sabato 25 agosto 2012

Part XIII: Lima part 1 (26/07/12 - 20/08/12)


Oplà, rieccomi qua (che per voi è là, ma per me è qua)! Dove sono? A Lima! Beh, non proprio a Lima, non nel centro almeno, bensì nella “lontana” Pachacamac, ultimo quartiere a Sud della città, nella “lussureggiante” valle di Lurìn... Lussureggiante tra virgolette, perchè a confronto della brulla, trafficata, contaminata, smoggheggiata e incasinata Lima almeno qua si vedono quattro alberi, un po’ di erba e tanti campi... Il perchè di questo isolamento agreste è il mio ritorno tra mura conosciute, ovvero (tra l’altro, ovvero usato così non va bene, in verità vi dico esso ha la stessa funzione di un “o”... cose da esame della patente...) quelle della casa famiglia Rayitos de Luz, che, per chi non lo sapesse (ignoranti!), mi ospita per la quarta volta e dove faccio volontariato con ragazzi di strada con problemi di consumo di droghe (il più delle volte colla da scarpe).
Nella casetta, al mio arrivo a Lima (dopo una notte passata in casa di Martin), ritrovo le facce conosciute dei ragazzi che lì vivono: Anthony, un bassetto che un giorno diventerà famoso con il calcio, appena imparerà a passare la palla; Esaù, montanaro amante delle galline; Angel, giocherellone della selva; Johnatan, il più piccoletto della casa, che non vedevo da 3 anni e che è cresciuto a dismisura; Josè Luis, il falegname riservato; Victor, il pasticcere della casa (ottime le sue torte!) e Kervin, anche lui cresciuto un bel tot.E poi gli animatori Edi, Eli e Nilo, oltre alle new entry (almeno per me) Silvia e Judith, la psicologa e l’assistente sociale, Freddy (educatore di strada), la signora Rosa, la cuoca della casa (yuppiiii!), e ovviamente Martin (educatore di strada) e Ale (...mmm la direttrice della casa? Il super capo? ahah), già trovati a Cochabamba con Pepe. I ragazzi della casa sono tutti cresciuti un sacco, già non sono bambini, ma adolescenti (Esaù quasi ha 18 anni...), e al vederli mi sorprendono un bel po’. Dopo pochi minuti sono già ri-ambientato ai ritmi della casetta, in clima vacanziero, visto che qua ci sono le vacanze invernali per un paio di settimane, mentre lì da voi c’è un caldo cane! Comunque sia, sarà inverno, ma mica fa tanto freddo, più o meno 15 gradi di media: la cosa che più rende triste, talmente tanto che anche il pupazzo Gnappo sarebbe triste, è il grigio cielo di Lima, che in inverno è SEMPRE, e dico SEMPRE, dello stesso colore. E questo succede solo qua, appena vai fuori da Lima splende il sole porco cane! Per effetto di una non so che questione atmosferica, per il fatto che le nuvole del Pacifico devono fermarsi proprio qua, alla quale si aggiunge l’inquinamento a mille della città, e allora tombola, grigio forever: in tre settimane di Lima, vi giuro che ho visto il cielo azzurro solo una mattina. E vabbè...
Comunque, in questo tempo a Lima, di cose ne ho fatte un tot, andando per ordine, il mitico campeggio con i ragazzi, per me il numero 3. Anche questa volta si va a Chosica, paesetto collinare a 30 km da Lima, dove incredibilmente splende il sole e fa caldo (cosa che ci permette di andare in piscina!). Come la volta scorsa, anche quest’anno mi occupo dei giochi, per tre giorni di divertimento e spettacolari partite di calcio, ruba bandiera, super quizzoni, prove al limite della resistenza umana, fuochi notturni e notti umide in tenda: ah, al campeggio ci sono anche Flor, ragazza della quale Martin è padrino, e Andrea, ragazza che ha passato 4-5 anni nella casa e che ormai ha raggiunto la indipendenza, con un lavoro e un appartamento, che soddisfazione!
Tra le novità della casa è da segnalare l’apparizione di una cagnolina, Negra, e di sei, e dico sei, gatti malefici, una gatta mamma, Nieve, e cinque gattini... O erano sei? Beh, il fatto è che tutti sti animali, anzi, sti gatti, li spedirei tranquillamente, e senza rimorsi, sulla luna, e con una bombola piena di arsenico per assicurarmi il loro decesso ahahah. Il fatto è che, oltre ad essere allergico ai gatti, ma questo è un problema mio, sti gatti si infilano ovunque per entrare in cucina e magnarsi quello che incontrano... eh no! Io ho fame! Una mattina mi sono svegliato e ho trovato una mattonella di burro in mezzo al giardino: qualcuno si era dimenticato la porta aperta e la gatta ne ha approfittato per rubarsi il burro per la colazione, sta maledetta... Tra l’altro, è una battaglia persa, perchè i ragazzi lasciano sempre la porta aperta: ogni due minuti e 45 devo urlare “la puertaaaaaaaaaa!!!!” con la potenza di 25 Marshall  perchè si ricordino di chiuderla... E vabbè, comunque il problema si sta risolvendo, e adesso siamo rimasti con una gatta grande e 2 gattini, il resto, cane compreso, tutti regalati! Dai tanto di animali ne abbiamo a sufficienza, nel gallinaio ci sono ben 30 galline, che ci danno un bel tot di uova, che riusciamo pure a vendere. Anzi, oggi il numero si è abbassato, 8 di loro, le galline vecchie, hanno intrapreso il loro ultimo viaggio verso la pentola: è proprio vero che gallina vecchia fa buon brodo (eh oh, non producevano più...).
A parte tutte queste belle cose, sono quasi stato vittima di un’assalto di ladri. Un bel giorno, una domenica pomeriggio, me ne andai con Victor a correre, destinazione il Cerro de la Cruz, una collinetta con una croce sulla cima, a 20 minuti di corsa dalla casetta. Beh, al scendere dalla collinetta, dove c’è un paesetto, vediamo che ci sono 6-7 ragazzi al fondo della lunga scalinata: vedo Victor con una faccia strana e gli chiedo “Ma secondo te sono dei ladri?”, e lui è in dubbio, ma poi vediamo che si stanno facendo delle foto e allora decidiamo di proseguire. Peccato che avvicinandoci, si rendono conto che Victor ha in mano il suo lettore mp3 e lo bloccano, gli tirano un paio di calci e glielo rubano: io, che ero un paio di metri più avanti, mi accorgo un paio di secondi dopo che l’hanno fermato, e mi blocco non sapendo che fare, 6-7 ragazzi sono un bel po’... Dopo un attimo, si accorgono che anch’io ho le cuffiette, mi indicano e mi dicono qualcosa, Victor intanto scappa, e cominciano a inseguirmi. Io me ne scappo a gambe levate, mi tirano delle pietre, mancandomi, scendo dalla collinetta a mille all’ora passando tra le baracche, vedo Victor che scappa per un’altra via, e poi lo perdo di vista. I maledetti ladri li riesco a distanziare, e mi incontrerò dopo qualche minuto con Victor, poverello, scosso ma tutto intero... E vabbè, cose che succedono a Lima...
Con Martin tutti i martedì ci dedichiamo a insegnare a fare braccialetti ai ragazzi del preventivo, una specie di “prigione” per ragazzi di strada che la polizia raccatta su con delle retate, e che serve come luogo di “smistamento” degli stessi, verso case di accoglienza (spesso di dubbia qualità) o verso le famiglie (se si degnano di apparire). Questa è una delle poche attività che si organizzano per questi ragazzi, e che almeno potrebbe essergli utile, una maniera di guadagnarsi la vita in maniera onesta: inoltre, avvicinandoci in questa maniera a loro, si intendono le loro esigenze, parlano, e si capisce anche che trattamento ricevono dalla polizia che tanto amabilmente li accoglie sotto la sua ala protettiva, eh si... Con Martin colgo l’occasione anche si passare una giornata a fare lavoro in strada, incontrandomi con un paio di ex ragazzi della casa, Jonel e Lourdes, già mamma da più di un anno, e di visitare altri ragazzi che vivono in case fatiscenti nei quartieri più poveri di Lima: la situazione di degrado, sia dei ragazzi (vita in strada, droga, botte e quant’altro...) che del luogo (igiene zero, catapecchie...) è sempre impattante, ma qualcosa bisogna pur fare...
Domenica scorsa ho avuto l’occasione di ritornare a fare una visita alla prigione di San Juan de Lurigancho (dopo 4 anni), la più grande del Perù, ubicata in un quartiere di un milione e mezzo di persone, molte delle quali si sono trasferite dalla provincia alla città una decina di anni fa in maniera molto disordinata, ed è per questo che il quartiere è tra i più poveri della capitale. Beh, la situazione rispetto a 4 anni fa non è per niente cambiata, e uscendo dalla prigione mi è rimasta la stessa sensazione di odio, frustrazione e impotenza di fronte alla condizione e al trattamento che ricevono i carcerati, la maggior parte proveniente dalla sezione più povera della società. A confronto, le carceri italiane sono l’Hilton e i prigionieri italiani sono trattati con la stessa grazia della regina d’Inghilterra. Con Martin e Freddy ci organizziamo per bene prima di entrare nella carcere, perchè sono proibite un bel po’ di cose, come cellulari (ovvio), magliette nere, scarpe con lacci, bibite gasate di colore nero, yogurt (perchè puo’ fermentare), non si puo’ entrare con i capelli sciolti, e un sacco di altre cose assurde... Vabbe’, se è per la sicurezza della prigione ci puo’ anche stare... Il fatto è che è assurdo quello che poi si vedrà... Ci dividiamo le borse con i prodotti che porteremo ai ragazzi che andremo a visitare (che normalmente non ricevono visite nemmeno dai familiari), con banane, mandarini, sapone, carta igenica, scarpe, dolci ecc..., e per noi una quantità enorme di monetine. Perchè? Per la polizia, corrotta a livelli assurdi! Al primo controllo tutto ok, ma già dal secondo e tutti i successivi è un continuo richiedere di soldi o prodotti per lasciarti passare: il primo voleva le scarpe nella borsa, fottiti, il secondo voleva la mancetta per comprarsi la coca cola, ma va in mona, il terzo voleva i dolcetti che portavamo perchè “sto lavorando eh” (e allora comprateli porco due), il quarto ci ha lasciati in disparte per cinque minuti, timbrando tutti i documenti di quelli che stavano dopo di noi, perchè loro gli pagavano quello che lui richiedeva e noi no, fino a che ha visto che non mollavamo l’osso, e così via per un ora e mezza di coda, fino ad arrivare all’ultimo controllo, che ci ha fregato le scarpe nelle borse. Solamente pagando una mancetta ad un detenuto siamo riusciti a recuperarle... Mancetta al detenuto? Eh si, perchè dentro l’ambiente è totalmente tutto quello che non dovrebbe essere una prigione, una specie di enorme mercato dove tutto si può, tutto entra, e succede anche di tutto. Per gli oltre 20 padiglioni si vede gente che si prodiga in qualsiasi tipo di attività, dalla cucina alla vendita di sigarette, chiodi, verdura, droga, oltre a gioco d’azzardo o spettacoli di acrobazia o comici, il tutto per guadagnare qualche soldo per sopravvivere li dentro. Perchè se hai i soldi mangi, sennò muori di fame: la “paila”, il piatto base, una zuppa che danno solo a pranzo, per una settimana vale 3 soles (1 euro), ma bisogna guadagnarli quei tre soles. I detenuti con più soldi possono permettersi mole più cose, possono mangiare nei “ristoranti” della carcere, possono permettersi delle celle con televisione, dvd, stereo ecc... mentre gli altri dormono fuori al freddo. Non mi sorprende che quando c’è sciopero della polizia, i detenuti ne approfittano per mangiarsi i cani... In un sistema così, una persona che entra nella carcere ne esce sicuramente peggio, infatti molti sono quelli che questa carcere l’ha visitata 3-4-5 volte, perchè li dentro si impara a essere delinquenti. Le attività educative-ricreative che vengono organizzate sono pari a zero, e molte volte l’unica cosa che resta al detenuto è aggrapparsi alla religione: uno dei ragazzi che abbiamo visitato, Mancha, dentro da quattro anni e con altri sette da scontare, infatti era diventato una specie di “pastore” li dentro, con solo la bibbia a dargli conforto e a tenerlo lontano da un padiglione, il numero 4, dove l’80% per cento dei detenuti si drogava (dentro la prigione intendo...). I racconti dei detenuti che abbiamo visitato sono tristi, in pratica la loro condizione era decisamente migliore in strada che in carcere. Tutto ciò sotto la supervisione della polizia, che acconsente e promoziona tutto questo, perchè alla fine nelle loro tasche entra un sacco di denaro illecito, tra quello dei visitanti e dei detenuti che vogliono farsi passare qualcosa. Ultima goccia che fa traboccare il vaso, la coda di oltre due ore per USCIRE dalla carcere (perchè ovviamente il tuo documento ce l’hanno loro in custodia): tra i detenuti che cercano di venderti caramelle, fette di torta e sigarette, spettacolini comici, lustrascarpe e artigiani, passano ogni tanto dei poliziotti con la mano a cucchiaio dicendo “chi vuole saltare la coda paghi qua...”. Ma si può? Proprio senza vergogna... E vabbè, che ci vuoi fare? Niente praticamente, ce l’hanno loro il coltello dalla parte del manico.
Ecco, questo, e molto altro, è quello che ho passato nelle prime settiame di permanenza a Lima, a risentirci in queste stesse pagine virtuali tra un tot di tempo!
Hasta luego!


Ah, un paio condiderazioni: il centro di Lima è nettamente migliorato rispetto ad un anno e mezzo fa, si vede che il Perù sta “avanzando”. L’altra considerazione è che da La Paz ho un certo timore dei cani, e visto che in zona ce ne sono tipo un centinaio, viaggio sempre con le tasche piene di sassi. Oh, sti cani son aggressivi eh... Terza ed ultima considerazione: la cucina peruviana è la migliore del Sudamerica che conosco, tra Aji de Gallina, Arroz con Pollo, Papa a la Huancayina, Locro, Lomo Saltado, Tamales, Anticuchos ecc... mi sto proprio leccando i baffi!

mercoledì 15 agosto 2012

Las Fotos!


 Simpatici feti di lama nella Strada delle Streghe a La Paz


 Panorama di La Paz con l'Illimani sullo sfondo


 Il pollo Paul sorpreso dal bel paesaggio, nella collinetta famosa per il cane che sta sotto e che mi ha morso, ma ne è valsa la pena dai...


 Le mitiche zebre di La Paz!!! Il lavoro ideale...


 Viette coloniali a La Paz


 I boliviani seguono attentamente ciò che dicono i cartelli


 Tempio nella Isla del Sol


 Isla del Sol e Cordillera Real sullo sfondo


 La vista mattutina dall'hoteletto che mi ha accolto per una notte con gli amici dell'isola


Brasile e Argentina insieme in una bella colazione e charangata


 Sti paesaggi mi ricordano un po' la costa croata... che tentazione per il bagnetto!



Lago y cholitas


 Nave quasi vichinga sul lago


 Las Islas Flotantes vicino a Puno, Perù


 Isla Taquile


 Fruttaaaaa del mercato! Per un super succo!!


 Plaza de Armas a Cuzco


 La famosa pietra a 12 angoli!


 Plaza de Armas a Cuzco, dopo dei buoni affari con i braccialetti...


 La valle sacra degli Inca e il Rio Urubamba


 Classico lama tra le rovine!


 Tre polli


 Le Saline di Maras


 Scendendo verso le nuvole, da Cuzco a Ica


 Le famose Linee de Nazca dal mio jet personale, si puo' vedere l'uccello sulla destra e il Pollo, somma divinità per gli abitanti di quelle regioni


 Oh no! L'enorme Paulzilla vuole prosciugare l'oasi de Huacachina


 Beduino nel deserto


 Beduino terrorista nel deserto


 I mitici mototaxi!!!!


 Stradine di Cuzco, con mura incaiche




Il bel campanile di una chiesa di Cuzco...

mercoledì 1 agosto 2012

Part XII: Cochabamba - Lima (14/07/12 - 26/07/12)

Dopo le medie altitudini di Cochabamba e il tempo passato con Martin, Ale, Pepe e tutti gli altri conosciuti nella città, il viaggio è continuato verso La Paz, posizionata ben più in alto, a quasi 4000 metri. Attraversando le brulle e sconfinate regioni andine boliviane, la città, che ricordiamolo, NON è la capitale della Bolivia (infatti è Sucre, se non mi credete andate a vedere sull’enciclopedia), mi ha accolto in maniera ben diversa rispetto all’anno scorso: la volta scorsa infatti aveva piovuto quasi sempre, anche se era estate, mentre adesso, in inverno, il sole splendeva sulla regione, con caldo di giorno (da stare in maniche corte) e freddo becco di notte (eh, comunque non erano i -10 di Verona, forse arrivava a 0...). E di conseguenza la città mi è piaciuta molto di più! Beh, non è che in se la città sia bellissima, però è stata costruita in posizione spettacolare, in una specie di buco tra le montagne, e tutte le stradine di La Paz o salgono o scendono, con zone tipiche, chiese coloniali, mercati e casino. Ad accogliermi è Liz, mamma con due figli di 6 e 4 anni, che mi hanno tenuto parecchio impegnato, praticamente ho dovuto fare l’animatore per quattro giorni, e vabbè... tra l’altro in casa erano vegetariani, per lo meno ho mangiato sano per un periodo... In La Paz ho la prima mazzata economica dopo tanto tempo: la macchinetta fotografica, dopo giorni di estrema sofferenza e con un obiettivo ormai fuori uso, ha bisogno o dell’estrema unzione o di una riparazione semiprofessinale e soprattutto economica. 120 bolivianos è la cosa meno costosa che trovo, ma almeno il lavoro è fatto bene. I giorni a La Paz trascorrono tranquillamente, tra una visita alla Valle della Luna (più o meno è il centocinquantesimo luogo in Sudamerica che si chiama così, e tutti sti posti sono costituiti da paesaggi semidesertici con formazioni bizzarre con nomi altrettanto bizzarri) e numerose passeggiate nelle viuzze di La Paz (memorabile la Calle de las Brujas, ovvero delle streghe, dove nei vari negozi si possono trovare simpatici feti di lama per i rituali), per raggiungere i vari miradores, da dove si può apprezzare la bella vista della città da varie posizioni, lontani dal casino del centro, piccole oasi di tranquillità accompagnate da un buon mate (quello argentino eh...). La casa di Liz è posizionata di fronte ad una strana collina-montagnetta, simile alla Valle della Luna, e quindi un giorno decido di scalarla, ma non sarà facile. Infatti, l’amico numero uno dell’uomo, il cane, decise quel giorno che la relazione umano-canina non era più tanto idilliaca, ed è così che mi son preso un bel morso sulla gamba destra, da parte di un cane bello grandicello pure: simpatica la reazione del padrone, che, a meno di cinquanta metri dall’accaduto (e senza alzare un dito per evitare che il cane mi mordesse), mi rassicura dicendomi che è vaccinato (senza tra l’altro chiedermi scusa...). Bene, e che cavolo, intanto sono qua sanguinante e con i pantaloni strappati, tonto! E vabbè, comunque la passeggiata sulla collinetta la voglio fare, e passando per vie secondarie arrivo sulla cima, da dove si può vedere un ottimo paesaggio. A La Paz ho la “fortuna” di arrivare durante i giorni della festa per la fondazione della città, quindi mi sorbisco la super marcia serale, con il passaggio di tutte le autorità e un sacco di istituzioni pubbliche noiose: unico momento divertente, il passaggio delle zebre! Zebre? A La Paz? Certo: il lavoro di zebra a La Paz è importante e ben pagato, praticamente sono delle persone travestite da zebra che “istruiscono” la gente a passare sulle strisce pedonali, visto che in Bolivia nessuno rispetta niente (auto e pedoni): da grande voglio essere zebra. Mi incontro la stessa sera anche con Maria Josè di Cochabamba, con la quale mi metto a vendere braccialetti in strada (gli affari si fanno solo con i mezzi ubriachi) e il giorno dopo la nonna mi invita a casa sua a mangiare, mitica nonna!
I giorni boliviani volgono al termine, l’ultima tappa nel paese andino è Copacabana e il lago Titicaca, già conosciuti quattro anni fa, ma meritevoli di un’altra capatina. Nell’autobus per Copacabana conosco tre brasiliani matti (Flavia, Dogo e Giuliana), che, assieme alle argentine Anahì e Aldana saranno i miei compagni nel viaggio sulla Isla del Sol, meravigliosa isoletta nel lago, centro energetico e spirituale, oltre che sito storico aymara ed incaico. Con l’allegra brigata passo alcuni tra i momenti più emozionanti del viaggio, il tramonto e l’alba dall’isola, con l’acqua, l’isola e le montagne della Cordillera Real sullo sfondo che assumono colori stupendi, con una sensazione di pace e tranquillità fuori dal normale. Il giorno dopo, tra una suonata di charango, una cantatina, e la ricerca infruttuosa del pane per la colazione, lo dedichiamo alla scoperta della parte interiore dell’isola, camminando dalla parte nord (dove eravamo noi, molto tranquilla e poco turistica) fino alla parte sud (dove il rapporto ristoranti-abitanti è 1:1): bellissimi i paesaggi, peccato che gli abitanti dell’isola si dimostrano dei veri succhiasoldi, chiedendoci soldi ogni 25 metri di suolo calpestato praticamente... Ah, tra l’altro l’alloggio sulla isola del Sol segna la fine della serie positiva di notti senza pagare, che durava da quattro mesi: purtroppo non si può campeggiare con un freddo cane a 4000 metri.
Ed è con l’immagine del bel lago Titicaca che lascio la Bolivia, per entrare, finalmente, nel “mio” Perù. La prima destinazione è Puno, sempre sul lago Titicaca (la parte peruviana, cioè quella del Titi, mentre quella boliviana è ovviamente la caca...). Qua la tipa che doveva ospitarmi mi lascia appiedato: praticamente si era dimenticata che doveva ospitarmi e se n’era andata in viaggio. Però risolve d’emergenza, e passo la notte nell’hotel di un amico di lei, nella sala colazioni, fredda come un frigo, e tra l’altro dormendo poco, perchè si svegliavano presto per le colazioni. L’obiettivo del giorno è visitare la isola Taquile: il passaggio in barca prevede anche la visita delle famose Islas Flotantes (Islas de los Uros), isole galleggianti fatte di paglia (totora), adesso una mezza commercialata turistica che anche quattro anni fa mi aveva lasciato un po’ perplesso, sebbene siano assai affascinanti. Come perplesso mi lascia la visita alla Isla di Taquile, visto che il tipo della barca pare più una guida turista di un villaggio turistico e ci “obbliga” ad una specie di tour organizzato: ma zio lupo, io voglio fare le cose per me, non voglio un animatore da quattro soldi che mi dica dove mangiare e che fare... Vabbè, almeno l’isola è carina, ma non ai livelli della Isola del Sol. Al ritorno scopro che il giorno dopo ci sarebbe stato sciopero dei trasporti, e ne approfitto per comprare un biglietto notturno per Cuzco, capitale del regno Inca e ombelico del mondo (beh secondo loro...).
Cuzco è una meraviglia, la città più bella del Sudamerica (almeno del Sudamerica che conosco io...), antica ed affascinante, un miscuglio tra architettura inca e coloniale, con edifici che poggiano ancora sulle antiche e perfette mura incaiche, sulle quali sono state costruite addirittura chiese (il tempio principale incaico, per esempio, è adesso la chiesa di Santo Domingo). Nei cinque giorni che trascorrerò a Cuzco mi dedicherò ai siti che non avevo visitato quattro anni fa, quindi niente Machu Picchu! Che tra l’altro costa un sacco. Ah, l’invasione turistica in questo periodo è enorme, europei, israeliani e americani sono decisamente troppi (anche se non vedo italiani). Tra i motivi che mi portano di nuovo a Cuzco c’è anche, e soprattutto, l’arrivo di Elisa, detta Carru, che nella regione passerà un paio di settimane per volontariato: rivedere una faccia amica veronese dopo quasi sei mesi fa molto piacere, e con lei passo un pomeriggio e una serata tra chiacchierate, progetti e storie di viaggio. Peccato che l’ho vista solo un giorno, ma si sa, il viaggiatore deve seguire il cammino. Tra le visite top, quella della sconosciuta rovina di Huchuyqosqo, raggiunta dopo 3 ore di camminata con stupenda vista sulla valle del Rio Urubamba, invasa da ben 6 turisti in totale (nessuno, in pratica), tra i quali una coppia svizzera-peruviana, con l’intenzione di passare la notte li (li avranno trovati congelati...) e farsi un bel tazzone di San Pedro (una specie di Ayahuasca, ma in cambio questa droga proviene da un cactus), e le saline di Maras, raggiunte con un’altra lunga camminata, per pascoli, montagne e scoperte archeologiche personali di grande valore (pezzi di vasi incaici, almeno secondo me), con la visita anche del tranquillissimo pasetto di Maras, dove mi bagno la gola con secchiate di chicha (tra l’altro i tipi che preparavano la chicha mi smontano la mia scoperta archeologica, dicendomi che quei cocci avranno si o no cent’anni, uff...).
Bon, e anche i giorni di Cuzco hanno avuto un limite: la prossima tappa è Ica, ad un miliardo di km dalla capitale Inca, che raggiungerò dopo ore di spettacolari paesaggi andini e più di 3000 metri di dislivello (Ica sarà più o meno a 300 mt sul livello del mare). L’unica attrazione di Ica di un certo livello è la famosa Oasi de Huacachina, una vera e propria oasi, come quelle che raccontano le storie, tra dune di sabbia enormi e palme! Tra l’altro nell’oasi, invasa da gringos, è possibile fare sandboard, ma io per stavolta passo, tanto l’avevo già fatto a Santa Cruz, e ne approfitto per una rilassante passeggiata nel deserto, che figata! Sabbia, sabbia e solo sabbia (e stavolta sto attento che la macchinetta digitale non ne riceva neanche un granello)!. Due giorni in Ica sono più che sufficienti, e il pomeriggio mi dirigo verso la ben da me conosciuta Lima, orrida enorme e grigia città che per me rappresenterà il primo pit stop di un certo periodo in questo viaggio: ad attendermi ci saranno Ale, Martin e i ragazzi della casa famiglia Rayitos de Luz, che non vedevo l’ora di abbracciare di nuovo. Saranno cambiati i ragazzi dopo un anno e mezzo di distanza dall’ultima volta che li ho visti? Come staranno gli educatori? Come sarà la vita nella casetta in mezzo al campo nella zona di Pachacamac??? Mille domande, alle quali ho già risposta, visto che come sempre vi parlo dal futuro ahahah! Ma neanche tanto dal futuro eh....
Hasta luego!