Scrivendo dal caldo infernale della selva peruviana, rivolgo il mio sgurado verso il passato, per narrare ció che passó nel lasso di tempo tra Lima e Huanuco, praticamente una bella passeggiata per la sierra centrale del Perú, nella semplicitá dei paesini montanari e l'incontro di nuovi e vecchi amici.
Da Lima, dopo aver salutato tutti i ragazzi della casa familia, la direzione é Huancayo, la cittá piú grande delle Ande centrali, situata in una bella valle fertile bagnata dal rio Mantaro. Il progetto é andare un po' a sud, verso Ayacucho, per partecipare ad un corso su ragazzi di strada che terrá Pepe (lo spagnolo di Cochabamba), dove troveró anche Martin, Freddy e Silvia, oltre al Freddy boliviano, e quindi Huancayo, che stá a metá strada, non poteva essere visitato, nella speranza che la stagione delle pioggie cominci un po' piú tardi del previsto (da dicembre, sui monti, piove). Nella cittá andina mi aspetteranno giorni molto italiani, infatti ad ospitarmi nella loro lucentissima casa ci sono Letizia e Roberto, una cuneese e un reggiocalabrese (e come si dice??) da parecchi mesi in Perú per il servizio civile internazionale (adesso stanno lavorando in una radio dell'arcivescovato locale), ed anche Mattia, altro viaggiatore zaino in spalla, secondo contatto con un bergamasco dopo il mitico Paolo in Patagonia. In generale Huancayo non ha molto da offrire, a parte un sacco di paesini caratteristici, affascinanti ma certamente non delle top attraction, una bella valle e un ghiacciaio che non sono neanche riuscito a visitare (maledette agenzie, unico modo per andarlo a vedere), ma la permanenza nella cittá si é rivelata assai piacevole grazie a questi ragazzi, con i quali mi son proprio divertito. Con Mattia me la sono spassata tra i villaggetti di Warivilca (piccoletto e con delle rovine forse inca e di dubbia qualitá), Chongos Bajos e Auac, feste locali piene di borrachos sbiascicanti, passeggiate a lagune non proprio memorabili e lezioni con traduzioni dal veneto allo spagnolo peruviano (che risulteranno inutili per Mattia non appena varcherá i confini peruviani haha), e assieme a Letizia e Roberto ho provato nuovamente prelibatezze nostrane quali il Parmigiano (ho sbavato come una lumaca), la mitica nduja, gli gnocchi e il pesto (in una soddisfacente cena italo-germanica-peruviana), il tutto accompagnato da note di De André, Battisti, Led Zeppelin e soprattutto Timoria (grandi chitarrate con Mattia!), maratone di braccialetti (tutti i tre sono diventati convinti adepti dell'arte braccialettara), una intervista radio (con Mattia menestrello ed io narratore sui ragazzi di strada) ed una eroica partita di calcio, terminata con un fiatone da sessantenne (giocare a 3300 metri non é per niente facile!) con conseguente distruzione della suola della scarpa destra, spaccata in due. Con Mattia riprendo il viaggio in direzione di Huancavelica, a bordo del leggendario Macho Tren, uno dei pochi treni peruviani, tra strette vallate che a tratti si trasformano in canyon, e in compagnia di tre bimbi ai quali animiamo il viaggio e che ci adottano come padrini.
Huancavelica é decisamente piú piccola ed affascinante di Huancayo, incastonata tra le montagne, con un buon numero di chiese coloniali, atmosfera provinciale e popolazione locale fuori di testa, che ha trattato me e Mattia come le vere attrazioni del luogo, sempre al centro dell'attenzione (ci hanno scattato un sacco di foto e chiesto addirittura autografi!... potere della bellezza esotica del gringo...). Troviamo alloggio in un hoteletto dove ci accomodiamo in due in una specie di stanza delle dimensioni di un sarcofago per pagare meno, e come prima cosa ci dirigiamo verso le conosciute terme locali, per goderci un bagno caldo dopo il viaggio... e invece no! Perché nelle terme di Huancavelica, l'acqua é calda la mattina, ma a temperatura ambiente il pomeriggio, quindi non del tutto piacevole a tremila metri... misteri della geologia! Il giorno seguente ci facciamo una super passeggiata tra le montagne, in ricerca di un paesetto abbandonato con altrettanto abbandonate miniere, passando nel paesetto di pietra di Sacsamarca, che Letizia e Roberto ci avevano saggiamente consigliato.
Per Ayacucho prendiamo un comodissimo bus alle quattro di mattina, e dopo un complicato viaggio montano arriviamo alla cittá del Sendero Luminoso (gruppo terrorista peruviano), dove ci separiamo, Mattia verso un hotel ed io verso la casa familia Cachorros, dove mi sono ritrovato con gli amici di Lima e di Cochabamba. I cinque giorni ad Ayacucho si sono rivelati super interessanti, con Pepe gran conoscitore della realtá dei ragazzi di strada, che ha condiviso le sue immense conoscenze con noi: a parte questo, nella casa Cachorros i ragazzi ci hanno accolto con affetto, e le passeggiate pomeridiane per la cittá e los pueblos di Quinua (famosa perché proprio li é stata combattutta la battaglia di Ayacucho, importante per l'indipendenza di tutti i paesi sudamericani, e per le decorazioni sui tetti delle case) e di Huanta, in compagnia anche di Mattia (sempre piú convinto braccialettaro...). Dopo cinque giorni per lo zaino é ora di essere accomodato nuovamente sulle spalle, e dopo aver salutato gli amici, con la speranza di rivederli nuovamente a Lima un giorno nel futuro (se il mondo non finisce il 21 dicembre), riprendo la strada verso il nord, passando nuovamente per Huancayo, dove trascorro ulteriori due giorni con Letizia e Roberto, anche loro irrimediabilemente braccialetto-addicted, con una bella e bagnata passeggiata montanara a Miraflores, tra fiumiciattoli e panorami affascinanti, ed infine verso Huanuco, ultima meta prima di scendere verso la selva.
Huanuco é la cittá dell'eterna primavera, almeno secondo i peruviani, visto il suo clima piacevole dovuto alla posizione, a 1800 metri, tra montagna e selva, nella ceja de selva, una specie di pre-selva, dove giá crescono i manghi e altra frutta tropicale. Ad ospitarmi é Midori, brava e gentile ragazza che con i genitori gestisce un panificio: il profumo del pane fresco accompagnerá i tre giorni a Huanuco, aaah che delizia! A Huanuco visito il deludente Templo de Kotosh, vecchio quanto vuoi ma proprio tre pietre e una casetta in croce (nonostante l'importanza storica), il tranquillo paesetto di Tomaiquichua, famoso per la casa della Perricholi (sorta di idolo locale, l'amante di un virrey spagnolo, ma odiata al tempo, al punto che la chiamavano perra chola - puttana montara - da li il nome Perricholi....), e soprattutto le interessantissime lagune Pigchacocha, cinque lagune collegate da cinque ruscelli a cascata, raggiunte dopo un autostop con trafficanti di motoseghe e una lunga camminata nel fango, tra i ruscelli, nebbia e paesaggi che mi hanno ricordato addirittura le Highland scozzesi. La camminata mi ha regalato due simpatiche vesciche da sfregamento sui piedi, per colpa dei sandali bagnati, ma la vista delle lagune, e l'avventuroso ritorno bagnato tra autostop camionaro per strette stradine fangose (con pericolose derrapate e giramenti del veicolo), valevano proprio la pena.
Riparate le scarpe (che dureranno, se mi va bene, un altro mese), il viaggio continua verso la selva di Tingo Maria: mi aspetteranno manghi, banane, cocchi e juanes!
Hasta luego!
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