Oplà, rieccomi qua (che per voi è là, ma per me è qua)! Dove sono? A Lima!
Beh, non proprio a Lima, non nel centro almeno, bensì nella “lontana”
Pachacamac, ultimo quartiere a Sud della città, nella “lussureggiante” valle di
Lurìn... Lussureggiante tra virgolette, perchè a confronto della brulla,
trafficata, contaminata, smoggheggiata e incasinata Lima almeno qua si vedono
quattro alberi, un po’ di erba e tanti campi... Il perchè di questo isolamento
agreste è il mio ritorno tra mura conosciute, ovvero (tra l’altro, ovvero usato
così non va bene, in verità vi dico esso ha la stessa funzione di un “o”...
cose da esame della patente...) quelle della casa famiglia Rayitos de Luz, che,
per chi non lo sapesse (ignoranti!), mi ospita per la quarta volta e dove faccio
volontariato con ragazzi di strada con problemi di consumo di droghe (il più
delle volte colla da scarpe).
Nella casetta, al mio arrivo a Lima (dopo una notte passata in casa di
Martin), ritrovo le facce conosciute dei ragazzi che lì vivono: Anthony, un bassetto
che un giorno diventerà famoso con il calcio, appena imparerà a passare la
palla; Esaù, montanaro amante delle galline; Angel, giocherellone della selva;
Johnatan, il più piccoletto della casa, che non vedevo da 3 anni e che è
cresciuto a dismisura; Josè Luis, il falegname riservato; Victor, il pasticcere
della casa (ottime le sue torte!) e Kervin, anche lui cresciuto un bel tot.E
poi gli animatori Edi, Eli e Nilo, oltre alle new entry (almeno per me) Silvia
e Judith, la psicologa e l’assistente sociale, Freddy (educatore di strada), la
signora Rosa, la cuoca della casa (yuppiiii!), e ovviamente Martin (educatore
di strada) e Ale (...mmm la direttrice della casa? Il super capo? ahah), già
trovati a Cochabamba con Pepe. I ragazzi della casa sono tutti cresciuti un
sacco, già non sono bambini, ma adolescenti (Esaù quasi ha 18 anni...), e al
vederli mi sorprendono un bel po’. Dopo pochi minuti sono già ri-ambientato ai
ritmi della casetta, in clima vacanziero, visto che qua ci sono le vacanze
invernali per un paio di settimane, mentre lì da voi c’è un caldo cane!
Comunque sia, sarà inverno, ma mica fa tanto freddo, più o meno 15 gradi di
media: la cosa che più rende triste, talmente tanto che anche il pupazzo Gnappo
sarebbe triste, è il grigio cielo di Lima, che in inverno è SEMPRE, e dico
SEMPRE, dello stesso colore. E questo succede solo qua, appena vai fuori da
Lima splende il sole porco cane! Per effetto di una non so che questione
atmosferica, per il fatto che le nuvole del Pacifico devono fermarsi proprio
qua, alla quale si aggiunge l’inquinamento a mille della città, e allora
tombola, grigio forever: in tre settimane di Lima, vi giuro che ho visto il
cielo azzurro solo una mattina. E vabbè...
Comunque, in questo tempo a Lima, di cose ne ho fatte un tot, andando per
ordine, il mitico campeggio con i ragazzi, per me il numero 3. Anche questa
volta si va a Chosica, paesetto collinare a 30 km da Lima, dove
incredibilmente splende il sole e fa caldo (cosa che ci permette di andare in
piscina!). Come la volta scorsa, anche quest’anno mi occupo dei giochi, per tre
giorni di divertimento e spettacolari partite di calcio, ruba bandiera, super
quizzoni, prove al limite della resistenza umana, fuochi notturni e notti umide
in tenda: ah, al campeggio ci sono anche Flor, ragazza della quale Martin è
padrino, e Andrea, ragazza che ha passato 4-5 anni nella casa e che ormai ha
raggiunto la indipendenza, con un lavoro e un appartamento, che soddisfazione!
Tra le novità della casa è da segnalare l’apparizione di una cagnolina,
Negra, e di sei, e dico sei, gatti malefici, una gatta mamma, Nieve, e cinque
gattini... O erano sei? Beh, il fatto è che tutti sti animali, anzi, sti gatti,
li spedirei tranquillamente, e senza rimorsi, sulla luna, e con una bombola
piena di arsenico per assicurarmi il loro decesso ahahah. Il fatto è che, oltre
ad essere allergico ai gatti, ma questo è un problema mio, sti gatti si
infilano ovunque per entrare in cucina e magnarsi quello che incontrano... eh
no! Io ho fame! Una mattina mi sono svegliato e ho trovato una mattonella di
burro in mezzo al giardino: qualcuno si era dimenticato la porta aperta e la
gatta ne ha approfittato per rubarsi il burro per la colazione, sta
maledetta... Tra l’altro, è una battaglia persa, perchè i ragazzi lasciano
sempre la porta aperta: ogni due minuti e 45 devo urlare “la
puertaaaaaaaaaa!!!!” con la potenza di 25 Marshall perchè si ricordino di chiuderla... E vabbè,
comunque il problema si sta risolvendo, e adesso siamo rimasti con una gatta
grande e 2 gattini, il resto, cane compreso, tutti regalati! Dai tanto di
animali ne abbiamo a sufficienza, nel gallinaio ci sono ben 30 galline, che ci
danno un bel tot di uova, che riusciamo pure a vendere. Anzi, oggi il numero si
è abbassato, 8 di loro, le galline vecchie, hanno intrapreso il loro ultimo
viaggio verso la pentola: è proprio vero che gallina vecchia fa buon brodo (eh
oh, non producevano più...).
A parte tutte queste belle cose, sono quasi stato vittima di un’assalto di
ladri. Un bel giorno, una domenica pomeriggio, me ne andai con Victor a
correre, destinazione il Cerro de la
Cruz , una collinetta con una croce sulla cima, a 20 minuti di
corsa dalla casetta. Beh, al scendere dalla collinetta, dove c’è un paesetto,
vediamo che ci sono 6-7 ragazzi al fondo della lunga scalinata: vedo Victor con
una faccia strana e gli chiedo “Ma secondo te sono dei ladri?”, e lui è in
dubbio, ma poi vediamo che si stanno facendo delle foto e allora decidiamo di
proseguire. Peccato che avvicinandoci, si rendono conto che Victor ha in mano
il suo lettore mp3 e lo bloccano, gli tirano un paio di calci e glielo rubano:
io, che ero un paio di metri più avanti, mi accorgo un paio di secondi dopo che
l’hanno fermato, e mi blocco non sapendo che fare, 6-7 ragazzi sono un bel
po’... Dopo un attimo, si accorgono che anch’io ho le cuffiette, mi indicano e
mi dicono qualcosa, Victor intanto scappa, e cominciano a inseguirmi. Io me ne
scappo a gambe levate, mi tirano delle pietre, mancandomi, scendo dalla
collinetta a mille all’ora passando tra le baracche, vedo Victor che scappa per
un’altra via, e poi lo perdo di vista. I maledetti ladri li riesco a
distanziare, e mi incontrerò dopo qualche minuto con Victor, poverello, scosso
ma tutto intero... E vabbè, cose che succedono a Lima...
Con Martin tutti i martedì ci dedichiamo a insegnare a fare braccialetti ai
ragazzi del preventivo, una specie di “prigione” per ragazzi di strada che la
polizia raccatta su con delle retate, e che serve come luogo di “smistamento”
degli stessi, verso case di accoglienza (spesso di dubbia qualità) o verso le
famiglie (se si degnano di apparire). Questa è una delle poche attività che si
organizzano per questi ragazzi, e che almeno potrebbe essergli utile, una
maniera di guadagnarsi la vita in maniera onesta: inoltre, avvicinandoci in
questa maniera a loro, si intendono le loro esigenze, parlano, e si capisce
anche che trattamento ricevono dalla polizia che tanto amabilmente li accoglie
sotto la sua ala protettiva, eh si... Con Martin colgo l’occasione anche si
passare una giornata a fare lavoro in strada, incontrandomi con un paio di ex
ragazzi della casa, Jonel e Lourdes, già mamma da più di un anno, e di visitare
altri ragazzi che vivono in case fatiscenti nei quartieri più poveri di Lima:
la situazione di degrado, sia dei ragazzi (vita in strada, droga, botte e
quant’altro...) che del luogo (igiene zero, catapecchie...) è sempre
impattante, ma qualcosa bisogna pur fare...
Domenica scorsa ho avuto l’occasione di ritornare a fare una visita alla
prigione di San Juan de Lurigancho (dopo 4 anni), la più grande del Perù,
ubicata in un quartiere di un milione e mezzo di persone, molte delle quali si
sono trasferite dalla provincia alla città una decina di anni fa in maniera
molto disordinata, ed è per questo che il quartiere è tra i più poveri della
capitale. Beh, la situazione rispetto a 4 anni fa non è per niente cambiata, e
uscendo dalla prigione mi è rimasta la stessa sensazione di odio, frustrazione
e impotenza di fronte alla condizione e al trattamento che ricevono i carcerati,
la maggior parte proveniente dalla sezione più povera della società. A
confronto, le carceri italiane sono l’Hilton e i prigionieri italiani sono
trattati con la stessa grazia della regina d’Inghilterra. Con Martin e Freddy
ci organizziamo per bene prima di entrare nella carcere, perchè sono proibite
un bel po’ di cose, come cellulari (ovvio), magliette nere, scarpe con lacci,
bibite gasate di colore nero, yogurt (perchè puo’ fermentare), non si puo’
entrare con i capelli sciolti, e un sacco di altre cose assurde... Vabbe’, se è
per la sicurezza della prigione ci puo’ anche stare... Il fatto è che è assurdo
quello che poi si vedrà... Ci dividiamo le borse con i prodotti che porteremo
ai ragazzi che andremo a visitare (che normalmente non ricevono visite nemmeno
dai familiari), con banane, mandarini, sapone, carta igenica, scarpe, dolci
ecc..., e per noi una quantità enorme di monetine. Perchè? Per la polizia,
corrotta a livelli assurdi! Al primo controllo tutto ok, ma già dal secondo e
tutti i successivi è un continuo richiedere di soldi o prodotti per lasciarti
passare: il primo voleva le scarpe nella borsa, fottiti, il secondo voleva la
mancetta per comprarsi la coca cola, ma va in mona, il terzo voleva i dolcetti
che portavamo perchè “sto lavorando eh” (e allora comprateli porco due), il
quarto ci ha lasciati in disparte per cinque minuti, timbrando tutti i
documenti di quelli che stavano dopo di noi, perchè loro gli pagavano quello
che lui richiedeva e noi no, fino a che ha visto che non mollavamo l’osso, e
così via per un ora e mezza di coda, fino ad arrivare all’ultimo controllo, che
ci ha fregato le scarpe nelle borse. Solamente pagando una mancetta ad un
detenuto siamo riusciti a recuperarle... Mancetta al detenuto? Eh si, perchè
dentro l’ambiente è totalmente tutto quello che non dovrebbe essere una
prigione, una specie di enorme mercato dove tutto si può, tutto entra, e
succede anche di tutto. Per gli oltre 20 padiglioni si vede gente che si
prodiga in qualsiasi tipo di attività, dalla cucina alla vendita di sigarette,
chiodi, verdura, droga, oltre a gioco d’azzardo o spettacoli di acrobazia o
comici, il tutto per guadagnare qualche soldo per sopravvivere li dentro.
Perchè se hai i soldi mangi, sennò muori di fame: la “paila”, il piatto base, una
zuppa che danno solo a pranzo, per una settimana vale 3 soles (1 euro), ma
bisogna guadagnarli quei tre soles. I detenuti con più soldi possono
permettersi mole più cose, possono mangiare nei “ristoranti” della carcere,
possono permettersi delle celle con televisione, dvd, stereo ecc... mentre gli
altri dormono fuori al freddo. Non mi sorprende che quando c’è sciopero della
polizia, i detenuti ne approfittano per mangiarsi i cani... In un sistema così,
una persona che entra nella carcere ne esce sicuramente peggio, infatti molti
sono quelli che questa carcere l’ha visitata 3-4-5 volte, perchè li dentro si
impara a essere delinquenti. Le attività educative-ricreative che vengono
organizzate sono pari a zero, e molte volte l’unica cosa che resta al detenuto
è aggrapparsi alla religione: uno dei ragazzi che abbiamo visitato, Mancha,
dentro da quattro anni e con altri sette da scontare, infatti era diventato una
specie di “pastore” li dentro, con solo la bibbia a dargli conforto e a tenerlo
lontano da un padiglione, il numero 4, dove l’80% per cento dei detenuti si
drogava (dentro la prigione intendo...). I racconti dei detenuti che abbiamo
visitato sono tristi, in pratica la loro condizione era decisamente migliore in
strada che in carcere. Tutto ciò sotto la supervisione della polizia, che
acconsente e promoziona tutto questo, perchè alla fine nelle loro tasche entra
un sacco di denaro illecito, tra quello dei visitanti e dei detenuti che
vogliono farsi passare qualcosa. Ultima goccia che fa traboccare il vaso, la
coda di oltre due ore per USCIRE dalla carcere (perchè ovviamente il tuo
documento ce l’hanno loro in custodia): tra i detenuti che cercano di venderti
caramelle, fette di torta e sigarette, spettacolini comici, lustrascarpe e
artigiani, passano ogni tanto dei poliziotti con la mano a cucchiaio dicendo
“chi vuole saltare la coda paghi qua...”. Ma si può? Proprio senza vergogna...
E vabbè, che ci vuoi fare? Niente praticamente, ce l’hanno loro il coltello
dalla parte del manico.
Ecco, questo, e molto altro, è quello che ho passato nelle prime settiame
di permanenza a Lima, a risentirci in queste stesse pagine virtuali tra un tot
di tempo!
Hasta luego!
Ah, un paio condiderazioni: il centro di Lima è nettamente migliorato
rispetto ad un anno e mezzo fa, si vede che il Perù sta “avanzando”. L’altra
considerazione è che da La Paz
ho un certo timore dei cani, e visto che in zona ce ne sono tipo un centinaio,
viaggio sempre con le tasche piene di sassi. Oh, sti cani son aggressivi eh... Terza
ed ultima considerazione: la cucina peruviana è la migliore del Sudamerica che
conosco, tra Aji de Gallina, Arroz con Pollo, Papa a la Huancayina , Locro, Lomo
Saltado, Tamales, Anticuchos ecc... mi sto proprio leccando i baffi!