sabato 21 luglio 2012

Part XI: Frontera Brasil / Bolivia - Cochabamba (23-06-12 / 14-07-12, più o meno...)


... e non fu facile entrare in Boliva... e perchè? Perchè sono dei maledetti quelli della frontiera boliviana! Andiamo per ordine... Dopo il fortunoso passaggio direttamente di fronte all'ufficio di migraciones brasiliano, alla mia vista appare una enorme coda (di un'ora più o meno), di gente che vuole entrare o uscire dal Brasile, e tutto ciò perchè l'ufficio è chiuso. Sono le 9 passate, doveva aprire alle 8, ma dei funzionari nemmeno l'ombra... Sarà che è sabato e nessuno vuole lavorare... Nell'attesa che qualche anima brasiliana si degni di lavorare, faccio la conoscenza dei primi viaggiatori (viaggiatori veri eh, non quelli di Bonito, che erano tutti viaggiatori tarocchi con soldi e visite fast and furious, oltre ai biologi del convegno), una coppia portoghese-francese (lei dello stessa città di Mathilde, tra l'altro...) e soprattutto Rebecca, ragazza francese che dopo un tot di tempo scopro amica di Bea e Giovi, con le quali aveva viaggiato per il Salar de Uyuni! Ahah che coincidenze, tra l'altro lei è proprio simpatica! Bene, alle dieci passate arrivano i funzionari e dopo l'interminabile coda riusciamo a passare la frontiera brasiliana, e all’altro lato c’è la frontiera boliviana, che simpaticamente chiude a mezzogiorno! Capito i furbetti, fanno di tutto per lasciare fuori la gente, così o da un lato o dall'altro i viaggiatori devono pagarsi un pernottamento per aspettare che la frontiera riapra il giorno dopo! Il peggio è dentro l'ufficio: la prima che entra è Rebecca, tutto a posto e facile per lei, mentre per me, hippy de mierda che non lavora, barbone e capellone drogato, il primo funzionario mi rompe i maroni all'inverosimile. Innanzitutto, la presenza di innumerevoli braccialetti nella parte posteriore del mio zaino lo fa arrabbiare: "E quei braccialetti per cosa servono eh? In Bolivia è proibito vendere artigianato e fare giocoleria (cavolo ha indovinato che avevo le clave anche senza aprire lo zaino!), se la polizia ti trova a vendere ti mandano all'ambasciata e vai diritto al tuo paese... e da dove vieni? (e da li penso che essendo italiano almeno è un buon lasciapassare, e invece no...) Bene, voglio i dati del tuo conto corrente (beh non ce l'ho ovviamente), ah no? E con che soldi viaggi? (beh ho la carta di credito) E allora voglio vedere lo scontrino dell'ultimo prelievo che hai fatto (certo, ce l'ho, ho tutta la documentazione del mio traffico monetario degli ultimi cinque anni con me zio puffo... ovvio che non ce l'ho...) E dimmi, quanti soldi hai nella carta di credito (eh non lo so adesso, quando li finisco me li faccio inviare dall'Italia no? pensi che viaggio con 5000 euro nella carta?) Fammi vedere il biglietto aereo di uscita dalla Bolivia (esco via terra...) Voglio vedere qualcosa che mi dica che esci dal paese (dialo can, esco dal Messico tra un milione di anni...) Fammi vedere il biglietto aereo (secondo te tengo stampato con me un biglietto elettronico che usero' tra due ere glaciali?) Qua in Bolivia ci sono delle regole, tu non puoi entrare senza soldi, e non puoi nemmeno lavorare, e tu sembri proprio venire qua a lavorare, non dovresti passare (senti, è la terza volta che vengo in Bolivia, controlla pure sul passaporto, e sei l'unico che mi sta facendo problemi, qua fuori c'è appeso un cartello che dice che per entrare nel paese ho bisogno di passaporto e documento della vaccinazione alla febbre gialla, e nient'altro, quindi tu mi fai entrare, perchè io quei documenti li ho e per tutte quelle altre cose che hai detto non c'è scritto niente, e poi che dici che non si può vendere artigianato, se in tutti le città ci sono centinaia di artigiani di tutti i paesi, guarda che la conosco la Bolivia...)"... Così, dopo dieci minuti di lotta, il topo di fogna mi fa passare all'altro funzionario, un bonaccione che mi da il benvenuto al paese trattandomi bene (tra l'altro sono l'ultimo della giornata a entrare, che cul...).


Uff... fatta! Beh, l'entrata in Bolivia per Quijarro mi riporta indietro di un anno, con tutte le cose tipiche del paese, disordine, ambulanti, bus e taxi scassati, cibo da tutte le parti, cose super economiche (yuppiiii...ehm...), finalmente un paese andino! Anche se mi renderò presto conto che la parte del departamento de Santa Cruz sarà ben diverso dal resto della Bolivia da me conosciuta... Io e Rebecca passiamo qualche ora assieme, in attesa dei nostri bus (lei per la città di Santa Cruz, io per Roborè, molto prima), girando per il mercato (evviva, banane a 4 bolivianos alla dozzina, cioè 50 eurocents!) e assaporando buona chicha (bevanda di mais fermentato) offerta da dei vecchietti alticci e simpatici. Da Quijarro a Santa Cruz si può anche andare in treno, una roba super scomoda e lenta ma estremamente economica, ma purtroppo va a giorni alterni, e questo giorno è quello sbagliato...


Dopo una notte passata nella terminal dei bus di Roborè (parecchia sicura, con addirittura due guardiani a farmi da angeli custode!), passo la mattinata a visitare il paesetto, deludente, e l'affascinate cascata di San Luis, un piccolo paradiso con una spiaggietta nella quale cedo la tentazione di prendere il sole e fare il bagno (ed è inverno!), mentre il pomeriggio me lo lascio per vedere la partita Italia - Inghilterra nella terminal... Orrore orrore, la tv non prende la partita, e porco cane! E neanche la radio pare ricevere segnali dal mondo calcistico, e quindi decido che è meglio andare a visitare lo sconosciuto paesetto di Santiago de Chiquitos, che pare irraggiungibile la domenica... Fortunosamente, riesco a raggiungere l'incrocio per il paese in autostop (di un taxi!) e dopo una camminata interminabile sotto il sole a picco e molta salita, un altro taxi, contrattato da una brasiliana, mi porta al paesetto e oltre, ovvero nelle zone del mirador, che non sapevo neanche esistesse... La brasiliana va un po' di fretta, e vuole salire il mirador anche se sono quasi le cinque (e alle 6 e qualcosa comincia a far scuro) ma vabbè, seguiamola, anche con il super zaino: lei è biologa (era a Bonito prima), parla quasi più di me dicendo una cavolata ogni quattro secondi e trenta, e in più ha un topo di gomma, che fa subito amicizia con il mio Pollo Paul! Ahahah che tipa! La vista da lassù è stupenda, una delle migliori del viaggio, con una valle dalla foresta infinita ed un tramonto super. Il caso vuole che in un posto dove non ci dovrebbe esserci nessuno c'erano invece quaranta studenti, che fanno amicizia con noi, ci invitano a passare un po' di tempo nella scuola dove alloggiano e mi comprano un sacco di braccialetti, grandi affari! Scendiamo con l'oscurità, e dopo un sacco di tempo a camminare si arriva al paesetto, e ne approfittiamo per andare alla scuola per chiedere un po' di acqua per cucinare (la brasiliana dormirà con me in tenda, visto che non sa dove parare...), e alla fine (ovviamente) passiamo la serata e la notte a dormire in tenda nella scuola, con un raffinato risottino al curry cucinato sulla legna, un super piatto di pasta offerto dagli studenti, e un sacco di stelle...


La mattina la brasiliana se ne va, e dopo la colazione offerta dai soliti studenti e altri braccialetti venduti (più addirittura ordinazioni!), vado a visitare il pasetto, molto carino, con una bella chiesa in stile gesuitico (la zona di Santa Cruz è famosa per i paesetti gesuitici) e qualche cascata dispersa nel bosco. Il pomeriggio torno a Roborè, per prendre il treno della muerte per Chochis, due fermate più in la, che si faranno in un sacco di tempo... Sacco di tempo che mi fa addormentare e perdere la fermata! Porco cane, sono le dieci della sera, mi sveglio giusto la fermata successiva ma non riesco a scendere, e allora quella dopo ancora, e scendo in un paesetto sconosciuto, mezzo disabitato e nel mezzo del niente! E che faccio li? Boh! Provo l'autostop per un ora e mezza, ma delle cinque auto che passano nessuna mi prende (ovvio, è notte) e allora mi rassegno a dormire li... Il caso vuole che la chiesetta del paesino è aperta e lasciata illuminata (la luce del Signore probabilemente) e decido che è un luogo sicuro per dormire, insomma lo spirito santo mi proteggerà! Ma il caso volle che un treno passasse per di li: al principio era solo un macchinista che spostava i vagoni dalla pista, ma poi un treno merci/passeggeri in direzione di Chochis passò per di li! E sono riuscito a fare trenostop, scroccando un passaggio (con faccia da disperato) per il paesello... La minuscola stazione del treno sarà la mia casetta per quella notte.


Svegliato con la nebbia e dalla pioggerellina, mi reco al fantomatico "punto informazone turistica", che mi informa che il prete del paesello è italiano, e allora dai, andiamo a conoscerlo finchè il tempo è brutto! Ed e` trentino pure! Da vent'anni in Boliva, mi racconta la storia della sua missione nel paese, dei problemi della Bolivia e della gente, e poi mi accompagna fino al santuario sotto la Muela del Diablo (il Molare del Diavolo, attrazione turistica del paesetto, ovvero una formazione rocciosa abbastanza impressionante), e addirittura mi dona 200 bolivianos (porco cane che mancia! ma faccio così pena? con quei soldi ci vivo due settimane!). Il santuario è carino, con numerose sculture in legno, e la Muela del Diablo riesco ad apprezzarla anche con il sole, che appare verso mezzogiorno. Faccio conoscenza anche di alcuni studenti di turismo di Santa Cruz, che addirittura mi intervistano e mi filmano per un lavoro universitario: diventerò famoso anche qua insomma... Dopo un caffettino con grappa (wow!) con il don, un bus mi porta in direzione di San Josè de Chiquitos, il paese più grande della Chiquitania, anche questo di derivazione gesuitica. Ed è proprio nella bellissimo insieme di chiese che dormirò! Infatti, dopo che un paio di giovani mi informano che il prete è un buon uomo (austriaco ya!), chiedo se posso piantare la tenda nel chiostro della chiesa, praticamente ho dormito in un monumento!


La gente del dipartamento di Santa Cruz è molto diversa da quella dell'altopiano, infatti sono molto più aperti e solari: ovvio, fa più caldo, come i nostri teroni sono più simpatici dei montanari! Il giorno seguente lo trascorro camminando e visitando l'antica Santa Cruz de la Sierra, che nessuno sa ma è stata fondata li vicino (anche se i resti sono pochissimi), guardando la partita della Spagna contro il Portogallo, e aspettando il treno per la capitale del departamento: il viaggio in treno, di notte, è infinito se si considerano i kilometri...


Santa Cruz de la Sierra è un casino, e scappo dal centro per andare dalla mia couchsurfer, Acacia. Con lei, brasiliana, mi trovo subito bene, simpaticissima e dotata di un cuore enorme, e anche con tutti gli altri brasiliani del condominio dove vive: con loro passerò alcuni dei giorni più divertenti del viaggio, tra chitarra e canzoni brasiliane, calcio (la vittoriosa Italia - Germania e una partita vera contro dei boliviani scarsetti), vita studentesca e molto divertimento. All'arrivare li ci sono anche due ragazze statunitensi, che però se ne vanno il giorno dopo, rimpiazzate dal simpatico David, artigiano e vegetariano con il sogno di vivere di pura aria (ah beh, più cibo per gli altri!), ma purtroppo spagnolo (anche se dalle Canarie, dove vive la gente più gentile del mondo), con il quale guardo la finale dell'Europeo, finita decisamente male... Con David e Acacia passo anche una delle giornate più belle del viaggio, tra le dune di sabbia di Santa Cruz, nelle quali facciamo sandsurf e ci buttiamo in un laghetto in mezzo alla sabbia!


Dopo una risottata di addio (purtroppo), il mio viaggio continua verso Samaipata, famosa per le rovine antiche: si tratta di una enorme e affascinante roccia scolpita da popolazioni preincaiche, in un luogo crocevia dei tre grandi territori sudamericani, le Ande, il Chaco e l'Amazzonia, alla quale gli Incas hanno poi aggiunto le loro costruizioni. A ospitarmi è il pagliaccio olandese Pedro Pajarito, con il quale ci divertiamo tra palloncini e arte circense... La visita alle rovine è un po' rovinata dalla pioggia (il cammino è un mare di fango), che fortunatamente scompare all'arrivo al sito, sostituita da un bel sole...


Da Samaipata il viaggio prosegue verso Cochabamba, già conociuta l'anno scorso, e nella quale mi incontrerò finalmente con faccie conosciute, quell di Martin e Alessandra, che dalla casa famiglia del Perù vengono a visitare Pepe (già conosciuto quattro anni fa), uno psicologo e molto altro dalla spanga (fortunatamente non gliene frega niente del calcio…) che lavora con ragazzi di strada a Cochabamba. La prima parte della settimana a Cochabamba la passo a casa della familia di Maria Josè, la couchsurfer che mi ospita: vengo di nuovo intervistato, stavolta dalla sua radio, con sketch comico improvvisato incluso! E solco nuovamente un campo da calcio boliviano, con il padre di Maria Josè. A Cochabamba è impossibile resistere alla tentazione di visitare la Cancha, il mitico ed enorme mercato popolare, ma la visita più bella è quella ai tipici paesetti andini di Tarata e Ariani: il top è però il viaggio da Cochabamba a Tarata, con il mitico autocarril, una specie di bus piccolino con le ruote del treno che viaggia sulle rotaie! Mai vista una roba del genere, solo in Bolivia può esistere! Con Martin e Ale passo tre bei giorni (contentissimo di poterli riabbracciare!) in compagnia di Pepe, che ci mostra la realtà dei ragazzi di strada di Cochabamba, che risulta come al solito decisamente brutta (e in certi casi peggiore anche di quella peruviana, soprattutto per il lato della salute dei ragazzi, che spesso non vengono neanche accolti negli ospedali) e ci parla della scarsa efficienza delle istituzioni cochabambine, che sono molte ma decisamente inutili in molti casi. Martin e Pepe tengono anche un discorso nella università locale, parlando della situazione dei ragazzi di strada in Colombia, Perù e Cochabamba: il tutto mi fa venir voglia di arrivare presto a Lima, per ritrovare i miei ragazzi! Ah, tra l'altro la simpatica polizia di immigrazione di Cochambamba mi ha messo un bel timbro sul passaporto "vietato lavorare", per via dei braccialetti... pff... Altro momento top nella permanenza in Cochabamba è stata la festa della K’oa, che viene festeggiata ogni primo venerdì del mese, in onore della Pachamama (madre terra), tra fuoco, chicha e coca da masticare.


Bon, son stato fin troppo dettagliato e lungo, ma tanto c'ho tempo, infatti vi sto parlando come sempre dal futuro! Ale e Martin li rivedrò a Lima presto, io me ne vado a La Paz! Un pochino di corsa, per riuscire a vedere la Carru a Cuzco, ma tanto questi posti li conosco...


Hasta luego!

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