domenica 24 marzo 2013

Las Fotos!

Per i fotografi, le mie donne, i miei aficionados, i curiosi e voi che non c'avete un piffero da fare tutto il giorno, ecco un migliaio di foto!


Un comodo rifugio in mezzo agli aghi dei cactus nel deserto della Tatacoa


Desierto de la Tatacoa


Misteriosi simboli arcani. Ma er cane, dov'é?


Il pollo Paul trova sempre nuovi amici! Jhon y Diana, moglie e camionista


La bella Salento, senza orecchiette con le cime di rapa


Valle del Cocora


L'amanita muscaria, che il pollo Paul ha mangiato un po'... ma non sai che é tossica, sciocco?!!?


Nebbion da fogo


Il povero pollo Paul in mezzo alle palme, vomitando l'anima dopo aver mangiato l'amanita muscaria


Spettacolo


Finalmente il pollo Paul si é ripreso dall'intossicazione... qua lo sgrido per essere un imbecille.


Il villaggio de los artesanos, brutto posto dove dormire!


Con Mariana, Paul, Vanessa e il Cuy di cioccolato, purtroppo durato solo 3 giorni (si é prima sciolto e quindi ovviamente mangiato)



Una deliziosa arepa paisa, che il pollo Paul degusta con voracitá


La misteriosa cittá perduta di Falan


Cittá perduta di Falan part II


Cittá perduta di Falan part III


Centro coloniale di Honda (ondaaaaa energeticaaaaa!!!)



I profe! Enrique e Saul, con il pollo Paul che gli traduce l'inglese pollo all'inglese corrente


Bogotá da Monserrate, con i nuvoloni da grandine


Delizioso Cañelazo con Juan Pablo


La calle de los amigos, ovviamente io e Paul!


La plaza Che dell'universidad nacional de Bogotá, parecchio di sinistra direi eh


Tutto é grassosamente grasso con Botero, anche la povera Gioconda


Anche la Morte! Pelle e ossa ma ugualmente cicciona


Anche il pollo Paul é rappresentato ciccione!


Minacciosa maschera d'oro nel museo dell'oro


Idoli maledetti! Ora che l'avete visto sarete maledetti e gli inca vi perseguiteranno nei vostri sogni, tié!


Chorro de Quevedo en Bogotá, con uno dei tantissimi murales della cittá


Centro coloniale, Candelaria


Tipe casette della Candelaria


Case English Style!?!?!? In Bogotá?!?!


Candelaria part III


Il ricordo di questi personaggi é sempre vivo... Gaitan era un avvocato e politico colombiano che appoggiava il popolo, ucciso nel 48, e ció diede inizio praticamente al movimento di guerrilla degli anni successivi.
Bolivar é colui che ha liberato buona parte del Sudamerica negli anni della colonia.
Camilo é Camilo Torres Restrepo, prete guerrigliero, idolo dei rivoluzionari.


A lavorare! In piazza Bolivar


Con Lorena, l'amica ospitata con Bea


Con Juan, Paul e Camilo, gli amici di Bogotá


A preparare Arepas, con David!

Noto che faccio praticamente la stessa faccia in tutte le foto, potrei photoshopparmi e appiccicare la mia faccia in qualsiasi posto del mondo e nessuno se ne accorgerebbe...

Part XXIII: Neiva - Bogotá (06/03/13 - 24/03/13)

Che cavolo di paese. Non si sa mai che mettere... fai 100 kilometri, e il clima cambia, prima fa freddino, e poi fa caldo, poi piove, poi c'é un deserto... E vabbé, il tempo é donna quindi, cambia umore ogni poco!
Il primo giorno che passo a Neiva fa un caldo cane, e me lo passo tutto in casa, primo per riprendermi dalla camminata tra i contadini per due giorni e mezzo, e poi per lavare i panni sporchi, che erano sporchi assai. Lo sciopero dei caffettari, intanto, due giorni dopo il mio arrivo nella cittá, termina: speriamo bene per i contadini! Neiva tra l'altro é una cittá davvero poco attraente, a parte un curioso monumento con un sacco di cavalli strani ed ingarbugliati, e il secondo giorno, dopo aver cucinato otto kili di lasagne, mi avvio verso il celeberrimo (celeberrimo solo qua eh) Desierto de la Tatacoa. Un deserto in mezzo a tutto sto verde? Pare di si... Al deserto arrivo il pomeriggio tardo, non ho intenzione di beccarmi tutto il caldo, con l'idea di accampare li, vedere le tantissime stelle durante la notte (si dice che si vedono benissimo...), e con i primi raggi del mattino partire e visitare la zona con il fresco. Il deserto, contariamente all'immaginario collettivo del deserto, non é per niente deserto, ci sono delle casette, cactus e alberi qua e la (dicono che questo ultimo periodo é stato il piú piovoso nella zona dall'epoca dell'arca di Noé, o forse esagero io???), e pare assai interessante, ma visto che sta tramontando, mi cerco un posticino in mezzo ai cactus dove piantare la tenda. Beh le stelle fino alle nove e qualcosa si vedono, dopo spuntano nubi da tutte le parti, comincia addirittura a piovere leggermente, e allora mi perdo lo spettacolo stellare. Il derserto, che vedo il giorno dopo, é diviso in due parti, una grigia, carina ma niente piú, e una rossa, molto piú interessante, tipo come il Gran Canyon degli USA, ma in miniatura e meno bello (per quanto possa conoscere il Gran Canyon in foto...), nella quale ritrovo anche Beth, una inglese conosciuta a San Agustin mentre facevo le mie incursioni notturne nell'ostello a fianco del mio campeggio. Mentre passeggio tra le torri rosse di terra ricevo una chiamata di Roberto e Giovanni, gli amici italiani di San Agustin, che mi informano che da San Agustin sono riusciti ad andar via nei giorni di sciopero addirittura in elicottero (!!!), inviato mi pare dal governo, che roba! Per tornare a Neiva faccio il mio solito autostop, e dopo un ettolitro di birrette offerto da dei borrachos locali, un taxista libanese si offre di portarmi fino in cittá, ma prima voleva passare per il deserto, visto che voleva vedere dei terreni da coltivare per fare olio d'oliva assieme ad un collega. Ritornando al deserto passiamo per la casa di un tipo che fa il vino di cactus, il dolce di cactus, la crema di cactus, e un sacco di altre robe che provo ovviamente, tutte a base di cactus e aloe, che figata. Poi il libanese e il suo amico mi offrono un delizioso tamal tolimense, buonissimo, anche se non regge il confronto con i tamales peruviani.
Neiva non ha molto altro da offrire, e quindi decido di avviarmi verso il famoso Eje Cafetero, la zona del caffé, formata dalle regioni delle cittá di Armenia, Pereira e Manizales. Il simpatico camionista Jhon mi da un passaggio fino alla cittá di Ibagué, dove mi fermo e conosco la moglie Diana (che fa delle gelatine super stilose, uno spettacolo, sembrano fiori), e con i quali poi mi fermo a mangiare in un ristorante, dove provo per la prima volta il Capibara, il roditore piú grande al mondo, che gentilissimamente mi offrono. Ad Armenia arrivo la sera tardi, e finisco ad accampare sui tetti di una casa abbandonata nel centro con altri artigiani (tra i quali il buon Juan David) e giocolieri della zona. Armenia é una cittá brutta, costruita e ricostruita un sacco di volte dopo i terremoti, e non c'é niente di interessante, ma mi diverto con gli altri ragazzi nuotando nel fiume e suonando per ristoranti per far un po' di soldini. Qua i paesetti intorno alla cittá hanno tutti nomi di altre localitá nel mondo: oltre alla stessa Armenia, c'é Genova, Versalles, Sevilla, Roncesvalles, Marsella, Palestina e, infine, la super sudista Salento, verso la quale mi dirigo.
E che c'é a Salento? Ovviamente no il mare! Salento é un tranquillissimo villaggetto dalle casette colorate immerso nel verde, vicino alle montagne e ad un parco nazionale, nel quale trovo rifugio nelle vicinanze del villaggio degli artigiani, di nuovo in tenda, grazie a Guillermo e Claudia, due esperti artigiani locali (che sanno la loro, soprattutto nel mondo delle piante, super interessanti), e dove mi ritrovo a passare un paio di giorni in compagnia del simpatico basco Joanes. Pero' a Salento vado unicamente per la Valle del Cocora, che nella mia personale classifica top 10 attractions del Sudamerica trova sicuramente un posticino. Che figata di valle! E' come pensare ad una valle alpina, con le mucche, le montange, il verde, e pure i pini, ma con un sacco di palme, palme di cera, che svettano altissime nei prati con i loro tronchi sottili. Uno spettacolo. Tra l'altro, nota personale per mio papá, nei boschetti li intorno, trovo un sacco di funghetti, quasi tutte amanite muscarie, e un porcinello sfigato, roba che non vedevo da qualche millennio insomma, mai in Sudamerica avevo visto tanti funghi. Ovviamente la nuvola fantozziana mi perseguita anche qua (in Colombia pare avercela con me) e un acquazzone mi superbagna e le nuvole mi tolgono il piacere di vedere la vallata, pero' anche la visione delle palme in mezzo alla nebbia non é male.
La prossima meta é Pereira, la cittá di mezzo dell'eje cafetero. Anche questa cittá non mi piace per niente, e se non fosse per Mariana me ne sarei andato quasi il giorno stesso del mio arrivo. Mariana é la ragazza che mi ospita in Pereira ed é super simpatica ed adorabile, una studentessa di medicina (conosciuta mentre con i compagni dell'universitá faceva una marcia per migliorare le condizioni di studio. Ovviamente l'universtiá é in sciopero, tutto é in sciopero in sto paese!), con la quale (e con i compagni d'appartamento Jair e Vanessa) alla fine passo quasi tre giorni, tra chitarra, musica (incredibile, le piace il prog! i Porcupine Tree!), passeggiate in zona universitaria, visioni di stelle e luna nell'osservatorio, danze tipiche e riunioni indigene.
Comunque, anche da Pereria me ne devo andare, in direzione di Manizales. Lí rimango solo un giorno, anche se delle tre cittá dell'eje é la piú carina, costruita sulla cresta delle colline (e con una vista interessante sul vicino ghiacciaio), e con un'architettura leggermente piú interessante, che apprezzo di piú in compagnia del buon Pablo, rocker e chitarrista che mi ospita. Piccola considerazione sull'eje cafetero: i paesaggi e le colline dell'area sono la cosa piú bella da vedere, le cittá fanno abbastanza schifo, e tra l'altro si nota una certa povertá di fianco ai grandi palazzi e le vie commerciali che caratterizzano le tre cittá (infatti il buon Pepe di Cochabamba mi aveva raccontato dei ragazzi di strada di Pereria).
Da Manizales voglio andare a Falan, sconosciutissima localitá vicino ad Honda (sulla strada per Bogotá), dove Diana (la moglie del camionista Jhon), mi aveva detto che esisteva una cittá perduta. Ovvio, bisogna andarla a vedere, l'Indiana Jones che é in me si risveglia ogni volta che sente parlare di robe del genere. Per arrivarci é un impresa, prima 3 ore e mezza di attesa in una strada pochissimo trafficata, con un camion lentissimo, poi da Mariquita un passaggio fino a San Felipe e infine un epico passaggio con la 4x4 della polizia. Polizia che poi vuole i miei dati e che, dopo aver accertato che non sono un drogato, mi fanno dormire nella casa della cultura locale perché <eh sai, con l'aspetto che hai, la gente potrebbe pensare che sei una persona...dai, capisci...una persona che vive in strada, un indigente, e allora ci potrebbero chiamare in stazione se metti la tenda da qualche parte>. Ah ben, almeno ho un tetto! Il giorno dopo visito la cittá perduta, affascinante, ormai mangiata dalla vegetazione selvaggia: di quello che era un centro di estrazione di oro e argento nel periodo coloniale rimangono solo un paio di case, dei tunnel e i resti delle miniere. Comunque sia, molto interessante, da conoscere. Lo stesso giorno mi dirigo verso Honda, cittadina coloniale sul Magdalena (che rivedo per la terza volta, ben piú grandicello), calda ma che mi sta subito antipatica per il fatto che un acquazzone "me nega tuto" e soprattutto perché le strade verso Bogotá sono chiuse fino alle sei per lavori. E che cavolo faccio? Me ne torno indietro, per passare da Ibagué, dormire la dall'amico camionista, e il giorno dopo andare a Bogotá, o aspettare fino alle sei per andare a Bogotá (ma l'idea di arrivare la notte nella capitale non mi affascina affatto)? La terza opzione me la danno due professori d'inglese di Honda, Enrique e Saul, che mi pagano un hotel per passare la notte, e con i quali visito la cittá, passo un bel tempo, suono e bevo guarapo. Ottimo!
Il giorno dopo me ne vado a Bogotá, l'enorme, grigia e freddina capitale colombiana, dove in veritá l'obiettivo principale é rivedere dei vecchi amici incontrati a Verona e a Buenos Aires. Mi ospita David, ragazzo che avevo ospitato due anni fa nella casa di Pacengo, con il quale mi ero trovato molto bene: chiacchierare con lui é sempre interessante ed in Bogotá é lo stesso, e con l'amico Juan Pablo e la mamma passo cinque giorni felici, tra universitá (cavolo, mi riviene voglia di studiare!), uscite notturne nel centro storico, cucina (ho imparato a fare las arepas!!!), ed un uscita sfigatissima a Monserrate con Juanpa (é il mirador della cittá, visitato il giorno stesso di un'epica grandinata dalle dimensioni colossali). Tra gli amici ritrovo anche Lorena, che Bea aveva ospitato due anni e mezzo fa, con la quale passo un pomeriggio di ricordi, e Camilo e Juan, i colombiani di Buenos Aires, che ho finalmente rivisto e riabbracciato (gli avevo detto che arrivavo a Bogotá tipo in novembre ahah), che mi hanno regalato una partita di calcio nel loro barrio. Beh, bello ritrovare amici dopo tanto tempo! Comunque, Bogotá é una cittá troppo grande, ma con delle parti assai interessanti, come il centro coloniale, chiamato la Candelaria, fatta di stradine che vanno su e giú, balconi carini, locali buoni per suonare (eheh), affiancata da una parte piú moderna con alti grattacieli datati, oltre agli interessanti musei dell'oro e del ciccionissimo Botero. Anche qua la povertá si nota, ancor piú che nelle cittá dell'eje cafetero: come in Lima, la cittá e il suo ritmo bestiale mietono vittime.
Ma sono stufo di stare tra i monti e della pioggia. Voglio andare alla costa, al mare, ai Caraibi. E allora che sia cosí, al nord! Ma prima dovró passare per un sacco di paeselli coloniali e montagne...
Hasta luego!

giovedì 7 marzo 2013

Las Fotos!

Un po' di foto colombiane, e dei giorni dello sciopero, tutte per voi, o mie fan!


Santuario de Las Lajas, vicino a Ipiales


Le mie prime, deliziosissime, Arepas con queso



Mo me magno na cascata!


I panzerotti, un successone con Ana, Guisel e il british Nico


Le bianche vie di Popayan


Popayan


Popayan di nuovo


El pueblo Patojo, una riproposizione in miniatura di Popayn


Ancora la foto-igenica Popayan


Alcune delizie Popayanensi


Il mitico chiva!


Una signora preparando la deliziosa patita de res



Sti alberi arancioni son troppo fighi...


Ugo! Brodo, Miola, Pear e Pan gratá, questa l'é la riceta par far la Peará!



Ecco le statue di San Agustin!


Ovviamente, come noi, anche gli indigeni di San Agustin adoravano il pollo Paul.


Statua colorata, poche ce ne sono rimaste


Questa é minacciosa, che fará con il bambino??


Produttori di panela, che mi hanno dato un sacco di guarapo (succo di canna) e altre cose dolcissime


La valle del Magdalen


Pollo Paul, Roberto e Giovanni, i simpatici italiani di San Agustin


Allo stretto del rio Magdalena


Falso guerrillero allo sciopero ahah!


Paro


E vai con la ranchera e con il vallenato! Campesino suonatore!


Piccolo paro di Las Palmas


Hitch a ride! Con David


E anche i camionisti sono in sciopero... ma che sciopero é? tanto lo stesso devono stare fermi per i caffettari!


Camminando e camminando con David, si trovano luoghi assai belli per magná...




Part XXII: Frontera Ecuador - Colombia - Neiva (15/02/13 - 06/03/13)

Arf arf... vi scrivo da un posto super caldo, vicino ad un deserto... tanto per farvi venire un po' d'invidia, voi che state al freddo di marzo!
Allora, l'entrata alla Colombia giá ha comportato dei problemi sin dall'inizio: in Ecuador non volevano farmi uscire, perché la mia entrata nel paese non era stata registrata due mesi addietro, ma dopo una mezz'oretta aspettando, mi hanno fatto passare, per pietá piú che altro, visto che era giá sera tardi... All'arrivo in Colombia chiamo il tipo di Ipiales che doveva ospitarmi ma, simpaticamente, mi dice che stava viaggiando verso un'altra cittá (e mi aveva perfettamente scritto di venire quel giorno li...) e quindi non mi poteva ospitare. Grazie tante! Visto che le cittá di frontiera sono malfamate, mi reco all'unico posto, giá testato, che é piú o meno sicuro, e con luce, con sempre qualcuno appostato li, la mitica stazione di servizio! E, dopo qualche chiacchiera con i benzinai, mi fanno dormire in uno degli uffici spogli della stazione, freddissimo tra l'altro, peró almeno si ha dormito! Il giorno dopo, con i nuovi soldi in tasca (che sembrano le vecchie e buone lire, cioé sono da 1000, 2000 ecc...) vado a vedere una delle piú belle chiese del viaggio, il Santuario de Lajas, costruito in una gola verdeggiante, in stile neogotico, una bellezza! E li ne approfitto anche per provare le prime arepas della mia vita, gustosissime! A Ipiales non mi interessa rimanere, e quindi me ne vado subito a cercare un autostop verso Pasto, che raggiungo dopo qualche ora di sali-scendi, in paesaggi bellissimi e costellati di cascate (tra l'altro l'autostop é stato di un auto che giá mi aveva superato e che dopo qualche minuto era ritornata indietro perché... il tipo voleva quacuno con cui parlare per andare a Pasto!). A Pasto, cittá non granché bella, é Guicel che mi ospita (in veritá mi ospita in un paesello vicino): conosco tutta la sua enorme familia, tra zii, zie, cugini, nonne e nipoti non ci capisco piú un tubo, e i simpatici amici suoi (Ana e Nico), ed é con la familia di Ana che un giorno ci cimentiamo in una giornata tra gnocchi, panzerotti e gita alla vicina cascata di Florida. Tra le top attrazioni di Pasto c'é la vicina laguna de la Cocha (laguna della laguna???? cocha in quechua é laguna...), in veritá un po' deludente, abbastanza commerciale, anche perché mi sono abituato bene con le lagune ecuatoriane, qualitativamente una spanna sopra. Alla laguna, tra l'altro, incontro degli argentini del Mar del Plata che viaggiavano da nove mesi... in bus! Un bus proprio, un Mercedes degli anni 70, con dentro letti, cucina, bagno... una figata insomma! A Pasto é anche d'obbligo provare tutte le cose buone del luogo, tra le quali la mitica patita de res, una specie di gelatina fatta facendo bollire tantissimo la zampa di vitello con la panela (una specie di zucchero), e poi mescolarla sempre facendola diventare una gelatina deliziosa; oltre a questo, tantissime arepas di diversi tipi e i chancaduros, strani frutti bolliti e che dicono tengano prorprietá vigorose a letto...mah! 
Da Pasto, un poco stanco della pioggia e del clima non certo caldo, vado a Popayan, la cittá bianca della Colombia, della quale ho un alta aspettativa: arrivarci é una sofferenza, 4 ore e mezza a fare autostop in una stazione di servizio, per poi essere tirato su da un camion, prima nella parte dietro, e poi in cabina con lui, attraversando una zona montagnosa assai affascinante. A Popayan mi ospita Maria Paula e la sua familia: Popayan é, in effetti, una cittá molto carina, tranquilla, con un centro storico fatto di stradine e vicoli contornati da case bianchissime (e credo che le dipingano molto spesso...), chiese di un certo livello (la semana santa di Popayan é la piú importante della Colombia) e tanti studenti. Comunque tutto molto tranquillo, forse un po' troppo, anche perché se la sera non esce tanta gente, non si puó lavorare con la chitarra, ma é nel bar Wipala (il Wipala é la bandiera delle Ande), che faccio il mio esordio in terra Colombiana: all'inizio dovevo suonare solo 4-5 canzoni, ma visto che li doveva suonare un gruppo che poi non é venuto, ho suonato fino all'una e mezza di notte, con il proprietario del bar, lo scozzese Colin, a suonare qualche pezzo con il violino con me, tra le quali una riuscita "Il Pescatore" eheh... Anche a  Popayan arriva il momento della prova del cuoco, e faccio felice la familia di Maria Paula con semplici spaghetti aglio olio e peperoncino, carbonare e, ancora una volta, i mitici panzerotti (che in Colombia sono conosciuti, pero' al forno... e che sono, calzoni?). Ah, per la vendita di braccialetti, in Colombia ricevo piú occhiate dolci e complimenti che soldi... e vabbé, anche di quello si vive!
Dopo un carino festival di rock in Popayan, approfitto di un passaggio in macchina della mamma di Maria Paula, che va verso i monti con degli studenti suoi (é profe universitaria), per avvicinarmi verso la tappa successiva, il paesino archeologico di San Agustin. L'autostop é duro qua, oltre al fatto che passano normalmente poche macchine, é pure domenica, ma con fortuna arrivo a destinazione, grazie un paio di passaggi, del quale il piú lungo é a opera di due tizi che cercano di informarsi il piú possibile della possibilitá di portare droga in Europa... mah... le mie risposte sono rimaste molto vaghe eheh... Comunque, arrivo a San Agustin, paesetto in mezzo al verde e alle montagne, e trovo alloggio presso la mitica Doña Berta, una vecchietta in una casa di campo, che ospita sempre artigiani, che prima devo convincere per farmi accampare per un prezzo ridotto, e che poi, intenerita perché sta piovendo, mi fa dormire in una stanza, allo stesso prezzo. E quella rimarrá la mia stanza per dieci giorni... E perché??? Perché inizia lo sciopero dei produttori di caffé! Che mi terrá imprigionato nel paesetto per molto piú del tempo programmato. I caffettari hanno pure ragione, perché il governo ha alzato il prezzo di fertilizzanti ecc... e ha abbassato il costo del caffé, quindi praticamente lavoravano guadagnando molto poco. E questi qua in tre mesi si sono organizzati benissimo e hanno bloccato quasi tutte le strade, non facendo passare nessuno, con accampamenti di persone di 10000, 15000 persone, alberi e massi in strada ecc... E tutto rimane bloccato. Beh, i primi giorni ne approfitto per visitare tutti i siti archeologi circostanti, che sono famosi per statue minacciose dai denti vampireschi, e i bei paesaggi che circondano il paese, tra i quali l'estrecho del Magdalena, dove il fiume piú grande della Colombia passa in uno stretto di poco piú di due metri. Tra l'altro faccio conoscenza di italiani, tra i quali Ugo, ristoratore addirittura di Verona, e Giovanni e Roberto, due simpatici viaggiatori di Ravenna, che incontro casualmente tutti i giorni, al ristorante suonando o passeggiando, e con i quali passo un tot di tempo (anche perché hanno interessanti storie da raccontare sui loro numerosi viaggi asiatici), oltre alla moltitudine di artigiani che popolano il paese, un po' troppi in veritá... Le notti le passo suonando nei bar, e mi va pure bene, piú o meno, almeno mi regalano cibo e riesco a pagarmi le spese dell'alloggio: il repertorio si assesta su Horizons dei Genesis, Ojalá e Playa Giron di Silvio Rodriguez, Yesterday e Michelle dei Beatles, Esa Noche dei Café Tacuba, Tears in Heaven di Eric Clapton e Dust in the Wind dei Kansas (Che riesco a cantare visto che abbasso la chitarra di mezzo tono, tié!). Fino a che, stufo di aspettare che finisca lo sciopero, decido di incamminarmi io stesso verso la libertá, la strada, in direzione di Neiva.
Beh, fino a Neiva sono 250 km, camminando sono 10 giorni, pero' qua non si capisce quanto tempo duri ancora lo sciopero dei caffettari, ai quali si sono aggiunti nel frattempo i produttori di cacao e i camionisti, e allora meglio partire. Tra l'altro Ugo mi dice che il giorno successivo alla mia partenza ci sarebbe stata una marcia a Bogotá dei caffettari, e che magari mi avrebbero potuto dare uno strappo in chiva (un autobus locale supercolorato). Parto un pomeriggio di un lunedí, accompagnato da Margi, una ragazzina alla quale insegnavo chitarra nel parco e che ha i genitori che stanno facendo lo sciopero giú a valle, e arrivo al primo blocco, e passo la notte con i contadini, suonando chitarra e facendo palloncini, conquistandomi il pubblico ahah, che mi ripaga con un sacco di cibo. Il giorno dopo mi incammino, arrivando al grandissimo accampamento di Mataderos, lungo un km e mezzo, con un sacco di gente, che esige i miei servigi musicali, e mi riempie di cibo... In tutta la giornata, alla fine, suonero' almeno 12 volte, berró secchiate di caffé e guarapo, e mangeró spiattate di cibo. Da Mataderos, trovo una macchina che fanno passare (urgenza medica) e che mi da un passaggio fino a Pitalito, 20 km piú in giú, e da Pitalito sono sulla strada principale per Neiva, a 220 km. Cammino, mi faccio amico quelli del primo sciopero del luogo, e mi portano in moto fino al posto di blocco successivo, quelli di Aguas Dulces, anche questo enorme, e dopo le suonate di rito, supero l'enorme accampamento e mi incontro con il buon David, californiano diretto camminando a Bogotá, per incontrarsi con la morosa. Bon, un compañero di viaggio non fa male, e camminiamo e camminiamo, con un piccolo autostop di mezzo, arriviamo e superiamo Timana e arriamo al piccolo posto di blocco di Las Palmas, dove accampiamo con i campesinos. La notte, due ore suonando (David ha pure un ukulele), e la mattina ci svegliamo assai presto, perché c'é il rischio che arrivi la simpatica polizia colombiana a rompere tutto, e allora alle 4 facciamo gli zaini e aspettiamo la polizia, per poter possibilmente ritirarci verso la montagna. Alla fine non vengono, e alle prime luci del giorno incominciamo a camminare. La strada sale e scende, fa caldo, la fatica si fa sentire, la gente ci regala cibo e caffé, fino a che, in una salita, una moto si offre di portare uno di noi due. Io dico a David che vada lui, Bogotá é molto piú distante, ma ci accordiamo di trovarci nel seguente paesetto di Altamira. Io cammino un altro po', e con l'aiuto della moto arrivo ad Altamira piú o meno velocemente. Di David non c'é l'ombra, probabilmente il tipo della sua moto lo ha portato molto piú avanti, e dopo averlo aspettato un oretta ed aver suonato nella piazza, vado a mangiare nella mensa comunitaria per i camionisti bloccati (e per i viaggiatori disperati come me), suono e poi mi sento chiamare: uno dei tipi della piazza ha detto ad un tipo che andava verso Garzon che io sarei stato sulla strada, e quindi mi tira su fino alla cittá, a mezza via tra Pitalito e Neiva. Da li cammino, e arrivo al blocco della cittá, uno dei piú duri e grandi  della Colombia, sede di alcuni infrentamenti violenti con la polizia, lo supero e, con un culo gigante, una macchina dei diritti umanitari, che quindi puo' passare tutti i blocchi, mi da un passaggio fino alla mia meta Neiva, non prima di vedere il buon David a fare autostop vicino al paese di Gigante, e allora allegramente arriviamo a Neiva. Da li lui puó arrivare in bus a Bogotá, visto che le proteste in quella parte del paese non sono cosi' forti e non ci sono blocchi, e io me ne rimango in casa di Tania. E adesso, in un posto caldissimo, mi dovró programmare un po' il viaggio... alla prossima!

Ah, io appoggio senza ombra di dubbio lo sciopero dei caffettari, il governo di destra colombiano fa solo gli interessi dei piú grandi e dei piú ricchi. Anche se lo sciopero mi ha creato attese, mi ha fatto camminare tanti km, sudare mille magliette, i campesinos colombiani sono gente buona, che mi ha appoggiato tanto nel trasferimento, e c'hanno ragione a protestare cosí, dopo anni e anni di prezzi bassi del caffé. Colpa sempre del solito neocolonialismo, come spesso in Sudamerica, che non permette a questo continente di non trovare una maniera di svilupparsi in maniera indipendente.