- Papa' castoro, raccontaci una storia!
- No, c'é l'Inter che gioca, andatevi a leggere il Milione che vi addormentate da soli...
- Noooo, dai raccontaci una storia, o ti seghiamo i denti con il filo spinato!
- Eh va bene, piccoli miei, come non cedere alle vostre minacce? Vi raccontero' la storia di come Francesco riuscí a superare le Ande, indenne, inoltrandosi nel selvaggio Cile, fino ai confini piú nordici del paese... vediamo dove eravamo rimasti la volta scorsa...
- Si si papá castoro, racconta racconta!
- Silenzio! O vi taglio la lingua e vi leggo un discorso di Monti!
Allorquindi, eravamo rimasti che ero arrivato a Santiago vero? Accipicchia, ne é passato di tempo, infatti io che sono nel futuro, posso affermarvelo! Comunque, a tutti coloro che un giorno vogliano andare a Santiago, non credete alle guide: tutte dicono che é una cittá che fa rebrezzo, da starci un giorno o due, ma a me é piaciuta, e pure a Timi, e quindi fidatevi di me e stateci tranquillamente tre o quattro giorni! In effetti non c'e' tantissimo da vedere, ma é molto vivibile, molti bei musei, meno trafficata di Buenos Aires, pulita, c'é smog ma non é lo smog di Lima, e vicino ha i monti... Vera, l'amica di Timi che ci ospitava, assieme a tutta la familia e la sorella, é stata molto gentile e nei quattro giorni che siamo stati li ce la siamo goduta bene, tra un concerto di Americo, idolo della cumbia locale, con centinaia di ragazzine, vecchiette e mamme esaltate (ci sono andato unicamente perche' era gratis, e perche' le sue canzoni le conosco, le ruba ai gruppi peruviani, ladro!), cumbiotecas a ballare cumbia e moooolto camminare. Top attraction di Santiago l'interessantissimo museo della memoria, che tratta del periodo di dittatura cilena del generale Pinochet, che con un golpe di stato aveva spodestato Allende: sono dovuto andare tre volte al museo per vederlo tutto, é incredibile quanto poco sappiamo in Italia di quello che é passato in Cile, e tra l'altro di quello che é passato in molti paesi sudamericani che hanno dovuto sopportare una dittatura. Tra l'altro in Italia non sappiamo niente della situazione cilena attuale: ok, per stare in Sudamerica é un paese ricco, ma sapete quanto pagano gli studenti per andare all'universitá? In un mese quasi quello che paghiamo noi in un anno! E i genitori si indebitano con le banche per 20 anni per poter pagare l'universitá dei figli! Immaginatevi quando tengono molti figli... E la situazione delle miniere? Con un sacco di explotadores gringos che vengono e installano miniere, avvelenando i fiumi, pesci e terra (ma questo succede in buona parte del Sudamerica). E Aysen? Con la gente che si trova con il sueldo minimo e con il 30% in piu' di spese rispetto a chi vive a Santiago. E il problema (da secoli) con gli indigeni Mapuche, che mai sono stati sconfitti praticamente, ne dagli Inca (che furbamente non li hanno attaccati) ne dagli spagnoli, ma che ora sono discriminati (beh loro in cambio bruciano le foreste che le imprese boscaiole gli sfruttano, la terra é loro!). E le dighe in Patagonia?? Beh, ne hanno di problemi! Anche grazie a Vera veniamo a conoscenza di tutto ció, meno male che in questo viaggio stiamo sempre a contatto un sacco con gli indigeni locali! Tra l'altro la mia permanenza nella casa é stata un full immersion nella cultura israelitica, dato che Vera e Timi, entrambe di religione ebrea, si erano conosciute in Israele attraverso un programma di ebrei nel mondo: adesso so un sacco di cose di cultura ebraica, a parte i nomi che sono complicatissimi e non me le ricordo, e a tratti dubitavo di essere in sudamerica, mi pareva di stare in medio oriente cribbio!
Comunque sia, una giornata la passiamo nella bellissima cittá di Valparaiso, una cittá portuale stile Genova, con colline e mare, un sacco di case colorate, ascensori di legno, atmosfera da bohemien (Neruda was here!), odore di pesce (oddio!) e quel tocco che solo i porti possono dare (e che a me fa impazzire). Mezza Santiago va qua (o a Vina del Mar) durante l'estate o i fine settimana, e purtroppo noi andammo una domenica... E vabbé, un buon mate in una piazza isolata di fronte al mare é stato il top...
Il nostro tempo a Santiago scadette quindi dopo 4 giorni, e dopo varie investigazioni riguardo l'uscire da Santiago in autostop (impresa talmente difficile che Ercole non la affrontó), prendemmo un bel bus in direzione La Serena. Non mia zia eh! La cittá si chiama La Serena, 5 ore a nord di Santiago, e 5 ore per i cileni del nord é poco... La Serena é zona di produzione del Pisco, liquore rubato ai peruviani, ed infatti in Perú é piú buono, e papaya, ed é famosa per la Valle del Elqui, una valle dove si puó osservare uno dei cieli stellati piú belli del mondo (il cielo é molto limpido), con conseguente avvistamento di UFO e un sacco di osservatori spaziali. Ad ospitarci a La Serena il mitico Jaime, che con la moglie Cecilia e il piccolo Lucas ci hanno trattato benissimo. Al sapere che volevo andare alla Valle del Elqui Jaime ha obbligato Lucas, sette anni, a non andare a scuola il giorno dopo, lui si é preso un giorno libero ed é venuto con noi alla valle per campeggiare sotto il cielo stellato, portandosi dietro una coppia di amici! Beh, la serata é stata grandiosa, con fuoco, chitarra, bagno nel fiume sotto le stelle, birrette, balli ebraici, stelle cadenti e tante risate. Aaaah che tonificante l'acqua notturna! Il giorno seguente al risveglio mi sono praticamente rotolato nel fiume con il piccolo Lucas, che non sapeva nuotare, e dovevo accompagnarlo e aiutarlo a tuffarsi (mi chiamava Tio, che tenero!). Il ritorno a La Serena é risultato complicato assai, nonché avventuroso. Il tutto cominció nella cittadina di Pisco Elqui, dove comprammo pane e avocado per il pranzo. La strada é in discesa ed é tortuosa, e mentre Timi prepara il pane con avocado, tira un seme di avocado fuori dal finestrino (e non si sa perché, visto che é svizzera e stava raccogliendo tutto in un sacchetto). Dopo un minuto ci supera la polizia e ci fa accostare. Il tipo dice a Jaime: "Viaggi con i fari spenti, hai sorpassato in linea continua un camion e in curva, e tirate spazzatura fuori dal finestrino. Passi che hai i fari spenti e che hai sorpassato in curva, ma che ci tirate la spazzatura giusto addosso a parabrezza no eh! Documenti". Purtroppo, i documenti erano scaduti... Casino immenso, con la polizia che voleva prendersi l'auto, ritirare la patente e tutto, ma alla vista del piccolo Lucas in macchina il tutto si é risolto con un "solo perché state tornando a casa con un bambino, sennó non tornavate a casa in auto oggi". E non fecero neanche la multa! Ahaha. Tra l'altro ció valse a Timi l'appellativo di "La Contaminadora". Ma non é finita qua! Ottanta km piú in giú ci ferma la polizia di nuovo, eccesso di velocitá. Ovviamente documenti scaduti. Vogliono ritirarci la macchina, ma con delle scuse inventate i tipi ci obbligano a tornare nello stesso punto di polizia della prima volta per farci dare un documento per potere scendere senza problemi. Eh no, disse Jaime, 160 km non li faccio. E allora via a strade secondarie, che pero' portano tutte nello stesso punto, all'ultimo posto di polizia. E allora ad aspettare 2 ore in una piscina di un campeggio in attesa che se ne vadano, fino alle otto di sera, poi io e Jaime andiamo in avanscoperta per vedere se se ne erano andati veramente: al vedere che non c'era nessuno, diciamo a Cecilia (che non ha la patente), che puó guidare fino al posto di polizia che non c'era nessuno. Ma in quel momento arrivano i poliziotti, e allora scappa indietro! Poi se ne vanno, e quindi guida di nuovo, ma poi ritornano, e scappa. E quindi se ne vanno, ma poi ritornano! Alla fine riusciamo a cavarcela e tornare a La Serena sani e salvi, con ancora una macchina e una patente!
Il giorno dopo é il giorno del grande trasferimento al profondo nord, ad Antofagasta, con attraversamento del deserto piú arido del mondo, il deserto di Acatama (affascinante assai). L'autostop é dei piú fortunati: 900 km piú o meno in 4x4 velocissima, di un multimilionario di Concepcion, simpaticissimo, che ci offre pure il pranzo e ci accompagna direttamente davanti alla casa della nostra couchsurfer. Che volere di piú??? Passiamo una sola notte ad Antofagasta (e non visitiamo niente), anche perché il giorno dopo la ragazza che ci ospitava ci espelle praticamente da casa presto, per dei problemi che ebbe con i genitori...eeeeh e che ci vuoi fare!
In quattro autostop, una merenda e una colazione offerta dagli stesi trasportatori, deserto, montagne, giacimenti di salnitro abbandonati e un sacco di miniere, arriviamo a San Pedro di Atacama, villaggio tipico del nord adagiato in una valle ai piedi della cordigliera (che comprende, tra le sue vette, dei bellissimi coni vulcanici innevati), una specie di oasi nel deserto. Beh, San Pedro e la zona intorno al villaggio é meravigliosa, con paesaggi da paura, che visitammo in bicicletta, gentilmente prestate da René, il signore che ci ospitava in una tipica casa con mattoni di adobe (fango e paglia). Il sole uccideva e Timi era mezza morta per la fatica in bicicletta, ma ce la siamo goduta alla grande! Il primo giorno ci siamo immersi nella laguna Cejar, in mezzo ad una salina (che peró non é neanche lontanamente equiparabile a quella di Uyuni), una laguna con concentrazione di sale altissima, anche piú del mar Morto, ed infatti si galleggiava! Ahahah che roba! E il giorno dopo il top, la Valle Della Luna (dopo una visitia della Valle della Morte, con dune di sabbia degne del Sahara): la Valle della Luna é cosí chiamata per i paesaggi lunari che la caratterizzano, con incredibili formazioni rocciose, sabbia, sale e colori incredibili. Meraviglioso il tramonto, passato in compagnia di un paio di amici cileni, mateggiando immersi nei colori rossastri di dune di sabbia e rocce multiformi.
Teoricamente, San Pedro doveva essere l'ultima tappa con Timi, ma visto che alla fine voleva andare a nord, verso il Perú, decisi di accompagnarla fino ad Arica. Tanto tra autostop e couchsurfing non si paga niente, e tra l'altrola sua compagnia é piú che buona. E quindi in due giorni, con fermata ad Iquique, cittá sulla costa dal discreto centro in stile coloniale, vari camion (mitico il camionista Nicola!) e molto caldo, arrivammo ad Arica, a 15 km col confine col Perú. La citta' non é male (Arica era peruviana, ed é tristemente ricordata perché li si perse la guerra del Pacifico), pensavo peggio, ed almeno c'e' tanta spiaggia dove prendere il sole e tuffarsi in mare, cosa che non mi esimo dal fare. Ed é cosí che mi separo da Timi, che se ne va ad Arequipa, con entrambi ad affrontare nuovamente il viaggio da solo. E dai, alla fine a me piace stare da solo, cosí posso fare quello che voglio, mangiare quello che voglio, andare dove voglio eeeee... nooooo snif sniff! Sono soloooooooo! Ahahaha! No dai, alla fine, con Timi ho passato un mese di muy buena compagnia, peró adesso é arrivato il momento di fare le cose di testa propria! E cosí sia!
Alla prossima puntata leggerete sul viaggio di ritorno verso Santiago e un sacco di altre cose, per adesso hasta luego!