giovedì 9 maggio 2013

Santa Marta - Medellin (25-04-2013 / 09-05-2013)

Viaggiare in autostop in questa parte della Colombia si é fatto improvvisamente difficile assai. Ma porco cane, e poi fa un caldo sulla costa, che poi se ti prendono sei tutto sudato e pieno di polvere da far schifo... E vabbé! Per esempio, per uscire da Santa Marta, per andare in direzione di Barranquilla, ho dovuto aspettare ben quattro ore per riuscire ad avere un passaggio da un camionista fumone fino a Cienaga, appena 30 kilometri. Il resto in un bus di contrabbandisti di riso ed elettrodomestici dal Venezuela, fermati  dall polizia a poche centinaia di metri da Barranquilla, e che ho lasciato con le loro beghe per camminare ció che mi mancava. Barranquilla é una cittá enorme, e pure bruttina, piena di super palazzi e nient'altro, peró é anche la cittá di Shakira, quindi potete immaginare la quantitá di ragazze belline che girano per di qua, ed é anche la cittá dove il fiume Magdalena sbocca al mare: per la quinta volta lo rivedo, bello grande! In Barranquilla ne approfitto piú che altro per riposarmi un po', lavare i panni sporchi, e passarla bene con Shelan, la simpatica ragazza che mi ospita, con la quale prepariamo anche una deliziosa pizza + panzerotti, ormai il cibo che piú mi richiedono gli indigeni locali.
Dopo un paio di notti nella cittá, il viaggio riprende verso Cartagena, cittá della quale ho un'altissima aspettativa. E, in effetti, é veramente bella! Tra le piú belle del Sudamerica, sicuramente. In autostop ci arrivo piú o meno facilmente, posizionato nel dietro di un camion vuoto, vento e polvere sulla faccia e molta libertá (e molte botte sul culo...), e visto che non ho trovato nessun anima buona che mi ospitasse, mi rifugio in un alloggio di artigiani, giocolieri e quant'altro, in una casa coloniale del quartiere Getzemani (infatti dopo sono venuti i romani a portarmi via...ahahah!). Esistono 3 Cartagena. La piú antica, con il centro storico coloniale, fatto di balconi immensi, mura di difesa e cannoni, migliaia di turisti e venditori di qualsiasi cibo, ristoranti e bar, con un'atmosfera quasi piratesca, soprattutto quando i caldi colori del sole che tramonta si riflettono sulle pareti delle case. Poi c'é la Cartagena ricca, con grattacieli e spiaggia, che si puó vedere dalla Cartagena coloniale, con un contrasto antico e moderno un po' assurdo, un po' affascinante. E poi la vera Cartagena, dove la gente normale abita, che é la parte piú grande, piú povera, nella quale si puó notare il vero contrasto. A Cartagena ci passo dei bei giorni, passeggiando mille e piú volte tra le viuzze della cittá, salendo sui bastioni e sedendomi sui cannoni, aspettando un immaginario veliero pirata all'orizzonte, e suonando un sacco, e le serate terminate nella piazza del quartiere popolare di Getzemani, dove incontro altri  compagni artigiani, Antonella, giá conosciuta a Taganga, con la quale arrivo a saggie conclusioni quali <ma alla fine Cartagena che é?? Montagnana senza prosciutto e con il mare! Verona con il mare e senza i pini e il lesso con la peará (anche qua giocano a calcio sotto i bastioni)>, proprio delle perle (tra l'altro lei ha sottolineato che il mare del Salento é piú bello di quello caraibico...), e anche la neozelandese Fran, conosciuta a Tingo Maria, in Perú, sei mesi fa, che ho riabbracciato supervolentieri (stava lavorando in un veliero per Panamá!). 
Da Cartagena esco con buoni ricordi, in direzione di Tolú, un paesetto sulla spiaggia a qualche ora dalla cittá. Arrivarci in autostop é una impresa titanica. 4 ore ad aspettare, camminare, sciogliermi al sole, per poi ricevere mini passaggi, fino ad arrivare ad un paesetto sperduto, e da li inchinarmi alla legge del bus, perché ormai era tardi e volevo arrivare a Tolú per il primo di maggio per far soldini con i turisti. Dopo una dormita in una stazione di servizio, vengo deluso da Tolú, le quali spiaggie non reggono il confronto con nessuna di quelle giá viste in Colombia (piccoline e con un mare terroso, per via dei fiumi che desembocan allí), e pure per lavorare non va, visto che é semi desertica. Eh, non puó andare sempre bene! Grazie a una famiglia in gita, riesco ad avere un passaggio fino a Sincelejo, e anche li passo la notte in una stazione di servizio, per svegliarmi alle tre di mattina per approfittare dei camion che vanno a Medellin. Neanche l'ombra ovviamente, arrivo solamente fino ad un incrocio chiamato la Ye, e da li mi stufo, visto che soldi ne ho messi da parte, lotto fino all'ultimo centesimo per un prezzo accettabile e mi prendo un bus. Penso che é veramente migliore andare in autostop: nei bus non si parla con il vicino, non si impara niente, e soprattutto fa freddo, ma si puó tenere l'aria condizionata a 15 gradi quando fuori ce ne sono 30?? Anche quando passi per le montagne! Ma almeno mi godo il bellissimo paesaggio della regione Antioquia, verdissimo, e montagnoso. Finalmente, le montagne di nuovo!
Medellin é la cittá di Botero, il pittore che fa tutto ciccione, e Pablo Escobar, il famoso narcotrafficante, ed é grande assai, oltre che moderna e ben strutturata, con una linea di metro (addirittura), ricca di vita e cultura (fighissime le biblioteche), e circondata da colline verdi. E soprattutto le medellinesi sono qualificabili tra le piú belle ragazze viste fino ad adesso, se la giocano con le paraguayane... Se non fosse tanto grande e con pochi edifici antichi, sarebbe un bel posto dove vivere... Si vedono monumenti di Botero ovunque, credo che sia uno dei pochi artisti che ha musei e fama mentre é in vita, monumenti ciccioni in tutte le piazze. In Medellin mi incontro di nuovo con Antonella, stiamo nella stessa casa del francese Damian, e piú che altro mi do ad una vita tranquilla, provando migliaia di succhi super economici e mangiandomi kili di boñuelos, passando dalla casa di Damian a quella di Andrea, dove con il gigante argentino cantante di tango Pablo cucino un immensitá di gnocchi, e infine alla casa del buon Marcel, con il quale si puó veramente parlare di tutto. Tra le gite fuoriporta, alla piccola e coloniale Santa Fe de Antioquia, classico paesetto "paisa", e Guatapé, paesetto coloratissimo ai bordi di una diga che forma laghi che mi ricordano quelli di Bariloche, dominati dal Peñol, un masso enorme di 200 metri, che visito in compagnia di Javier, un signore anziano che avevo conosciuto a Playa Concha e che mi disse che volev accompagnarmi in macchina a Guatapé, assieme all'amico Carlos Alberto, altro signore d'etá avanzata, con i quali passo una bella ed umida giornata.
Comunque, non potete immaginare la quantitá di bellezze locali. Da girare la testa ogni cinque secondi. Se sto qua ancora qualche giorno, mi viene il torcicollo!
Hasta luego!

venerdì 26 aprile 2013

Las Fotos!

Un tuffo, letteralmente un tuffo, nelle spiaggie colombiane!


L´Arena di Verona a Cabo de la Vela, con l´imperatore Paulus Maxium


Cabo de la Vela


Tramonto dal faro, con il Pollo Paul emozionato


Cabo de la Vela part II


Cabo de la Vela part III


Ma che e´? la savana in Africa?


Palomino, che brutto posto dove campeggiare! A parte il pericolo dei cocchi che cadono, uno ha rischiato di cadermi proprio sui miei cocchi mentre leggevo...


Palomino part II


Taganga


Finalmente un po´ di fresco in Minca...


L´orribile Rodadero


Due idoli! Il pollo Paul e il Pibe Valderrama


Bonito Gordo


Cammino verso Playa Concha


Playa Concha


Taganga al tramonto



giovedì 25 aprile 2013

Part XXV: Albania - Santa Marta (11-04-13 / 24-04-13)

Avete mai scritto per piu' di cinque minuti su un IPad? Io no, fino ad adesso, e meno male, le mie dita  sembrano delle lumache, ma senza bava, che strisciano sulla tastiera digitale... La salivazione eccessiva me la provoca semmai la fauna locale, ma lasciamo perdere va! Comunque, eravamo rimasti che ero in Albania in bicicletta... Ah no, questo e' stato un'altro viaggio! Dal paesello di Albania, con sei litri di acqua nello zaino, vado in direzione della Guajira Alta, verso lo sperduto caseggiato di Cabo de la Vela, una specie di Santa Maria di Leuca colombiana, visto che si trova quasi ad un estremo del paese (quello nord), posizionato sulla costa del deserto della regione. Beh, il deserto in verita' e' assai stepposo, non e' il Sahara e neanche la costa peruviana, c'e' vegetazione ma super secca e un sacco di cactus, che apprezzo dalla parte anteriore di un camion in una strada pochissimo trafficata, fiancheggiata dalle migliaia di cactus e dalla linea ferroviaria per trasportare carbone da Albania a Puerto Bolivar. Cabo de la Vela e' in effetti un luogo molto isolato, che i turisti di massa normalmente tralasciano, ma che merita un sacco, vuoi per la tranquillita', per il deserto, o per il mare piattissimo (anche se fa un sacco di vento, che rende l'atmosfera di 35 gradi e piu' decisamente piu' fresca), che gli amanti del surf con l'aquilone (e come diavolo si chiama?) ameranno, e per l'acqua del mare bassissima, tanto che si puo' camminare quasi per 100 metri dalla spiaggia senza difficolta'. Anche i colori sono una figata, con i toni viola dell'alba dal deserto, nel quale ho campeggiato nell'ultimo dei tre giorni di permanenza, vedendo un sacco di stelle, le scale di rosso e arancione del tramonto dal faro, i forti toni rossi roventi delle due del pomeriggio, gli azzurri e blu cangianti del mare. La presenza indigena e' forte, gli wayuu si vedono un po' ovunque, pascolando le capre, che non so di che si nutrano, e nemmeno so che acqua posasano bere, o vendendo prodotti artigianali a prezzi ridicoli, poveretti... Pochi turisti quindi fatto che apprezzo molto, alcuni colleghi artigiani con i quali comparto alcuni ubriacanti momenti: leggendaria la signora, che viaggia con figlia di 4 anni e marito, che una sera mi vede e vuole che le racconti del mio viaggio e pure vuole un paio di canzoni alla chitarra, mentre comincia a stapparmi birrette (lei gia' evidentemente alticcia); si aggiungono poi i 3 artigiani, gli amici ciclisti e quant'altri, e sta qua sempre a stappare, con un finale allegrotto e la signora ciucchissima rintanata nel suo ostello con noi a continuare la festa in spiaggia.. Con le sue birrette, ovvio.
Tre giorni sono abbastanza, e me ne ritorno in Albania, dove addirittura mi cimento in una partita di squash con Andrei nel villaggio post nucleare, chi l'avrebbe mai detto in Colombia? La prossima tappa e' Palomino, piccolo villaggio della Guajira, stessa regione di Cabo de la Vela ma tutt'altro mondo! Qua la vegetazione e' rigogliosa ed arriva quasi a toccare il mare, con un sacco di alberi di cocco, che entreranno a far parte della mia dieta per alcuni giorni (fino a darmi noia quasi, cioe' la polpa si, mentre l'acquetta e' sempre deliziosa!), un mare mossissimo (astutamente la prima cosa che ho fatto e' stata buttarmi in acqua e nuotare per allontanarmi dalla spiaggia, con un risultato semi tragico, con le correnti che mi trascinavano via e una lotta di dieci minuti con il mare per tornare alla terra....poi non mi son mai piu' allontanato per piu' di 5 metri...), e spiaggia lunghissima e bianca. Tra i personaggi conosciuti, il bizzarro signore spagnolo di mezza eta' Juanma, specie di naufrago dell'isola, scappato terrorizzato dall'Ecuador perche' gli era scaduto il visto, direttamente fino alla costa nord senza mai fermandosi e posizionandosi sotto una palma per quasi un mese, e il genoano Chicco, cinque anni viaggiando in Sudamerica con l'artigianato...finiro' anch'io cosi?? Ma la spiaggia di Palomino me la ricordero' per il primo furto da me subito in questo continente! Ebbene si, mi hanno derubato! Perche' sono un mona, diciamolo... visto che lo zaino grande lo lasciavo custodito in un ostello, lo zainetto piccolo e altre cose li avevo in tenda, e visto che la spiaggia pareva sicura le cose le lasciavo li anche se io andavo via (meno la chitarra e il marsupio, ovviamente), e al ritornomdamuna passeggiata mi son trovato tutte le cose che avevo nello zainetto sparse nella tenda (tra le quali il pollo Paul e i braccialetti) mentre mancava lo zainetto...beh almeno le robe di vero valore, braccialettome pollo, il ladro le ha lasciate li! Se fossi come Goku e potessi localizzare l'aurea delle persone, avrei riconosciuto il ladro e lo avrei poi annientato con un'onda energetica, ma purtroppo non e' cosi' e quindi mi sono dovuto accontentare delle parole di conforto dello spagnolo che dice che la saccoccia indigena che mi sono poi comprato mi dona di piu' quindi meglio cosi'...ah si? Datemi il ladro...
visto che amo la spiaggia tanto quanto una stella alpina, ripartomdi nuovo, in direzione di Taganga, un villaggetto sempre piu' gringo vicino a Santa Marta, capitale balnearia della Colombia, dove mi ospita il buon Cyril, francese istruttore marino con il quale faccio delle interessanti chiacchierate, prima di rifugiarmi per un paio di giorni a Minca, villaggio nella Sierra Nevada di Santa Marta, carino ma nulla di piu', ma che serve per rinfrescarmi e scappare dalla spiaggia. Perche' dalla spiaggia solo puoi vedere un 50 per cento del mondo, il resto e' acqua, ma dalla montagna hai una visione di 360 gradi! Un paio di cascate, una bella passeggiata, un paio di acquazzoni e soprattutto qualche quintalata di mango me la faranno comunque ricordare con piacere. Tra l'altro e' il paradiso dei ciclisti, e cio' mi fa venire molta voglia di pedalre...
Torno a Taganga passando per Santa Marta, dotata di un minuscolo e discreto centro coloniale, oltre a la mitica statua di Valderrama vicino allo stadio, e per il Rodadero, orribile villaggio superturistico, una spiaggia formicaio e un mare che e' una zuppa umana. Il giorno dopo mi addentro nelmparque Tayrona mezzo illegalmente, visto che l'entrata costamun botto, passando per sentieri spinosissimi e soprattutto caldissimi, su e giu, passando per un paio di baie quasi incontaminate fino a playa Concha, che non sara' forse la piu' bella del parco ma e' abbastanza isolata dopo le quattro, praticamente io e un paio di pescatori. Al ritorno, nella casa di Cyril, trovo un'altra italiana, la pugliese Antonella, semplice e sciolta, e cosi', tra Elio e le Storie Tese, canti degli alpini,una frittura notturna a base di tutto, e tanta avena, dico addio alla zona di Santa Marta. E per qualche giorno, basta spiaggia!!! Anca massa...
Hasta luego!

mercoledì 10 aprile 2013

Las Fotos!

Ecco la nuova, attesissima, manciata di foto latine! Per i pornointernettari, mi dispiace, non ci sono foto di Shakira nuda...


Il mitico anello del potere apparso in Zipaquira'


Sculture nelle gallerie della Catedral de Sal, con il pollo Paul a far compagnia al gufo!


La navata centrale della Catedral de Sal


I minacciosi incappucciati scalzi nella Semana Santa di Tunja


Villa de Leyva


Villa de Leyva, l'enorme piazza...


Monastero Ecce Homo vicino a Villa de Leyva


Il labirinto della casa in Villa de Leyva


Noooooo di nuovo gli incappucciati di Tunja!


Una minaccia per l'umanita'...


I proprietari saranno veneti!


Ebbene si, nella regione di Santander si mangiano le formiche! Culone oltretutto!


Barichara a Pasqua


La maledetta formica culona di Barichara vuole mangiarsi il pollo Paul! Tie', ti schiaccio!


Barichara part II


Nel camino real per Guane si incontra il mitico albero barbuto, che mi sta accompagnando per tutto il viaggio colombiano


Guane, tranquillissimo, con la gente che non ha nulla da fare


Piazza di Guane


Strada guanense


Missione compiuta! L'acqua benedetta e' stata sparsa per l'hotel maledetto!


Barichara part III


Barichara part IV


Facciata della chiesa di Curiti', ed in effetti e' solo una facciata, la chiesa vera e' piu' dentro, ed e' moderna e per nulla interessante!


Gli amici dell'autostop, durante un duro e faticoso momento della giornata


Il bel fiume di Curiti'


A San Gil con Paola y Lore y el pollo Paul, particolarmente contento



Vietta di Giron


El Cristo Petrolero de Barrancabermeja e la zona petrolera al fondo


Un nuovo problema per il pollo Paul, un diplodoco! Ma fortunatamente e' un dinosauro erbivoro, e i due fanno presto amicizia...


La mototreno, meraviglioso e ingenioso mezzo di trasporto a Barrancabermeja!


Mompox


La chiesa di Santa Barbara, in Mompox, by night


In Mompox le droghe sono in offerta!!! Aprofittatene, drogati!


Mompox part II


Mompox part III


Azz che iguane che si trovano in strada...


La barchetta della colazione, ananas a sbadilate


Mompox part IV, con il tipico mezzo di trasporto del paesetto


Di nuovo Santa Barbara... e il pollo Paul! Lo vedete?!?!