mercoledì 25 luglio 2012

Las Fotos!

Le nuove foto, molte, deliziose, gustose, succulenti, superlative, della prima parte del viaggio in terra boliviana...

La bella cascata di San Luis, vicino a Roboré, prima del bagnetto


Il Pollo Paul ha trovato un'amichetta! La topolina di Thais!

Affascinanti paesaggi dalla cima del mirador di Santiago de Chiquitos

La chiesetta gesuitica di Santiago de Chiquitos 

Gli efficentissimi e comodi treni boliviani 

La Muela del Diablo e santuario a Chochis

Oh no! Qualcuno stava cercando di fare fuori il Pollo Paul... meno male che l'ho salvato in tempo...

Il complesso gesuitico di San José de Chiquitos

Il Pollo Paul, adorato come idolo insabbiato da David e Acacia

 Surfing IU E SEIIIII!

E dopo il sandboarding, un bagnetto al tramonto!

Gli amici di Santa Cruz 

La misteriosa e mistica rocca di Samaipata

Samaipata dall'altra parte

 Piazza cochabambina

Il mitico Autocarril, in pausa per la colazione!

Il solitario vagone, inseguito dai cani in una stazione abbandonata

Tarata centro

 Bandierina rossa! Che significa?? C'é chicha!! (bevanda di mais fermentato)

Con Pepe, Eufrasio, Pollo Paul e Martin a Quillacollo 

Le misteriose Qollqas nelle brughiere di Cochabamba, che un tempo servivano a immagazzinare mais 

Con Ale e Eufrasio al Cristo di Cochabamba, il piú grande del mondo!

Il mitico Api (bevanda calda di mais viola) e pastel (roba fritta con formaggio), la perfetta colazione boliviana...

sabato 21 luglio 2012

Part XI: Frontera Brasil / Bolivia - Cochabamba (23-06-12 / 14-07-12, più o meno...)


... e non fu facile entrare in Boliva... e perchè? Perchè sono dei maledetti quelli della frontiera boliviana! Andiamo per ordine... Dopo il fortunoso passaggio direttamente di fronte all'ufficio di migraciones brasiliano, alla mia vista appare una enorme coda (di un'ora più o meno), di gente che vuole entrare o uscire dal Brasile, e tutto ciò perchè l'ufficio è chiuso. Sono le 9 passate, doveva aprire alle 8, ma dei funzionari nemmeno l'ombra... Sarà che è sabato e nessuno vuole lavorare... Nell'attesa che qualche anima brasiliana si degni di lavorare, faccio la conoscenza dei primi viaggiatori (viaggiatori veri eh, non quelli di Bonito, che erano tutti viaggiatori tarocchi con soldi e visite fast and furious, oltre ai biologi del convegno), una coppia portoghese-francese (lei dello stessa città di Mathilde, tra l'altro...) e soprattutto Rebecca, ragazza francese che dopo un tot di tempo scopro amica di Bea e Giovi, con le quali aveva viaggiato per il Salar de Uyuni! Ahah che coincidenze, tra l'altro lei è proprio simpatica! Bene, alle dieci passate arrivano i funzionari e dopo l'interminabile coda riusciamo a passare la frontiera brasiliana, e all’altro lato c’è la frontiera boliviana, che simpaticamente chiude a mezzogiorno! Capito i furbetti, fanno di tutto per lasciare fuori la gente, così o da un lato o dall'altro i viaggiatori devono pagarsi un pernottamento per aspettare che la frontiera riapra il giorno dopo! Il peggio è dentro l'ufficio: la prima che entra è Rebecca, tutto a posto e facile per lei, mentre per me, hippy de mierda che non lavora, barbone e capellone drogato, il primo funzionario mi rompe i maroni all'inverosimile. Innanzitutto, la presenza di innumerevoli braccialetti nella parte posteriore del mio zaino lo fa arrabbiare: "E quei braccialetti per cosa servono eh? In Bolivia è proibito vendere artigianato e fare giocoleria (cavolo ha indovinato che avevo le clave anche senza aprire lo zaino!), se la polizia ti trova a vendere ti mandano all'ambasciata e vai diritto al tuo paese... e da dove vieni? (e da li penso che essendo italiano almeno è un buon lasciapassare, e invece no...) Bene, voglio i dati del tuo conto corrente (beh non ce l'ho ovviamente), ah no? E con che soldi viaggi? (beh ho la carta di credito) E allora voglio vedere lo scontrino dell'ultimo prelievo che hai fatto (certo, ce l'ho, ho tutta la documentazione del mio traffico monetario degli ultimi cinque anni con me zio puffo... ovvio che non ce l'ho...) E dimmi, quanti soldi hai nella carta di credito (eh non lo so adesso, quando li finisco me li faccio inviare dall'Italia no? pensi che viaggio con 5000 euro nella carta?) Fammi vedere il biglietto aereo di uscita dalla Bolivia (esco via terra...) Voglio vedere qualcosa che mi dica che esci dal paese (dialo can, esco dal Messico tra un milione di anni...) Fammi vedere il biglietto aereo (secondo te tengo stampato con me un biglietto elettronico che usero' tra due ere glaciali?) Qua in Bolivia ci sono delle regole, tu non puoi entrare senza soldi, e non puoi nemmeno lavorare, e tu sembri proprio venire qua a lavorare, non dovresti passare (senti, è la terza volta che vengo in Bolivia, controlla pure sul passaporto, e sei l'unico che mi sta facendo problemi, qua fuori c'è appeso un cartello che dice che per entrare nel paese ho bisogno di passaporto e documento della vaccinazione alla febbre gialla, e nient'altro, quindi tu mi fai entrare, perchè io quei documenti li ho e per tutte quelle altre cose che hai detto non c'è scritto niente, e poi che dici che non si può vendere artigianato, se in tutti le città ci sono centinaia di artigiani di tutti i paesi, guarda che la conosco la Bolivia...)"... Così, dopo dieci minuti di lotta, il topo di fogna mi fa passare all'altro funzionario, un bonaccione che mi da il benvenuto al paese trattandomi bene (tra l'altro sono l'ultimo della giornata a entrare, che cul...).


Uff... fatta! Beh, l'entrata in Bolivia per Quijarro mi riporta indietro di un anno, con tutte le cose tipiche del paese, disordine, ambulanti, bus e taxi scassati, cibo da tutte le parti, cose super economiche (yuppiiii...ehm...), finalmente un paese andino! Anche se mi renderò presto conto che la parte del departamento de Santa Cruz sarà ben diverso dal resto della Bolivia da me conosciuta... Io e Rebecca passiamo qualche ora assieme, in attesa dei nostri bus (lei per la città di Santa Cruz, io per Roborè, molto prima), girando per il mercato (evviva, banane a 4 bolivianos alla dozzina, cioè 50 eurocents!) e assaporando buona chicha (bevanda di mais fermentato) offerta da dei vecchietti alticci e simpatici. Da Quijarro a Santa Cruz si può anche andare in treno, una roba super scomoda e lenta ma estremamente economica, ma purtroppo va a giorni alterni, e questo giorno è quello sbagliato...


Dopo una notte passata nella terminal dei bus di Roborè (parecchia sicura, con addirittura due guardiani a farmi da angeli custode!), passo la mattinata a visitare il paesetto, deludente, e l'affascinate cascata di San Luis, un piccolo paradiso con una spiaggietta nella quale cedo la tentazione di prendere il sole e fare il bagno (ed è inverno!), mentre il pomeriggio me lo lascio per vedere la partita Italia - Inghilterra nella terminal... Orrore orrore, la tv non prende la partita, e porco cane! E neanche la radio pare ricevere segnali dal mondo calcistico, e quindi decido che è meglio andare a visitare lo sconosciuto paesetto di Santiago de Chiquitos, che pare irraggiungibile la domenica... Fortunosamente, riesco a raggiungere l'incrocio per il paese in autostop (di un taxi!) e dopo una camminata interminabile sotto il sole a picco e molta salita, un altro taxi, contrattato da una brasiliana, mi porta al paesetto e oltre, ovvero nelle zone del mirador, che non sapevo neanche esistesse... La brasiliana va un po' di fretta, e vuole salire il mirador anche se sono quasi le cinque (e alle 6 e qualcosa comincia a far scuro) ma vabbè, seguiamola, anche con il super zaino: lei è biologa (era a Bonito prima), parla quasi più di me dicendo una cavolata ogni quattro secondi e trenta, e in più ha un topo di gomma, che fa subito amicizia con il mio Pollo Paul! Ahahah che tipa! La vista da lassù è stupenda, una delle migliori del viaggio, con una valle dalla foresta infinita ed un tramonto super. Il caso vuole che in un posto dove non ci dovrebbe esserci nessuno c'erano invece quaranta studenti, che fanno amicizia con noi, ci invitano a passare un po' di tempo nella scuola dove alloggiano e mi comprano un sacco di braccialetti, grandi affari! Scendiamo con l'oscurità, e dopo un sacco di tempo a camminare si arriva al paesetto, e ne approfittiamo per andare alla scuola per chiedere un po' di acqua per cucinare (la brasiliana dormirà con me in tenda, visto che non sa dove parare...), e alla fine (ovviamente) passiamo la serata e la notte a dormire in tenda nella scuola, con un raffinato risottino al curry cucinato sulla legna, un super piatto di pasta offerto dagli studenti, e un sacco di stelle...


La mattina la brasiliana se ne va, e dopo la colazione offerta dai soliti studenti e altri braccialetti venduti (più addirittura ordinazioni!), vado a visitare il pasetto, molto carino, con una bella chiesa in stile gesuitico (la zona di Santa Cruz è famosa per i paesetti gesuitici) e qualche cascata dispersa nel bosco. Il pomeriggio torno a Roborè, per prendre il treno della muerte per Chochis, due fermate più in la, che si faranno in un sacco di tempo... Sacco di tempo che mi fa addormentare e perdere la fermata! Porco cane, sono le dieci della sera, mi sveglio giusto la fermata successiva ma non riesco a scendere, e allora quella dopo ancora, e scendo in un paesetto sconosciuto, mezzo disabitato e nel mezzo del niente! E che faccio li? Boh! Provo l'autostop per un ora e mezza, ma delle cinque auto che passano nessuna mi prende (ovvio, è notte) e allora mi rassegno a dormire li... Il caso vuole che la chiesetta del paesino è aperta e lasciata illuminata (la luce del Signore probabilemente) e decido che è un luogo sicuro per dormire, insomma lo spirito santo mi proteggerà! Ma il caso volle che un treno passasse per di li: al principio era solo un macchinista che spostava i vagoni dalla pista, ma poi un treno merci/passeggeri in direzione di Chochis passò per di li! E sono riuscito a fare trenostop, scroccando un passaggio (con faccia da disperato) per il paesello... La minuscola stazione del treno sarà la mia casetta per quella notte.


Svegliato con la nebbia e dalla pioggerellina, mi reco al fantomatico "punto informazone turistica", che mi informa che il prete del paesello è italiano, e allora dai, andiamo a conoscerlo finchè il tempo è brutto! Ed e` trentino pure! Da vent'anni in Boliva, mi racconta la storia della sua missione nel paese, dei problemi della Bolivia e della gente, e poi mi accompagna fino al santuario sotto la Muela del Diablo (il Molare del Diavolo, attrazione turistica del paesetto, ovvero una formazione rocciosa abbastanza impressionante), e addirittura mi dona 200 bolivianos (porco cane che mancia! ma faccio così pena? con quei soldi ci vivo due settimane!). Il santuario è carino, con numerose sculture in legno, e la Muela del Diablo riesco ad apprezzarla anche con il sole, che appare verso mezzogiorno. Faccio conoscenza anche di alcuni studenti di turismo di Santa Cruz, che addirittura mi intervistano e mi filmano per un lavoro universitario: diventerò famoso anche qua insomma... Dopo un caffettino con grappa (wow!) con il don, un bus mi porta in direzione di San Josè de Chiquitos, il paese più grande della Chiquitania, anche questo di derivazione gesuitica. Ed è proprio nella bellissimo insieme di chiese che dormirò! Infatti, dopo che un paio di giovani mi informano che il prete è un buon uomo (austriaco ya!), chiedo se posso piantare la tenda nel chiostro della chiesa, praticamente ho dormito in un monumento!


La gente del dipartamento di Santa Cruz è molto diversa da quella dell'altopiano, infatti sono molto più aperti e solari: ovvio, fa più caldo, come i nostri teroni sono più simpatici dei montanari! Il giorno seguente lo trascorro camminando e visitando l'antica Santa Cruz de la Sierra, che nessuno sa ma è stata fondata li vicino (anche se i resti sono pochissimi), guardando la partita della Spagna contro il Portogallo, e aspettando il treno per la capitale del departamento: il viaggio in treno, di notte, è infinito se si considerano i kilometri...


Santa Cruz de la Sierra è un casino, e scappo dal centro per andare dalla mia couchsurfer, Acacia. Con lei, brasiliana, mi trovo subito bene, simpaticissima e dotata di un cuore enorme, e anche con tutti gli altri brasiliani del condominio dove vive: con loro passerò alcuni dei giorni più divertenti del viaggio, tra chitarra e canzoni brasiliane, calcio (la vittoriosa Italia - Germania e una partita vera contro dei boliviani scarsetti), vita studentesca e molto divertimento. All'arrivare li ci sono anche due ragazze statunitensi, che però se ne vanno il giorno dopo, rimpiazzate dal simpatico David, artigiano e vegetariano con il sogno di vivere di pura aria (ah beh, più cibo per gli altri!), ma purtroppo spagnolo (anche se dalle Canarie, dove vive la gente più gentile del mondo), con il quale guardo la finale dell'Europeo, finita decisamente male... Con David e Acacia passo anche una delle giornate più belle del viaggio, tra le dune di sabbia di Santa Cruz, nelle quali facciamo sandsurf e ci buttiamo in un laghetto in mezzo alla sabbia!


Dopo una risottata di addio (purtroppo), il mio viaggio continua verso Samaipata, famosa per le rovine antiche: si tratta di una enorme e affascinante roccia scolpita da popolazioni preincaiche, in un luogo crocevia dei tre grandi territori sudamericani, le Ande, il Chaco e l'Amazzonia, alla quale gli Incas hanno poi aggiunto le loro costruizioni. A ospitarmi è il pagliaccio olandese Pedro Pajarito, con il quale ci divertiamo tra palloncini e arte circense... La visita alle rovine è un po' rovinata dalla pioggia (il cammino è un mare di fango), che fortunatamente scompare all'arrivo al sito, sostituita da un bel sole...


Da Samaipata il viaggio prosegue verso Cochabamba, già conociuta l'anno scorso, e nella quale mi incontrerò finalmente con faccie conosciute, quell di Martin e Alessandra, che dalla casa famiglia del Perù vengono a visitare Pepe (già conosciuto quattro anni fa), uno psicologo e molto altro dalla spanga (fortunatamente non gliene frega niente del calcio…) che lavora con ragazzi di strada a Cochabamba. La prima parte della settimana a Cochabamba la passo a casa della familia di Maria Josè, la couchsurfer che mi ospita: vengo di nuovo intervistato, stavolta dalla sua radio, con sketch comico improvvisato incluso! E solco nuovamente un campo da calcio boliviano, con il padre di Maria Josè. A Cochabamba è impossibile resistere alla tentazione di visitare la Cancha, il mitico ed enorme mercato popolare, ma la visita più bella è quella ai tipici paesetti andini di Tarata e Ariani: il top è però il viaggio da Cochabamba a Tarata, con il mitico autocarril, una specie di bus piccolino con le ruote del treno che viaggia sulle rotaie! Mai vista una roba del genere, solo in Bolivia può esistere! Con Martin e Ale passo tre bei giorni (contentissimo di poterli riabbracciare!) in compagnia di Pepe, che ci mostra la realtà dei ragazzi di strada di Cochabamba, che risulta come al solito decisamente brutta (e in certi casi peggiore anche di quella peruviana, soprattutto per il lato della salute dei ragazzi, che spesso non vengono neanche accolti negli ospedali) e ci parla della scarsa efficienza delle istituzioni cochabambine, che sono molte ma decisamente inutili in molti casi. Martin e Pepe tengono anche un discorso nella università locale, parlando della situazione dei ragazzi di strada in Colombia, Perù e Cochabamba: il tutto mi fa venir voglia di arrivare presto a Lima, per ritrovare i miei ragazzi! Ah, tra l'altro la simpatica polizia di immigrazione di Cochambamba mi ha messo un bel timbro sul passaporto "vietato lavorare", per via dei braccialetti... pff... Altro momento top nella permanenza in Cochabamba è stata la festa della K’oa, che viene festeggiata ogni primo venerdì del mese, in onore della Pachamama (madre terra), tra fuoco, chicha e coca da masticare.


Bon, son stato fin troppo dettagliato e lungo, ma tanto c'ho tempo, infatti vi sto parlando come sempre dal futuro! Ale e Martin li rivedrò a Lima presto, io me ne vado a La Paz! Un pochino di corsa, per riuscire a vedere la Carru a Cuzco, ma tanto questi posti li conosco...


Hasta luego!

domenica 1 luglio 2012

Las Fotos!


Come sempre, attesissime, le foto!



 

Il Pantheon dei caduti ad Asunción





 Palazzo del Governo

Bel murales esplicativo dei rapporti tra spagnoli, gesuiti e indios...

Vecchio treno di Asunción, con un capotreno d´eccezione, il Pollo Paul!

Ad Areguá c´é addirittura un castello... com´é possibile?!




Al lago con Maria José

Le modeste tombe del cimitero Recoleta en Asunción

Bella cascata nel parco dell´Ybytyruzu

Incantevoli paesaggi del parco


La mitica stazione dei pompieri!

La laguna Blanca, in un raro attimo di sole...

Le fangosissime e scivolose strade per la Laguna Blanca

In Bonito chiamano da queste cabine...

La Gruta Azul in Bonito

Il migliore amico del viaggiatore, il pesante zaino, con gli utilissimi accessori: pentola per cucina di campo, liane per atrapasuenhos, braccialetti e cartone, per dormire, fare il fuoco e scrivere la destinazione per l´autostop!



Part X: Asunción - Frontera Brasil y Bolivia (06-06-12; 23-06-12)

Orora vi racconteró degli incredibili avvenimenti trascorsi nel lasso di tempo di un paio di settimane, tra Asunción e la frontera brasiliana con la Bolivia; io vi sto parlando dal futuro peró, dalla Bolivia, giusto nel giorno che l´Italia ha perso la finale contro la Spagna, e allora sono triste... tra l´altro la finale l´ho vista con uno spagnolo...
Ad Asunción é Maria José ad accogliermi, e la mia permanenza nella capitale paraguaya é puro relax, dopo una settimana tra tenda, autostop infiniti e pioggie di tanto in tanto. Lei e tutta la famiglia sono super accoglienti, e il cibo é molto e delizioso! Asunción é una capitale molto provinciale, solo un milione e mezzo di abitanti (mi pare eh...), e un´atmosfera accogliente, anche se sono arrivato in periodo di proteste, sia da parte degli studenti, che hanno occupato la piazza principale con tende da 20 giorni per protestare contro il disegno di legge che vuole privatizzare l´universitá, sia da parte del resto della popolazione, contro il governo (del presidente Lugo, un ex prete con qualche migliaio di figli in giro per il Paraguay). Nei sei giorni passati nella capitale ne approfitto anche per produrre quantitá di braccialetti, andati a ruba a Humaitá, e passare un giorno in compagnia degli artigiani locali, che mi insegnano a fare il gufo con il macramé, che figo! Un giorno lo passo anche in gita con la famiglia di Maria José in giro per il lago Ypicaraí, un posto accogliente con un paio di paesini interessanti come Areguá (belle le costruizioni coloniali) e San Bernardino (piú commerciale), che sarebbero i nostri Bardolino e Lazise per i paraguaiani... In Asunción conosco anche Miss Paraguay nel Mondo, amica di Maria José, veramente carina, che é anche Miss Italia nel Mondo (perché aveva parenti italiani), che veniamo a sapere che avevo giá conosciuto (ma non mi ricordavo proprio) perché aveva presentato qualche bambino che cantava nello Zecchino d´Oro di un paio di anni fa in Sicilia, quando stavo in tour anch´io... incredibile...
Sei giorni in capitale sono abbastanza, e dopo aver scartato l´opzione di passare il Chaco per arrivare in Bolivia, e andata in fumo la possibilitá di arrivare fino a Bahia Negra scroccando un passaggio al padre di un amico di Maria José, opto per andare in Bolivia passando per il Brasile, perché alcune immagini della cittadina di Bonito, nel Mato Grosso do Sul hanno rapito la mia attenzione... Per arrivare in Brasile devo andare a est, e quindi ne approfitto per andare verso i monti, nella Cordillera del Ybytyruzu (altro nome impronunciabile...), per fare qualche giorno di sane camminate in mezzo alla natura. Arrivando in bus (come sempre uscire dalle capitali é assai difficile...), la prima notte la passo nella stazione di servizio del piccolo paesino di Colonia Independencia, fondata dai tedeschi, ed é inquietante vedere dei biondi dagli occhi azzurri che passeggiano tra la popolazione locale... Il giorno dopo mi dirigo verso la stazione dei pompieri, per lasciare la tenda nella loro caserma mentre io me ne andavo a visitare le montagne, e finisce che mi lasciano dormire con loro nel dormitorio, che grandi! E poi super buona gente! Tra l´altro il Paraguay é l´unico paese al mondo dove i pompieri sono volontari e non li pagano neanche una lira, vergogna! Con tutto quello che fanno...in estate... in effetti in inverno non avevano nulla da fare... Beh comunque i due giorni tra le montagne passano tranquillamente, tra camminate e cascate, caldo e liquore di canna di zucchero: la cordigliera é poco visitata ma merita sicuramente una visita, se passate per il Paraguay non dimenticate di passare per di qua!
Passati i due giorni a Colonia Independencia arriva di salire verso il nord e il Brasile, passando per Santa Rosa, per visitare la Laguna Blanca: per arrivare al paesetto servono 3 passaggi in auto, un camion e un bus (dopo 4 ore di attesa mi ero rotto le balle, e ancora una volta é venuto un personaggio a offrirmi soldi per prendere il bus ahahah!). A Santa Rosa piove, e tanto, e trovo inizialmente rifugio nella terminal del bus, e poi nella stazione dei pompieri (ancora!), gentili e con un´accogliente casetta di legno. Il giorno seguente piove ancora, ma io la laguna la voglio visitare e parto lo stesso... 20 km dividono Santa Rosa dalla laguna, senza bus perché é domenica, ma dopo qualche km di camminata arrivo grazie ad un super passaggio in moto. Putroppo la Laguna Blanca non é particolarmente interessante, é carina, con la spiaggia bianca e la natura che la circonda, ma non mi ha colpito troppo... sará stata la pioggia, che mi ha inzuppato completamente... La sera sono grandi affari, perché dovete sapere che i giovani del luogo per divertirsi vanno alle stazioni di servizio a far festa, con il volume delle macchine al massimo e la gente che balla li (visto che mancano le discoteche), con alcol a fiumi, che mi aiuta non poco a vendere una svagonata di braccialetti eheheh...
L´autobus notturno mi porta fino a Pedro Juan Caballero, paese di frontera (in veritá la frontiera non esiste, si passa semplicemente camminando senza controlli - per i locali - mentre i foresti hanno gli ufficini de migraciones a 4 km di distanza...) con il Brasile. La mia entrata in Brasile non é nulla di clamoroso, Punta Porá (praticamente Pedro Juan Caballero che continua in Brasile) e´una cittadina assolutamente normale e senza attrazioni, il che mi porta a decidere di andare direttamente a Bonito. Ah, cambiando i soldi paraguaiani con i brasiliani, mi rendo conto che in Paraguay sono uscito con piú soldi di quando sono entrato, evvai! Purtroppo il bus passa solo il giorno successivo (non voglio fare autostop in sto postaccio, anche perché non capisco dove devo farlo...), e allora dopo ore per capire come fare a conseguire un passaggio a basso costo (che un artigiano locale mi aveva commentato, ma pare una mafia locale, e tutti paiono parlare di questo con timore, senza darmi informazione corrette, ma vaff...), prendo un bus verso Jardim, con la pioggia che batte senza tregua, e la partita dell´Italia che non riesco a sentire per colpa dei segnali schifosi. Con una serie di coincidenze fortunose, riesco ad arrivare a Jardim alle nove di sera, riuscendo a prendere a pelo il bus per il paesetto successivo, e da li l´ultimo bus per Bonito, arrivando nella cittadina verso le undici di sera.
Ad accogliermi é Noslim (uno dei due couchsurfer del luogo, che cul), e meno male che ho trovato qualcuno che mi accoglieva, perché 1) ha piovuto per 3 giorni, quindi niente di tendda 2) il Brasile é super caro, immensamente piú caro del Paraguay, e quindi ogni secondo nel paese é un salasso! Comunque, i tre giorni di pioggia servono per produrre e per passare un buon tempo di relax e partite di calcio, tra le quali quella in tv tra Corinthias e Santos, semifinale della Libertadores, vinta dai primi (meno male, visto che tutti gli amici di Noslim erano del Corinthias). Dopo tre giorni di agonia nella pioggia, l´ultimo giorno in Bonito fa sole, e ne approfitto per visitare la bellissima Gruta Azul, una grotta con un laghetto azzurro incredibile, veramente una meraviglia... Le altre escursioni le elimino dalla mia mente, praticamente costano tipo 80 euro, roba che ci vivo un mese in Bolivia, quindi le acque cristalline di Bonito non riesco a visitarle.
E´ora di andare in Bolivia, che fortunatamente raggiungo in autostop: primi km in macchina con Noslim, e poi con un camionista, che finisce il suo tragitto in una stazione di servizio. La notte la passo li con lui e facendo amicizia con i benzinai del luogo. Il giorno dopo devo aspettare quasi quattro ore per arrivare alla frontiera, perché tutte le macchine dei brasiliani viaggiano pienissime di persone (in Bolivia i brasiliani possono andare a comprare vestiti, ma solo 10 capi a testa, quindi se viaggiano in 5 possono comprare 50 capi!), ma per fortuna un auto mi porta direttamente alla frontiera. La Bolivia é li, finalmente, cinque giorni di portoghese (che stranamente capisco...) e cose che costano carissimo sono sufficienti: humintas, chicha, montagne, cholitas, coca e strade di terra, conosciute e amate l´hanno passato, sono di fronte a me... ma passare la frontera non sará facile...

Hasta luego!