domenica 30 dicembre 2012

Las Fotos!

Ecco, il mio duro lavoro di pubblicare le foto l'ho fatto!


Una prova della vegetazione poco lussureggiante di Tingo Maria



Una delle numerose cascate di Tingo Maria, Gloriapata


Con Jaky, mamma e Fran


Il mitico juane, con l'altrettanta mitica Inka Kola e Debora


La pizzaaaa


Cueva de las Lechuzas (Tingo Maria)



Paesaggio vicino a Tingo


Tipiche casette della selva


Harry e Pollo Paul nella Cueva de las Virgenes


Laguna de los Milagros


I mitici mototaxi della selva, senza questi non ci si muove!


Laguna Azul


Uno dei tanti fiumi attraversati...


Parte superiore della cascata Ahuashiyacu


Il pollo Paul salvato da un enorme coccodrillo!


Il delizioso maduro, con formaggio e arachidi


I sarcofagi di Karajia


La cascata del Gocta


Una delle cascate scalate (foto prestata da Fran, quel tipo non so chi sia...)


A Loja dicono che vendono frutti di mare... ma a me pare proprio di no! E la foto pare confermare i miei dubbi


Il falso castello di Loja

Parte XVIII: Huánuco - Loja (05/12/12 - 23/12/12)


Le mie profetiche parole si sono avverate, e nella selva mi hanno accolto con gustosa allegria un sacco di manghi, cocchi e juanes (specie di tamales fatti con il riso)! Che delizia! E’ come stare in un supermercato gratis, dove puoi raccogliere la frutta direttamente dagli alberi senza che nessuno ti faccia problemi, tanto ce n’é troppa ovunque! E frutta che manco avevo mai visto... A Tingo Maria, bel paesetto contornato da vegetazione fitta e colline verdissime, arrivo con un cambio di clima bello tosto, caldo assassino, e meno male, ci voleva un po’ di caldo della selva! Ad accogliermi assieme a tutta la sua bella famiglia é Jaki, una brava ragazza della selva che nello stesso momento sta accogliendo anche a Fran, una ragazza neozelandese che sta viaggiando da poco, giusto 3 anni, tra Canada, Italia, Spagna e Sudamerica, comunque gran persona, super sportiva tra l’altro (me ne accorgero’ nei giorni seguenti...). Jaki e la familia possiedono una yogurteria, delizie delle delizie, yogurt naturale con frutta tropicale, praticamente mi sono fatto una overdose di latticini per quasi una settimana: ah, inoltre, sono assai evangelici in familia, e quindi conosco anche mezza comunitá evangelica di Tingo Maria, e con qualcuno di loro (Ezequiel e Debora) nei giorni successivi andro’ a passeggiare per i dintorni del paesetto, come nella bella cascata di Gloriapata, e con i quali mi cimenteró nella prova del cuoco, preparando pizza e panzerotti in quantitá industriali. Con Fran si corre, si va in bicicletta e soprattutto andiamo a scalare le cascate, una delle cose piú belle di questo viaggio: per arrivare alla cascata Velo de la Novia passiamo per il fiume, che ha tipo 15 cascate, tutte da scalare, una figata, alcune di una decina di metri, con l’acqua che ti cade addosso, a piedi nudi sulla pietra, bellissimo! Negli stessi giorni conosco Harry, delle polizia antidroga, mentre io andavo in bicicletta e lui in moto: era triste perché aveva litigato con la ragazza, e ha pensato bene di affogare le sue pene d’amore con me... Beh con lui viaggio per un paio di giorni con la moto, prima alla caverna de las Virgenes, alta mezzo metro, strisciando nell’oscuritá e nell’acqua per raggiungere l’ultima camera (dove c’era una statutetta della Madonna), e alla Laguna de los Milagros, con un acquetta rilassante e tiepida (tra l’altro in sti giorni mi sono trasformato in uomo pesce, per tutte le cascate e fiumi che mi son fatto...) e un’altra caverna, con un sacco di uccelli strani e pappagalli, che tentiamo di salvare da un incendio nella stessa caverna (la montagna di semi che mangiano aveva preso fuoco...) . Ah, particolaritá della zona é la presenza fissa in strada della Ronda, dei civili armati a puntino, che controllano la strada, perché fino a pochi anni fa questa zona era famosa per il narcotraffico e il terrorismo, una specie di giustizia stradaiola...
I giorni in Tingo Maria terminano in fretta, con buoni affari anche con i braccialetti, e il viaggio continua verso Tarapoto, cittá ben piú a nord, con un viaggio di 12 ore e il passaggio di due fiumi in barca. Tarapoto non é bella come Tingo Maria, é piú grande e la selva é piú distante, ma comunque fa caldo assai: ad ospitarmi é Jorge, che non gioca nella mia stessa squadra (avete capito?). Nella zona rimango solo due giorni, giusto il tempo per visitare la laguna Azul, bella assai, dopo un viaggio di qualche ora nella parte dietro di un 4x4, in compagnia di altre 15 persone, e un ritorno uguale scroccato a una 4x4 di studenti, e la cascata Ahuashiyacu. Mitico il ritorno in autostop, caricato da una gip che trasportava cocona, legna e banane: aiuto i commercianti a scaricare la frutta e la legna nei vari punti di scarico, e alla fine mi danno addirittura la mancia ahah!
Da Tarapoto, con un po’ di fretta perché voglio essere a Natale a Cuenca per trovarmi con Letizia e Roberto di Huancayo, vado a Rioja, il posto meno turistico del globo, ma dove mi incontro con l’amica Monica, ex educatrice nella casa famiglia di Lima. Con lei passo tre giorni di relax e storie, e ne approfitto anche per lavare i miei panni sporchi, che erano tanti, e anche a lavare bene me stesso eheh, oltre a visitare un vicino fiumiciattolo super trasparente e super affollato di gente. Top attraction dei tre giorni il mitico maduro, una banana arrosto con arachidi e formaggio, una delizia che non mi sarei mai aspettato!
Da Rioja viaggio verso Chachapoyas, ma lo voglio fare in autostop: scelta sbagliata, visto che mi becco un bell’acquazzone amazzonico, che mi stravolgerá i giorni seguenti. Beh, l’attesa sotto l’acqua vale almeno un panettone, regalato da un autista impietosito ahahah. Chachapoyas, che si trova ben piú in alto e con un clima piú freddo, ed una vegetazione sempre rigogliosa, giá la conoscevo, c’ero andato 5 anni fa, ma ero rimasto solo un giorno, per vedere le belle rovine preincaiche di Kuelap. All’arrivo a Chachapoyas sento che qualcosa non va in me, e scelgo l’opzione ostello per potere riposare bene (tra l’altro un ostello ben figo): infatti, grazie all’acquazzone mi sono beccato la febbre, o qualcosa del genere, che mi indebolisce di un bel tot. Niente di fame (cosa incredibile), notte passata con mal di testa e a sudare l’anima, fino a inzuppare completamente la maglietta, e poi freddo polare e tremitii, che mi obbligano a coprirmi anche con il maglione (e non faceva freddo). Cosí per due notti, ma ció non mi impedisce di andare a visitare i sarcofagi di Karajia (con degli amici artigiani spagnoli e argentini), incastonati in una isolata parete in mezzo ai monti, e la cascata del Gocta, la terza piú alta del mondo, dopo una camminata di 16 km, fatta mezzo agonizzante per la salute da leone. Ritorno in autostop leggendaria, prima con un auto che trasportava pesce (bleah), e poi con una gip, con il padrone del veicolo che si rivela un riccone che alla fine mi regala 40 soles e mi offre un passaggio con un bus della sua compagnia (possedeva una compagnia di trasporti!).
Il giorno dopo é l’ora di lasciare il Perú, per entrare finalmente in Ecuador: la salute é un pochino migliorata, sará la Tachipirina, e il viaggio per Loja dura esattamente un giorno e un’ora: per arrivare alla frontiera, isolata, tra selva e monti, comincio a viaggiare alle 8, cambio 5 mezzi, per arrivare alle 7 di sera, e poi, dopo le formalitá, attraverso il fiume, entro in Ecuador e prendo uno scomodissimo camion di legno per passeggeri che va per una strada decisamente piena di buchi fino a Zumba (dove vengo assalito da due adolescenti assatanate), e poi un altro bus a mezzanotte per Loja, che raggiungo alle  9 del giorno dopo. Una crociata praticamente, anche perché non sto proprio bene. Ed infatti, due dei tre giorni a Loja passati in casa di Antonio praticamente me li dormo, como un ameba! Eh, avevo bisogno di riposare quello che non avevo riposato a Chachapoyas. Antonio tra l’altro é un neonazista appassionato di Hitler, meglio quindi che i giorni me li sono passati dormendo, senza sentire i suoi discorsi: meno male che la nonnina di Antonio e suo fratello si sono presi cura di me amorevolmente, comprandomi pure le medicine, fino a curarmi completamente. Beh, Loja non l’ho visitata molto, ma la differenza con il Perú é molta: c’é ordine e disciplina, il traffico é regolare, non c’é casino... Oddio, come potró resistere a tutto ció??? Inoltre, qua usano i dollari, che americanata... Comunque la cittá é carina, e fa pure ridere, perché ha un castello, stile europeo, peró palesemente falso!!! Che roba... I dintorni sono verdeggianti, e si respira pulizia e serenitá.
Comunque, l’avventura ecuatoriana é appena cominciata, e il viaggio continua, in direzione di Cuenca, dove mi incontreró con Roberto e Letizia!
Hasta luego!

sabato 15 dicembre 2012

Las Fotos!

Un po' di foto montanare ad alta quota! Piú o meno...


Cholita nel Cerro Torre Torre in Huancayo


Paesaggio rurale huancaino


In radio con Roberto e Mattia, con facce furbe....


Santuario di Santa Rosa di Ocopa


Mattia salva il pollo Paul da un dragone di un parco poco gaudiano di Huancayo


Peruvian Skyes, cantavano i Dream Theater...


Nelle pozze termali di Huancavelica con Mattia


Sacsamanca


Miniere abbandonate... di Moria!


Il paesello abbandonato di Santa Barbara


Martin, Pepe, il bello e Freddy in Ayacucho


Casetta sopra la casetta a Quinua


Nell'obelisco di Quinua i piú attenti noteranno che anche il pollo Paul ha combattuto per la battaglia d'indipendenza


Un uomo e il suo pollo su una montagna huacainense


La mitica casa di Huancayo!


Verdi valli huanuqueñas


L'ultima delle cinque lagune di Pigchacocha


Il pollo Paul ammira la bellezza del paesaggio di Pigchacocha


Part XVII: Lima - Huanuco (15-11-12 / 05-12-12)

Scrivendo dal caldo infernale della selva peruviana, rivolgo il mio sgurado verso il passato, per narrare ció che passó nel lasso di tempo tra Lima e Huanuco, praticamente una bella passeggiata per la sierra centrale del Perú, nella semplicitá dei paesini montanari e l'incontro di nuovi e vecchi amici.
Da Lima, dopo aver salutato tutti i ragazzi della casa familia, la direzione é Huancayo, la cittá piú grande delle Ande centrali, situata in una bella valle fertile bagnata dal rio Mantaro. Il progetto é andare un po' a sud, verso Ayacucho, per partecipare ad un corso su ragazzi di strada che terrá Pepe (lo spagnolo di Cochabamba), dove troveró anche Martin, Freddy e Silvia, oltre al Freddy boliviano, e quindi Huancayo, che stá a metá strada, non poteva essere visitato, nella speranza che la stagione delle pioggie cominci un po' piú tardi del previsto (da dicembre, sui monti, piove). Nella cittá andina mi aspetteranno giorni molto italiani, infatti ad ospitarmi nella loro lucentissima casa ci sono Letizia e Roberto, una cuneese e un reggiocalabrese (e come si dice??) da parecchi mesi in Perú per il servizio civile internazionale (adesso stanno lavorando in una radio dell'arcivescovato locale), ed anche Mattia, altro viaggiatore zaino in spalla, secondo contatto con un bergamasco dopo il mitico Paolo in Patagonia. In generale Huancayo non ha molto da offrire, a parte un sacco di paesini caratteristici, affascinanti ma certamente non delle top attraction, una bella valle e un ghiacciaio che non sono neanche riuscito a visitare (maledette agenzie, unico modo per andarlo a vedere), ma la permanenza nella cittá si é rivelata assai piacevole grazie a questi ragazzi, con i quali mi son proprio divertito. Con Mattia me la sono spassata tra i villaggetti di Warivilca (piccoletto e con delle rovine forse inca e di dubbia qualitá), Chongos Bajos e Auac, feste locali piene di borrachos sbiascicanti, passeggiate a lagune non proprio memorabili e lezioni con traduzioni dal veneto allo spagnolo peruviano (che risulteranno inutili per Mattia non appena varcherá i confini peruviani haha), e assieme a Letizia e Roberto ho provato nuovamente prelibatezze nostrane quali il Parmigiano (ho sbavato come una lumaca), la mitica nduja, gli gnocchi e il pesto (in una soddisfacente cena italo-germanica-peruviana), il tutto accompagnato da note di De André, Battisti, Led Zeppelin e soprattutto Timoria (grandi chitarrate con Mattia!), maratone di braccialetti (tutti i tre sono diventati convinti adepti dell'arte braccialettara), una intervista radio (con Mattia menestrello ed io narratore sui ragazzi di strada) ed una eroica partita di calcio, terminata con un fiatone da sessantenne (giocare a 3300 metri non é per niente facile!) con conseguente distruzione della suola della scarpa destra, spaccata in due. Con Mattia riprendo il viaggio in direzione di Huancavelica, a bordo del leggendario Macho Tren, uno dei pochi treni peruviani, tra strette vallate che a tratti si trasformano in canyon, e in compagnia di tre bimbi ai quali animiamo il viaggio e che ci adottano come padrini. 
Huancavelica é decisamente piú piccola ed affascinante di Huancayo, incastonata tra le montagne, con un buon numero di chiese coloniali, atmosfera provinciale e popolazione locale fuori di testa, che ha trattato me e Mattia come le vere attrazioni del luogo, sempre al centro dell'attenzione (ci hanno scattato un sacco di foto e chiesto addirittura autografi!... potere della bellezza esotica del gringo...). Troviamo alloggio in un hoteletto dove ci accomodiamo in due in una specie di stanza delle dimensioni di un sarcofago per pagare meno, e come prima cosa ci dirigiamo verso le conosciute terme locali, per goderci un bagno caldo dopo il viaggio... e invece no! Perché nelle terme di Huancavelica, l'acqua é calda la mattina, ma a temperatura ambiente il pomeriggio, quindi non del tutto piacevole a tremila metri... misteri della geologia! Il giorno seguente ci facciamo una super passeggiata tra le montagne, in ricerca di un paesetto abbandonato con altrettanto abbandonate miniere, passando nel paesetto di pietra di Sacsamarca, che Letizia e Roberto ci avevano saggiamente consigliato.
Per Ayacucho prendiamo un comodissimo bus alle quattro di mattina, e dopo un complicato viaggio montano arriviamo alla cittá del Sendero Luminoso (gruppo terrorista peruviano), dove ci separiamo, Mattia verso un hotel ed io verso la casa familia Cachorros, dove mi sono ritrovato con gli amici di Lima e di Cochabamba. I cinque giorni ad Ayacucho si sono rivelati super interessanti, con Pepe gran conoscitore della realtá dei ragazzi di strada, che ha condiviso le sue immense conoscenze con noi: a parte questo, nella casa Cachorros i ragazzi ci hanno accolto con affetto, e le passeggiate pomeridiane per la cittá e los pueblos di Quinua (famosa perché proprio li é stata combattutta la battaglia di Ayacucho, importante per l'indipendenza di tutti i paesi sudamericani, e per le decorazioni sui tetti delle case) e di Huanta, in compagnia anche di Mattia (sempre piú convinto braccialettaro...). Dopo cinque giorni per lo zaino é ora di essere accomodato nuovamente sulle spalle, e dopo aver salutato gli amici, con la speranza di rivederli nuovamente a Lima un giorno nel futuro (se il mondo non finisce il 21 dicembre), riprendo la strada verso il nord, passando nuovamente per Huancayo, dove trascorro ulteriori due giorni con Letizia e Roberto, anche loro irrimediabilemente braccialetto-addicted, con una bella e bagnata passeggiata montanara a Miraflores, tra fiumiciattoli e panorami affascinanti, ed infine verso Huanuco, ultima meta prima di scendere verso la selva.
Huanuco é la cittá dell'eterna primavera, almeno secondo i peruviani, visto il suo clima piacevole dovuto alla posizione, a 1800 metri, tra montagna e selva, nella ceja de selva, una specie di pre-selva, dove giá crescono i manghi e altra frutta tropicale. Ad ospitarmi é Midori, brava e gentile ragazza che con i genitori gestisce un panificio: il profumo del pane fresco accompagnerá i tre giorni a Huanuco, aaah che delizia! A Huanuco visito il deludente Templo de Kotosh, vecchio quanto vuoi ma proprio tre pietre e una casetta in croce (nonostante l'importanza storica), il tranquillo paesetto di Tomaiquichua, famoso per la casa della Perricholi (sorta di idolo locale, l'amante di un virrey spagnolo, ma odiata al tempo, al punto che la chiamavano perra chola - puttana montara - da li il nome Perricholi....), e soprattutto le interessantissime lagune Pigchacocha, cinque lagune collegate da cinque ruscelli a cascata, raggiunte dopo un autostop con trafficanti di motoseghe e una lunga camminata nel fango, tra i ruscelli, nebbia e paesaggi che mi hanno ricordato addirittura le Highland scozzesi. La camminata mi ha regalato due simpatiche vesciche da sfregamento sui piedi, per colpa dei sandali bagnati, ma la vista delle lagune, e l'avventuroso ritorno bagnato tra autostop camionaro per strette stradine fangose (con pericolose derrapate e giramenti del veicolo), valevano proprio la pena.
Riparate le scarpe (che dureranno, se mi va bene, un altro mese), il viaggio continua verso la selva di Tingo Maria: mi aspetteranno manghi, banane, cocchi e juanes!
Hasta luego!

sabato 17 novembre 2012

Las Fotos

Le foto! Finalmente, attesissime, dopo 3 mesi di assenza sui vostri schermi! Non ci sono molte foto di Lima, nonostante la lunga permanenza, non mi sento un turista in questa città...

Balli tipici in Pachacamac, uno dei tantissimi che ho visto in questo viaggio...

Paese di religiosi, più o meno, ogni occasione è buona per festeggiare, mangiare e bere!

Il famoso (almeno qua) Arco di Tacna... chi c'è in mezzo?? Il pollo Paul!



I ragazzi della casa famiglia nel campionato Lima Kids, prima di una vittoria per 5 a 2

Cumpleaños felizzzzz, a me! Torta by Victor!

Il famoso arroz con pollo peruviano... ahahaa!

Il pollo Paul in un orgia con le galline della casetta. Vedete la sua aria tranquilla?? E' perchè le galline sono ovaiole, quindi non può avere pulcini a carico!


La gatta Nieve, a non far niente

La casetta! Quella specie di container giallo e rosso a destra, con la finestrella, era la mia abitazione!

L'orto e il gallinero della casetta!
A paseggio con i ragazzi per Lomas de Lucumo. Il verde che vedete è qualcosa rarissimo a Lima, che è sul deserto...

Cumpleaños feliz! A Andrea... e gli odiosi gattini

La gustosa Carapulcra, per l'anniversario della casa!

Lima centro, in uno dei pochi parchi degni di nota

Il museo dell'arte italiana

Palma e albero di Natale, ovvio!

L'elegante e bianca Plaza San Martin

Il palazzo di giustizia

L'hotel di plaza Grau

 Lima è piena di balconi belli assai! Qua uno modesto in Plaza de Armas

 Balconi part 2

 Balconi part 3

 Balconi part 4

 Balconi part 5

 Iglesia de San Francisco

 Antiche mura coloniali... beh antiche... 500 anni forse...

 El Cerro san Cristobal, con le casette colorate. In verità sono case molto umili, che il governo ha fatto dipingere, per avere una bella faccia di fronte ai visitanti...

 Plaza de Armas e Cattedrale

 Il palazzo del Governo

 Grande opera a Lima, il fiume Rimac (quella pozza d'acqua li) passerà sotto, e sopra passerà la strada!

 Il decadente (nel senso che cade a pezzi) quartiere Rimac, antico e coloniale

Facciata poco barocca di una chiesa limeña