Guardate che bravo, oggi ho fatto due cose: ho messo le foto e ho scritto la terza parte del viaggio! Merito un plauso...
Comunque, questa terza parte, come facilmente intendibile dal titolo, tratta del tramo del mio viaggio che mi portò, alucuni giorni addietro (tantini direi, perchè sto scrivendo con un ritardo trenitalia), a varcare la frontiera argentino-cilena.
La divisione con le mie compagne di viaggio Bea e Giovi, seppur mi abbia lasciato solo e abbandonato al mio triste destino (non è vero! Paolo vi ha prontamente rimpiazzate per un paio di giorni ahahah!), ha aperto porte interstellari e ulteriori possibilità intro-trasversali del viaggio, ovvero la possibilità di agire in perfetta libertà spazio temporale. Il che vuol dire che il mio pollicione diventerà il mio mezzo di trasporto, ovvero il sitema più utile per evitare i costosi autobus argentini. L'autostop (hola madre, come va?)! Ebbè, ho tempo, perchè non utilizzare questo meraviglioso sistema di trasporto???
I miei piani di viaggio, che consistevano in una fermata nella svizzera Bariloche (questa ridente cittadina argentina viene spesso associata ai paeselli svizzeri), e da li entrare in territorio cileno per visitare il sud del Cile, la isla Chiloè e da li fino a Santiago, vengono cambiati da un sms (eh si, schiavo della comunicazione cellulare anche qua) di Timi, la ragazza svizzera che avevo incontrato in Puerto Madryn e al Calafate: dato che lei viaggiava sola ed era al nord, a Tucuman, e io al centro, decidemmo di non viaggiare soli e trovarci a Mendoza, e da li andare in Cile. Bene, buon piano, mi do cinque giorni di tempo per arrivare a Mendoza, giusto per visitare Bariloche ed arrivare in autostop ai 1200 km (circa) che mi separano dal li...
Il primo autostoppista di una lunga serie è uno scentifico cinquantenne, amante della Grecia e della natura, e l'ora e mezza tra El Bolson e Bariloche passa velocemente tra paesaggi magnifici (laghi, laghi, boschi e laghi) e interessanti chiacchierate. A Bariloche mi aspetta un couchsurfer, il mitico Santiago, che per puro caso ha una casa enorme di fronte al lago, che sfortuna... Bariloche è una cittadina mmm... svizzero-austiaco-sudtirolese-tedesca in effetti! C'è la cioccolata, ci sono le case con il tetto a triangolo acuto, ci sono le piste da sci e i laghi: pero' c'è il mate, e cio' fa la differenza! Il giorno uno, di due, della mia permanenza a Bariloche, e' dettato dalla sfortuna: sebbene cominciato sotto una buona stella, con un buon passaggio in auto e una colazione offerta dallo stesso autotrasportatore, la giornata si è rivelata assai bagnata... Primo vero giorno di pioggia del viaggio! Il che porterà danni irreparabili alla teconologia avanzata in mio possesso. Sebbene piovesse, il mio spirito avventuriero mi portò a scalare la mezza montagna che sulla cima accoglie il punto panoramico sulla città e sul lago, seguendo sentieri irti, spinosi e mal tracciati (mmm le scorciatoie suggerite da Santiago non sono molto buone...). La cima della montagnetta viene comunque raggiunta, e nonostante le nubi plumbee (oooh che aggettivo eh) e la piggia, lo spettacolo è di tutto rispetto, il lago Nahuel Huapi è bello assai! Anche se il lago di Iseo è molto carino eheheh (vero Bea e Giovi?)... Comunque sia, dopo una veloce discesa in autostop (la pioggia era decisamente troppo pesante), in Bariloche mi accorgo del danno: il mio cellulare è morto. RIP. Qui riposa in pace il cellulare che fu di Francesco, al quale fu cambiata solamente tre giorni prima la batteria (100 pesos spesi inutilmente a quanto pare). causa umidità eccessiva. E allora, visto che il demone della tecnologia si è impossessato di me (Dios, mandami un esorcista) mi sono comprato un cellulare nuovo (beh nuovo, intendo nuovo per me, ma antico per il resto del globo), e so schei... Anche la macchina digitale, un po' bagnata, sembra accusare il colpo, ma si riprenderà dopo un paio di ore. La sera a casa di Santiago passa in allegria con suo fratello e gli amici, tra mangiate obese, musica e fernet. Il giorno dopo è tempo del classico tour del Circuito Chico, tra laghi, boschi, colonie svizzere, cimiteri di alpinisti (dove trovo la tomba di un Vaccaro! incredibile), hotel maestosi e tranquillità: ottimo! E la sera a guardare un film, El Albergue Español, film che consiglio a tutti quelli che sono stati in Erasmus o che andranno, e a suonare canzoni dei Led Zeppelin, con Thank You richiesta come bis a piu' riprese. Levataccia il giorno dopo per approfittare delle prime luci del sole per riuscire a conseguire un passaggio per Neuquen (per andare a Mendoza, meglio passare da Neuquen, annotatevelo, o viaggiatori!), che arriva dopo un'ora e mezza grazie ad un'adorabile coppia di Santa Fe, in ritorno dalle vacanze. Dopo svariate ore di guida, un mate vicino un lago dalle pietre galleggianti (in verità pietra pomice eruttata dal vicino vulcano cileno, infatti tutto intorno è pieno di cenere) e deliziose humitas fatte in casa, i due transporters mi portano direttamente di fronte alla casa della mia couchsurfer, meglio di un servizio taxi!
Con Carolina mi trovo bene e ci facciamo un giro per la città di Neuquen, una città non propriamente turistica, anzi, ma agradable, dove faccio la mia prima esperienza estrema sui rollerblade (a 27 anni, incredibile eh... anche se i pattini antichi li avevo...), e dove ammiro un artista di strada notevole, comico, mago e giocoliere... Dopo una serata passata a contarcela, la mattina è segnata da un'altra levataccia, con Carolina che mi accompagna fino a fuori città per far meglio autostop. L'attesa è molta... Un'ora per un'auto per fare 20 km, e un'ora per un camion, che pero' mi porta direttamente a Mendoza! Il camionista è un chiacchierone innamorato del calcio e della buona cucina, e grazie a lui provo la vizcacha, una specie di coniglio-castoro, e me la passo bene, fino ad arrivare ai campi d'uva che segnano l'avvicinarsi a Mendoza. Eh si, perchè Mendoza è la capitale del vino argentino!
Con Timi mi trovo a tarda serata nella terminal, assieme a Martin, un amico del couchsurfer di Timi, dove avrei passato le miei prossime notti. Beh, i giorni Mendozini sono stati fantastici! Martin è un folle, amante delle feste, della carne, della bella vita, con un sacco di amici simpatici, e praticamente ho fatto una settimana da spasso... Tra festa della Vendemmia, con elezione di tal Wanda Kaliciñski come Reina del 2012 (Laaaaaas Heraaaaas!!!), visite a cantine, sfilate, feste italiane in piazza (dove ho potuto assaggiare i galaniiiii), concerti di folklore, passeggiate con Timi, asados de carne e pollo, gnocchi e risotto, chitarra, feste, kayak in una diga tra i monti, e giornate passate con gli amici di Mendoza (Martin, Fabrizio e la sua bellissima famiglia, Keno, Bianchi, Doctor Nico, Viky e molti altri), notte vissute alla grande e mattine passate dormendo, la settimana in Mendoza è risultata indimenticabile! Grazie a tutti!!! Tra l'altro Timi si rivela una gran brava ragazza, con la quale mi trovo assai bene: e non è neanche totalmente svizzera, visto che la mamma è israeliana - il mix è buono assai (beh Svizzera ed Israele sono parecchio opposti...) -, e parla tedesco, spagnolo (imparato in un mese a Buenos Aires), ebreo, inglese, un po' di francese e qualcosina d'italiano a 20 anni...
Ma, come sempre, lo spirito nomade dice di andare avanti, e con Timi rifacciamo gli zaini in direzione Cile, passando però prima per il montano paese di Uspallata, a metà via tra Mendoza e la frontiera. Nell'autobus (eh si, per uscire da Mendoza ci affidiamo all'autobus e non all'autostop), conosciamo un paio di israeliani (che sono ovunque!), e con loro ci accampiamo nell'economico camping di Uspallata, tranquillo paese rurale tra le montagne. Dopo un pomeriggio segnato da una bella passeggiata, antiche costruizioni risalenti all'epoca gesuitica e un fresco fiume, la serata è dedicata alla multicultaralità, tra mate, caffè alla turca, narguilè e musica ebrea. Il giorno seguente è da suicidio, 20 km di passeggiata in un paesaggio desertico, manco un albero nel sentiero sotto il solo cocente, che pero' è giustificato dalla vista del Cerro de los Siete Colores, una bella formazione rocciosa di svariati colori, e dell'affascinante zona circostante.
Il giorno dopo ce la svigniamo dal camping senza pagare l'ultima notte (eh oh, stavano ancora dormendo), e grazie ad una 4x4 arriviamo a Puente del Inca, una specie di Ponte di Veja, un ponte roccioso naturale, nelle quali vicinanze si può ammirare la vetta dell'Aconcagua, la montagna più alta delle Ande! Il caldo è ancora tanto (e tra l'altro camminiamo sempre nelle ore meno indicate della giornata), e dopo qualche decina di minuti ad aspettare, un camion ci porta verso la frontiera con il Cile. Alla frontiera c'è la solita pagliacciata del controllo per evitare che venga introdotta frutta e verdura in Cile (mi fanno pure problemi per i semini con i quali faccio i braccialetti porco cane), e tra l'altro mi portano in uno stanzino a farmi una specie di interrogatorio veloce, chiedendomi se porto droga e se consumo (ma ho la faccia da hippy tossico???), e cosi' perdiamo il nostro camionista, e quindi siamo costretti a trovarne un'altro in mezzo alle belle montagne e alla polizia di frontiera. Il camionista che ci porta è un simpatico cileno di cinquant'anni che nella sua vita ha fatto mille lavori, che dopo mille tornanti che ci portano ad un altezza molto più bassa, ci lascia al paese di Los Andes, centro km alla meta, Santiago de Chile. Uff uff, ancora autostop in una specie di autostrada arroventata dal sole, ed è la volta di uno scorbutico camionista al quale stanno sulle palle i viaggiatori (andatevene a lavorare e mettete su familia!) e che per il quale le donne vanno bene per stare a casa a lavar le pentole e far figli, ma tant'è, e ci porta a 10 km dall'agognata meta. Che viene raggiunta in bus (bandiera bianca per l'autostop!). Ma non è finita! La casa di Vera, l'amica di Timi che ci ospiterà, è distante, verso la cordigliera, e allora prendiamo la metro e aspettiamo che arrivi l'amica, ed è cosi' che la lunga giornata di trasferimento si conclude, verso le nove di sera, in una bellissima casa ai piedi delle colline in un nobile quartire residenziale.
Per i viaggi in Cile aspettate la quarta parte del viaggio! E tu Mater, non preoccuparti, che viaggiare in autostop è più sicuro che viaggiare in un autobus peruviano in mezzo alle Ande!
Hasta luego!
Caro Francesco, che bello seguire il tuo viaggio passo a passo...ti invidio tanto ma, nel leggerti, almeno condivido un po' di quel senso di libertà tanto speciale che anche io ho provato in questo viaggi fatti lasciandosi trasportare dal momento, senza paure e senza limiti. Anche gli incontri con gli sconosciuti sono proprio belli...ti danno il senso che siamo davvero tutti uniti, non importa la provenienza!
RispondiEliminaCaro Francy, ti sono vicina in questo bellissimo viaggio che hai tutte le ragioni di dedicarti in questa fase della tua vita: sai quanto bei ricordi avrai da raccontare a figli e nipoti!!
Un abbraccio,
Ale
ebbene si, hai la faccia da hippy tossicomane
RispondiElimina...ma tirar fora qualche scheetto no eh? Aspetémo altre notissie!
RispondiEliminaPippo&Ste