Purtroppo, la mia speranza di trovare terre interamente coperte di manghi e cocchi è stata spazzata via dalla dura realtà, ovvero intere piantagioni di cacao, cacao ovunque, il cacao regna sovrano nelle terre di Tena! A Tena arrivo con un fortunoso autostop da Baños, un solo passaggio diretto alla selva, un lavoratore della sierra che mi porta direttamente nel centro della ridente località tenense, ed è nel centro che mi incontro con Tommaso, un paisà che da ben due anni si trova lì, e che mi ospiterà per le successive due settimane (e più…). Ebbene sì, tanto mi fermo nella selva, ma la buona compagnia di Tommi e della sua ragazza Vere, la chitarra (eh, Tommi oltre a essere un brao butel, è anche un bravo chitarrista!), il clima caldo (che neanche le numerose pioggie amazzoniche smorzano, beh a volte si…), la frutta, gli amici dei due, i fiumi, le cascate, gli alberi, le caverne e un tot di altri fattori prolungano più volte la permanenza nella casetta (svizzera… totalmente in legno). Tra l’altro la casetta è ubicata quasi fuori dalla città e vicino ad un fiume, che ogni giorno mi rinfrescherà con un bagnetto rilassante. Nella selva i giorni passano pigramente (oh, sto clima…), tra tante storie di viaggi con Tommi (anche lui appassionato viaggiatore) ed in compagnia del mitico cagnetto Pippo, uguale al cane drago della Storia Infinita, e un pochino sfigato in verità: l’unico cane che non alza la zampa per pisciare (per pisciarsi quindi ogni volta sulla zampa ovviamente), e che si lancia come kamikaze in mezzo la strada ogni volta che passa una macchina.
Tra l’altro, ho pure trovato lavoro! Il lavoro?!!? Nooooo fa male, direi io al Vese, ma ogni tanto magari serve: dopo alcuni giorni nella cittadina, in compagnia di Tommi me ne andai a provare della deliziosa cioccolata in una azienda del luogo (che lavora con comunità della selva, dedite alla produzione del cacao e artigianato, e poi il cacao lo portano in un altro posto per trasformarlo in cioccolata). Dopo aver assaggiato della gustosa cioccolata con caffè, e altra con zenzero, i tipi dell’azienda hanno notato i braccialetti che avevo con me (li porto sempre dietro nello zaino, non si sa mai…), e mi hanno chiesto di insegnare alcuni punti ad alcune persone delle comunità, e allora sì dai! Alla fine sarà una bella esperienza, 5 giorni da professore a lavorare con fibra naturale, e quasi 100 dollari di guadagno!
I giorni da lavoratore trascorrono intervallati dalle visite delle vicine attrazioni, cioè mezzo millllione di fiumi, alcuni super cristallini, passeggiate in mezzo alle piantagioni, ma le più belle sono la Laguna Azul, una specie di pozza d’acqua super blu in mezzo ad un contesto semi-paradisiaco, con un paio di belle cascate, selva e un fiume con una spiaggia di sassi bianchi modellati dall’acqua, e le caverne dell’Altar e dell’Elefante, veri e propri tunnel sotterranei, con stalattiti, stalagmiti, corsi d’acqua, pareti strette e base (da passare a gattoni), scalate, pipistrelli, ragni delle caverne, e pure belle lunghe (l’Elefante quasi 40 minuti), fatte in compagnia di Tommi e di Pippo. Ah, carino anche Puerto Misahualli, con una spiaggia fatta apposta per vendere braccialetti, e le scimmie in piazza. Dimenticavo, la selva è abitata da esseri malvagi, quali serpenti velenosi (mi sono ribeccato il mitico corallo, già incontrato a Cordoba) e ragni enormi e pelosi...
Nel frattempo, sono pure riuscito a suonare in un bar! Un giorno arriva in casa un mezzo matto, Omar, che suona praticamente di tutto (dalla quena alla chitara al charango...), tipo direttore d’orchestra, con il quale passiamo una serata semi alcolica a suonare in casa, e poi ritorna un lunedì con altri elementi, amplificatori, strumenti ecc... per suonare in un bar. Ovvio che il lunedì sera tutti i bar sono strapieni di gente, ma comunque suoniamo, ma dopo le prime canzoni folkloriche, Omar si eclissa e lascia spazio a Tommi e me, che ce la godiamo tra PFM, Pink Floyd, Carlos Puebla, Manà, Silvio Rodriguez ecc... Mmm ciò mi fa sempre più voglia di comprarmi una chitarra... Bella anche la festa di addio di alcuni italiani che hanno finito il servizio civile internazionale a Tena (anche Tommaso aveva cominciato così), in una bella e tipica casa dal tetto di paglia con “animazione” con fuoco e giocoleria con alcuni amici, come Franco e Alejandra, due argentini in viaggio in combi facendo circo (e che figata!).
Bon, i giorni terminano rapidamente e la tappa successiva è di nuovo nella sierra, la città di Latacunga, raggiunta in autostop con un passaggio tra l’altro di altri argentini circensi (ma che è, na moda?). E che palle, ovviamente piove. Ma piove sempre nella sierra?? Comunque, i giorni successivi sono dedicati a lunghe camminate, che ci volevano, dopo l’ozio della selva, e fortunatamente la pioggia non cade. Prima camminata alla laguna Quilotoa, stupenda, un lago in un cratere di un vulcano, veramente magica (anche se, come commentato con dei turisti cremonesi, bresciani e napoletani incontrati nel vulcano, il Lago di Tenno è tutt’altra cosa! Ahah!). Il secondo e il terzo giorno di camminata mi porto dietro la tenda e due sacchi a pelo (uno prestato da Darina, una signora che mi ospita a Latacunga con la familia), con l’obiettivo di dormire alle pendici del Cotopaxi, il volcano attivo più alto del mondo, mi sembra 5800 metri: la camminata è un tot faticosa, peccato per le nuvole che tappano la cima del Cotopaxi e la quantità di gente (è sabato), ma almeno incontro Marcos e Matilde, coppia tedesco-ecuatoriana ben simpatica con i quali ci spingiamo fino a toccare la neve (beh non ci voleva tanto) che poi mi portano in auto fino alla laguna sotto il vulcano (che nel frattempo si può ammirare nella sua quasi-completezza, con poche nuvole e un tramonto da favola) dove pianto la tenda in solitaria, con una bella notte di luna piena a 3 gradi (eh si fa freddo a 5000 metri...) e l’assoluto silenzio. La sveglia mattutina mi regala un Cotopaxi perfettamente visibile, che mi da la carica per ritornare a valle per un’altra camminata, verso il parco Ilinazas (un altro vulcano), lunga anche questa, meno male che alla fine del percorso ci sono acque termali ricche di zolfo che smollano i muscoli del mio corpo (e mi colorano di giallo...) nonchè le zampette del pollo Paul, che comunque non fatica mai perchè sempre mi accompagna vedendo tutto dallo zaino, sto scroccone di passaggi (proprio come il padrone!). Prima di ripartire in direzione di Quito, mi dedico ad una visita culinaria al paesetto di Salsedo, dove fanno il gelato (dicono) più buono dell’Ecuador: mah, non so eh, forse perché avrà tanti gusti, tra i quali l’avocado, la guanabana, il deliziosissimo e classico cocco, taxo ecc…
Finalmente arrivo a Quito, ospitato nuovamente da italiani (Nicola e Francesca), questa volta degli amici dell’amica mia Barbara, conosciuta un paio di anni fa a Lima. Beh, diciamolo subito, Quito è fighissima, per adesso seconda solo a Cuzco in bellezza, abbastanza ordinata, centri culturali di buon livello e con tanti locali degni di nota. Il top è la chiesa della Compañia, costruita dai gesuiti (arrivati dopo di Domenicani, Francescani ed Agustiniani…), dall’interno completamente in lamina d’oro, ma altrettanto belle sono le varie chiese di Quito, la calle la Ronda (tipica piazza con giochi tipici), la piazza principale e il municipio, la sorprendente chiesa gotica del sagrado Corazon de Jesus, la capilla dell’hombre, dipinta da un famoso pittore ecuadoriano, e i parchi/miradores vari. A Quito do’ prova nuovamente della mia classe a livello futblistico, infatti con un tipo che mi aveva dato un passaggio sul cotopaxi me ne vado a giocare, una vittoria di misura con quattro goles del sottoscritto (wow che roba…). Comunque è arrivato il momento di darci un taglio al peso dello zaino: le scarpe le butterò (ormai sono più buchi che scarpe, ed anche i jeans, tutte le calze e un maglione. Tanto, secondo me da adesso in poi troverò solo caldo! E dopo qualche giorno in quota e molti film e documentari nella casa della cultura di Quito, non mi resta che lasciare la città, stavolta in direzione dell’oceano, verso le spiagge di Esmeralda, da dove saluterò di nuovo il Pacifico, che non vedo da Lima. Ah, a Quito mi sono trovato una compañera che viaggierà per il resto del viaggio, penso che mi troverò bene con lei… Qui sotto una foto di me, il pollo Paul e lei, Andina…
Hasta luego!
La familia si allarga: dopo il Pollo Paul, con me viaggerà anche una nuova chitarra, soprannominata Andina! E adesso "keep on rocking on the free world", come dice Neil Young!
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