Rieccomi qua... Sto scrivendo con una tastiera complicata, quindi perdonatemi se il tutto risulta incomprensibile.
Ebbene, vi racconto cio' che mi e' successo dal profondo sud del mondo, Ushuaia, a El Bolson, ridente cittadina a meta' Argentina, sulla parte della Cordillera. Bene, dopo i tre giorni felici passati nella bella Ushuaia (non che la citta' sia bella, anzi, pero' lo scenario attorno alla citta', il canale, le montagne e il parco nazionale sono molto carini), la nostra strada (con Bea e Giovi), riparte alla volta di Rio Gallegos (nuovamente), per re-incontrare il buon Rodrigo, unica vera attrazione di Rio Gallegos, proclamata da noi mortali capitale del vento, che tira sempre a un milllione di km all'ora. Speriamo che non ci siano ciclisti li, pero' in compenso ci sono tanti pescatori e amanti della mitica trota marrone: chissa' come fanno a pescare con quelle raffiche! Comunque, l'allegra attraversata della Terra del Fuoco e' caratterizzata nuovamente dai simpatici doganieri e controllatori di frontiera in Chile, che non vogliono l'ingresso di frutta, verdura e cibo fresco nella loro regione dove il nulla imperversa. Comunque sia, dopo svariate ore, eccoci di nuovo a Rio Gallegos, ed e' di nuovo festa, stavolta nella casa di un'amica di Rodrigo, con buona gente, l'immancabile Fernet Coca, le pizze con il formaggio cremoso e la cumbia da ballare. Ho come l'impressione che in questo viaggio dormiro' gran poco...
A Rio Gallegos bisogna decidere: Torres Del Paine o El Calafate? Beh, con tristezza vince la seconda. Peccato per Torres Del Paine, stupendo parco cileno con montagne spettacolari da visitare in svariati giorni, ma il tempo e' tiranno (tra l'altro, a posteriori veniamo a sapere che il tempo era assai brutto, vento forte, pioggia e freddo, quindi dai, meglio non lamentarci). El Calafate e' un paesello a qualche ora di viaggio da Rio Gallegos (poche ore, secondo gli standard argentini) dalla struttura simil tirolese (o svizzero, o tedesco, comunque alpino), famosa per essere il punto di partenza per il leggendario Glaciar Perito Moreno, un ghiacciaio incastonato tra due laghi e una montagna, particolare per lo staccamento di enormi pezzi di ghiaccio dalla sua struttura, che provocano eccitanti tuffi in acqua degli stessi con conseguente rombo tonante. Dato che il passaggio in bus per il ghiacciaio e' estremamente costoso e le agenzie offrivano prezzi esorbitanti, l'idea generale e' stata di noleggiare un'auto e guidare fin la, ma essendo in tre probabilmente ci sarebbe venuta a costare di piu' di un passaggio in bus. A risolvere il problema un messaggio di Timi ed Ariela, le svizzere che avevamo conosciuto a Puerto Madryn, e che si trovavano anche loro a El Calafate: ottimo, affare fatto, auto noleggiata (con deposito milionario a suon di euro), buonissima compagnia, e anche un posto letto per dormire la notte trovato. Ovvero l'auto! Dopo una breve visita alla laguna del lago Argentino (o era il lago Viedma? boooh, comunque molto azzurro), con i fenicotteri, un giro in centro, delle papas rellenas di un vecchio cileno di Chiloe' che ci ha raccontato la storia della sua vita (dalla gioventu', alla dittatura del Pinochet e la sua vita in Argentina), ed un caldo mate per le strade di El Calafate, l'ora della nanna arrivo': dormire in auto a El Calafate non e' stata proprio una delle piu' belle notti trascorse negli ultimi miei 27 anni, pero' poteva andare peggio: potevamo pagare per un ostello! La mattina presto si parte, in compagnia di Ariela e Timi e delle preoccupazioni di Bea e Giovi, che non comprendono il mio stile di guida. Ma secondo voi guido male? Non dite di si, perche' vi taglio internet. Ovunque voi siate. Vi metto un virus con questa pagina. Dopo un'oretta di guida lo spettacolo del ghiacciaio si presenta davanti a noi: il Perito Moreno e' un muro di ghiaccio alto decine di metri, che forma da tappo a due laghi, un'enorme lingua ghiacciata ed azzurra che nasce dalle montagne e che finisce col frantumarsi nelle acque dei laghi. Lo spettacolo e' incredibile, tanto che lo metto nella mia top 10 delle piu' belle meraviglie naturali che abbia mai visto: nonostante cio' e' giusto ricordare che il lago di Tenno non e' per niente male, come anche il famoso ghiacciaio di San Giorgio, sopra Bosco. Dopo un caldo mate (eh si, una costante!), la direzione successiva e' il lago Roca: visto che si ha la macchina, si va dove si vuole! C'e' da dire che il tempo al ghiacciaio non era per niente bello, con una fastidiosa pioggerellina, anche se rendeva il tutto affascinante. In pochi km il clima e' pero' cambiato totalmente, e nell'area vicino al lago Roca c'era un sole radioso, con un venticello rinfrescante. Sulla polverosa strada verso il lago ci fermiamo in un ranch, ed e' subito amore per i cavalli per Bea e Giovi, che decidono di fermarsi li per fare le cowgirl assieme a un paio di gauchos locali, mentre Ariela e Timi si godevano un asado da guinness (almeno loro dicono cosi'): nel frattempo, a tenerci compagnia una volpe che modeva il culo ad un agnellino e un caprone che cercava di incornale la volpe, ed un guanaco che veniva allattato con un biberon a turno da tutti noi. Normale no??? Beh, il giro al lago Roca si rivelo' molto carino, con dei colori contrastanti, il blu del lago, il rosso della terra, il verde degli alberi e il bianco delle montagne innevate, spettacolo in compagnia delle due simpatiche svizzere e il silenzio del posto. Il ritorno a El Calafate ci vede costretti a cercare un'abitazione (Ariela e Timi avevano fortunatamente trovato un couch), trovata per alcuni denari, in una casa occupata da israeliani, che diventeranno la costante della cordigliera: praticamente sono ovunque! Dato che finiscono il servizio militare, che dura tre anni per gli uomini e due per le donne, cercano qualcosa di diverso in SudAmerica, che diventa loro monopolio per qualche mese...
Il giorno dopo si viaggia alla volta di El Chalten: beh, la decisione di farla in autostop (visto gli esuberanti costi dei trasporti argentini) si rivela un fallimento, il paese e' imbucato e praticamente ci vanno solo turisti. Il che e' normale, il paese e' nato solo per i turisti!!! Chalten, in Talhuelche, significa montagna fumante, perche' questi indigeni pensavano che la montagna fosse un vulcano, visto che era sempre coperta di nubi... Comunque, il paesetto e' un'invasione di turisti (e' stato costruito nel 1985!), quasi tutti improvvisati camminatori che vogliono arrivare a vedere la bellissima montagna del Fitz Roy (il nome nuovo dato a El Chalten). Nell'ostello dove alloggiamo ritroviamo delle facce conosciute, Nissan e Or, due israeliani che avevamo conosciuto nel viaggio da Ushuaia a Rio Gallegos, e ne conosciamo altre, proveniente dal nostro paese: i primi italiani che conosciamo nel viaggio sono Andrea e Lisa, dal centro italia e Trento, giovane coppia in viaggio da un tot di tempo e neo artigiani, e Paolo, bergamasco viaggiatore di ottima compagnia, da due anni in giro per il mondo, che dopo Uzbekistan e tutti quei paesetti li, parte dell'Asia e un anno in New Zeland a lavorare, decise di intraprendere il viaggio per il Sudamerica. El Chalten e' carissimo, e i nostri risparmi vengono spesi per un enorme quantita' di lenticchie e riso, la cosa piu' economica possibile che esista, che a confronto della grigliata imperiale con verdure dei giapponesi faceva proprio tristezza... Il primo giorno di camminata ci porta al Cerro Torre, bello ma sfortunatamente coperto dalle nuvole, anche se la camminata e' risultata interessante grazie ai racconti di Or e Paolo. La serata e' passata in allegria con la famiglia di Mercedes, che con il marito viaggia con le sue due piccole, Paolo e Or, che ci cucina la shakshuka (cosi' si dice, ma non so come si scrive), delizioso piatto israeliano a base di uova, cipolle e pomodoro, poi lui ci ha messo anche la salsiccia e il piccante, che sempre ci sta! Il giorno dopo e' la volta del Fitz Roy, e qua si che siamo stati baciati dalla fortuna! Giornata stupenda (ad accompagnarci c'e' anche Yasmina, altra italiana, ferrarese ma ormai internazionalizzata), neanche una nuvola nel cielo, bei boschi, laghi e infine il top della montagna: a parte il vento a cento km all'ora (e non esagero), il panorama e' indescrivibile, con il picco della montagna riflesso nel lago piu' blu che abbia mai visto! Incredible la bellezza della montagna! Un giorno o l'altro posto le foto, ve lo giuro! La serata finisce anche meglio: a cena cuciniamo la POLENTA CON LA SALSICCIA! Dovevate vedere la faccia di Paolo, che da due anni non la mangiava! Eh no, non si puo' togliere la polenta ad un bergamasco!
Il giorno dopo si deve gia' partire, alla volta del Perito Moreno... Ma come? Non c'eravamo gia' stati? Eh no, stiamo parlando del paese del Perito Moreno! Dove sapere che gli argentini non hanno molta fantasia, e questo nome oltre per un paese e un ghiacciaio e' usato anche per un parco nazionale, quindi potete capire la confusione dei poveri turisti. Ad accompagnare me, Bea e Giovi, anche Paolo e Or, che decide di non seguire il flusso classico degli israeliani, seguendo il nostro percorso semi/alternativo... A Perito Moreno ci aspetta la visita alla Cueva de las Manos, una grotta con migliaia di mani dipinte in epoca preistorica, dichiarata patrimonio UNESCO. Il viaggio verso il paesetto e' come al solito infinito, inframmezzato dall'epica localita' di Bajo Caracoles, eletta da Paolo come area mistica nella quale si deve assolutamente alloggiare. Eeeeh, Paolo aveva proprio ragione! A Perito Moreno, infatti, pare che ci siano piu' turisti che posti letto, ed infatti siamo costretti a dormire nella terminal degli autobus: l'avventurosa nottata ci porta in un bar per passare il tempo (all'una e mezza di notte veniva aperta nuovamente la terminal), poi a una non proprio profonda dormita all'interno della struttura, interrotta dall'arrivo della polizia a scacciarci (eh si, la terminal chiudeva dalle 5 alle 6!!), e quindi oretta passata sotto la tettoia e nuovamente dentro al caduccio. E in piu' il giorno dopo l'escursione alla Cueva non la facciamo! Perche' costa troppo...era meglio fare tutto dalla mistica Bajo Caracoles. E quindi il nostro viaggio continua fino a Esquel, altrettanto ridente paesetto vicino ai laghi.
A Esquel costa tutto un sacco, ma passare un'altra notte in una terminal non era proprio il massimo, e quindi l'hotel piu' economico (a mezzanotte a cercare per la citta'), ci accoglie con il suo calduccio. Il giorno dopo le strada con Paolo si divide, lui se la prende con piu' calma (a ragione!), mentre noi tre e Or ci dirigiamo verso il Parque de los Alerces, meraviglioso parco tra laghi (anche se il lago d'Iseo non e' per niente male eh...) e alberi millenari. Peccato che faceva un freddo becco, e noi, provvisti di tenda estiva (Bea e Giovi e con una noleggiata) e sacco a pelo di dubbia qualita', abbiamo dormito proprio alla grande (con le due donzelle disturbate anche da un uccello dal becco lungo che ha rotto i maroni tutta la notte). Il giorno dopo ci concediamo il lusso di un'escursione in barca verso la parte della foresta piu' fitta: soldi ben spesi, con alberi altissimi e vecchissimi, vegetazione lussureggiante e paesaggi mozzafiato. Visto che un'altra notte al freddo nel parco non la volevamo fare, proviamo la carta autostop (l'autobus sarebbe passato solo il giorno dopo) e con un po' di fortuna veniamo trasportati tutti e quattro verso la terra promessa, la cittadina di El Bolson, in una bella valle verde, capitale degli artigiani. Ed e' a El Bolson che le strade tra me, Bea e Giovi si dividono: per loro e' tempo di andare in Bolivia, mentre io continuero' lentamente verso il nord. L'ultimo giorno passato insieme lo trascorriamo pigramente tra le banacarelle del mercato, una camminata a una curiosa formazione rocciosa chiamata Cabeza del Indio e una cena a base nuovamente di Shakshuka, che vede aggregarsi a noi il buon Paolo, arrivato da poco a El Bolson: serata in compagnia con argentini, cileni e francesi in ostello, tra mate, Fernet Coca e vinello!
Bye bye my friends, nos vemos en Bolivia, mucha suerte!!! Dopo i saluti con Bea e Giovi, i miei due giorni successivi passano in compagnia del couch di El Bolson che fortunatamente mi ha risposto, una coppia muy linda che mi ha accolto stupendamente (cucinando anche un meraviglioso Pollo al Disco da leccarsi i baffi) e con Paolo: memorabile la scalata verso il Bosque Tallado (da ricordarsi soprattutto per la birretta artigianale in cima), e bella quella verso la cascata, per un'atmosfera rilassata tra more e susine.
Bene, qua termina questo tomo lunghissimo sulla seconda parte del viaggio, chi e' arrivato fino in fondo a leggere e' un insulso! Insomma, che cavolo state a perdere il tempo a leggere ste robe???? Alzate il culo e andate a godervi la vita fuori dalla vostra casa!!!
Hasta luego!!!
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