mazzetta alla corrotta polizia locale. Che viaggio! In el Molino campeggio nella piazza principale, e mi vedo anche le prove per le danze tradizionali della sagra, che cul!
Dopo una colazione con tre arepas gigantesche e una chicha de arroz, con un rapido autostop e un taxi pagato dallo stesso camionista (tante grazie!), arrivo a... Albania! Eh si, c'e' un paesetto che si chiama Albania in Colombia! Ed e' li vicino che mi fermo, in una specie di quartiere distaccato di Albania, dove ci sono Andrei e Pauline ad ospitarmi. Questo "quartiere" e' una delle robe piu' strane del viaggio: una specie di villaggio chiuso, un paese carcere, dove entri solo con un documento e un permesso che bisogna richiedere prima, dentro c'e' un bus interno (dove bisogna addirittura mettersi la cintura, non si puo' rimanere in piedi, non si puo' bere robe calde... e che e'??), in strada non c'e' un cane, nel senso che non ci sono animali, ma nemmeno persone praticamente, nessun venditore ambulante, niente, una specie di paesino post atomico, ordinato, stile USA, pieno di gringos... Questo perche' e' il villaggio di proprieta' della vicina miniera di carbone! Che roba, in verita' mi sento un po' strano qua dentro, una specie di enclave statunitense, che non assomiglia per niente al resto della Colombia. Andrei e Pauline sono professori nella scuola locale, dove si insegna in inglese. C'e' la piscina, il campo di calcio, il bar, il ristorante, ma non c'e' vita, non c'e' anima. Pero' e' estremamente sicuro vivere qua, ma se questo e' il prezzo preferisco la strada! E vabbe', io ne approfitto per lavare i panni sporchi, per rilassarmi, produrre braccialetti e fare qualche bracciata in piscina (cosa che non facevo da trillenni, e che mi ha stremato). Comunque l'ora e' arrivata. Adesso si', l'estremo nord del Sudamerica (o quasi estremo nord...) e le spiaggie saranno ben presto raggiunti. L'Atlantico, che non vedevo dai tempi dell'Argentina!
Hasta luego!

1 commento:

  1. caro francesco, mi fai sempre divertire tanto con i tuoi scritti. Hai uno stile frizzante e ironico. Sono felice perle stupende avventure che stai vivendo e a volte vorrei essere lì con te per condividere almeno dei pezzetti. Cominci a mancarci qui in Italia, ma ti aspettiamo a braccia aperte quando vorrai tornare.
    Hasta pronto, companero!
    Ale

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