mercoledì 10 aprile 2013

Part XXIV: Bogota' - Albania (25/03/13 - 10/04/13)

Questo mio peregrinare per il Sudamerica mi ha portato addirittura in Albania! Come no, direte voi! Ebbene si, leggete e capirete, poveri illusi, miscredenti della mia sacra figura!
Per uscire da Bogota' mi tocca prendere il primo bus colombiano: come ogni capitale, e' un casino uscire. La direzione e' Zipaquira', primo di molti paesetti coloniali che visitero' in questi giorni. In Zipaquira' e' Mario ad ospitarmi, un aficionado delle biciclette antiche, e tra i fondatori di un gruppo di bici d'epoca. Con alcuni del gruppo passo il pomeriggio a pedalare nelle zone rurali del paese, minacciati dall'alto da un misterioso anello del potere, una specie di arcobaleno che circondava il sole, una roba stranissima, che molti hanno collegato con l'inizio della settimana santa, il circolo mariano lo chiamano... chissa'! Sara' fonte di ispirazione di storie per tutta la giornata, che viene appesantita da svariati kili di carne di una grigliata e annaffiata da birrette e il refajo, birretta + malta + gaseosa colombiana. La serata degenera con grappette locali e una chitarrata maestosa, dominata da una "Oye como va" con parole improvvisate con gli amici del gruppo, tutte incentrate sul misterioso anello del potere, el arito del poder! Il giorno successivo dedico la mattinata a visitare il tranquillo centro coloniale del paesetto e soprattutto la bella cattedrale di sale, costruita nelle mine di sale della zona, uno spettacolo, con luci, via crucis, chiesa, sculture, tutto scavato nel sale, veramente molto carina, soprattutto se vista gratis, visto che uno degli amici della bicicletta era nella giunta comunale hehe...
Il giorno stesso viaggio verso Tunja, capitale di Boyaca': dopo un paio di autostop arrivo alla citta', e per passare un po' il tempo (visto che il ragazzo che mi ospita, Osmar, arrivava dopo un'oretta) vado alla terminal a vedere Bolivia - Argentina (finita 1 a 1) e mi incontro casualmente con Paola, una ragazza di couchsurfing che avevo contattato che mi ha riconosciuto, e alla fine la giornata finisce, in compagnia con Osmar, a contarcela in un bar per ore di fronte alla partita della Colombia con il Venezuela (terminata purtroppo con un due a zero per il Venezuela). Il giorno dopo parto per Villa del Leyva, altro paesetto coloniale, pero' stavolta veramente figo, con una piazza enorme e vie di pietra, casette coloniali e molta tranquillita', nonostante le centinaia di turisti colombiani in vacanza per la Semana Santa: tra l'altro, mi va super bene con la chitarra, in meno di un'ora faccio piu' di 40000 pesos, con un tipo che mi da addirittura 20000 pesos per avergli suonato un paio di canzoni di Silvio Rodriguez (tipo 8 euro!). La zona di Villa de Leyva e' un po' desertica, cioe' un tempo era desertica, adesso hanno piantato nuovamente gli alberi, e in effetti, come diceva Paolo nel suo blog, ha un'atmosfera da villaggio di Zorro! Li mi fermo a dormire a casa della zia di Osmar, che ha una casa super bella, con una piccola piantagione di cactus e un bel labirinto di pietre (una cosa spirituale per ritrovarsi con se stessi...). Con Monica e il marito Jimmy me la passo molto bene, e i due mi fanno ricordare dopo piu' di un anno la mia droga estiva del 2011, i libri di G. Martins "Game Of Thrones" e loro, da poco teledipendenti dalla serie del libro, mi rifanno ripiombare nel vizio, e passo svariate ore davanti alla tv a sorbirmi le puntate... che droga! Dopo ore di camminate (anche in un vicino convento carino), ore di tv, la sera finisce con una jam sassion nella casa di un famoso musicoista colombiano, sconosciuto fuori confine...
Il giorno dopo torno a Tunja per partire verso la regione di Santander: l'autostop funziona bene fino a che un imbecille (con tre gnocche a bordo...), mi dice che si', si dirigeva verso il paese di Socorro, dove volevo andare: alla fine mi porta in una casa, dicendo che doveva fare delle robe li, e se potevo suonare la chitarra un pochino visto che c'era una festa, e poi saremmo ripartiti, e invece poi se ne va, con le tipe che mi spiegano che in verita' mi aveva visto con la chitarra e solo voleva che animassi la festa... Colllllione! E quindi ormai era troppo tardi per fare autostop, gia' veniva scuro alle sei e mezza e allora dopo un'ora di tentativi, ho dovuto mollare e prendere un bus, che tristezza il bus! E vabbe'. A Socorro mi trovo con Nelson, buon viaggiatore, che mi ospita in casa sua: i giorni successivi li passero' nei paesetti coloniali nei dintorni. A San Gil ci arrivo in bicicletta con una gustosa pedalata su e giu' per la valle: San Gil sara' la capitale dello sport estremo in Colombia, e visto che ste robbe pericolose non mi gustano, il paesetto, piu' moderno che coloniale, non mi e' piaciuto, ma almeno ho rivisto Paola di Tunja, con la quale ho passato un bel pomeriggio in compagnia.
La prossima destinazione e' la stupenda Barichara, altro paesetto coloniale in stile Villa de Leyva, pero' ancora piu' bello, tranquillo e caldo: le viette in pietra che vanno su e giu', le case bianche ed il silenzio (ed era Pasqua!) me la fanno amare, come anche il mini paesetto di Guane, raggiungibile per un vecchio sentiero coloniale, a 6 km da Barichara. E' una Barichara in miniatura, ed e' li che mi incontro con un signore di Cali, che dopo una chiacchierata assieme ad altre due tipe, mi spiega che e' li per una missione: sta facendo una specie di esplorazione interna del suo io (e altre robe strane) e in un sogno gli e' apparso che in Guane, nel 1810, un tipo era stato ucciso da un cavallo, dove adesso c'e' un hotel (questo confermato dal diario della parrocchia locale), e quindi voleva cospargere acqua benedetta nel luogo del fattaccio. Ovviamente mi chiede di entrare con lui nell'hotel, apparentemente chiuso, e altrettanto ovviamente accetto: pero', dopo l'entrata furtiva nell'edificio e il rito dell'acqua benedetta, entra la padrona... A lui lo becca, io mi appiattisco e me la svigno: poi lui se la cavera', dicendo che stava facendo una missione spirituale e religiosa per un fatto antico che gli apparve in sogno ahah! Ah, tra l'altro, i liquori di Guane sono super buoni, fatti con latte di capra e altre cose deliziose...
Da Barichara torno a San Gil, per dirigermi verso la piccola Curiti': i due che mi prendono su saranno poi i miei compagni di viaggio di quel giorno, dato che andavano verso lo stesso posto, e mi portano in luoghi che non avrei mai potuto vedere da solo, come un fiume superfresco dove passiamo un pomeriggio tra guarapo e chitarra.
Il viaggio continua verso Bucaramanga, una citta' grande e brutta che non ha niente di interessante, a parte il bel villaggio di Giron, sempre sullo stile coloniale, e l'incontro con Diana, teatrante, viaggiatrice e maestra, che mi fa apprezzare molto di piu' la citta'. Da Bucaramanga vado a Barrancabermeja (eh sti nomi sono assassini), destinazione che raggiungo unicamente per navigare verso El Banco (un paesetto molto piu' a nord), lungo il fiume Magdalena, che vedo per la quarta volta in questo viaggio, e sempre piu' grande. Barrancabermeja ha un suo fascino industriale, e' una citta' che vive del petrolio, ci sono monumenti e parchi che richiamano sempre il petrolio (dai parco giochi al Cristo Petrolero, unico Cristo nel mondo costruito con pezzi di torri di trivellazione... non che ce ne fregasse molto che esistesse un Cristo cosi' eh...). Con il buon Danilo mi giro in bicicletta tutta la zona circostante: la citta' del petrolio, ovvero dove trivellano ecc... e' veramente enorme, quasi come la stessa citta' di Barrancabermeja. Purtroppo, i miei tentativi di convincere i capitani delle poche navi attraccate a portarmi con loro non vanno a buon fine, e il giorno dopo, biglietto alla mano, incomincio a navigare: le 6 ore in barca sono comunque godibili, avevo proprio voglia di viaggiare sull'acqua! El Banco e' un paesetto brutto, dal quale scappo, scappando pure dai venditori di passaggi in moto che mi vogliono portare a Mompox, e che mi dicono che a Mompox e' impossibile arrivare, a quell'ora, in autostop.
Tzz, per voi mortali impossibile, invece a Mompox, dopo essermi sciolto sotto il sole cocente, ci arrivo la notte stessa. Mompox e' un paesetto coloniale sperduto in mezzo ai fiumi, dove il tempo sembra essersi fermato da un paio di secoli. Difficile da raggiungere, qua ci sono ancora carretti trainati da asini che passano per le strade, l'architettura coloniale e' una figata ed e' uno dei paesi piu' tranquilli visitati nel viaggio. Il clima caldo, il vicino fiume (anch'esso caldo come un brodo), i ritmi lenti della gente, lo fanno assomigliare ad un villaggio sonnolento del 600/700, con molte chiese e le persone che si conoscono tutte. Purtroppo, gli abitanti sono degli animali, e lasciano spazzatura ovunque, soprattutto per la riva del fiume. Io ci passo tre giorni, in tenda di fronte alla chiesa piu' bella del paese, Santa Barbara, e divento quasi famoso: infatti sono l'unico braccialettaio e musicista di strada, e chiacchiero piu' o meno con meta' della popolazione locale eheh. Un po' mi ha ricordato Humaita', il paesino del Paraguay, visitato ormai un anno fa...
Da Mompox la direzione e' una, la costa! Ma la costa e' distante, ma in autostop arrivo in un giorno ben distante: dopo un passaggio in bus gratis fino a Santa Ana, un camion mi porta fino al prossimo paesino (sempre nella semi disabitata zona di Mompox) e da li un camion del latte mi da un passaggio fino a meta' cammino della strada sterrata, passando prima per ogni ranch nel percorso per raccogliere il latte, e infine arrivo alla strada principale con l'auto di tre sacerdoti di Mompox che se ne andavano in vacanza. Un camion collabora poi fino a Bosconia (il nome viene in onore di Don Bosco) e un taxi mi prende su per sbaglio (gli faccio gentilmente notare che io non voglio pagare...) fino a Valledupar: quindi, un poliziotto al quale chiedevo informazioni per dove fare autostop ferma una macchina per un finto controllo e dice al guidatore di portarmi fino a La Paz, e da la Paz un paio di contrabbandieri di benzina (la frontiera con il Venezuela e' vicina, dove non costa niente il carburante) mi porta infine al villaggio di El Molino, dopo qualche mazzetta alla corrotta polizia locale. Che viaggio! In el Molino campeggio nella piazza principale, e mi vedo anche le prove per le danze tradizionali della sagra, che cul!
Dopo una colazione con tre arepas gigantesche e una chicha de arroz, con un rapido autostop e un taxi pagato dallo stesso camionista (tante grazie!), arrivo a... Albania! Eh si, c'e' un paesetto che si chiama Albania in Colombia! Ed e' li vicino che mi fermo, in una specie di quartiere distaccato di Albania, dove ci sono Andrei e Pauline ad ospitarmi. Questo "quartiere" e' una delle robe piu' strane del viaggio: una specie di villaggio chiuso, un paese carcere, dove entri solo con un documento e un permesso che bisogna richiedere prima, dentro c'e' un bus interno (dove bisogna addirittura mettersi la cintura, non si puo' rimanere in piedi, non si puo' bere robe calde... e che e'??), in strada non c'e' un cane, nel senso che non ci sono animali, ma nemmeno persone praticamente, nessun venditore ambulante, niente, una specie di paesino post atomico, ordinato, stile USA, pieno di gringos... Questo perche' e' il villaggio di proprieta' della vicina miniera di carbone! Che roba, in verita' mi sento un po' strano qua dentro, una specie di enclave statunitense, che non assomiglia per niente al resto della Colombia. Andrei e Pauline sono professori nella scuola locale, dove si insegna in inglese. C'e' la piscina, il campo di calcio, il bar, il ristorante, ma non c'e' vita, non c'e' anima. Pero' e' estremamente sicuro vivere qua, ma se questo e' il prezzo preferisco la strada! E vabbe', io ne approfitto per lavare i panni sporchi, per rilassarmi, produrre braccialetti e fare qualche bracciata in piscina (cosa che non facevo da trillenni, e che mi ha stremato). Comunque l'ora e' arrivata. Adesso si', l'estremo nord del Sudamerica (o quasi estremo nord...) e le spiaggie saranno ben presto raggiunti. L'Atlantico, che non vedevo dai tempi dell'Argentina!
Hasta luego!

domenica 24 marzo 2013

Las Fotos!

Per i fotografi, le mie donne, i miei aficionados, i curiosi e voi che non c'avete un piffero da fare tutto il giorno, ecco un migliaio di foto!


Un comodo rifugio in mezzo agli aghi dei cactus nel deserto della Tatacoa


Desierto de la Tatacoa


Misteriosi simboli arcani. Ma er cane, dov'é?


Il pollo Paul trova sempre nuovi amici! Jhon y Diana, moglie e camionista


La bella Salento, senza orecchiette con le cime di rapa


Valle del Cocora


L'amanita muscaria, che il pollo Paul ha mangiato un po'... ma non sai che é tossica, sciocco?!!?


Nebbion da fogo


Il povero pollo Paul in mezzo alle palme, vomitando l'anima dopo aver mangiato l'amanita muscaria


Spettacolo


Finalmente il pollo Paul si é ripreso dall'intossicazione... qua lo sgrido per essere un imbecille.


Il villaggio de los artesanos, brutto posto dove dormire!


Con Mariana, Paul, Vanessa e il Cuy di cioccolato, purtroppo durato solo 3 giorni (si é prima sciolto e quindi ovviamente mangiato)



Una deliziosa arepa paisa, che il pollo Paul degusta con voracitá


La misteriosa cittá perduta di Falan


Cittá perduta di Falan part II


Cittá perduta di Falan part III


Centro coloniale di Honda (ondaaaaa energeticaaaaa!!!)



I profe! Enrique e Saul, con il pollo Paul che gli traduce l'inglese pollo all'inglese corrente


Bogotá da Monserrate, con i nuvoloni da grandine


Delizioso Cañelazo con Juan Pablo


La calle de los amigos, ovviamente io e Paul!


La plaza Che dell'universidad nacional de Bogotá, parecchio di sinistra direi eh


Tutto é grassosamente grasso con Botero, anche la povera Gioconda


Anche la Morte! Pelle e ossa ma ugualmente cicciona


Anche il pollo Paul é rappresentato ciccione!


Minacciosa maschera d'oro nel museo dell'oro


Idoli maledetti! Ora che l'avete visto sarete maledetti e gli inca vi perseguiteranno nei vostri sogni, tié!


Chorro de Quevedo en Bogotá, con uno dei tantissimi murales della cittá


Centro coloniale, Candelaria


Tipe casette della Candelaria


Case English Style!?!?!? In Bogotá?!?!


Candelaria part III


Il ricordo di questi personaggi é sempre vivo... Gaitan era un avvocato e politico colombiano che appoggiava il popolo, ucciso nel 48, e ció diede inizio praticamente al movimento di guerrilla degli anni successivi.
Bolivar é colui che ha liberato buona parte del Sudamerica negli anni della colonia.
Camilo é Camilo Torres Restrepo, prete guerrigliero, idolo dei rivoluzionari.


A lavorare! In piazza Bolivar


Con Lorena, l'amica ospitata con Bea


Con Juan, Paul e Camilo, gli amici di Bogotá


A preparare Arepas, con David!

Noto che faccio praticamente la stessa faccia in tutte le foto, potrei photoshopparmi e appiccicare la mia faccia in qualsiasi posto del mondo e nessuno se ne accorgerebbe...

Part XXIII: Neiva - Bogotá (06/03/13 - 24/03/13)

Che cavolo di paese. Non si sa mai che mettere... fai 100 kilometri, e il clima cambia, prima fa freddino, e poi fa caldo, poi piove, poi c'é un deserto... E vabbé, il tempo é donna quindi, cambia umore ogni poco!
Il primo giorno che passo a Neiva fa un caldo cane, e me lo passo tutto in casa, primo per riprendermi dalla camminata tra i contadini per due giorni e mezzo, e poi per lavare i panni sporchi, che erano sporchi assai. Lo sciopero dei caffettari, intanto, due giorni dopo il mio arrivo nella cittá, termina: speriamo bene per i contadini! Neiva tra l'altro é una cittá davvero poco attraente, a parte un curioso monumento con un sacco di cavalli strani ed ingarbugliati, e il secondo giorno, dopo aver cucinato otto kili di lasagne, mi avvio verso il celeberrimo (celeberrimo solo qua eh) Desierto de la Tatacoa. Un deserto in mezzo a tutto sto verde? Pare di si... Al deserto arrivo il pomeriggio tardo, non ho intenzione di beccarmi tutto il caldo, con l'idea di accampare li, vedere le tantissime stelle durante la notte (si dice che si vedono benissimo...), e con i primi raggi del mattino partire e visitare la zona con il fresco. Il deserto, contariamente all'immaginario collettivo del deserto, non é per niente deserto, ci sono delle casette, cactus e alberi qua e la (dicono che questo ultimo periodo é stato il piú piovoso nella zona dall'epoca dell'arca di Noé, o forse esagero io???), e pare assai interessante, ma visto che sta tramontando, mi cerco un posticino in mezzo ai cactus dove piantare la tenda. Beh le stelle fino alle nove e qualcosa si vedono, dopo spuntano nubi da tutte le parti, comincia addirittura a piovere leggermente, e allora mi perdo lo spettacolo stellare. Il derserto, che vedo il giorno dopo, é diviso in due parti, una grigia, carina ma niente piú, e una rossa, molto piú interessante, tipo come il Gran Canyon degli USA, ma in miniatura e meno bello (per quanto possa conoscere il Gran Canyon in foto...), nella quale ritrovo anche Beth, una inglese conosciuta a San Agustin mentre facevo le mie incursioni notturne nell'ostello a fianco del mio campeggio. Mentre passeggio tra le torri rosse di terra ricevo una chiamata di Roberto e Giovanni, gli amici italiani di San Agustin, che mi informano che da San Agustin sono riusciti ad andar via nei giorni di sciopero addirittura in elicottero (!!!), inviato mi pare dal governo, che roba! Per tornare a Neiva faccio il mio solito autostop, e dopo un ettolitro di birrette offerto da dei borrachos locali, un taxista libanese si offre di portarmi fino in cittá, ma prima voleva passare per il deserto, visto che voleva vedere dei terreni da coltivare per fare olio d'oliva assieme ad un collega. Ritornando al deserto passiamo per la casa di un tipo che fa il vino di cactus, il dolce di cactus, la crema di cactus, e un sacco di altre robe che provo ovviamente, tutte a base di cactus e aloe, che figata. Poi il libanese e il suo amico mi offrono un delizioso tamal tolimense, buonissimo, anche se non regge il confronto con i tamales peruviani.
Neiva non ha molto altro da offrire, e quindi decido di avviarmi verso il famoso Eje Cafetero, la zona del caffé, formata dalle regioni delle cittá di Armenia, Pereira e Manizales. Il simpatico camionista Jhon mi da un passaggio fino alla cittá di Ibagué, dove mi fermo e conosco la moglie Diana (che fa delle gelatine super stilose, uno spettacolo, sembrano fiori), e con i quali poi mi fermo a mangiare in un ristorante, dove provo per la prima volta il Capibara, il roditore piú grande al mondo, che gentilissimamente mi offrono. Ad Armenia arrivo la sera tardi, e finisco ad accampare sui tetti di una casa abbandonata nel centro con altri artigiani (tra i quali il buon Juan David) e giocolieri della zona. Armenia é una cittá brutta, costruita e ricostruita un sacco di volte dopo i terremoti, e non c'é niente di interessante, ma mi diverto con gli altri ragazzi nuotando nel fiume e suonando per ristoranti per far un po' di soldini. Qua i paesetti intorno alla cittá hanno tutti nomi di altre localitá nel mondo: oltre alla stessa Armenia, c'é Genova, Versalles, Sevilla, Roncesvalles, Marsella, Palestina e, infine, la super sudista Salento, verso la quale mi dirigo.
E che c'é a Salento? Ovviamente no il mare! Salento é un tranquillissimo villaggetto dalle casette colorate immerso nel verde, vicino alle montagne e ad un parco nazionale, nel quale trovo rifugio nelle vicinanze del villaggio degli artigiani, di nuovo in tenda, grazie a Guillermo e Claudia, due esperti artigiani locali (che sanno la loro, soprattutto nel mondo delle piante, super interessanti), e dove mi ritrovo a passare un paio di giorni in compagnia del simpatico basco Joanes. Pero' a Salento vado unicamente per la Valle del Cocora, che nella mia personale classifica top 10 attractions del Sudamerica trova sicuramente un posticino. Che figata di valle! E' come pensare ad una valle alpina, con le mucche, le montange, il verde, e pure i pini, ma con un sacco di palme, palme di cera, che svettano altissime nei prati con i loro tronchi sottili. Uno spettacolo. Tra l'altro, nota personale per mio papá, nei boschetti li intorno, trovo un sacco di funghetti, quasi tutte amanite muscarie, e un porcinello sfigato, roba che non vedevo da qualche millennio insomma, mai in Sudamerica avevo visto tanti funghi. Ovviamente la nuvola fantozziana mi perseguita anche qua (in Colombia pare avercela con me) e un acquazzone mi superbagna e le nuvole mi tolgono il piacere di vedere la vallata, pero' anche la visione delle palme in mezzo alla nebbia non é male.
La prossima meta é Pereira, la cittá di mezzo dell'eje cafetero. Anche questa cittá non mi piace per niente, e se non fosse per Mariana me ne sarei andato quasi il giorno stesso del mio arrivo. Mariana é la ragazza che mi ospita in Pereira ed é super simpatica ed adorabile, una studentessa di medicina (conosciuta mentre con i compagni dell'universitá faceva una marcia per migliorare le condizioni di studio. Ovviamente l'universtiá é in sciopero, tutto é in sciopero in sto paese!), con la quale (e con i compagni d'appartamento Jair e Vanessa) alla fine passo quasi tre giorni, tra chitarra, musica (incredibile, le piace il prog! i Porcupine Tree!), passeggiate in zona universitaria, visioni di stelle e luna nell'osservatorio, danze tipiche e riunioni indigene.
Comunque, anche da Pereria me ne devo andare, in direzione di Manizales. Lí rimango solo un giorno, anche se delle tre cittá dell'eje é la piú carina, costruita sulla cresta delle colline (e con una vista interessante sul vicino ghiacciaio), e con un'architettura leggermente piú interessante, che apprezzo di piú in compagnia del buon Pablo, rocker e chitarrista che mi ospita. Piccola considerazione sull'eje cafetero: i paesaggi e le colline dell'area sono la cosa piú bella da vedere, le cittá fanno abbastanza schifo, e tra l'altro si nota una certa povertá di fianco ai grandi palazzi e le vie commerciali che caratterizzano le tre cittá (infatti il buon Pepe di Cochabamba mi aveva raccontato dei ragazzi di strada di Pereria).
Da Manizales voglio andare a Falan, sconosciutissima localitá vicino ad Honda (sulla strada per Bogotá), dove Diana (la moglie del camionista Jhon), mi aveva detto che esisteva una cittá perduta. Ovvio, bisogna andarla a vedere, l'Indiana Jones che é in me si risveglia ogni volta che sente parlare di robe del genere. Per arrivarci é un impresa, prima 3 ore e mezza di attesa in una strada pochissimo trafficata, con un camion lentissimo, poi da Mariquita un passaggio fino a San Felipe e infine un epico passaggio con la 4x4 della polizia. Polizia che poi vuole i miei dati e che, dopo aver accertato che non sono un drogato, mi fanno dormire nella casa della cultura locale perché <eh sai, con l'aspetto che hai, la gente potrebbe pensare che sei una persona...dai, capisci...una persona che vive in strada, un indigente, e allora ci potrebbero chiamare in stazione se metti la tenda da qualche parte>. Ah ben, almeno ho un tetto! Il giorno dopo visito la cittá perduta, affascinante, ormai mangiata dalla vegetazione selvaggia: di quello che era un centro di estrazione di oro e argento nel periodo coloniale rimangono solo un paio di case, dei tunnel e i resti delle miniere. Comunque sia, molto interessante, da conoscere. Lo stesso giorno mi dirigo verso Honda, cittadina coloniale sul Magdalena (che rivedo per la terza volta, ben piú grandicello), calda ma che mi sta subito antipatica per il fatto che un acquazzone "me nega tuto" e soprattutto perché le strade verso Bogotá sono chiuse fino alle sei per lavori. E che cavolo faccio? Me ne torno indietro, per passare da Ibagué, dormire la dall'amico camionista, e il giorno dopo andare a Bogotá, o aspettare fino alle sei per andare a Bogotá (ma l'idea di arrivare la notte nella capitale non mi affascina affatto)? La terza opzione me la danno due professori d'inglese di Honda, Enrique e Saul, che mi pagano un hotel per passare la notte, e con i quali visito la cittá, passo un bel tempo, suono e bevo guarapo. Ottimo!
Il giorno dopo me ne vado a Bogotá, l'enorme, grigia e freddina capitale colombiana, dove in veritá l'obiettivo principale é rivedere dei vecchi amici incontrati a Verona e a Buenos Aires. Mi ospita David, ragazzo che avevo ospitato due anni fa nella casa di Pacengo, con il quale mi ero trovato molto bene: chiacchierare con lui é sempre interessante ed in Bogotá é lo stesso, e con l'amico Juan Pablo e la mamma passo cinque giorni felici, tra universitá (cavolo, mi riviene voglia di studiare!), uscite notturne nel centro storico, cucina (ho imparato a fare las arepas!!!), ed un uscita sfigatissima a Monserrate con Juanpa (é il mirador della cittá, visitato il giorno stesso di un'epica grandinata dalle dimensioni colossali). Tra gli amici ritrovo anche Lorena, che Bea aveva ospitato due anni e mezzo fa, con la quale passo un pomeriggio di ricordi, e Camilo e Juan, i colombiani di Buenos Aires, che ho finalmente rivisto e riabbracciato (gli avevo detto che arrivavo a Bogotá tipo in novembre ahah), che mi hanno regalato una partita di calcio nel loro barrio. Beh, bello ritrovare amici dopo tanto tempo! Comunque, Bogotá é una cittá troppo grande, ma con delle parti assai interessanti, come il centro coloniale, chiamato la Candelaria, fatta di stradine che vanno su e giú, balconi carini, locali buoni per suonare (eheh), affiancata da una parte piú moderna con alti grattacieli datati, oltre agli interessanti musei dell'oro e del ciccionissimo Botero. Anche qua la povertá si nota, ancor piú che nelle cittá dell'eje cafetero: come in Lima, la cittá e il suo ritmo bestiale mietono vittime.
Ma sono stufo di stare tra i monti e della pioggia. Voglio andare alla costa, al mare, ai Caraibi. E allora che sia cosí, al nord! Ma prima dovró passare per un sacco di paeselli coloniali e montagne...
Hasta luego!

giovedì 7 marzo 2013

Las Fotos!

Un po' di foto colombiane, e dei giorni dello sciopero, tutte per voi, o mie fan!


Santuario de Las Lajas, vicino a Ipiales


Le mie prime, deliziosissime, Arepas con queso



Mo me magno na cascata!


I panzerotti, un successone con Ana, Guisel e il british Nico


Le bianche vie di Popayan


Popayan


Popayan di nuovo


El pueblo Patojo, una riproposizione in miniatura di Popayn


Ancora la foto-igenica Popayan


Alcune delizie Popayanensi


Il mitico chiva!


Una signora preparando la deliziosa patita de res



Sti alberi arancioni son troppo fighi...


Ugo! Brodo, Miola, Pear e Pan gratá, questa l'é la riceta par far la Peará!



Ecco le statue di San Agustin!


Ovviamente, come noi, anche gli indigeni di San Agustin adoravano il pollo Paul.


Statua colorata, poche ce ne sono rimaste


Questa é minacciosa, che fará con il bambino??


Produttori di panela, che mi hanno dato un sacco di guarapo (succo di canna) e altre cose dolcissime


La valle del Magdalen


Pollo Paul, Roberto e Giovanni, i simpatici italiani di San Agustin


Allo stretto del rio Magdalena


Falso guerrillero allo sciopero ahah!


Paro


E vai con la ranchera e con il vallenato! Campesino suonatore!


Piccolo paro di Las Palmas


Hitch a ride! Con David


E anche i camionisti sono in sciopero... ma che sciopero é? tanto lo stesso devono stare fermi per i caffettari!


Camminando e camminando con David, si trovano luoghi assai belli per magná...